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lunedì, maggio 12, 2008
Per ogni cosa c'è una prima volta e stanotte è arrivato il momento di dare a questo post il titolo più lungo mai apparso nella storia del presente blog. Il titolo è costruito attorno ai due poli di 'stanchezza' e 'sorriso', lungo i quali si sta svolgendo la mia vita ultimamente. La stanchezza ha superato il livello di guardia, ossia esiste ma io non la sento più, tanto che sono tornata ai ritmi che tenevo ai tempi dell'università (a letto tardissimo, mai prima dell'una, e sveglia attorno alle otto di mattina). Sono sempre stata amante delle lunghe dormite, ma ora stare sveglia fino a tardi è l'unico modo che ho per fare quello che durante il giorno mi è difficile concludere, ovvero leggere, stirare, scrivere e fare cruciverba, tutte attività estremamente rilassanti e consolatorie. Avere per casa una frugoletta (oddio, qui si è arrivati oltre i 4,5 chili, quindi tanto piccoletta ormai non è) è totalizzante, sotto tutti i punti di vista, sia in senso positivo che in senso negativo: lei occupa tutto il tempo diurno (tra poppate, giochi, passeggiate, cambi di pannolini e via dicendo), ma almeno una parte della notte voglio tenerla per me. Confrontarsi con la maternità e con alcuni concetti ad essa legati non è semplice ed è forse questa una delle maggiori difficoltà che sto incontrando; il senso di colpa, assurdo e infondato, viene fuori in relazione a praticamente ogni aspetto della vita quotidiana, e tutto perchè siamo cresciute con l'idea della maternità = martirio. La pupa non tira 170 grammi di latte a poppata? Ecco, è colpa mia, adesso mi andrà via il latte e le dovrò dare quello artificiale (io stessa sono cresciuta col latte artificiale e non ho avuto traumi di alcun tipo, figurarsi). Spendo soldi in cosmetici ed altre amenità vanesie? Vergogna, dovrei solo pensare a questioni più concrete e alla bambina. Sto alzata fino a notte fonda? Male, dovrei andare a letto prima per riposare ed essere in perfetta forma durante il giorno. Insomma, non mi dilungo oltre, altrimenti mi faccio venire l'angoscia da sola, ma questi sono solo esempi di come lavora la mia testa in questo periodo. Ah, e non mi si venga a dire che si tratta di stupidaggini, perchè lo so benissimo, ma il senso di inadeguatezza, di non essere mai sufficientemente presenti, di non fare il massimo, mi sta dando qualche grattacapo.



Le giornate passano velocemente: tra due giorni Bianca compirà due mesi, io mi troverò con le meches irrimediabilmente bianche ('grazie' all'allattamento non mi sono potuta precipitare dalla parrucchiera dopo aver partorito, per un quanto mai urgente intervento di colorazione), la maglietta sempre bagnata di latte (ho qualche difficoltà a gestire la produzione, a volte troppo, a volte troppo poco) e spesso un diavolo per capello (ahhh, come mi viene spontaneo prendermela con chiunque mi capiti a tiro, a volte, magari perchè non sono riuscita a fare quello che mi ero proposta), eppure tutto, e sottolineo tutto, passa in secondo piano, anzi, non esiste se penso a quello che lei mi sta dando. Sembra un'apoteosi di melassa, forse lo è, ma ricevere uno di quei sorrisoni a bocca spalancata è attualmente uno dei principali obiettivi della mia esistenza, e tanto mi basta per mandare il resto (la troppa rigidità che ho nei miei confronti e la sindrome da wonder woman in primis) abbondantemente al diavolo, senso di colpa permettendo.
Postato da: superqueen alle 01:21| commenti (6) | p.link

martedì, maggio 06, 2008

Come anticipato, dopo tanto attendere è giunta l’inaugurazione di ‘Superheroes: Fashion and Fantasy’ al ‘Costume Institute’ di New York, che ha portato sul tappeto rosso celebrità da tutto il mondo della moda e dello spettacolo. La serata aveva come tema l’universo dei supereroi in relazione al loro impatto sulla cultura e sulla stessa moda, quindi ci si aspettava che gli ospiti avrebbero voluto rendere omaggio, ciascuno a suo modo, al tema in questione. Ebbene, le aspettative non sono state deluse, tanto che per la prima volta la sottoscritta ha avuto qualche difficoltà a scegliere le mise migliori o maggiormente eccentriche (dato che in un’occasione del genere pressoché tutto era permesso).
Una delle più belle della serata, a mio parere, è stata Amber Valletta, che ha calcato il red carpet indossando uno strepitoso abito rosa cipria di Atelier Versace. Realizzato in seta cangiante e completamente aperto sulla schiena, era reso particolarissimo dalle maniche a sbuffo simili a due ali, in contrasto con la parte anteriore semplicissima. La modella ha completato il suo look con un’opportuna acconciatura raccolta, gioielli in argento di David Jurman e una clutch bag ricoperta da paillettes.

La stessa tonalità di rosa è stata scelta da Beyoncè, la quale ha indossato un abito di Giorgio Armani che le stava magnificamente. Messi da parte gli eccessi kitsch con i quali a volte ha stupito, la cantante appariva regale nel suo abito aderente e con linea a sirena, mosso sul davanti da una lunga ruche plissettata. Da Mille e una Notte i gioielli sfoggiati, in particolare gli orecchini pendenti con smeraldi tagliati a goccia.

Hilary Duff non è una habituè dei red carpet mondani, eppure ha fatto il suo debutto presso l’elite modaiola indossando un bell’abito firmato Elie Saab, completamente ricamato con paillettes, perline e specchietti, rendendola davvero una visione sbrilluccicante. La cantante ed attrice ha voluto ulteriormente amplificare l’effetto specchio, completando la mise con una clutch bag argentata, gioielli in diamanti (a mio parere gli orecchini sono troppo grandi e stonano con il resto) e addirittura smalto argento sulle unghie.

Anche Eva Longoria non è tra coloro che partecipano di frequente ad eventi così importanti, eppure anche lei ha colpito piacevolmente per l’abito indossato. Si tratta di un capo Marchesa, realizzato in seta viola scuro, reso particolarmente scenografico da un insieme di ruches plissettate e sormontate.

Dita Von Teese, invece, è una veterana dei red carpet più esclusivi. Potendo vantare uno stile originale e personalissimo, ha deciso di non prendere inutili rischi, rimanendo quindi fedele alle sue stiliste preferite, ovvero Keren Craig e Georgina Chapman, il duo che si cela dietro il marchio Marchesa. L’abito indossato per l’occasione è un tripudio di ricami in jais su seta bianca, a cui si aggiungono piume su piume candide applicate sulla gonna.

 
Colei che più di ogni altra ha incarnato lo spirito della serata è stata Ivanka Trump, giunta al gala al fianco dello stilista Gilles Mendel, il quale ha realizzato per lei l’abito che vediamo qui sopra. Non si tratta di niente di trascendentale (chiffon candido plissettato), ma trovo delizioso il modo in cui l’ereditiera newyorchese l’ha completato indossando una collana con diamanti a mò di diadema, al pari di una principessa da romanzo fantasy.

Sembra uscire da un fumetto di supereroi la coppia formata da Zac Posen e Kate Mara, che hanno entrambi scelto abiti in colori sgargianti. Lo stilista, in completo di raso color blu elettrico, ha disegnato l’abito giallo indossato dalla Mara, un tripudio di volant con scollatura a cuore e un’unica spallina. Bellissime e preziose le decorazioni a forma di stella che impreziosiscono la pettinatura raccolta dell’attrice.

Si è fatta influenzare dal tema della serata anche Thandie Newton, attrice britannica nota per le sue scelte stilistiche sempre originali ed eleganti. L’abito scelto per l’occasione avrebbe potuto trasformarla in un disastro ambulante, eppure è riuscita a renderlo chic e divertente: pizzo nero a gò-gò per il miniabito-bustier di Chanel Haute Couture, indossato con un soprabito-mantello (d’altronde, si parlava di supereroi!) e bellissime scarpe stringate.

Concludiamo la carrellata con le due muse di Nicolas Ghesquière, designer di Balenciaga, ovvero Jennifer Connelly e Charlotte Gainsbourg. Entrambe hanno sfoggiato total look Balenciaga, mantenendo inalterati gli stili e le attitudini personali. Sembra la protagonista di un film di Hitchcock, elegantissima ed altera, la Connelly, splendida nell’abito bianco e nero con scollatura a ‘v’ e spacco laterale, impreziosito da gioielli ispirati a pezzi disegnati da Cristobal Balenciaga e da un paio di decollète bicolori con tacco a stiletto e punta affusolata.

Eccentrica come sempre, invece, la Gainsbourg, che vediamo qui ritratta addirittura senza scarpe (tiene in mano i sandali a listini in pelle lucida indossati durante la serata). Ogni sua comparsa sul tappeto rosso dà adito a critiche spesso feroci, eppure trovo disarmante ed invidiabile la sicurezza con cui indossa abiti effettivamente ostici, come quello indossato al gala tenutosi ieri, dipinto a mano, la parte anteriore simile ad una corazza, realizzato in un materiale all’apparenza plastico. Anche per lei gioielli luccicanti, a cui si aggiunge una semplice clutch bag nera.

Non potevano mancare le ‘strane coppie’: Venus Williams, in Carolina Herrera, protetta dall’ampio mantello scarlatto di Andrè Leon Talley, Joy Bryant (bellissimo il suo abito Pucci) e Matthew Williamson, l’allegra brigata formata da Guinevere Van Seenus, la giornalista Cecilia Dean e le sorelle Mulleavy, tutte vestite Rodarte (gruppo a metà tra le streghe di Eastwick e apparizioni eteree), Karen Elson e Jack White, Tilda Swinton e Justin Bond (inquietanti perché truccati allo stesso modo e con le stesse scarpe ai piedi), le sorelle Olsen (si attendono commenti sulle loro mise, a metà tra il comico e il tragico) che ‘placcano’ Christian Louboutin.

I lettori più attenti avranno notato come finora non mi sia sbilanciata su colei che ha indossato il vero ed unico showstopper della serata. Ebbene, ho tenuto la sorpresa per la fine del post, ma non potevo esimermi dall’eleggere Lisa Airan come la meglio vestita della serata.

Abbigliata in un abito bianco e azzurro firmato Rodarte, a mio giudizio era una vera e propria visione, supereroina moderna vestita di tulle e con un bellissimo paio di Louboutin ai piedi.

Postato da: superqueen alle 18:56| commenti (18) | p.link

lunedì, maggio 05, 2008
Strano come a volte cambino le ossessioni o semplicemente le piccole manie di ciascuno di noi. Avessi avuto questo blog qualche anno fa, non si sarebbe parlato così di sovente di borse, bensì di scarpe, perchè quella era, allora, la mia mania, quelli erano i miei oggetti del desiderio. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando mi inerpicavo baldanzosa su tacchi svettanti: attualmente ho un vero e proprio rifiuto per scarpe che non siano rasoterra, eppure non nego che ammirare un bel paio di scarpe è un piacere a cui non ho ancora rinunciato.
La passione per le borse Balenciaga [1], per chi legge questo blog con costanza, è cosa risaputa, ma sulle scarpe prodotte dalla maison francese mi sono soffermata se non in maniera incidentale. Dando però un'occhiata alle calzature che più ricorrono ai piedi delle celebrities, mi sono accorta che i modelli Balenciaga sono tra i più ricorrenti, nonostante le forme e i dettagli a volte decisamente eccentrici. Vediamone insieme qualcuno.



Il nome di Lindsay Lohan, su queste pagine, è sempre stato sinonimo di borse e di accessori da favola. Bei tempi andati, quelli in cui la giovane attrice dettava legge con le sue scelte stilistiche sempre originali. E' evidente come ora, tra rehab e disoccupazione, il ruolo della Lohan si sia decisamente ridimensionato (è altresì evidente come non sia più sotto l'ala protettrice di Rachel Zoe), ma viviamo di ricordi e ammiriamo le decollète con cinturino alla caviglia che sfoggiava qualche anno fa. Lo stesso modello (tratto dalla collezione a/i 2006/2007), caratterizzato da alto platform anteriore, è stato indossato da Ashley Olsen, che riguardo alle scarpe Balenciaga ha più di una cosa da dire.



Appartiene al passato anche quest'altra immagine della Lohan: chiome bionde e sguardo fintamente truce, la nostra camminava su un paio di gladiator sandals, uno dei modelli più famosi, lanciato durante la stagione p/e 2005.



E' recente invece quest'altra immagine, che vede la Lohan indossare un altro paio di gladiator sandals. Stavolta niente tacco, perchè il modello in questione è rasoterra, impreziosito da tutta una serie di borchie di diverse dimensioni, che ricordano il giant hardware delle borse lanciate qualche tempo fa. Gli stessi sandali (appartenenti alla collezione p/e 2007) sono stati indossati da Nicole Richie, Kylie Minogue, Heidi Klum e Kimberly Stewart, il che dimostra come siano velocemente diventati it shoes.



Tornando alla collezione a/i 2006/2007, un altro modello che ha avuto successo è stato quello che vediamo qui sopra: stivali che arrivano appena sotto il ginocchio, resi particolari da zeppa frontale e piccolo tacco sagomato. Sia Ashley Olsen che Nicole Richie sono state avvistate con addosso un paio.



Nicole Richie è forse la celebrity che più di ogni altra ama incondizionatamente gli accessori Balenciaga: non contenta di possedere più di dodici borse (per le quali ha speso un piccolo capitale), ultimamente pare abbia sviluppato una dipendenza nei confronti delle scarpe. Qui sopra la vediamo indossare un paio di stivaletti aperti davanti e sul tallone, stringati e sagomati da una mascherina traforata, mentre nell'immagine sotto indossa altri stivaletti, completamente chiusi e con tacco a spillo a specchio. Entrambi i modelli appartengono alla collezione p/e 2008.



Finora abbiamo parlato solo di Ashley Olsen, ma la sorella Mary-Kate non è certo da meno per quanto riguarda la passione per le scarpe (e le borse) Balenciaga: nella foto qui sotto indossa un paio di gladiator sandals con zeppa e tiene in mano la tanto amata 'Oval'.



Di nuovo Ashley, che completa un look decisamente understated (semplice camicia bianca e jeans aderenti) con un paio di sandali Balenciaga che è impossibile non notare, una piccola scultura formata da listini incrociati, base di sughero e altissima zeppa frontale, senza tralasciare altissimi tacchi squadrati. Questi sandali appartengono alla collezione p/e 2007.



Ashley Olsen sembra ami accostare calzature eccentriche ad un abbigliamento lineare: è quello che ha fatto la scorsa settimana ad un evento mondano tenutosi a New York, al quale si è presentata indossando un maglioncino e una gonna in pelle (dalla linea 'The Row', ideata assieme alla sorella), ravvivati da un bellissimo paio di sandali Balenciaga. Realizzati in velluto tie-dye, sono stati visti anche addosso a Sarah Jessica Parker (che di calzature se ne intende), durante le riprese di uno spot pubblicitario.



Finora ci siamo imbattuti in scarpe sì eccentriche, ma tutto sommato portabili, o comunque rese appetibili da qualche dettaglio interessante; nelle collezioni Balenciaga, però, rientrano spesso e volentieri modelli così stravaganti da sembrare più oggetti alieni che scarpe da portare nella vita reale. Un esempio evidente sono i sandali indossati nella foto qui sotto da Beyoncè: fanno parte della collezione a/i 2007/2008, sono uno strano connubio tra i mattoncini Lego e le uniformi dei giocatori di hockey. Non c'è bisogno di dire che la cantante è stata l'unica ad aver scelto questo modello per partecipare ad un evento pubblico.



Sempre alla collezione a/i 2007/2008 appartengono gli stivaletti indossati da Hilary Duff. Completamente stringati davanti, si aprono strategicamente su un lato tramite una zip e hanno il tacco a stiletto. Nonostante siano distinti da dettagli potenzialmente allettanti (modello peep toe, tacco sottile, stringhe a gò-gò), non hanno avuto molto successo tra le celebrities, tanto che sono stati indossati in prevalenza con total look Balenciaga, arrivati dritti dritti dalla passerella.



L'attrice americana Jennifer Connelly, oltre ad essere amica personale di Nicolas Ghesquière, ne è diventata anche la musa, tanto da essere stata scelta come testimonial per la campagna-stampa p/e 2007. Ad ogni evento mondano recente, la Connelly ha indossato abiti ed accessori Balenciaga, trasformandosi quindi in una sorta di pubblicità vivente. Le sue scelte però sono state molto criticate, specie quando si è presentata alla premiere del film 'Reservation Road'; al di là del vestito, l'attenzione della stampa scandalistica si è concentrata sulle sue scarpe (c'è chi le ha definite 'cuccioli di zebra'), ritenute eccessive e poco eleganti.



Si dica quel che si vuole, ma la forza della maison, così come attualmente concepita, sta proprio nella capacità di stupire senza cadere nel grottesco o, peggio, nell'osceno. Lo sperimentalismo che distingue lo stile imposto da Ghesquière è a volte sin troppo lungimirante, tanto è in grado di anticipare le mode e le tendenze, se non addirittura di imporne di nuove.



Per concludere, i modelli che la sottoscritta considera maggiormente rappresentativi dello stile Balenciaga: strepitosa la versione alta dei gladiator sandals zippati visti addosso a Lindsay Lohan (questi sono stati indossati da Jennifer Lopez ed Asia Argento), mentre i sandali a destra sono un capolavoro minimale, impreziosito da un delicatissimo cinturino in strass con fiocco (riedizione di un bijoux disegnato da Cristobal Balenciaga).

[1] Sto ufficialmente raggiungendo il punto di non ritorno: dopo la 'City', la 'Besace' e la 'Day', annuncio trionfalmente (ma lo farò in maniera ufficiale e con dovizia di particolari più avanti) che sono diventata proprietaria di una 'Oval', borsa ormai fuori produzione, quindi pressochè introvabile.
Postato da: superqueen alle 00:52| commenti (14) | p.link

venerdì, maggio 02, 2008





Postato da: superqueen alle 00:24| commenti (25) | p.link

mercoledì, aprile 30, 2008
In attesa di passare in rassegna quanto si vedrà sulla prestigiosa passerella del Costume Institute Gala, previsto per il 5 maggio, 'Vogue US' porge il suo personalissimo omaggio al tema della mostra di quest'anno, ovvero 'Superheroes: Fashion and Fantasy', e lo fa con un bel servizio fotografico, realizzato da Craig Mc Dean, 'Daring Do'. Il servizio appare come un sentito omaggio ai supereroi dei fumetti classici Marvel e DC Comics, riletti in chiave contemporanea, grazie anche alla protagonista, la modella di origine canadese Coco Rocha, che rende ciascun personaggio ancora più eccentrico.



L'apertura viene affidata al personaggio di Poison Ivy, tra i più letali nemici di Batman, una giovane donna amante delle piante (Pamela Lillian Isley, al tempo della trasformazione, è un'esperta di botanica) che odia il suo prossimo e cerca di distruggerlo utilizzando ogni tipo di tossine. La modella sembra uscire dalle pagine dell'albo aperto ai suoi piedi, ha il capo coperto d'edera ed indossa un vestito appositamente disegnato da Olivier Theyskens, una coltre di organza verde con 'foglie' di piume e gocce di veleno in cristalli Swarovski.



Per quanto letale possa essere Poison Ivy, nessuna è più pericolosa di Catwoman, la vera nemesi di Batman, con il quale condivide il mascheramento (entrambi celano la propria identità sotto un costume ispirato al mondo animale) e una certa attrazione mai sopita. Il personaggio, portato mirabilmente sul grande schermo da Michelle Pfeiffer [1], è legato ad un preciso immaginario, ripreso da Dolce & Gabbana per la realizzazione del costume qui sopra. Metallo brunito è stato usato per il corsetto e i gambali, mentre scintillanti cristalli Swarovski illuminano la maschera a forma di testa di gatto; il mantello viene ingentilito da un tocco di tulle, mentre pericolose borchie acuminate caratterizzano le scarpe, opera di Christian Louboutin per Rodarte.



Più che una foto, l'immagine qui sopra ricorda un segno grafico: il volto e il corpo della modella sono stati celati per mettere in evidenza non solo il capo indossato (creazione esclusiva di Martin Margiela), ma anche l'essenza del personaggio interpretato, appartenente all'universo degli X-Men. Aurora (al secolo Jeanne-Marie Beaubier) ha la capacità del volo e una velocità superumana, emette una luce calmante e può accelerare le molecole in oggetti e persone, facendoli andare a pezzi.



Al mondo dei Fantastici Quattro appartiene invece Silver Surfer, enigmatico personaggio dalla pelle argentea che detiene il Potere Cosmico, grazie al quale ha capacità quasi divine, come quella di manipolare la materia dell'universo o la rigenerazione delle ferite. Al suo aspetto si ispira l'abito di Giorgio Armani disegnato per la mostra dedicata ai supereroi: realizzato in lucente satin di seta, ha il corpino impunturato, gonna a calice e maniche esageratamente a sbuffo.



La figura mitologica della sirena, metà donna e metà pesce, ha ispirato artisti in tutto il mondo sin dall'antichità [2], rientrando nell'universo DC Comics al fianco di Aquaman. Il personaggio interpretato da Coco Rocha è mollemente adagiato su una gigantesca perla ed indossa un costume ideato da Jean-Paul Gaultier, come possiamo intuire dall'inconfondibile reggiseno con coppe coniche.



Dawnstar, eroina di origine indiana appartenente alla Lega dei Supereroi, ha la capacità di volare ad una velocità superiore a quella della luce, a seguito di un esperimento genetico che l'ha così trasformata. Niente rimane del suo aspetto aggressivo se guardiamo lo splendido abito tutto ricamato a paillettes di Christian Dior, che pure a lei si ispira, salvo un paio di candide ali. John Galliano, evidentemente, ha preferito rendere omaggio allo stile degli anni '30, riferimento che non è sfuggito a Craig Mc Dean, il quale ha ritratto Coco come una diva platinata del cinema di quegli anni.
Molte altre sarebbero le eroine che animano i fumetti a cui rendere omaggio (da Elektra a Wonder Woman, passando per Vampirella e Lady Death), ma conviene prestare attenzione alle celebrities che calcheranno il red carpet davanti al Costume Institute di New York: sono sicura che qualcuna non mancherà di stupire, abbigliandosi magari come una di loro.

[1] Halle Berry è stata protagonista di 'Catwoman', film alquanto dimenticabile diretto da Pitof; in quel caso, il personaggio si caricava di un'ulteriore carica sadomasochistica.
[2] Alcuni esempi sono la fiaba di H. C. Andersen, 'La Sirenetta' di Walt Disney, il film-culto diretto da Ron Howard, 'Splash', e il più recente 'Aquamarine', che rilegge il mito in chiave adolescenziale.
Postato da: superqueen alle 00:49| commenti (9) | p.link

domenica, aprile 20, 2008
Prendete uno dei fotografi più controversi, una modella di fama internazionale, un'atmosfera spiccatamente Eighties e una citazione 'dotta' [1]; inseriteli in una cornice estiva, incentrata sul binomio piscina-colori fluo, ed otterrete 'Wish They All Could Be California Girls', servizio fotografico apparso sulle pagine di 'Vogue Nippon' di maggio. Il fotografo in questione non poteva che essere Terry Richardson, perennemente attratto da giovani poco vestite, il quale ha colto l'occasione per trasformare Isabeli Fontana in un vero e proprio simulacro, simbolo di un'epoca ormai trascorsa, ma anche di quell'eterno femminino che non muterà mai.



L'immagine di apertura è quasi programmatica, poichè contiene tutti gli elementi estetico-visivi che verranno mantenuti e sviluppati nel resto del servizio. La modella, di rosso vestita (ma scarlatte sono anche le unghie e la pochette che tiene in mano), è seduta su una sedia a sdraio e dà le spalle ad una piscina. Accanto a lei troviamo un'altra sdraio, su cui è steso un telo di spugna che reca la stampa di un'altra donna (ha gli occhi azzurri come quelli della modella). Non solo lo styling della modella richiama gli anni '80 (specie i capelli cotonati e gli occhiali finestrati, riportati in auge da Kanye West), ma anche lo stesso telo-spugna, dalla stampa ingenua e fintamente esotica, contribuisce a stabilire un legame con il passato.



Gran parte del servizio è stato scattato ai bordi di una piscina, che nell'immagine qui sopra vediamo bene. Si tratta di una piscina di qualche motel, simile a chissà quante altre strutture simili sparse in tutti gli Stati Uniti, una piccola oasi di benessere e di relax in un contesto solitamente decadente o peggio. La California a cui si fa riferimento nel titolo qui viene evocata solo in parte: non troviamo oceano e spiagge, ma solo colori forti e un'illuminazione abbacinante, 'racchiusi' in uno scenario quasi casalingo. Più che la California, queste immagini rievocano le atmosfere (e i colori) presenti in 'Miami Vice', serial tv di culto, che divenne famoso proprio negli anni '80.



Le tonalità dell'acqua vengono riprese ed amplificate nell'immagine a sinistra, dove tutto è azzurro, perfino le unghie di Isabeli e il cocktail che sta per bere (forse a base di 'Bombay Sapphire Gin'?), mentre nello scatto a destra il giallo fluo dell'abito da sera indossato dalla modella crea un piacevole distacco rispetto agli elementi naturali, l'azzurro dell'acqua e il verde delle palme.



Trattandosi di Richardson, non poteva mancare qualche immagine maliziosa, ed ecco che la modella viene ritratta indossando un paio di leggings fucsia di spandex (altro elemento che richiama gli anni '80) e un corsetto allacciato sulla schiena. Per la gioia dei feticisti, i bagliori investono anche le calzature, decollète di vernice rossa con cinturino alla caviglia e tacchi a spillo argentati. Trattandosi però di un servizio per 'Vogue', l'elemento osè non può prevalere sul resto, come dimostrano anche le due immagini successive.



La posa sexy assunta da Isabeli (la testa piegata leggermente di lato, le labbra dischiuse) è una sorta di promessa non mantenuta, vista la mise piuttosto castigata sfoggiata nello scatto; la cintura a bustier in pelle lucida, però, è quasi un guizzo che rimanda a qualcosa altro, un dettaglio che rende l'insieme irresistibile. Una particolare attenzione, poi, va rivolta alla seconda immagine. In qualche post fa si parlava dei fotografi che citano se stessi, riproponendo concetti già sviluppati precedentemente: in questo caso Richardson rende omaggio ad una delle sue foto più famose, riproponendola con le ovvie varianti del caso. Di nuovo è il rosso che domina l'intera immagine, sia negli abiti e negli accessori indossati dalla modella, sia (e soprattutto) nella poltroncina di plastica trasparente che campeggia al centro della scena, una sorta di filtro attraverso cui penetra la luce del sole.



L'azzurro e il giallo sono due colori che abbiamo già notato precedentemente e vengono ripresi anche qui: nell'immagine a sinistra diversi toni di blu caratterizzano l'abito con volant laterale, le decollète e lo stravagante mono-orecchino sfoggiati da Isabeli, ma anche la mini-moto su cui è seduta, mentre il giallo fluo colora l'aderente abito-canottiera che vediamo a destra, le decollète con tacco a spillo e il tubo di plastica tra le mani della modella. E' interessante notare come la linea degli abiti presentati (non dimentichiamo che si tratta pur sempre di un servizio di moda) ricordi,in qualche modo, i trend impostisi negli anni '80: i colori fluorescenti, i tessuti sintetici dall'aspetto lucido (lo spandex ne è senz'altro l'apoteosi), i volant, i decori geometrici, gli accessori tono su tono, i dettagli eccentrici.



L'immagine che idealmente chiude il servizio è stata scattata all'esterno del motel di cui, fino a questo momento, avevamo visto solo la piscina e poco altro. Colpisce la stravaganza della costruzione (mattoni a vista e una struttura a gradoni, attraversata da una fascia di metallo, a cui si aggiunge l'immancabile scritta al neon), su cui si appoggia Isabeli, vestita di fucsia. A differenza di molti altri servizi realizzati da Richardson, questo non si distingue per la peculiarità della narrazione (qui del tutto assente), quanto invece per l'attentissima ricerca cromatica e per il mood, come puntualizzato precedentemente, che recupera certe atmosfere ormai passate ma non per questo meno affascinanti.

[1] La citazione è tratta ovviamente da 'California Girls' di David Lee Roth, il frontman più pagliaccio nella storia del rock moderno.
Postato da: superqueen alle 01:18| commenti (6) | p.link

domenica, aprile 13, 2008
Non penso di dover aggiungere molto alla foto qui sotto, che ritrae la sottoscritta e la sua primogenita in un raro momento di gioco (la primogenita attualmente si concentra su attività primarie quali dormire e mangiare). Dalla sua nascita è già trascorso un mese; se solo penso a quanto velocemente sono passati questi trenta giorni, mi sento ancora più vecchia di quello che sono (d'altronde, appena nata l'ho avvertita che avrebbe avuto una mamma 'anziana'). Come recita il titolo del post, il tempo vola quando si diventa genitori [1], e questo mese non fa che confermarlo.



Forse qualcuno si chiederà come sta andando la convivenza tra Supercucciola, Superqueen e l'Ing, quindi ecco qualche dettaglio su quanto abbiamo vissuto e quanto sta succedendo:
- la prima notte trascorsa a casa è stata tragica: Cucciola aveva una fame bestia ma la sottoscritta ancora non aveva latte a sufficienza per nutrirla. Ho rimosso parte dei ricordi legati a quelle ore insonni e non ho nessuna intenzione di recuperarli. Una volta giunta la cosidetta 'montata lattea' (nel mio caso 'fiume latteo'), le cose sono andate decisamente meglio;
- le prime due settimane dopo il parto per me sono state tragiche (se esistesse un aggettivo ancora più negativo, lo userei senz'altro): ai pianti incontrollati e immotivati si sono aggiunte la sensazione di 'non avere più la spina dorsale' (in senso lato: mi sentivo priva di forze psicologiche ma soprattutto fisiche) e una variegata gamma di preoccupazioni infondate, con la quale ho fatto del mio meglio per minare la già inesistente autostima. Così come è arrivata, però, la crisi se ne è andata, quindi ora la  condizione è nettamente migliorata;
- Bianca è una bambina tranquilla e tanto dolce: dorme come un sasso specie di notte e di mattina, concentra i momenti di nervosismo di pomeriggio e di sera ma niente di sconvolgente (in compenso, alla prima crisi vera - aria nella pancia e una *colica* - ci siamo precipitati al pronto soccorso). Piange 'come un'aquila spennata' quando ha fame o ha voglia di tetta (il suo unico oggetto del desiderio), quando vuole essere cambiata o quando vuole stare in compagnia; insomma, è una neonata con le esigenze di tutti i neonati, eppure per me è speciale. Ascolta di tutto, ma ha una predilezione per i Nirvana, per Bob Marley, per lo String Quartet e per il progetto 'Rockabye Baby';
- il mondo in cui ero abituata a vivere si è improvvisamente ristretto e questo ha avuto qualche effetto collaterale. Non che prima fossi una globetrotter, ma è incredibile come la mia vita si sia contratta in qualche stanza (la camera da letto, la cucina, il bagno) e nelle strade intorno casa (dove porto la piccola in passeggiata, quando il tempo lo permette). La reazione a questo e alla conseguente impossibilità di uscire a fare shopping (anzi, di uscire tout court) è stata l'acquisto di cosmetici su eBay. Ridete pure di me, ma nel giro di due mesi ho accumulato prodotti che basterebbero per un esercito di drag queen, il che è abbastanza assurdo (se non esco, non mi trucco, quindi a che serve tutta quella roba?). Il bottino consiste in due fard Nars (ma si sa che io ho una fissa per i fard, unico cosmetico che metto anche quando sto a casa), un pennello per blush Bare Escentuals, un eye-liner in crema Clinique, un numero imprecisato di prodotti MAC, dai quali sono diventata ufficialmente dipendente (un paint pot, due ombretti, una cipria, un rossetto in crema, un balsamo per labbra e un gloss, un pennello per fondotinta), un fard liquido e un altro balsamo per labbra (profumato alla rosa). Le mie tasche chiedono pietà, ma il morale ne trae giovamento;
- l'Ing è un papà presente e servizievole, ma iperprotettivo: cede malvolentieri la bambina a chi vuole tenerla in braccio (siano i miei genitori o i suoi o chicchessia), ma trascorre con lei tutte le sere, lasciando a me un po' di tempo libero;
- l'allattamento è un'esperienza bella e costruttiva, non priva di lati negativi (quando Cucciola si attacca al seno, vedo le stelle, tanto è la sua foga di poppare, ma quando salta la poppata notturna perchè dorme come un sasso e il latte 'straripa', è ancora peggio), ma soprattutto alienante. Le prime settimane, seguendo le indicazioni delle puericultrici del nido, ho avuto la scellerata idea di applicare l'allattamento a richiesta (la bimba vuole attaccarsi 24 ore su 24? E lasciamoglielo fare!): Bianca mangiucchiava, mi aveva presa per il suo ciuccio personale, tenendomi incatenata ad una sedie per ore ed ore. Dopo l'ennesima crisi (la piccola era stata attaccata per un'ora e aveva preso pochi grammi di peso [2]), su consiglio della pediatra ho cambiato tattica, riducendo il tempo di poppata (massimo mezz'ora) e migliorando quindi l'intera esperienza. L'idea di alienazione comunque rimane: per quella mezz'ora siamo io e lei, in una specie di bolla spazio-temporale, in cui il tempo scorre lentissimo e in cui nessun altro può entrare.

Questo è quanto. Mi fermo perchè non voglio che il mio ego materno si prenda troppo spazio anche qui (già lo fa nella vita reale), riservandogli però la possibilità di fare sporadiche sortite per aggiornarvi su quel che succede in casa e sui progressi di Cucciola.

[1] A volte la percezione è che il tempo voli, no matter what, eppure, da quando sono diventata mamma, questa sensazione è quanto mai presente.
[2] Sì, lo ammetto: dopo aver acquistato la bilancia elettronica, sono diventata maniaca della doppia pesata, prima e dopo la poppata. E' stressante, da un certo punto di vista, perchè ho sempre l'ansia da prestazione e temo che la bambina non abbia tirato latte a sufficienza, però ormai la dipendenza è totale.
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mercoledì, aprile 09, 2008

La fotografia di moda, così come altri ambiti dell'arte e dell'immagine, ha un carattere marcatamente onnivoro: si nutre di qualsiasi aspetto della vita e dell'espressione umana, arrivando addirittura a citare se stessa, nel disperato tentativo di fermare, ancora una volta, un attimo magico su pellicola. In alcune occasioni, questo carattere travalica il concetto di citazione od omaggio, per diventare, più biecamente, puro e semplice riciclaggio. Quando si usa questo termine, lo si fa per indicare un processo che non ha mai connotazioni positive (pensate a chi rifila al primo malcapitato un regalo non gradito), eppure bisogna essere abili anche nel riciclare, facendolo con una certa classe.
Ci sono senz'altro riusciti Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, tra i fotografi più conosciuti ed apprezzati del settore. Chiamati a realizzare la campagna stampa della
collezione p/e 2008 per Roberto Cavalli, non sono venuti meno alla loro fama, dando origine ad una serie di scatti suggestivi, con protagoniste tre top-model di spicco, ovvero Daria Werbowy, Kate Moss ed Eva Herzigova. Le modelle interpretano alla perfezione il mood voluto dallo stilista fiorentino nella sua collezione, uno spirito romantico enfatizzato da abiti stampati a fantasie floreali, impreziositi da ricami e volant, realizzati in colori tenui e perlopiù neutri. Lo spirito in questione viene ulteriormente sottolineato da bellissime pettinature, lunghe code o trecce fermate da orchidee bianche o fucsia, una sorta di riedizione del look orgogliosamente sfoggiato da Frida Kahlo.

La leggerezza è un concetto su cui ruota non solo la collezione, ma anche la stessa campagna-stampa. Nell'immagine qui sopra, ad esempio, il dinamismo delle modelle mette in risalto la linea morbida ed ampia degli abiti; soprattutto Eva Herzigova viene ritratta nell'atto di spiccare un salto, mentre Daria e Kate posano elegantemente (notare la linea sinuosa delle loro braccia).
Gran parte del fascino che emana da queste immagini è dovuto alla location. Le modelle si trovano a bordo di una piscina, illuminata da una luce verde, di cui vediamo solo pochi dettagli (un'ansa, alcuni gradini, una vasca più piccola al suo interno), ed è questo il fulcro attorno a cui si costruisce l'azione.

I dettagli e le scelte cromatiche sono fondamentali, come emerge dai due scatti qui sopra: a differenza delle immagini precedenti, queste sono dominate da colori vivaci, sia negli abiti indossati (splendido il lungo abito da sera in chiffon degradè), sia nella poltroncina fucsia dalla forma tondeggiante. Il secondo scatto, in particolare, è riuscito poichè assume una valenza quasi simbolica (al pari della colomba, appollaiata sulla mano di Daria).

Colori vivaci e fantasie giustapposte caratterizzano anche queste due immagini. Elegantissima la prima, dove le modelle indossano begli abiti da sera con stampa floreale, mentre la seconda è un po' la versione che i due fotografi danno dell'estetica lesbo-chic (per lo meno, questa è la lettura che ne hanno dato i critici).

Le ultime due immagini hanno come protagonista Eva Herzigova, unica abitatrice di un microcosmo dominato dalla grande piscina illuminata di verde e dalla poltroncina fucsia. Nella prima, il verde dell'illuminazione 'esce' dai confini d'acqua e dilaga sull'abito della modella, la cui posa, arcuata all'indietro, echeggia le curve della poltroncina, presente in un angolo. Altro leit motiv che percorre la campagna sono gli effetti luminosi che troviamo sullo sfondo. La campagna è stata realizzata in una dimora provvista di piscina terrazzata, che si affaccia sul panorama di una grande città; le luci di questa città costituiscono l'ideale sfondo (sfocato, a volte 'fiammato') di immagini dal forte impatto visivo.
Fin qui, tutto bene, quindi
dove sta il problema (se di problema si vuole parlare)? Ebbene, le immagini realizzate per Cavalli sembrano la continuazione di un servizio apparso sul mensile statunitense 'W' nell'aprile del 2007, con protagonista Hilary Rhoda, ideato e realizzato da Inez e Vinoodh.

Piscina, poltroncina e luci della città: in tre parole ecco riassunti i caposaldi di questo servizio, ma anche della campagna-stampa che abbiamo appena ammirato. Le differenze tra i due ovviamente esistono, ma si ha come la sensazione che le immagini realizzate per Cavalli manchino del mistero e della classe che invece caratterizzano questo servizio, è come se ne fossero la brutta copia, con colori più sgargianti e protagoniste famose. Tutto, nel servizio, è più elegante, sinuoso e sexy; anche quando il riciclaggio si fa spinto (come nel caso del secondo scatto, dove la posa della modella ricorda quella 'all'indietro' della Herzigova), la copia non riesce mai a superare (ma nemmeno uguagliare) l'originale.

La poltroncina qui è una piccola scultura in pelle color rosa cipria, con lo schienale imbottito che la rende simile ad una conchiglia; l'arredamento inoltre consiste in un basso tavolino di vetro, su cui sono appoggiati oggetti non meglio identificati. Anche gli abiti - da sera, illuminati da paillettes, realizzati in tulle o attraversati da vertiginose scollature - contribuiscono a rendere l'atmosfera intrigante. Un fondamentale contributo lo dà la modella, pettinata come una diva d'altri tempi, ma al tempo stesso contemporanea musa ispiratrice per immagini seducenti.

Nella campagna per Cavalli molta importanza viene data ai colori: questo passa leggermente in secondo piano nel caso del servizio, dove si prediligono toni più smorzati, ma non per questo meno convincenti. La piscina è ancora illuminata di verde, ma in modo più soft, meno urlato; lo stesso dicasi per gli abiti, scelti nelle tonalità acquatiche del blu e dell'azzurro polvere, in bianco e nero con tocchi di rosa pastello, in marrone e in oro metallizzato.

Gli ultimi due sono, a mio parere, gli scatti più riusciti dell'intero servizio, specie il secondo, in cui la modella viene colta nel momento in cui si siede (saltando, immaginiamo) sulla poltroncina. Trovo sublime il modo in cui la gonna si apre a corolla, richiamando i volant che impreziosiscono le maniche del bolero che indossa. E poi è straordinario il modo in cui le maliziose suole rosse delle decollète Louboutin fanno da contrasto al bianco dell'abito e al rosa della poltrona. La perfezione sta tutta nei dettagli, qualcuno disse un tempo, e di questo sono fermamente convinta anch'io; ecco perchè ritengo che la campagna-stampa di Cavalli sia tra le più ruffiane attualmente in circolazione, d'altronde i due fotografi hanno 'risciacquato' un'idea passata, presentandola come novità. E' questa, mi chiedo, l'onestà intellettuale che dovrebbe fare da guida al lavoro di ogni artista? O anche in questo ambito, ormai, non dobbiamo aspettarci nulla di nuovo o di buono, ma solo copiature, citazioni ovvie e riciclaggi?

Postato da: superqueen alle 18:05| commenti (13) | p.link

domenica, aprile 06, 2008

Nonostante sia alle prese con una voracissima Superprincess e tutto quel che ne segue (prima o poi scriverò un post su queste prime settimane, tra poppate, bagnetti, lavatrici, sterilizzatori e granuli omeopatici contro le coliche), approfitto della sua nanna per rimettermi in pari con 'What Is In My Bag?', il primo ed unico reality show di questo blog, sempre pronto a mettere il naso nelle borse altrui, per tirarne fuori dettagli succulenti e particolari inconfessabili. Nella mia casella di posta da mesi giacciono contributi di solerti lettori in attesa di essere pubblicati, come quello di Raffyy, la protagonista della puntata odierna (a lei sono già state dedicate altre due puntate).
La borsa ritratta nell'immagine qui sotto appartiene alla collezione a/i 2007/2008 di Max&Co: è una shopper in pelle
dalla linea morbida, pulita ma originale. Raffyy l'ha inizialmente avvistata sul catalogo in marrone, colore che non la convinceva; una volta vista dal vivo nella versione verde petrolio, è rimasta di nuovo folgorata, decidendo di acquistarla definitivamente. Personalmente non avevo mai visto questa borsa, ma devo ammettere che ha conquistato anche me, specie per la forma e le dimensioni.

Vediamo ora di rovistare al suo interno, passando al vaglio tutto il contenuto.

Escludendo le cose più ordinarie, qui non presenti (fazzoletti, chiavi, spray per occhiali), di fisso nella borsa di Raffyy c'è sempre posto per
- un libro (in questo caso "The Portable Edith Wharton" della Penguin, con racconti, lettere ed estratti di romanzi della grande scrittrice statunitense)
- la chiavetta usb con nastro delle patatine Wackos
- un bloc notes (di Keith Haring) con penna (uno dei tanti omaggi di cancelleria raccattati al Salone del Libro)
- il portafogli con soffioni Furla e la Moleskine (Raffyy ha decorato quest'ultima disegnandovi dei soffioni con l'UniPosca)
- il cellulare personale Samsung viola
- i guanti griffati Upim in puro suino!
- abbonamento alla corriera e tesserino della metro

Non manca una trousse in cui sistemare l'occorrente per il make-up, fotografato su una tovaglietta acquistata a Copenhagen:
- i due rossetti Clinique (nelle tonalità 'Deeply Rose' e 'All Heart')
- il Labello
- il fondotinta compatto Shiseido
- il mascara completamente ecologico Lavera (acquistato su Sai Cosa Ti Spalmi
)
- la matita occhi Clinique 'Cream Shaper' in marrone

Come già notato nelle due puntate precedentemente dedicate a Raffyy, le sue borse si distinguono per non essere a tutti i costi modaiole, e già questo parla chiaro sulla personalità e i gusti della nostra amica. Penso sia del tutto comprensibile desiderare di possedere la it bag del momento (e su questo punto la sottoscritta è particolarmente sensibile; a proposito, qui si è ancora alla ricerca disperata di una Balenciaga 'Oval'), ma è altrettanto plausibile volersi sganciare dalla moda corrente per scegliere un modello classico, quindi potenzialmente sempre in voga. Mi hanno sempre affascinato le persone che impostano le proprie scelte quotidiane di stile (saranno sì frivole ma hanno un'importanza non trascurabile) sulla base di questo concetto, forse perchè io ne sono del tutto incapace.
Passando poi al contenuto, dopo aver notato per l'ennesima volta la mancanza assoluta di accessori hellokittosi, troviamo la conferma di come Raffyy sia legata alla letteratura, alla scrittura e alla lettura (d'altronde, il suo lavoro si svolge proprio in questi ambiti!), senza per questo rinunciare a qualche tocco artistico, come dimostra il bloc notes con la stampa di Haring, ma soprattutto la personalizzazione della Moleskine. Non manca una parte del bagaglio quotidiano dedicata alla bellezza: anche qui si sente la forte personalità di Raffyy, che opta rossetti dalle tinte vivaci e un mascara ecologico, a dimostrazione di come anche la scelta di oggetti apparentemente di secondo piano possa parlare apertamente di noi e delle nostre convinzioni.

Postato da: superqueen alle 23:17| commenti (10) | p.link

domenica, marzo 30, 2008
Su queste pagine, nel corso degli anni, si è sempre tentato di presentare il lato più eccentrico, stravagante ed innovativo della fotografia di moda, seguendo dei percorsi tematici precisi o semplicemente la carriera di alcuni fotografi (Miles Aldridge, Terry Richardson e Juergen Teller su tutti). A volte però capita che l'attenzione sia attratta non da uno stile particolare, che si ripropone nonostante cambino setting e soggetti, ma dal setting e dai soggetti stessi: è questo il caso di 'In Time with the Music' di Mark Seliger, apparso sulle pagine di 'Vogue Italia', nel numero di febbraio 2008. Il servizio è stato realizzato da un fotografo fino a poco tempo fa a me ignoto, il cui stile personale può definirsi piuttosto generico (a prima vista pensavo si trattasse di immagini di Annie Leibovitz), il che - in questo frangente - non è affatto un male; certo, il risultato non è sconvolgente per la sua rottura con le regole dell'arte visiva, eppure colpisce per la leggiadria e per il fascino che cela.
Gli scatti sono stati colti in un luogo dalla fortissima carica simbolica, il 'Baryshnikov Arts Centre', da poco aperto a New York per volontà di colui che rimarrà per sempre legato al mondo della danza, ovvero Michail Baryshnikov. Il danzatore di origine sovietica (ma definirlo semplicemente 'danzatore' è riduttivo [1]) ha deciso di ospitare nelle sale colme di luce alcuni membri della compagnia americana che per prima l'ha ospitato tra le sue fila, ovvero l'American Ballet Theatre. Dopo la defezione del 1974 e la decisione di chiedere asilo politico agli Stati Uniti, Baryshnikov non solo è diventato stella dell'ABT ma presto è assurto al ruolo di direttore artistico, portando la compagnia a livelli di fama fino a quel momento sconosciuti.

Dal punto di vista meramente commerciale, il servizio fotografico è un editoriale dedicato alla collezione Fendi p/e 2008: gli abiti sono in primo piano, eppure, per le loro caratteristiche (gonne gonfie, uso di crinoline ed organza, mantelline e maniche ad aletta), si fondono perfettamente con l'ambiente in cui sono inseriti. La composizione di ciascuna immagine è stata costruita con attenzione e cura, in modo da far risaltare non solo gli abiti, ma anche le ballerine professioniste dell'ABT: diafane nei loro completi color carne, i capelli adornati da fermagli a forma di fiore o da complesse coroncine, sono le vere protagoniste, che catturano lo sguardo dello spettatore con la loro grazia.

Come l'immagine precedente era incentrata sui toni neutri eppure luminosi del beige e del rosa cipria, così lo scatto qui sopra è dominato dal nero e dal rosso (non solo presente nell'abito indossato dalla modella, ma anche nei body, nelle calze a rete e nei leggings dei ballerini), e dal blu. La luce che illumina la scena ha un che di notturno, di acquatico, proprio grazie a questa tinta profonda di cui si accende il muro con mattoni a vista, sullo sfondo.

Di nuovo la luce caratterizza l'immagine che vediamo, anche se la qualità dell'illuminazione è leggermente diversa rispetto al primo scatto. Le ballerine sono impegnate in esercizi alla sbarra e a terra: alcune di loro indossano i consueti body con gonnellini, mentre altre sono abbigliate con abiti Fendi. Palese, nei motivi ornamentali a cerchi concentrici (vero e proprio leit motiv dell'intera collezione), il riferimento al mondo della danza ed in particolare alle pirouettes.

Per sottolineare ulteriormente il simbolo del cerchio, già presente su gonne e mantelline, viene introdotto un cerchio di legno nell'immagine qui sopra, elemento che inscrive la modella, ma riferimento anche alla perfezione, intesa come qualità in senso lato a cui devono aspirare i danzatori. Da notare, oltre agli abiti, anche le bellissime cinture che segnano la vita delle modelle, impreziosite da pietre dure, piccole opere d'arte dallo stile vagamente astratto.

Splendido il contrasto tra il rosso scarlatto e il nero luminoso, presente nell'immagine qui sopra. Oltre alla sbarra, elemento presente anche nelle altre foto, qui intravediamo una scala a chiocciola (su cui è seduta la modella in rosso) e un pianoforte a parete, altro elemento presente in tutte le sale prove del mondo. L'armonia delle forme e delle posizioni assunte dalle ballerine è amplificata dai bagliori serici provenienti dalle loro scarpette da punta.

Solo nell'ultimo scatto, con un coup de theatre, appare Baryshnikov, ritratto (di profilo) non mentre danza, ma seduto ad una sedia dalla foggia antiquata, nell'atto di accarezzare, con fare tra il paterno e il protettivo, una ballerina vestita di nero e di bianco, stesa ai suoi piedi. Interessante il contrasto tra l'eleganza degli abiti indossati e la 'rudezza' dell'ambientazione (il muro ha i mattoni a vista, il parquet è lasciato grezzo), ma quel che davvero colpisce è la ieratica serenità che sembra emanare da questa immagine, degna conclusione di un servizio non rivoluzionario ma ben realizzato.

[1] Lo sanno bene le fan di 'Sex and the City', che conoscono Baryshnikov per aver interpretato l'artista Aleksandr Petrovsky nell'ultima stagione del serial tv. D'altronde, questa è solo l'ennesima prova d'attore per il ballerino, che ha interpretato, tra gli altri, film (in parte autobiografici) come 'Due Vite, Una Svolta' di Herbert Ross e 'Il Sole a Mezzanotte' di Taylor Hackford.

Postato da: superqueen alle 23:03| commenti (27) | p.link

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