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Da oggi 'Dallo Spazio' prende baracca e burattini e si sposta qui. Spero continuerete a seguirmi!
Postato da: superqueen alle 10:29| | p.link
Nella strenua convinzione che il passato continui a far sentire la propria influenza sul presente, ho sempre avuto una sfrenata passione per gli anni '70 e per la moda che si è elaborata in quegli anni. Il decennio durante il quale sono nata, infatti, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nell'ambito dello stile e dell'immagine, gettando spesso le basi per concetti che verranno compiutamente messi in atto solo in seguito. A parte la fascinazione derivante dallo stile di Halston [1] e dall'epoca dello Studio 54, continuo a trovare molto interessante lo stile della controcultura di quegli anni, alla cui fonte tutti hanno attinto in maniera più o meno evidente: mi riferisco ovviamente allo stile hippie, in tempi recenti tornato in auge, svecchiato, sotto il nome di boho-chic [2]. Senza perderci in pur interessanti considerazioni sull'influsso che lo stile hippie ha avuto su ciò che l'ha seguito, perchè non concentriamo la nostra attenzione su un elemento decorativo - l'headpiece - che proprio allora ha conosciuto la massima fama? Che sia un semplice nastro o un cerchietto, una fusciacca o un gioiello, l'headpiece - letteralmente 'ornamento per la testa' - è da considerare, secondo la sottoscritta, un accessorio da rivalutare e da tenere bene in vista, specie nella stagione estiva. L'headpiece è un elemento che può essere inserito in qualsiasi mise, ed è interessante proprio per questa sua versatilità, come dimostrano le tre icone di stile di cui ci apprestiamo a discutere.
![]() L'epitome dello stile hippie moderno è senz'altro Nicole Richie, passata a nuova vita dopo la nascita della figlia Harlow: dopo aver incarnato un pericoloso modello fisico, ha acquistato diversi chili e raggiunto un equilibrio psicofisico decisamente più salutare. House of Harlow 1960 è il nome che ha dato alla sua collezione di gioielli, pezzi semplici, realizzati in metallo e pelle, smalto e cristalli, ispirati agli anni '70 e allo stile tribale. Punte della collezione sono proprio gli headpiece, a tre o cinque fili, in perle di vetro o elementi metallici dalle diverse forme, da appoggiare sulla testa come fossero delle coroncine [3]. La Richie inserisce questi ornamenti in una cornice decisamente hippie (indossa spesso abiti vintage o che ricordano le linee ampie e fluide in voga allora), mentre un'altra eroina dei nostri tempi, la socialite newyorkese Arden Wohl, accosta i suoi headpiece a stili molto diversi, tanto da averne fatto un proprio simbolo. ![]() La Wohl, promettente film maker, non può certo definirsi bella in senso canonico, eppure ha trovato il modo di lasciare la propria impronta ad ogni uscita pubblica: è lei che per prima ha sfoggiato headpiece tra i più vari, coprendo l'intera gamma di ornamenti - dalla fascia di chiffon con fiore, alla collana [4] di perle, al nastro con camelia argentata. ![]() Arden ha uno stile decisamente eclettico, come dimostrano le immagini qui sopra. Trovo molto interessante il modo in cui passa dall'abito in seta stampata (a cui accosta una sciarpa annodata attorno alla testa) al vestito azzurro 'da Prima Comunione' di Chloè (completato da calze bianche e una fascia argento in testa), al mix di fantasie (floreali e pois) nella terza foto.
Concludiamo questo nostro viaggio nella fenomenologia dell'headpiece con uno dei personaggi di un serial tv che amo maggiormente, ovvero Blair Waldorf (interpretata da Leighton Meester), tra i protagonisti dell'ottimo 'Gossip Girl'. Grazie ad un intreccio ben congegnato, a personaggi diversi tra loro ma perfettamente assortiti e ad ambientazioni chic (la New York aristocratica e quella più bohemienne), il serial in questione ha presto attirato l'attenzione del grande pubblico, della stampa ma anche delle appassionate di moda, che hanno preso a modelli i personaggi di Blair e di Serena Van Der Woodsen (interpretata da Blake Lively). L'artefice che sta dietro a questo successo è il costumista Eric Daman, ex modello di Calvin Klein e collaboratore di Patricia Field in 'Sex and the City': dalla sua influente maestra ha senz'altro imparato a mischiare alto e basso (pezzi di haute couture con capi poco costosi), ma anche - e soprattutto - ad assegnare a ciascun personaggio uno stile definito e riconoscibile. Blair è l'epitome dello stile bon ton dell'Upper East Side, determinata, capricciosa ed estremamente attenta alle apparenze; l'elemento che distingue pressochè tutte le sue mise è proprio l'headband, ovvero il cerchietto o la fascia, decorata da cristalli o spille preziose. ![]() L'ornamento tra i capelli può essere un cerchietto sottile borchiato, un filo di perle o una fascia ricamata da cristalli, preziosa come un collier di diamanti, che in ogni caso punta ad evidenziare lo stile della protagonista e il lato più eccentrico o conformista di quello che indossa. Il primo e il terzo cerchietto sono opere di Jennifer Behr. ![]() Ecco altre variazioni sul tema: una fascia di raso con grande decorazione di cristalli (altro pezzo della Behr), una fascia a righe colorate con nodo centrale e un delizioso cerchietto con multifiocco in organza marrone. ![]() Bellissima l'orchidea laccata che orna il cerchietto fucsia nella prima foto a sinistra, così come è bon ton il fiocco di raso rosso indossato nella terza foto; sembra anacronistico, ma in realtà si inserisce perfettamente nello stile del personaggio, il foulard a piccola fantasia annodato sotto il mento. Blair Waldorf ha un'allure d'altri tempi, che spesso enfatizza con capi come mantelle, abiti a palloncino, pizzi e merletti, ma tutte possono prendere ispirazione dal cerchietto, elemento che riesce a dare un'aria diversa anche all'outfit più semplice. [1] A questo proposito, ricordo il post torrenziale scritto qualche mese fa. [2] Nonostante sia recente, anche questo concetto è considerato ormai passato. Fa riferimento allo stile sfoggiato nella metà del 2000 da Kate Moss, ripreso in maniera pedissequa da Sienna Miller e declinato in versioni diverse da altrettante celebrities, da Mary-Kate Olsen a Lindsay Lohan, passando per Mischa Barton (che in un certo senso ancora lo adotta). [3] La sottoscritta ha ovviamente abbracciato con entusiasmo il trend lanciato dalla Richie e ha realizzato, con la consulenza preziosa di un'amica jewellery maker, un headpiece proprio come quello che si vede nella seconda foto e nell'header del blog. [4] Qui un pallido quanto patetico tentativo della sottoscritta di usare una collana à la Arden Wohl.
Postato da: superqueen alle 00:08| | p.link
Mentre Oltralpe è in pieno svolgimento la settimana della moda, la sottoscritta raccoglie idee su idee per futuri post in innumerevoli cartellette e pianifica attentamente quello che dovrà scrivere nelle prossime settimane. Di fronte alla nuova collezione Balenciaga (parliamo della stagione a/i 2009), però, tutti i buoni propositi sono venuti a mancare, tutte le idee sono state accantonate senza tanti preamboli: l'attenzione si è concentrata su quello che Nicolas Ghesquière ha presentato sulla passerella allestita all'Hotel Crillon.
Ad una prima occhiata la noia ha regnato sovrana (questa non è certamente una collezione rivoluzionaria), seguita poi da un secondo sguardo più puntato sui dettagli, sulle tecniche sartoriali utilizzate, sulla scelta dei tessuti e dei colori. A questo ha fatto infine seguito un sentimento di graditudine nei confronti di colui che, ancora una volta, mi ha fatto sognare. L'approccio nei confronti della moda di Ghesquière, d'altronde, non è mai semplice: le sue creazioni a volte colpiscono per l'evidente originalità, ma altre volte la novità, la classe, la visione si nascondono dietro capi apparentemente 'classici' (termine usato quanto mai fuori luogo, è vero). ![]() ![]() La prima riflessione da fare riguarda le forme dei capi presentati: moltissime gonne corte ben sopra il ginocchio, giacche tagliate con gusto sartoriale, corpini aderenti, spalle costruite e gonfie, ma soprattutto drappeggi a gò-gò, in riferimento alla redingote drappeggiata in vita disegnata da Cristobal Balenciaga negli anni '40. Come di consueto, infatti, il designer francese ha preso ispirazione dal ricco archivio della maison, facendo però emergere soluzioni piuttosto personali. I tessuti utilizzati sono soprattutto il raso, la seta stampata, il velluto devorè, scelti in colori neutri con tocchi di vivacità, affidati al blu elettrico (illuminato dalle paillettes), al giallo e al verde.
Si aprono come eleganti tulipani le corte gonne abbinate a corpini aderenti, a sovrastare punti-vita e fianchi cinti dal raso fittamente drappeggiato, che poi si acquieta in pieghe morbide sul resto delle gonne. Ai piedi le modelle - appena truccate - portano deliziosi stivaletti alla caviglia, resi femminili dai fiocchi che si annodano ai lati. ![]() ![]() Molto chic l'uso che viene fatto del raso lucido, che rende decisamente femminile la giacca da smoking, cinta in vita da una cintura a nastro, e che caratterizza la gonna mossa da panneggi, la cui forma è forse ispirata ad un sari indiano o ad una tunica romana. Colori tenui (lilla e grigio perla), invece, distinguono l'abito con profonda scollatura frontale (da cui fa capolino un top a fascia in pizzo nero), maniche lunghe ed arricciate, e gonna drappeggiata, raccolta sul davanti e fermata dalla cintura color ecrù. Molto femminili anche gli accessori che completano questa uscita, ovvero collant neri con minuscoli pois e bracciali in oro satinato.
![]() ![]() Già da diversi anni Ghesquière ha inserito tessuti stampati nelle sue collezioni, senza però mai cedere al facile gusto del monogramma o del banale decorativismo. Le stampe proposte in questo caso sono astratte e ricordano in qualche modo alcune collezioni storiche degli anni '80 (quelle di Emanuel Ungaro e di Yves Saint Laurent, in particolare), in quanto, come in quei casi, anche qui la stampa non è fine a se stessa, ma esalta le forme dell'abito ed è funzionale all'abito stesso. I due abiti qui sopra, inoltre, ricordano molto lo stile degli anni '80, nel modo in cui le gonne si aprono sulle gambe, nell'uso dei volant e delle maniche arricciate. E' chiaro che l'intento non è quello di un revival dello stile di Bob Mackie e delle atmosfere alla 'Dynasty', ma un qualche eco di quelle forme si sente.
![]() ![]() Stampa in bianco e nero e drappeggi per il completo formato da casacca a maniche lunghe e minigonna, stampa che fonde le macchie del leopardato alle venature del marmo; il completo è indossato con le consuete calze a pois e stivaletti ricoperti da tessuto a macchie. Splendida, poi, la lavorazione devorè fatta sul velluto verde smeraldo e blu elettrico, per l'abito dalla gonna drappeggiata, maniche arricciate e corpino semi-trasparente.
![]() ![]() Molto d'impatto l'effetto a macchie che caratterizza l'abito blu elettrico ricamato a paillettes, il cui punto-vita è sottolineato da una sottile cintura con borchie e le cui spalle sono arrotondate e ben strutturate; rappresentano un elemento di contrasto i sandali a listini scelti come accessori, con fiocchi color senape alle caviglie. Ricorda la stampa paisley, invece, la decorazione su seta del secondo abito, dalla forma simile al precedente (qui la gonna è leggermente asimmetrica).
In una stagione in cui gli omaggi allo stile degli anni '80 si sono sprecati (sulla passerella di Balmain, ad esempio, si è vista una decorazione con Swarovski che ricorda la maglia di metallo, tanto cara a Gianni Versace), la lettura che ne da Ghesquière - lungi dall'essere mirabolante - emerge per la sua raffinatezza e charme. Qui è possibile visionare l'intera collezione.
Postato da: superqueen alle 16:39| | p.link
L'ossessione è una sorta di assedio psicologico, un'idea fissa (o un ricordo) che torna incessantemente a galla, per rimanere forse per sempre nella nostra mente. Una delle mie ossessioni più tenaci riguarda uno spot Levi's, girato da Tarsem Singh all'inizio degli anni '90 [1] e liberamente ispirato ad un film del 1968, 'The Swimmer' di Frank Perry, con un pensoso Burt Lancaster che compiva un viaggio interiore e nel proprio passato, nuotando attraverso le piscine del circondario. Ebbene, il mio interesse per la fotografia di moda mi ha fatto conoscere l'opera di Steven Klein e la sua ossessione per le piscine, motivo che mi ha convinta a seguirne con attenzione la carriera. Quel che trovo affascinante nella produzione visiva del fotografo statunitense è la tenacia con cui viene perseguita una visione di arte, imponendola pur adeguandosi alle richieste del mercato e dei committenti. Klein è riuscito a creare un microcosmo, che spesso coincide con un mondo post-atomico, abitato da esseri umani e da macchine, dominato da un'atmosfera di sospensione emotiva, in cui tutto è fermo, in attesa che si scateni il caos. In questo scenario, la piscina [2] assume molteplici funzioni, accompagnando lo spettatore attraverso un percorso complesso come un labirinto.
Prima si faceva riferimento ai committenti, ed è da qui che prende il via il nostro viaggio 'acquatico': Klein, infatti, ha spesso realizzato campagne pubblicitarie per marchi di abbigliamento e case di moda, e in più di un'occasione, una piscina compare nei risultati del suo lavoro. ![]() Perfettamente in linea con il mood del committente la campagna a/i 2002 per Alexander McQueen: l'immagine qui sopra, ambientata in quello che pare un sotterraneo, è disseminata da elementi inquietanti (la poltrona su cui è seduta la modella, il capriolo, la zucca nera sullo sfondo), ma su tutto domina la vasca rettangolare in cui galleggia un uomo nudo. Questo è un evidente riferimento alle opere di Damien Hirst, ma rappresenta anche la ricorrenza del leit-motiv acquatico. ![]() Tutt'altro tono ha quest'altra immagine, tratta dalla campagna a/i 2005 per Pepe Jeans: i protagonisti, giovani, belli e poco vestiti, posano rilassati in uno scenario deserto, su cui però incombono elementi dell'influsso industriale. Anche in questo contesto, Klein ha inserito il proprio segno distintivo, assegnando ad una piscina gonfiabile il compito di contenere una riserva d'acqua. ![]() E' recentissima la realizzazione di immagini pubblicitarie per la casa di moda spagnola Loewe: protagonista è la top-model Amber Valletta, elegante dominatrix vestita di bianco o di nero, circondata da aitanti giovanotti in costume (altro leit-motiv della fotografia di Klein). Le scene sono tutte ambientate all'aperto, tra prati curatissimi e una grande piscina. La composizione delle immagini ricorda molto alcuni scatti di Helmut Newton, altro artista che amava inserire piscine nei suoi lavori.
E' negli editoriali, però, che Klein dà il meglio di se, perchè nei veri e propri servizi fotografici può esplicare al massimo e sviluppare i concetti che intende esprimere. Nel corso degli anni, quindi, gli scatti apparsi sulle più importanti riviste patinate comprendono ossessivamente la presenza di una raccolta d'acqua (quasi sempre una piscina, con alcune varianti), che assume di volta in volta significati diversi. ![]() 'Step into the Future' è stato pubblicato su 'L'Uomo Vogue' nel 2006 e contiene alcuni importanti spunti su cui si potrebbe riflettere. I protagonisti indossano maschere antigas e, seduti su chaise-longue di metallo, attendono chissà quale evento (forse la rigenerazione tramite immersione nella piscina?). La piscina, in questo caso, è più simile ad un vascone di pietra, riempito d'acqua quasi fino all'orlo, mentre la scena è pervasa da una luce crepuscolare, che getta su tutto un manto di sospensione e di tristezza. ![]() La luce abbacinante del sole californiano, invece, illumina 'Our Favourite Virgin', servizio apparso su 'GQ' nell'aprile 2006, con protagonista la top-model Adriana Lima. Vestita solo di un paio di shorts dorati, la modella si adagia mollemente o si appoggia ai corpi atletici di giovani in costume, posando ai bordi di una piscina circolare, circondata da piante desertiche e rocce levigate. In questo caso, la piscina è semplicemente un elemento decorativo. ![]() La medesima funzione decorativa si ritrova in 'Love/Hate', con Linda Evangelista e Tyson Ballou, pubblicato nel numero di ottobre 2008 del mensile 'W'. L'intensa storia di amore, odio e violenza tra i due bellissimi modelli si consuma in una varietà di ambienti, tra cui - appunto - ai bordi di una piscina. Da notare come la prima immagine ricordi molto uno scatto della campagna-stampa Loewe: in questo caso, Ballou è seduto sulla chaise-longue, mentre la Evangelista gli si avvicina con fare minaccioso. Splendido lo scatto finale del servizio, quasi lynchiano, con una presumibile discesa aliena nel giardino con albero solitario.
![]() 'In the Mood for Love' e 'A Grand Affair' hanno diversi punti in comune: entrambi sono stati pubblicati sull'edizione statunitense di 'Vogue', entrambi hanno come protagonisti la modella Natalia Vodianova e il marito Justin Portman ed entrambi comprendono scatti con una piscina. Nel primo caso, la piscina è olimpionica e ha una funzione ben precisa, visto che Portman, in muta da sub, sta per farvi immersione; nel secondo, invece, assume la forma di una vasca di pietra e serve da lavatoio per giovani muscolosi a petto nudo, le cui mise discinte contrastano con l'abito quasi monacale della Vodianova.
![]() E' immersa nel verde la piscina presente in 'Day Dream', apparso sulle pagine di 'Vogue U.S.' nel 2004: la modella, con tanto di retino in mano, finge di averla appena pulita.
![]() E' invece circondata da grandi pupazzi gonfiabili la piscina ricavata in un prato, presente in 'Infertile Ground', servizio pubblicato su 'Vogue U.S.' nel 2007. La modella stesa sull'erba e l'uomo in tenuta anti-radiazioni a bordo piscina stabiliscono un'atmosfera di minaccia incombente.
![]() 'Self Reflection' ('Vogue U.S.' di settembre 2008) è forse uno dei servizi più complessi, ma anche più caratteristici, di Klein, in quanto contiene molti dei temi ricorrenti a cui facevamo prima riferimento. Le protagoniste sono vestite di nero, spesso condividono l'acconciatura, posano a fianco (o sui trampolini) di piscine e posano attorno alla figura inquietante di una nuotatrice (la vediamo nella prima immagine in primo piano, con la caratteristica cuffia di lattice e il volto stillante acqua). La nuotatrice, fulcro delle immagini, è colei che attrae l'attenzione delle altre, anche quando viene ritratta con la schiena rivolta verso l'obiettivo. ![]() Nella prima delle immagini qui sopra, la nuotatrice-aliena è appesa a quella che sembra la scaletta di un elicottero, e giunge direttamente sullo specchio d'acqua (qui assume le note caratteristiche del vascone riempito fino all'orlo, con a fianco la staccionata, proprio come in 'Step into the Future'). Nella seconda immagine, invece, torna la piscina classica, sul cui bordo la nuotatrice viene atterrata da una donna dallo sguardo celato. ![]() In 'Blame It on Rio', pubblicizzatissimo servizio con Madonna [3] e il suo ultimo toy-boy, Jesus Luz, ambientato all'Hotel Gloria di Rio de Janeiro, compare una piscina con funzione decorativa. Madonna, vestita con completi neri rigorosi e sexy, sembra essere tornata all'immaginario che aveva lanciato con il video di Jean-Baptiste Mondino 'Justify My Love' (ambientato in un albergo), anche se la tensione erotica di quel video sembra essere stata notevolmente annacquata. Il servizio, però, che riassume al massimo l'estetica di Klein e la sua ossessione per le piscine è 'L.A. Portfolio' [4], realizzato nel 2006 per 'L'Uomo Vogue', splendido racconto per immagini che ha senz'altro trovato la principale ispirazione nel film che citavamo all'inizio. Chad White, modello dal fisico statuario, viene ritratto nei pressi delle piscine di personaggi famosi, a Los Angeles: in ogni 'quadro' il ruolo che gli viene affidato varia, tanto che da poter essere considerato un vero e proprio simulacro. ![]() Il viaggio prende il via dalla villa di Daphne Guinness [5] e dalla piscina con bordo irregolare; da qui, il nuotatore muoverà verso le piscine del circondario, incontrando di volta in volta persone diverse, che reagiranno in maniera diversa alla sua presenza.
![]() La suggestiva piscina dell'attrice Peggy Lipton, immersa nel verde, viene osservata da lontano, da una posizione elevata. Peggy è ferma in piedi sul bordo della piscina, ma poi si china per gettarvi (o pescarvi) chissà cosa.
![]() Nel corso del suo peregrinare, il nuotatore capita nella piscina di Dita Von Teese, che vediamo prima vestita, splendida come una regina, seduta su una poltrona coperta di pelliccia, e poi nuda, stesa sulla pavimentazione di pietra, vicino all'acqua, con accanto il nuotatore, anch'egli nudo. Molto suggestivi, nella seconda immagine, l'illuminazione della scena (da notare, sul lato destro, giochi di luce solare) e il vapore che si alza dallo specchio d'acqua. Il nuotatore, finora semplice spettatore, qui diventa amante.
![]() I quartieri bassi, così come quelli alti, vengono visitati dal protagonista del servizio. Qui, ad esempio, è ritratto assieme a Cloud, vicino alla piscina di un motel. L'ambientazione desolata (i lettini sono mezzi rotti, sulla sedia c'è un cuscino spiegazzato, la pavimentazione è piena di buchi) viene colta in un crudo bianco e nero, che ne mette in evidenza la decadenza.
![]() Gli stessi segni di disfacimento si trovano nello scenario dell'incontro tra il nuotatore e la ballerina Miss Prissy, ritratto sia a colori che in bianco e nero. Il nuotatore assume un'aria imperturbabile e rimane steso sulla sdraio, dimentico di quello che lo circonda.
![]() Un inaspettato cambiamento di scenario ci porta da dove eravamo partiti, nel bel mezzo di una cerimonia di battesimo per immersione [6]. In questo caso, il nuotatore diventa un fedele della religione professata dai giovani vestiti di bianco, se non addirittura il loro Messia, idea, questa, sottolineata dalla seconda immagine.
![]() A dimostrare quanto sia cangiante il ruolo del nuotatore, da salvatore ora lo vediamo salvato, mentre viene rianimato da Tony Ward (modello-feticcio di Terry Richardson, ma anche attore e regista), steso sul bordo di una piscina. La famiglia di Ward, composta dalla moglie Shinobu Sato e dai figli Tora Dali, Lilli Tatsu e Ruby Love, assiste alla scena con un misto di perplessità e preoccupazione.
'L.A. Portfolio' è inoltre un grande affresco di una città per molti versi ombrosa, in cui, dietro ogni siepe, sui bordi di ogni piscina, si nasconde (o è in attesa) un mistero irrisolto. Concludiamo questo lungo post indicando un'altra possibile fonte di ispirazione per Klein, ovvero i celeberrimi dipinti di David Hockney, spesso incentrati su una piscina. ![]() Hockney, di origine inglese, ha sempre ritratto con colori vividi e brillanti le sue piscine, in virtù del contrasto tra l'abbacinante luce californiana e quella - completamente diversa - che contraddistingue il Regno Unito. L'iperrealismo e la vivacità delle tinte usate nei suoi dipinti rappresentano la visione di un mondo sognato, e si caricano di una qualità quasi infantile ed ideale. Questo è un elemento che separa decisamente Hockney da Klein (che inserisce piuttosto un'oniricità nera nei propri lavori), eppure entrambi sono accomunati dall'attrazione irresistibile per un elemento carico di significato come l'acqua. [2] Molteplici sono i livelli di lettura della piscina: elemento decorativo, 'recipiente' d'acqua, ricettacolo di vita (o morte), ricordo pre-natale, simbolo di rigenerazione e di purificazione. [3] Madonna ha lavorato con Steven Klein anche nel 2006 ('Madonna Rides Again', bellissimo servizio ambientato nel mondo dell'equitazione in chiave fetish) e nel 2003 ('Madonna Unbound', in cui Madonna compie contorsioni in un'ambientazione circense-orientale). A parte questi servizi, pubblicati su 'W', i due hanno collaborato in molte altre occasioni. [4] Le immagini qui postate sono solo una selezione. L'intero servizio è visionabile qui. [5] Daphne Guinness è stata ritratta da Klein nel suggestivo servizio pubblicato da 'Vogue Italia' (inserto Haute Couture) nel settembre 2008. [6] La radice della parola 'battesimo' è il greco βαπτίζω, che vuol dire 'immergere nell'acqua', a simboleggiare la morte del vecchio uomo e la rinascita dell'uomo rinnovato. Secondo la tradizione, il battesimo veniva amministrato per immersione (come avviene ancora oggi nelle Chiese protestanti), mentre oggi si preferisce amministrarlo per infusione. Lo stesso Gesù, secondo l'iconografia classica, viene battezzato da Giovanni Battista per infusione nelle acque del fiume Giordano.
Postato da: superqueen alle 01:38| | p.link
Dopo aver trascorso una giornata particolarmente intensa, in cui ho gestito come meglio ho potuto una B raffreddatissima e il suo inserimento all'asilo nido, ecco finalmente il momento che ho tanto atteso. Il 22 Febbraio, infatti, a Hollywood sono stati assegnati gli ambitissimi premi Oscar e io non potevo certamente mancare l'appuntamento, scrutinando quanto si è visto sul tappeto rosso e scegliendo le mise - secondo la mia personale opinione - più riuscite. Come di consueto, non sono in grado di presentare gli outfit in ordine di preferenza, ma preferisco raggrupparli a seconda di caratteristiche comuni.
Neutrals
Moltissime attrici hanno posato di fronte ai fotografi, prima di partecipare alla vera e propria cerimonia di premiazione, indossando abiti in colori neutri, che vanno dal bianco al beige, passando per tutte le raffinate varianti del caso. Questa scelta, a mio parere, ha i suoi pro (i colori chiari, se scelti nella nuance corretta, possono illuminare e risaltare carnagioni e capelli scuri), ma anche i suoi contro (se viene scelto un tono sbagliato rispetto alla propria carnagione, il rischio è quello di apparire 'slavate' ed eccessivamente esangui). Alcune, però, hanno compiuto scelte oculate, come ad esempio ha fatto Anne Hathaway, candidata all'Oscar di miglior attrice protagonista per 'Rachel Getting Married'.
![]() L'attrice ha una bellezza a suo modo classica, riconducibile a quella che distingueva molte attrici della Hollywood dei tempi d'oro (mi viene in mente Audrey Hepburn): la sua carnagione chiara viene messa in risalto dai capelli scuri, e questo contrasto viene enfatizzato dall'abito senza spalline di Armani Privè, scelto per l'occasione. L'abito ha una linea a colonna, semplicissimo, ma reso prezioso dallo straordinario ricamo trasversale di perline e paillettes iridescenti. La pettinatura raccolta e il make-up neutro hanno poi rappresentato l'ideale fondale per i gioielli di diamanti Cartier (anelli, due braccialetti e orecchini). ![]() Tra le attrici più promettenti ed eclettiche della nuova generazione, Evan Rachel Wood è giunta al Kodak Theatre indossando un bellissimo abito di Elie Saab, realizzato in un colore che si avvicina molto a quello della sua carnagione: senza spalline e con corpino sagomato, è caratterizzato da fasce che si intrecciano e da una morbida gonna in chiffon di seta. Molto eleganti anche i gioielli di Neil Lane (orecchine pendenti, un bracciale di diamanti e un eccentrico anello oblungo), così come il make-up e la pettinatura raccolta. Trovo poi sublime la scelta dello smalto scuro, che aggiunge un tocco di personalità all'insieme, riflettendo lo stile personale dell'attrice. ![]() Penelope Cruz non dimenticherà la notte degli Oscar 2009, visto che è stata insignita della statuetta come miglior attrice non protagonista per il ruolo interpretato in 'Vicky Cristina Barcelona' di Woody Allen. L'attrice spagnola ha scelto un abito vintage di Pierre Balmain Haute Couture, senz'altro realizzato negli anni '50: con corpino aderente, scollatura a cuore e gonna ampia e riccamente decorata (sia da ricami che da inserti di tulle), è un abito-simbolo di quegli anni. I gioielli Chopard in diamanti e la pettinatura raccolta e con frangetta completano una mise molto riuscita. ![]() Ero indecisa se inserire Miley Cyrus (aka Hannah Montana) nel novero delle meglio vestite; alla fine, ho deciso di farlo, ma con una postilla. L'abito di Zuhair Murad Couture che la giovanissima attrice e cantante indossa è splendido, un capolavoro di seta e tulle ricamati in modo mirabile, ma non lo trovo appropriato per una ragazza così giovane. Miley, che spesso sul red carpet è sguaiata, avrebbe dovuto scegliere qualcosa di più semplice e di meno elaborato: questo abito, infatti, la domina letteralmente! ![]() Non sapevo che Sarah Jessica Parker avrebbe partecipato alla cerimonia, quindi la sua presenza sul tappeto rosso mi ha piacevolmente stupita. L'attrice ha scelto un abito di Christian Dior Haute Couture, realizzato in tulle dall'indefinibile colore (ha delle sfumature argento, verde acqua e grigie). L'abito ricorda quelli indossati dall'alter ego Carrie Bradshaw nella sesta stagione di 'Sex and the City', con corpino aderente, punto-vita ben segnato e gonna vaporosa; non aggiunge quindi niente allo stile della Parker, ma comunque le dona particolarmente. L'attrice ha poi scelto un paio di orecchini di diamanti firmati Fred Leighton per completare il look. Due riflessioni: secondo me, la Parker dovrebbe fare nuovamente le meches bionde, perchè questo colore di capelli non le sta molto bene (per quanto trovi perfetta l'acconciatura a onde morbide); sbaglio o il suo decollète è lievitato? Black (and Blue)
E' interessante notare come quest'anno non ci sia stato il dominio incontrastato del colore nero [1]: il colore-non-colore è stato invece spesso abbinato al blu, per risultati davvero notevoli.
![]() La splendida Marion Cotillard, vincitrice nel 2008 dell'Oscar come miglior attrice protagonista, è tornata 'sul luogo del delitto' indossando un abito Christian Dior Haute Couture, il classico showstopper: la gonna, gonfia di tulle e di crinoline, è stretta in vita da una cintura di pelle lucida e si apre come una corolla sotto il corpino ricamato in nero e blu elettrico. Rispetto alla versione presentata in passerella, l'abito indossato dalla Cotillard non ha il tulle attorno alle spalle e questo mette in risalto come si deve la gonna. L'attrice francese ha poi indossato una bellissima collana in diamanti di Chopard, semplice e preziosissima. ![]() Reese Witherspoon non ha sfilato sul tappeto rosso, ma ha partecipato alla serata in qualità di presentatrice. Di fronte all'abito Rodarte che ha indossato per l'occasione, non nego di aver sospirato, non tanto perchè le stava d'incanto, ma perchè è oggettivamente un abito da sogno (che indosserei molto volentieri, potendo). E' una rielaborazione di un capo presentato dalle sorelle Mulleavy nella collezione p/e 2009, ma realizzato in nero e blu elettrico, con complessi ricami tono su tono su gonna e corpino. Reese, per l'occasione, ha tenuto i capelli raccolti; alla festa post-Oscar organizzata da Vanity Fair, però, li ha sciolti, e questo in qualche modo ha rovinato la magia dell'abito. ![]() Victoria Beckham ovviamente non ha preso parte direttamente alla notte degli Oscar, ma ha partecipato alla tradizionale festa-post Oscar voluta da Elton John a sostegno della sua organizzazione che raccoglie fondi per la lotta contro l'AIDS. L'ex Posh Spice ha indossato un abito dalla sua collezione a/i 2009, in perfetto stile goth-vittoriano: accollatissimo davanti, si apre generosamente sulla schiena e ha un piccolo strascico circolare. Trovo molto opportuni anche il make-up (occhi bistrati a volontà) e i gioielli (semplici orecchini a bottone in diamanti e uno straordinario anello con smeraldo e diamanti) scelti per l'occasione.
Bright Colours L'anno scorso moltissime celebrities avevano scelto abiti scarlatti per the big night, mentre quest'anno diverse hanno optato per altri colori altrettanto vivaci. Anche questa è una scelta potenzialmente pericolosa, perchè le tinte brillanti, specie se abbinate a volumi importanti, possono sfociare nel temibile effetto 'uovo di Pasqua', fortunatamente scongiurato da Natalie Portman.
![]() Anche l'attrice indiana Freida Pinto (tra i protagonisti di 'Slumdog Millionaire' di Danny Boyle, film che ha trionfato vincendo ben otto statuette) ha indossato un abito in un colore vivace, un capo in tulle blu elettrico disegnato da John Galliano. La versione presentata in passerella era completamente trasparente, mentre quello visto addosso alla Pinto è stato opportunamente doppiato con tessuto opaco. L'attrice, che ha calcato il tappeto rosso al fianco di Dev Patel, protagonista del film, portava in mano una preziosa clutch bag in cristalli Swarovski di Judith Leiber.
Black with a Twist
Il nero, per quanto 'camuffato', non è però mancato: Kate Winslet, ad esempio, ha indossato un abito Yves Saint Laurent in raso grigio degradè, impreziosito, su un lato, da un pannello in tulle nero ricamato.
![]() Dalla vincitrice dell'Oscar come miglior attrice protagonista per 'The Reader' di Stephen Daldry, a dire il vero, mi sarei aspettata una scelta più originale; ciò non toglie che l'abito le stava d'incanto: parte del fascino è derivata dal digradare del grigio verso il nero, che ha movimentato un tessuto altrimenti banale. Belli anche i gioielli Chopard indossati, in particolare gli orecchini a goccia in diamanti. ![]() Con Kate Winslet si conclude la carrellata delle attrici meglio vestite. Vi chiederete quindi cosa ci faccia qui sopra la foto della giunonica Beyoncè, insaccata in un atroce abito oro e nero disegnato da quel genio del male di sua madre. Il vestito con linea a sirena non è giustificabile in nessun modo (pacchiano e mal disegnato), ma Beyoncè era così radiosa che ho voluto comunque citarla. Trovo molto bello nella sua semplicità il make-up della cantante, incentrato su cat's eyes, ma soprattutto trovo rasserenante e genuino il suo sorriso, forse il miglior accessorio che si possa sfoggiare in un'occasione mondana così importante.
La mia preferita è stata Reese Witherspoon, quindi ora rivolgo a voi la stessa domanda: a chi dareste il premio per la migliore mise? [1] Una che, ad esempio, non ha abbandonato il nero nemmeno in questa occasione è stata Angelina Jolie. Non so esprimere la mia delusione ad ogni sua uscita pubblica: oltre ad avere uno stile scialbo e sempre uguale a se stesso, si è come spenta, tanto che è molto difficile ritrovare in lei la donna bellissima, fiera e provocante che fino a qualche anno fa ammaliava le platee di tutto il mondo con mise come questa.
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Sempre più spesso sono le espressioni non verbali a comunicare più di quanto possano fare le parole: questo è valido per la musica, ma anche per la danza, per la pittura e per la fotografia. In un dipinto, in una melodia e in una fotografia ciascuno di noi può ravvisare quel che gli suggerisce il cuore; laddove non ci sono le parole che definiscono in maniera univoca un significato, possiamo intervenire con la fantasia e la memoria, a colmare personalmente un 'vuoto'.
Questa è la riflessione estemporanea che è venuto naturale fare di fronte alle immagini che compongono 'Esp' di Craig McDean, servizio apparso sulle pagine di 'W' nel mese di Febbraio 2009. La didascalia che accompagna l'immagine di apertura propone una chiave di lettura, indicando la presenza di una non meglio identificata 'forza' che tiene sotto scacco le eroine del servizio, e quindi andando a rinforzare il concetto presentato nel titolo, ovvero 'ESP'. Questo acronimo sta per 'Extra-sensory perception' (percezione extra-sensoriale) e si riferisce alla precognizione (capacità di prevedere il futuro), chiaroveggenza (capacità di percepire visivamente cose non visibili) e telepatia (capacità di comunicare con il pensiero). Troppi sarebbero i riferimenti letterari e cinematografici legati a tale acronimo, ma personalmente propongo una chiave di lettura leggermente diversa. ![]() Edita Vilkeviciute, è riversa su un letto e vestita di una bellissima mantella in pizzo di lana di Ports 1961, i capelli sciolti e crespi, lo sguardo fisso in un punto lontano. Quello che colpisce di questa immagine di apertura, al di là del soggetto ritratto, è la qualità dell'illuminazione che la caratterizza e i toni che la dominano. La donna potrebbe essere un'esp o l'eroina di un romanzo noir, ma non è quello che ci interessa, in quanto pensiamo sia infinitamente più interessante osservare gli ambienti in cui è inserita e i colori che li dominano. ![]() Anna Jagodzinska è l'altra protagonista del servizio, i cui bei capelli biondi, pettinati in morbide onde, diventano quasi grigi, colpiti dalla luce livida che ricopre tutto come un malinconico velo. Gli scatti che la ritraggono la vedono inserita via via in ambienti sempre diversi: un bagno con il pavimento coperto da piccole tessere esagonali, una stanza dalle pareti coperti da modanature, un salone con parquet a terra e un caminetto in pietra intagliata. La modella, spesso appoggiata o seduta su panni riccamente drappeggiati bianchi (che però appaiono grigi), elementi quasi spettrali che amplificano l'atmosfera generale. ![]() Il bagno che avevamo visto in un'immagine precedente, viene riproposto qui. Ci viene data una visuale più completa rispetto a quanto avevamo colto fino a questo momento: oltre alle tessere esagonali che piastrellano il pavimento, notiamo un lavandino dalla foggia antiquata, sorretto da una colonna scanalata, uno specchio che nasconde un mobiletto, una vasca dal bordo attondato, una sedia - di nuovo - coperta da un telo candido. La luce proviene da una finestra che si apre a destra, ma, anzichè illuminare, getta un alone pallido ed insano. La composizione dell'immagine, inoltre, ricorda le atmosfere di un film che abbiamo citato più volte, quel 'Girl, Interrupted' in larga parte ambientato in un ospedale psichiatrico e dominato da sentimenti disperati. ![]() Il grigio lascia il posto ad un tono indefinibile di verde quasi 'subacqueo', che caratterizza l'immagine qui sopra. Anna è riversa, a pancia in giù, su un divanetto coperto da un telo bianco a frange, vestita di nero ricco di bagliori e trasparenze. Il bianco, fonte di ombre, distingue il bell'anello a forma di rosa di Lydia Courteille, che diventa il fulcro di attenzione dell'intera immagine. ![]() Con le altre immagini scopriamo lentamente altri ambienti, tutti attraversati da sottili lame di luce, oppure illuminati fiocamente da imposte di finestre lasciate accostate. Una carta da parati, un lampadario dalle lunghe braccia, mobili coperti da teli candidi, sono gli elementi di un'ambientazione inafferrabile, quasi quanto l'espressione delle due protagoniste. ![]() Anche quest'ultima immagine (che io reputo la più intensa di tutto l'insieme) ripropone quanto abbiamo visto finora: il viso della modella è quasi livido, e la sua figura è investita da una fonte luminosa posta dietro di lei. Appare in tutto il suo macabro splendore il teschio ricamato sull'abito di Alexander McQueen, un memento mori che serve - forse - ad esorcizzare o ad ingentilire quella cultura della violenza e della prevaricazione che sembra dilagare ovunque.
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E' diventato sempre più difficile, al giorno d'oggi, pensare alla moda in termini di arte: le rivoluzioni occorse nell'ambito sociale e culturale negli ultimi decenni, insieme alla definitiva trasformazione della moda in un'industria, hanno reso raro, se non impossibile, poter ammirare una collezione e leggerla a vari livelli. Chi, pur essendo da tempo assurto nell'Olimpo dei migliori, continua indefessamente a intendere la moda come espressione artistica e ad inserirvi precisi riferimenti culturali, è Alexander McQueen. Sin dalle primissime collezioni, ha infatti dimostrato di non seguire le tendenze dei colleghi ma soprattutto di attingere al proprio background (familiare e personale), rielaborando a più riprese grandi temi. Tra questi ci sono la fascinazione per l'occulto, l'ossessione per le leggende scozzesi, la nostalgia per l'impero coloniale e per il periodo Vittoriano. Quest'ultimo emerge prepotentemente dalla collezione pre-fall 2009, molto complessa, da leggere alla luce dell'altrettanto stupefacente collezione uomo a/i 2009. Da entrambe emerge il desiderio di rivisitare l'eleganza del passato con spirito moderno, indomito e soprattutto dissacratorio.
![]() Tutti i capi sono concepiti e realizzati con spirito sartoriale, procedendo lungo due binari diversi: non solo spirito vittoriano, ma anche aria di campagna, quella campagna idealizzata, nobiliare ed estremamente chic che ha animato altre realizzazioni di McQueen. I due completi qui sopra, formati da gonne a tubo e giacche, sono indossati con calze argyle e stivaletti stringati, con tacco leggermente a rocchetto. Le ampie maniche si aprono sul fondo come fossero una mantellina, e una ricca stola di pelliccia color miele decora la giacca a destra. ![]() Decisamente avant-garde la struttura della marsina color verde bosco, con inserti di seta stampata in rosso scuro: è corta sul davanti, mentre dietro è tagliata asimmetricamente; sul davanti poi presenta un inserto di tessuto bianco a volant, quasi un simbolo degli indumenti intimi leziosi indossati dalle donne all'epoca della regina Vittoria. Torna il tema della mantella nel completo grigio chiaro, dove la giacca da uomo ha due tagli a sopresa in cui infilare le braccia, mentre la gonna scampanata è rifinita in vita da due pattine che paiono un colletto. ![]() Non potevano mancare due abiti 'fluidi', realizzati in tessuti cascanti come il raso, la maglina e il jersey di seta. Splendida, tra Art Deco, arte pre-raffaellita e le vetrate colorate dell'arte gotica, la stampa dell'abito sulla sinistra, con ampie maniche a campana e collo alto. Termina con uno strascico, da appoggiare con nonchalance al braccio, l'abito color amaranto sulla destra, indossato con una giacchina asimmetrica. ![]() Ci addentriamo ora nel territorio vittoriano, dove i volumi si fanno più complessi e i tessuti più preziosi. Il collo alto e il colore nero, seppur illuminato da qualche stampa colorata, distingue entrambi i capi che vediamo qui sopra: quello a sinistra ha le maniche deliziosamente gonfie e un taglio appena accennato sul decollète, mentre quello a destra si compone di una gonna a trapezio e una corta giacchina con vita avvitata e collo sciallato. ![]() Il nero nuovamente domina queste due uscite. Maniche a tre quarti, baschina sagomata e ampio collo caratterizzano la giacca indossata con gonna a tubo; il velluto è stato usato per realizzare l'abito a destra, con maniche arricciate al polso e piccolo collo montante. Da notare i mezzi guanti in pelle indossati in entrambi i casi. ![]() Ci immergiamo in un mondo di sogno, tra Vittorianesimo ed echi goth, con questi altri due abiti, in cui assumono particolare importanza i volumi (splendida la gonna di quello a sinistra, gonfia e arricciata come un tutù) e le decorazioni preziose (l'inserto in tulle ricamato a onde, che illumina il fourreau con scollatura grafica). Quest'ultimo, nella sua semplicità, ricorda i tubini spesso indossati dalle eroine dei film di Alfred Hitchcock, altra fonte di ispirazione che ricorre in McQueen. ![]() In una collezione quasi praticamente monocroma, spunta come un fiore esotico il superbo abito in taffetà rosso fuoco, dal corpino fittamente drappeggiato, che si apre sul fondo in una corolla pieghettata; lo stesso concetto viene applicato all'abito nero (versione in lungo di quello visto appena prima), ma l'effetto è meno pouffant. L'uso del rosso con valenza teatrale è un'altra caratteristica di McQueen: come dimenticare, infatti, il mantello scarlatto da principessa orientale della stagione a/i 2008? Molte, dicevamo, le possibili fonti di ispirazione a cui il designer britannico può aver attinto per questa collezione: senz'altro l'hanno aiutato le atmosfere di disperazione e di critica alla rivoluzione industriale dei romanzi di Charles Dickens, così come la fumosa e tetra Londra descritta da Robert Louis Stevenson in 'The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde', ma ci piace altresì pensare che possa essere implicato anche il geniale Alan Moore, che ha splendidamente ritratto il mistero di Jack lo Squartatore nella graphic novel 'From Hell'. Nel novero sono stati inseriti anche Anthony Burgess e Stanley Kubrick, rispettivamente autore del romanzo distopico 'A Clockwork Orange' (Arancia Meccanica) e regista del film omonimo, e il motivo a breve verrà spiegato. ![]() La collezione di McQueen, secondo la critica, possiede 'a Dickensian opium den feeling', ovvero richiama le atmosfere decadenti che si respiravano nei fumatoi di oppio alla fine dell'Ottocento, ben ritratte nel film ispirato all'opera di Moore e diretto da Allen e Albert Hughes. Lì il detective chiaroveggente Frederick Abberline (interpretato da Johnny Depp) era uso frequentare quei locali e stordirsi di assenzio per dimenticare la morte della moglie. La duplicità, il contrasto apparenza/sostanza e il mistero caratterizzano anche i molti film tratti dal romanzo di Stevenson; dal punto di vista iconografico, come possiamo notare dalle immagini qui sotto, ricorre il top hat, cappello a cilindro in feltro, spesso ricoperto in raso, indossato dall'alta borghesia e dalla nobiltà dell'epoca. ![]() Con il cappello a cilindro introduciamo quindi un piccolo approfondimento sull'accessorio della collezione che più ha colpito la nostra immaginazione, ovvero il copricapo indossato dalle modelle, assieme ad una cagoule che copre completamente la testa. Incuriosisce la forma, a metà tra il tricorno, il cappello a cilindro (specie la forma della tesa) e la bombetta, altro cappello che in qualche modo definisce un modo di essere inglese. Con spirito iconoclasta indossavano la bombetta (o bowler hat) Alex DeLarge e i suoi droogs [2], giovani londinesi protagonisti di 'Clockwork Orange' di Stanley Kubrick. Il film, che prefigura una società votata all'ultraviolenza e al condizionamento del pensiero, vede i suoi protagonisti che piegano l'ordine prestabilito indossando il cappello formale maschile per eccellenza. ![]() ![]() L'eco del passato, che si fa sentire nel presente, sia quindi un campanello che riscuota le coscienze: tirate fuori dall'armadio i vostri abiti neri, guanti di pizzo o di pelle fino al gomito, stivaletti stringati e collane di giaietto; leggete i classici letterari dell'epoca, spolverate il più bel servizio da tè e preparate una Victorian sponge cake: riscoprirete uno stile e un'atmosfera dalla bellezza perenne ed innegabile. [1] Nel ricchissimo archivio di Style.com è possibile ammirare i video dei suoi defilè, sempre intesi quasi come rappresentazioni teatrali. Degne di nota le sfilate a/i 2008 (costruita attorno ad un albero al centro della passerella ed accompagnata dalle note di 'Come as You Are' dei Nirvana, eseguita da un quartetto d'archi), quella a/i 2006 (una visione l'ologramma finale di Kate Moss, che sembra emergere dal nulla come una spirale di fumo) e quella p/e 2006 (una sorta di gara da ballo). [2] Sarebbe fuori luogo spiegare l'influsso che la divisa di Alex e compagni ha avuto sull'immaginario collettivo; basti però sapere che un'insospettabile come Christina Aguilera ha presenziato alla sua ultima festa di compleanno vestita come il protagonista del film di Kubrick, con tanto di bombetta, bastone e stivaletti (firmati, ovviamente, Alexander McQueen).
Postato da: superqueen alle 00:37| | p.link
Molte sono le circostanze che rendono difficile, se non impossibile, dimenticare il passato. Non si tratta necessariamente di ricordi spiacevoli o tragici, ma di un attaccamento a quello che non c'è più e che non si vuole lasciare andare. Rivolgendo questa riflessione al mondo - fatuo solo in apparenza - della moda, molte sono le conclusioni da trarre, specie se riferite a quella generazione di giovani designer [1] (di cui moltissimo si è parlato), chiamata a riportare in vita le più grandi maison parigine. Un atteggiamento che ha contraddistinto la maggior parte di loro è stato - soprattutto nelle prime collezioni - l'omaggio reso ai predecessori, la proposta - spesso dissacrante - di linee, volumi, modelli [2] elaborati per lo più attorno agli anni '50/'70. L'unico che ha rappresentato sin dalla prima collezione un fortissimo desiderio di rottura definitiva con il passato è stato Riccardo Tisci, chiamato da Givenchy nel 2005 a disegnare le linee Pret a Porter (uomo e donna) e Haute Couture. A differenza dei suoi colleghi, il designer di origine pugliese si è trovato a dover gestire non soltanto la propria visione stilistica, ma anche un immaginario granitico, legato al fondatore della casa di moda e alla sua straordinaria opera. Per la maggior parte delle persone, infatti, il nome di Hubert de Givenchy rimarrà per sempre legato a quello della sua più cara amica e musa ispiratrice [3], Audrey Hepburn, e per quell'abito nero senza tempo, perfetto nella sua grafica semplicità, indossato dall'attrice nella scena iniziale di 'Breakfast at Tiffany's'.
Forse per non doversi misurare con un'ingombrante eredità, Tisci ha portato avanti con tenacia la propria idea di moda, scontrandosi con gli addetti ai lavori, perplessi specie di fronte alla collezione p/e 2006, definita da Sarah Mower addirittura 'dolorosa'. Da allora, molti si sono dovuti ricredere, convinti dell'indubbio talento di Tisci e dal complesso mondo di riferimenti che inserisce nelle sue creazioni: affascinato dall'estetica gotica e dal minimalismo spaziale anni '60, ha spesso giocato con le suggestioni mitologiche legate alla città di Taranto (soprattutto per quanto riguarda il legame tra sirene e marinai) e con riferimenti a culture esotiche e tribali. Il percorso ha portato Tisci a diventare in pochi anni uno dei designer più richiesti e la cartina tornasole di questo successo è, come sempre, rappresentata dalle numerosissime celebrities che scelgono capi e accessori [4] Givenchy. I primi segnali di successo commerciale sono giunti da una borsa, il modello 'Nightingale' [5], molto capiente, caratterizzato da due corti manici (su cui è impresso il logo Givenchy) e da una tracolla più lunga. Un modello non particolarmente eccentrico o originale, eppure decisamente amato. ![]() Nicole Richie, Ashley Olsen e Sienna Miller hanno più volte usato questa borsa e, pur sfoggiando stili molto diversi, hanno trovato nella 'Nightingale' l'accessorio perfetto, che si adatta all'abito Pucci della Richie, al blouson noir della Olsen (più stivali in gomma Hunter ai piedi) e al bolero rosso fuoco Moschino della Miller. ![]() La più sperimentale delle Olsen, Mary-Kate, ha recentemente inserito ben due accessori Givenchy in un outfit post grunge, formato da camicia a quadri e shorts in jeans, più immancabile chioma arruffata sul volto. La Olsen ha scelto dei sandali stivaletti, chiusi da fibbie laterali, e una borsa tutta borchiata, con manici e tracolla, che ricorda vagamente la 'Nightingale', seppur caratterizzata da uno stile più aggressivo. ![]() Altre due sorelle, Jessica e Ashlee Simpson, sono state avvistate sfoggiando una borsa Givenchy, ma in questo caso si tratta di un pezzo davvero eccezionale, ossia il contenuto della 'Black Box' del 2006. Ogni anno, infatti, la maison produce un accessorio in edizione limitatissima, messo in vendita racchiuso in una bella scatola nera laccata. Nel 2006, la scatola nera conteneva una pochette da sera, ricamata da catenine di oro rosa e foderata di satin color avorio. Le Simpson, non note per la loro classe, inseriscono la borsina d'oro in mise senza personalità, la prima portandola addirittura con i jeans.
![]() La Black Box della stagione 2008/2009 contiene, a differenza del 2006, una collana in oro, un rosario che termina con due pendenti, una croce e un cuore/ex-voto, simboli della collezione invernale. Nella stessa collezione, infatti, gli abiti e i completi, quasi tutti neri, erano rischiarati da collane e catene, decorate da pendenti a ispirazione religiosa. Questo trend delle tante collane portate tutte assieme è economico (bastano le collane per risolvere un outfit) e teatrale quanto basta per non passare inosservato; è per questo che un peso massimo dello show-biz come Madonna l'ha fatto proprio in diverse occasioni.
![]() La cantante ha sfoggiato questo accessorio partecipando ad un talk show negli Stati Uniti, nel video 'Give It 2 Me' e nell'ultima occasione mondana in cui è apparsa con l'adesso ex marito Guy Richie, ossia alla festa per il suo cinquantesimo compleanno. Dopo Madonna, come prevedibile, altre hanno deciso di indossare lo stesso accessorio, con risultati non sempre interessanti (il rischio infatti è quello di assomigliare a Mr T). ![]() Rihanna, ad esempio, indossa le collane con legging effetto pelle, sandali Yves Saint Laurent, sciarpa e top nero, ma il risultato finale è abbastanza banale, e la situazione è peggiorata dal terribile taglio di capelli. Cassie, invece, new sensation del panorama r'n'b, porta le stesse collane con un miniabito rosa fucsia e scarpe iridescenti di Pierre Hardy; anche nel suo caso, forse l'insieme sarebbe stato migliore senza così tanti ornamenti. Punta sulle gambe Jennifer Lopez, che indossa un corto abito nero e sandali dorati, lasciando alle collane il compito di ravvivare il tutto. ![]() Cassie è una grande fan di Givenchy, visto che ha scelto degli splendidi stivali bianchi effetto 'bondage' per la scena d'apertura del video 'Official Girl'. Queste calzature, dall'altissimo tasso di feticismo, sono tra gli accessori di punta della collezione primavera/estate 2008 e hanno riscosso un grande successo, come è accaduto ad altre scarpe della stessa collezione. Rihanna e Mary-Kate Olsen hanno però preceduto la cantante americana, portando prima di lei la versione nera dello stesso modello. ![]() La Olsen li ha indossati con un corto trench, durante un recente viaggio a Parigi, mentre Rihanna li ha indossati durante un concerto. Anche Nicole Scherzinger delle Pussycat Dolls non ha ceduto al prorompente fascino di questi stivali e li ha portati posando per la copertina del singolo 'Whatcha Think About That'. ![]() Sembra proprio che le calzature Givenchy esercitino un gran fascino sulle cantanti r'n'b: Tionne 'T Boz' Watkins, tra i membri delle TLC (trio femminile di successo negli anni '90), ha scelto di indossare questi stivaletti peep-toe dai tacchi altissimi ai BET Awards 2008. Heidi Montag, tra le protagoniste del reality 'The Hills', invece ha scelto lo stesso modello, ma in oro, per partecipare al 'Late Show with David Letterman', portandolo con un abito Blumarine profilato di pizzo. ![]() Hanno un certo mood fetish anche i sandali-stivaletti indossati da Kim Kardashian e, prima di lei, da Vanessa Hudgens, stella di 'High School Musical'. Chiusi dietro, hanno la tomaia formata di listini che si incrociano a formare una vera e propria gabbia. ![]() La stessa Hudgens già in passato aveva portato altri sandali Givenchy, un paio di classici gladiators con tacco alto, portandoli - ahimè - con pantaloni molto lunghi; il risultato non è il massimo del glamour, visto che il cinturino alla caviglia è stato allacciato sui pantaloni. Ashley Olsen invece dimostra di avere un certo stile understated, portando i sandali a listini con un semplice blazer, top grigio e minigonna. ![]() Uno dei modelli di scarpe Givenchy più famosi sono questi 'Cut-Out', sandali peep-toe chiusi da cinturino laterale. Le prime a sfoggiarli sono state Katie Holmes e Nicole Richie, che li hanno perfettamente adeguati al loro stile personale: quasi maschile quello di Katie, vestita Hèrmes (in mano porta una deliziosa borsa 'Bombay'), decisamente boho quello di Nicole, nascosta dietro un paio di occhiali Tom Ford. Entrambe hanno scelto scarpe Givenchy in altre occasioni, suggellando così la loro predilezione per questo marchio. ![]() La Richie, durante la gravidanza, è stata fotografata con questi sandali borchiati ai piedi, un modello originale e d'effetto. L'aggressività delle borchie è smorzata dalla 'Birkin' Hèrmes nera, portata al braccio, e dalla camicia a quadri bianchi e neri, indossata assieme a legging sempre neri. Katie Holmes, invece, ha portato un bellissimo e particolare paio di sandali in pizzo alla premiere londinese di 'Valkyrie', tenutasi giusto ieri. ![]() Nonostante la temperatura rigida, la Holmes si è presentata sul red carpet senza soprabito, mostrando in tutta la sua bellezza l'abito Escada completamente ricamato, ma non se l'è sentita di non indossare le calze. Questo particolare purtroppo non permette di mettere in risalto la complessità dei sandali, ma perdoniamo all'attrice la mancanza. ![]() Victoria Beckham, trend setter della prima ora, ha indossato più volte questo elegante modello di peep-toe Givenchy, realizzato in pelle lucida, con un lato che lascia il piede praticamente nudo e decorato da alcuni 'buchi'. Lo stesso modello è stato visto anche sulle giovani Hilary Duff e Hayden Panettiere, che lo hanno sfoggiato con abiti molto diversi tra loro (decisamente più bello quello in raso giallo della Panettiere). ![]() Anche Lily Allen non ha perso l'occasione di accaparrarsi un accessorio Givenchy e ne ha scelto uno dall'ultimissima collezione. Nei giorni scorsi, infatti, ha indossato una giacca Chanel a righe rosse e bianche, un enorme cappello con pelliccia e jeans modello 'boyfriend', accessoriando l'insieme con una bella 'Sacca Chain Handle', una borsa in pelle chiara, con due manici decorati da una catena dorata. ![]() Poche sono le elette che possono sfoggiare un abito Givenchy nella vita reale, ma anche sul red carpet poche celebrities sono state in grado di indossare vestiti disegnati da Tisci, che non si adattano a tutte e richiedono una certa personalità. ![]() ![]() Degno di nota lo splendido abito bianco indossato da Natalie Portman all'ultimo Festival di Cannes e quello nero, lungo, con scollatura sagomata, indossato da Cate Blanchett al Festival di Berlino. Altrettanto notevoli le collane (eccole di nuovo) portate da Natalia Vodianova, le borchie dorate sulla giacca in pelle portata da Mary-Kate Olsen, gli stivali-bondage scelti da Roisin Murphy (ex-frontwoman dei Moloko) e lo splendido little black dress di Jennifer Connelly. ![]() Come ogni artista che si rispetti, anche Tisci ha la sua musa ispiratrice, la modella di origine romana Mariacarla Boscono [6], da sempre protagonista delle sue sfilate e delle campagne-stampa Givenchy. La Boscono non avrà la levatura intellettuale della Hepburn, e probabilmente non avrà il suo influsso sul mondo della cultura, ma non si può negare di come sia il perfetto simbolo dello stile Tisci, così drammatico e intenso. [1] Mi riferisco a Stefano Pilati da Yves Saint Laurent, Alber Elbaz da Lanvin, Nicolas Ghesquière da Balenciaga, Cristophe Decarnin da Balmain, Olivier Theyskens prima da Nina Ricci, poi da Rochas. [2] Basti pensare alle collezioni 'Edition' di Balenciaga, riedizioni di modelli storici. [3] Per la Hepburn non furono creati appositamente splendidi modelli, ma anche un profumo, 'L'Interdit'. [4] Non ci stancheremo mai di sottolineare l'importanza degli accessori per il bilancio di queste maison. Attualmente sono solo 29 le clienti Givenchy che acquistano capi Haute Couture, mentre decisamente maggiore è il numero di coloro - celebrità e donne comuni - che possono permettersi una borsa, un accessorio o un paio di scarpe. [5] Sarebbe interessante sapere se il nome della borsa si riferisce all'omonimo volatile ('nightingale' in inglese vuol dire usignolo) o alla celeberrima 'signora con la lampada' Florence Nightingale. [6] La Boscono, oltre ad essere una top model di fama mondiale, si è fatta apprezzare come fotografa: nel backstage della sfilata di presentazione della collezione Haute Couture 2009, ha infatti scattato alcune bellissime fotografie, tra cui diversi autoscatti.
Postato da: superqueen alle 16:35| | p.link
In una società in continua evoluzione, in cui i rapporti umani sono sempre più complessi, ha ancora senso parlare di 'mito del matrimonio'? Fino a qualche decennio fa, la maggior parte delle donne cresceva in funzione del matrimonio; ora non è più così, per una serie di motivazioni sociali, economiche ma soprattutto culturali, che hanno tolto la donna dal microcosmo casalingo, per permetterle di raggiungere le proprie aspirazioni finalmente fuori casa.
Il matrimonio non è più visto come un rito di passaggio verso l'età adulta, eppure da più parti viene ancora concepito come l'evento più importante nella vita di una donna, basti pensare ad una commedia brillante come 'Bride Wars', attualmente sugli schermi negli Stati Uniti, per capirlo. Anche dal film tratto da un serial a suo modo rivoluzionario, 'Sex and the City', il messaggio che viene dato non è altro che un inno al matrimonio, inteso come sfoggio di ricchezza, festa, momento conviviale durante il quale dare il meglio di se [1]. Come per magia, certi nomi (Vera Wang [2], ad esempio) e certe ambientazioni (l'Hotel Plaza [3] di New York, per dirne una) diventano familiari e rievocano sogni di matrimoni raffinati e faraonici. Non è un caso, quindi, che molte case di moda [4] si siano ultimamente affrettate a produrre linee dedicate alle spose, nel tentativo - in tempo di crisi - di accaparrarsi clienti disposte potenzialmente a tutto, pur di primeggiare sulle altre. Uno che sicuramente non ha seguito questa direttiva è Giambattista Valli, designer di origine romana, diventato negli ultimi anni una delle firme più apprezzate nel panorama internazionale. Forte di uno stile sospeso tra gli anni '50 e il presente, si è distinto non solo nel pret-à-porter, ma anche nel campo delle pellicce e in quello dei capi-spalla (grazie alla collaborazione con Moncler per la linea 'Gamme Rouge'). La sua linea di abiti da sposa è un eccellente esempio di semplicità, eccentricità mai esagerata, il risultato di un attento studio su forme e volumi che molte spose dovrebbero tenere presente prima di varcare la soglia della chiesa. ![]() Valli ama rendere omaggio agli anni '50 nelle sue collezioni, e a quegli anni riporta la linea degli abiti che vediamo qui sopra: aderenti al corpo, si aprono posteriormente in brevi strascichi, mentre i corpini sono decorati da una serie di volant in chiffon o da una fitta plissettatura. Particolari anche le scollature: a sinistra bretelline scese, a destra ampio scollo rotondo e maniche appena accennate. ![]() La stropicciatura e la plissettatura (due tecniche che, seppur diverse, hanno come obiettivo l'infondere movimento all'abito) caratterizzano i vestiti qui sopra. Del primo non vediamo il corpino, coperto come è da una corta cappa di tulle arricciato (quasi a ricordare l'abito-cocoon in maglia di Yves Saint Laurent), mentre del secondo ci colpisce la vita leggermente alta e l'elegante scollatura a 'v'. ![]() L'abito prima coperto dalla mantellina è ora visibile a destra, splendido nella sua estrema semplicità. L'altro vestito, invece, riprende altri elementi distintivi dello stile di Valli, ossia la vita bassa, le arricciature, il fiocchetto, le maniche 'a ortensia', formate da microruches. ![]() Torna la mantella, stavolta realizzata in velo, profilata da ruches e da piume, a coprire un abito a tubino, così come torna la decorazione pseudo-floreale di tulle nel secondo abito. Quasi un'architettura, poi, il suggestivo fiocco stilizzato che campeggia su un fianco del terzo vestito, segnato in vita da un complesso gioco di pieghe. ![]() La collezione si chiude in un trionfo di volant di tulle, che ricoprono completamente il bell'abito senza spalline, con la vita chiusa dal consueto fiocchetto in raso. E' invece estremamente lineare l'abito a destra, con una scollatura a cuore, corpino aderente e fianchi arrotondati, quasi a voler presentare nuovamente la forma del cuore. Personalmente non sono mai stata una che ha sognato il proprio matrimonio per lungo tempo (da bambina addirittura sostenevo di non volermi sposare), quindi non capisco la passione che molte mettono nella preparazione del gran giorno. Mi sono sposata indossando un abito fatto su misura e sulla base di un mio disegno, un abito che mia madre prontamente definì 'da prima comunione', tanto era semplice e senza fronzoli, quasi monacale direi (collo alto e maniche lunghe). Guardando però la collezione di Giambattista Valli, non nego di aver sentito un fremito: l'idea di indossare una di questa meraviglie mi farebbe voglia di tornare indietro e sposarmi di nuovo. [1] Questa concezione del matrimonio la dice lunga sul significato che ha per certuni. Sposarsi per fare una festa faraonica, ricevere regali e soldi, sfoggiare il vestito dei propri sogni è - pare incredibile - la molla che spinge molte persone a sposarsi. [2] La Wang è forse la stilista di abiti da sposa più famosa d'America. Nel suo atelier si sono svolte alcune scene di 'Sex and the City' (terza stagione), poichè Charlotte - una delle protagoniste del serial - ha indossato una sua creazione durante il matrimonio con Trey. La Wang è poi apparsa in un cameo nel corso di una puntata di 'Ugly Betty' (seconda stagione). [3] All'Hotel Plaza si svolge la festa di fidanzamento di Big e Natasha, nel corso della seconda stagione di 'Sex and the City', e nello stesso luogo è ambientato parte di 'Shopaholic Ties the Knot' di Sophie Kinsella. [4] Degna di nota è la bridal collection di Lanvin, disegnata da Alber Elbaz.
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La conclusione di ogni anno da sempre coincide con una serie di bilanci, che ciascuno di noi compie in diversi ambiti della propria vita, in modo da trarne delle conclusioni più o meno utili. Anche la sottoscritta ha deciso di trarre un bilancio di un anno di blog, e ha deciso di farlo utilizzando lo strumento del sondaggio. Di seguito, troverete una serie di post scritti da gennaio a dicembre: tra questi, potrete scegliere quello che avete preferito più degli altri.
Visto che non tutti saranno in grado di collegare titolo all'argomento, eccovi i link ai singoli post. Chi se li fosse persi, può così recuperare :)- Contemporary Pin-Ups di Mert Alas & Marcus Piggott
- Blonde Is Never Enough di Alice Hawkins - In Time With the Music di Mark Seliger - Sex and the City Strikes Back di Annie Leibovitz - You're Only As Good As the People You Dress (approfondimento su Halston) - Once Was the Duvet (approfondimento su 'Gamme Rouge' di Moncler) - Pucci, Teller, Boscono: Serendipity! di Juergen Teller - Shoes Gone Wild - Behind the Mask: Barefaced Models & François Nars - The Honourable Daphne Guinness di Steven Klein - The Dignity of the White Collar Woman di Manuela Pavesi - Communism Doesn't Live There Anymore (approfondimento sullo stile di Miroslava Duma) - Hi Mom, Obama Won! di Miles Aldridge & Alexi Lubomirski - La Mariée était en Noir di Camilla Åkrans - The Time Is Now (approfondimento sullo stile di Sarah Jessica Parker' alle premiere di 'Sex and the City-the Movie') - Just a Buckle (approfondimento su Roger Vivier) - Are You a Style Stealer? (approfondimento sullo stile di Rachel Zoe e Anna Dello Russo) - Oh Nicolas, You Take My Breath Away (approfondimento su Balenciaga)
Postato da: superqueen alle 23:23| | p.link
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