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Immagine di Superqueen
Postato da: superqueen alle 21:58| | p.link
Se avessi aperto questo blog nove anni fa, ora non sarebbe quello che è – una raccolta di immagini e parole dal mondo che c’è fuori – bensì un ‘blog che suona’, ebbene sì, un blog musicale. Non lo è perché io sono ormai fuori dal ‘giro del rock ‘n roll’, ascolto soprattutto vecchiume e frammenti che mi rimangono del passato; l’unico disco del 2004 che ho comprato è ‘Uh Huh Her’ di PJ Harvey, sufficientemente lo-fi per non andare in testa alle classifiche. In questi giorni ho riesumato alcune cassette che custodisco religiosamente, le ho riascoltate e la magia è emersa di nuovo, intatta come lo era nel biennio 1995/1996, come intatto è rimasto il fascino delle due voci (la coppia Pandolfi-De Luca), che conducevano il programma radiofonico che segna quel biennio, ovvero ‘Planet Rock’. Non so se venga ancora trasmesso da Radio Due e chi lo conduca, so solo che, quando i conduttori cambiarono, cambiò inevitabilmente la musica e io non lo ascoltai più, se non sporadicamente. Molte sono state le notti trascorse ad ascoltare ‘il Planet’, a registrarne i passi salienti e ad imprimere nella memoria suoni che non ho più ritrovato altrove: quale altro programma potrebbe inserire nella sua scaletta le L7, le Babes in Toyland, i Sonic Youth e Angel Corpus Christi? In quegli anni, poi, c’erano anche Niki (che ora conduce un programma su Radio Onde Furlane, lui ci è rimasto, nel giro) e ‘I Tre Porcellini’, il negozio in Piazzale Osoppo il cui gestore, Daniele, mi accoglieva con le note morbide di ‘Sugar Water’ delle Cibo Matto e mi procurava le elucubrazioni lounge dei Combustible Edison; ho passato interi pomeriggi seduta su una delle sedie rosse addossate alla parete, ascoltando la sua musica e fissando il soffitto ricoperto di poster di vecchi concerti. Nell’ascolto di musica sono sempre stata onnivora, ma senza una guida super partes mi perdo: allora la guida era la radio, adesso mi arrangio come posso, tra Niki e il mio ex supervisore di tirocinio, ma non è – purtroppo – la stessa cosa.
Postato da: superqueen alle 18:34| | p.link
Meisel’s Living Dolls
Steven Meisel sembra aver ricoperto da tempo un ruolo fondamentale: fotografo di punta dell’edizione italiana di ‘Vogue’, le cui immagini finiscono puntualmente anche in copertina (dopo un breve controllo, posso affermare che – da gennaio a luglio 2004 – sette su sette sono sue). Ora, non intendo mettere in dubbio l’inattaccabile arte di un fotografo così eclettico (anche se, onestamente, lo trovo molto manierato), bensì porre l’accento sulla complessità dell’iconografia a cui si rifà nei servizi che compongono l’ultimo numero della rivista. A prima vista, ‘Trendspotting’ sembra essere il solito elenco di tendenze-moda per la prossima stagione invernale (i piccoli abiti neri, il tweed, il mood gotico, gli smoking e così via), se non fosse per le donne che interpretano queste tendenze: inquietanti presenze dal caschetto biondo e labbra cremisi, la pelle illuminata da una luce livida, immerse nello scenario brullo di un cantiere. Ciò che colpisce è la fissità a cui Meisel le ha volute costringere: spesso ritratte distese per terra (ma questo è un marchio dello stile del fotografo), pensose, ad occhi chiusi, imbronciate, manichini platinati che distolgono lo sguardo da colui che osserva. Dopo anni di minimalismo e realismo assoluto anche in campo della fotografia (basti pensare agli scatti ‘casuali’ di Corinne Day o di Terry Richardson), l’artefazione e la complessità sono rimesse in scena da Meisel: impone alle modelle caschetti biondi che ricordano i bambini alieni di ‘Village of the Damned’ di Wolf Rilla, le veste tutte uguali e le ‘mette a dormire’ sotto una striscia di plastica (baccelli giganti?), le fa diventare un’unica entità, le cui componenti differiscono non nei tratti somatici ma nei vestiti che indossano.
Un’operazione ancora più sofisticata è messa in atto con ‘Pulp – His Kind of Woman’, patinati scatti ispirati – per stessa dichiarazione di Meisel – all’arte vintage del pittore Jack Vettriano. Il risultato è una serie di immagini perfette nella loro fissità, in cui l’azione è ‘congelata’ in istanti di tensione emotiva ed erotica; intrighi tra gangsters e femme fatales, giochi di sguardi e soft bondage, pelle nuda e tacchi a spillo, poltrone di pelle e pesanti tendaggi alle pareti: un rincorrersi di echi che riporta alla letteratura di genere (e a James Ellroy, in primis) e ai crime movies di Lang e Huston, a cui si aggiungono la raffinatezza di abiti da sera, gioielli d’effetto e l’impagabile trasparente-opaco delle calze su giarrettiere. Il cinema e la pittura si fondono per dare vita a tableaux carichi di suspense, in cui ogni dettaglio, anche un semplice graffio sulla carta da parati o il fascio di luce polverosa di un proiettore, aggiunge significato al tutto.
Postato da: superqueen alle 19:20| | p.link
Il ritorno dalle ferie è stato più difficile del previsto: per una settimana sono riuscita ad accantonare quanto successo finora (i mal di testa, la tristezza, la solitudine) ma, una volta tornata a casa, mi è tutto ripiombato addosso, peggio di prima. Ieri sera penso di aver toccato davvero il fondo, spaventando a morte mio marito con una crisi di pianto irrefrenabile, non so nemmeno io cosa mi sia successo, ma mi sono ripromessa di non volerlo sperimentare un’altra volta. La morale? Viaggiare con l’intenzione di ‘sospendere’ momentaneamente i propri fantasmi non serve a niente, quando si torna alla quotidianità è come se non ci si fosse allontanati nemmeno di un passo. In tutto questo, comunque, ho avuto modo di appurare come la composizione di Fiori di Bach che ho preso per un mese abbia sortito pienamente il suo effetto, speriamo che lo stesso succeda con la prossima!
Postato da: superqueen alle 18:35| | p.link
E’ arrivato il momento dei saluti: questo blog chiuderà per una settimana circa, in concomitanza al tanto atteso periodo di distacco e ricreazione. Come di consueto, le mie membra si crogioleranno in una qualche spiaggia del Sud e il mio stomaco esulterà alla vista dei manicaretti che il parentame tutto non mancherà di elargire. Si ritorna quindi al paesello, dove rivedrò i miei nonni, cugine/i di tutte le età , zii ed amici vari, spero di non farmi sopraffare dal calore umano, a cui potrei anche abituarmi. Inoltre, per non interrompere quanto già iniziato da qualche tempo (la presenza, qui, di immagini più che di parole), lascio una versione un po’ così della sottoscritta, un altro autoritratto dalle intenzioni non pienamente rispettate – i capelli su metà viso, lungi dal ricordare Veronica Lake, sembrano una patetica copia dello ‘schiaffo’ esibito da Pina Fantozzi, ma tant’è.
Postato da: superqueen alle 14:54| | p.link
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Postato da: superqueen alle 19:22| | p.link
I Want to Break Free Oggi, rivedendo per l’ennesima volta ‘Everybody’s Fool’ degli Evanescence, mi sono accorta di come esista un filo conduttore che lega certi video musicali, le cui protagoniste – chi per rabbia, chi per depressione – rompono un vetro o uno specchio per esprimere quello che provano. Altri esempi? ‘Don’t Let Me Get Me’ di Pink (lei rompe con un pugno lo specchio di un bagno scolastico), ‘Fighter’ di Christina Aguilera (che si libera a suon di pugni da una teca di cristallo), ‘Toxic’ di Britney Spears (mi sembra che infranga una qualche parete fragile mentre indossa i panni della vamp rossa). E’ interessante come, secondo l’iconografia dei video contemporanei, la crescita e la maturazione – o il disagio interiore – delle reginette del pop passi attraverso l’infrazione di regole ed imposizioni (vere o presunte) rappresentate da una superficie riflettente.
Postato da: superqueen alle 18:52| | p.link
Ho appena ricevuto una mail dal mio fumettaro, nonchè 'pusher' di dvd: sono arrivati 'Delitto in Formula Uno' e 'Squadra Antifurto' di Bruno Corbucci, interpretati da colui che, per diversi motivi, considero il mio uomo ideale nonchè icona del cinema italiano di genere degli anni '70/'80: Nico Giraldi, alias Tomas Milian. Ok, nei prossimi giorni marito, genitori, suoceri, nipotina, anatroccoli del vicino e parrucchiere del piano di sotto mi daranno per dispersa. Aggiornamento Come previsto, appena tornata a casa con i dvd in borsa, mi sono sistemata in salotto e via con la visione di entrambi. Conoscevo bene ‘Delitto in Formula Uno’, avendolo già visto cinque volte, quindi nessuna novità ma piacevoli conferme; ‘Squadra Antifurto’, invece, l’avevo visto solo una volta, parecchi anni fa, quindi è come se l’avessi visto oggi per la prima volta: trama più consistente di quanto avviene nella serie dei ‘Delitti’, più azione e soprattutto un ‘maresciallo’ Giraldi (diventa ispettore solo più avanti) molto più sexy di quanto mi ricordassi!
Postato da: superqueen alle 18:49| | p.link
Postato da: superqueen alle 18:21| | p.link
A grande richiesta, ecco la mia nuova fatica: l’ennesimo cuscino ricamato a punto a croce. Anche stavolta, come nel primo caso, si tratta di rose, fiori che non mi piacciono particolarmente ma che – ricamati – diventano straordinariamente romantici e old fashioned. A differenza dei due precedenti, questo non troneggerà sul mio divano rosso, bensì su quello beige di mia sorella, la quale, approfittando del mio tempo libero, mi ha commissionato un cuscino, richiesta che sono stata ben contenta di esaudire.
Oggi, tra una crisi di pianto e un giro della casa vuota, ho riflettuto su quanto sia brutto, angosciante ed alienante vivere da soli, così come sono sola io per la maggior parte della giornata. Nel paese dove abito adesso non conosco nessuno, i miei abitano a mezz’ora da qui, mio marito lavora tutto il giorno e rientra la sera, è ovvio che la mia ipocondria galoppi. Ogni tanto prendo animo e vado a Bassano o ad Asolo a farmi un giretto, giusto per cambiare aria e vedere un po’ di gente (e fare due chiacchiere con il fumettaro), ma ormai ho la sensazione di sentirmi sola ovunque. A metà maggio, quando finii la scuola di specializzazione, l’idea di poter stare a casa e avere un sacco di tempo libero a disposizione sembrava semplicemente fantastica, ma l’euforia, come succede sempre, è presto passata, perché la solitudine è difficile da sopportare. La cosa che mi pesa di più? Non poter parlare con qualcuno, non avere nessuno con cui sfogarmi, con cui discutere del più e del meno, non avere nessuna amica vicina con cui trovarmi. Chissà che arrivi presto settembre e che qualche scuola decida di avvalersi della sottoscritta per insegnare l’inglese, voglio tornare a sentirmi utile per qualcuno.
Postato da: superqueen alle 18:40| | p.link
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