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Postato da: superqueen alle 14:51| | p.link
Sono stata sommersa da una piena di musica: un mio carissimo amico (quello rimasto nel ‘giro del rock ‘n roll’) mi ha mandato due cd contenenti gli mp3 di - ‘Show’ e ‘Staring at the Sea’ dei Cure - ‘The Holy Bible’ dei Manic Street Preachers - ‘Chutes Too Narrow’ dei The Shins - ‘The World Won’t Listen’ degli Smiths - ‘Elefante’ dei Verdena - ‘Drums & Wires’ dei XTC - ‘Welcome to Spackentown’ dei Mashrooms - ‘Abattoir Blues’ e ‘The Lyre of Orpheus’ di Nick Cave & the Bad Seeds - ‘Control’ di Pedro the Lion - ‘The Color of Spring’ dei Talk Talk - ‘Blondie’ dei Blondie (wow!) - ‘Everything & Nothing’ di David Sylvian - ‘We are Science’ di Dot Allison - ‘Ocean Rain’ e ‘Porcupine’ di Echo & the Bunnymen - ‘The Best of’ dei Pixies - ‘Steve Mc Queen’ dei Prefab Sprout - ‘Whiteout’ dei Boss Hog - ‘Time of No Reply’ di Nick Drake - ‘Tin Drum’ dei - ‘Dancehall at Louse Point’ di John Parish e PJ Ora avverto mio marito, mi chiudo in camera e mi faccio una cultura! Grazie Niki!
Postato da: superqueen alle 18:55| | p.link
I protagonisti del racconto di Carroll sono tutti presenti, a volte interpretati dalla stessa Stefani, a volte da maliziose ragazze asiatiche, che si aggirano tra labirinti di siepi e giardini all’italiana. Degni di nota i ricchi abiti sfoggiati da Gwen, disegnati per lei appositamente da John Galliano, creatore del suo abito da sposa, nonché dei costumi indossati dalla cantante nel video ‘Underneath It All’; il geniale stilista inglese, rifacendosi alla fiaba, contribuisce a stabilire un’atmosfera onirica e glamourous: rosso fuoco per l’abito della crudele Regina di Cuori, attorniata dai fenicotteri, calze bianche e nastrino nero tra i capelli per Alice, tuba e veletta per i gemelli Pinco e Panco.
[1] Già nel 1985, Tom Petty & the Heartbreakers avevano riletto l’avventura di Alice in ‘Don’t Come Around Here No More’, diretto addirittura da Dave Stewart degli ‘Eurythmics’; la chiusa di questo video era piuttosto inquietante: Alice si trasformava in una torta e veniva così mangiata dai membri della band. Da ricordare anche ‘Superflat Monogram’, cortometraggio ideato dall’artista giapponese Takeshi Murakami e realizzato per presentare la collezione p/e 2003 di Louis Vuitton.
Postato da: superqueen alle 18:48| | p.link
Vi ricordate? Nella scorsa puntata avevo dimostrato come la sottoscritta possa essere elegante e SOBRIA nel vestire quando vuole; ecco, sabato scorso ho optato per qualcosa di decisamente poco sobrio, quindi in linea con il disprezzo delle regole del ben vestire, già dimostrato in altre occasioni. Non so voi (parlo alle ragazze), ma io non indosso spesso le gonne, tanto meno le minigonne, le considero una specie di lampeggiante che punta direttamente alle mie gambe, una specie di cartello su cui c’è scritto ‘le mie non sono gambe, ma wurstel bianchi’. Nonostante tutto, ho messo da parte per una serata questa consapevolezza, indossando la gonna più corta che risieda nel mio armadio, combinandola (o meglio, scombinandola) con allegra libertà. Per iniziare, ecco la mia figura intera
Ed ecco la disamina della mise: punto forte sono sicuramente le calze rigate, retaggio della più famosa ‘portatrice sana’ di calze a righe; certo, l’effetto ‘wurstel rigato’ è assicurato, ma sono così affezionata a questa accozzaglia di colori, che non ho resistito ad indossarle. Altro punto forte sono gli stivali, completamente stringati sul davanti; li ho acquistati due anni fa, li ho portati molto poco ma ho intenzione di rivalutarli: sono comodissimi e molto versatili. Completano il look un semplice maglione girocollo in lana rossa, una sciarpina indiana rosa antico, una collana medio-orientale con sonaglietti (adorabile il tintinnio che producono) e medaglione con incisione centrale. Un discorso a parte va fatto per la giacca: è blu ed io ho avuto l’ardire di accostarla a stivali neri! Cerco di non mescolare mai i due colori, ho sempre la sensazione che metterli vicini sia un’imperdonabile mancanza di stile; stavolta, però, ho dovuto farlo: essendo sprovvista di giacche nere, mi sono accontentata dell’unica cosa disponibile. Infine, è utile spiegare che sabato scorso, conciata in siffatto modo, sono andata alla proiezione di uno dei film più interessanti attualmente in circolazione (‘Eternal Sunshine of a Spotless Mind’ dell’eccelso Michel Gondry); se l’avete visto, avrete sicuramente notato il look anticonformista (e i capelli) di Clementine/Kate Winslet: ecco, io mi sono sentita perfettamente in linea con l’anarchia cromatica e stilistica sbandierata dalla protagonista, una piccola soddisfazione, alla faccia di quelli che dicono che mi vesto ‘ad occhi chiusi’.
In questa puntata, per concludere, aggiungo un’analisi del mio make-up
Niente di particolare, ma desideravo condividere con gli spettatori di ‘Cosa Si Nasconde nel mio Armadio?’ il colore stratosferico (molto drammatico e teatrale) dell’ombretto in polvere sciolta color porpora, scovato in un angolo remoto del mio beauty case; a volte, mi piace allargare la sperimentazione anche in campo ‘trucco’, ma questa è un’altra storia e – forse – un altro reality show.
Postato da: superqueen alle 13:09| | p.link
Mi ero accorta da un pezzo di questo ritorno alle mode/modi degli anni ’80 (non solo io, a dire il vero), ma la conferma più evidente l’ho avuta dopo aver visto il video ‘1985’ dei texani Bowling for Soup. L’acclamata reunion dei Duran Duran non ha placato la vostra sete di revival? I braccialetti di gomma nera (retaggio del post-atomic look della prima Madonna) che Ashlee Simpson – ultima ma non ultima – sfoggia nel suo ‘Pieces of Me’ hanno fatto riemergere ricordi sepolti? Beh, allora dovete assolutamente vedere il video di cui sopra. Raro esempio di autoironia e leggero divertissement, ‘1985’ entra di diritto nel novero dei video musicali che dileggiano, in qualche modo, i trend del momento o, in questo caso, di un tempo che fu: a parte le ultime baracconate di Eminem, l'ultimo video davvero leggero che io ricordi è questo, dopo di che il vuoto. Il concetto-base su cui ruota ‘1985’ è tratto direttamente dal testo della canzone: Debbie è madre di due figli e moglie di un uomo noiosissimo, ma la sua vita non è sempre stata così scialba, perché lei, negli anni ’80, era una groupie. Sogni di gloria e di successo (tra cui dimenarsi su una macchina in un video degli White Snake) sono ormai svaniti: Debbie ora guida un tristissimo SUV giallo, i suoi figli la prendono in giro dicendole che è ‘uncool’, eppure lei ricorda con malinconia gli anni passati. Debbie, ovviamente, appare nel video, ritratta in momenti di vita quotidiana, soprattutto in relazione ai suoi ingombranti vicini di casa (i membri della band texana), i quali ‘inscenano’ alcuni vecchi video nel proprio garage, giusto per ricordarle quel che era e che non è più. I video in questione - ‘Addicted to Love’ di Robert Palmer, ‘Faith’ di George Micheal e non so quale dei Motley Crüe – rappresentano certo gli anni ’80 ma sono soprattutto mezzo per prendere in giro se stessi: i Bowling for Soup non sono degli adoni, hanno qualche problemino di soprappeso, insomma, ci vuole fegato a vestirsi come le bellone nel video di Palmer senza battere ciglio. Degno di nota il meccanismo con cui queste ‘scenette’ si rivelano a Debbie: la saracinesca del garage si apre come un sipario, svelando di volta in volta ambientazioni e suggestioni diverse. La chiusa del video, infine, ricorda ‘Stacy’s Mom’ dei Fountains of Wayne: lì, la mamma di Stacy (una sempre affascinante Rachel Hunter) si trasformava, agli occhi del protagonista, in una sensuale lap dancer; qui, Debbie si straccia le vesti di middle-class wife, per dimenarsi davvero sul cofano di una macchina, finché il marito non la richiama all’ordine e la fa rientrare a casa, mettendo così la parola ‘fine’ ad un ritorno al passato breve ma intenso.
Postato da: superqueen alle 17:15| | p.link
Come avevo già anticipato qualche tempo fa, il nostro lungo inverno sarà allietato da una stufa a legna.
Abbiamo deciso di acquistarla dopo vari tentennamenti, non solo perché costa abbastanza, ma soprattutto perché in appartamento non avevamo nessuna canna fumaria a cui attaccarla. Dopo riunioni di condominio e consulte con l’amministratore, abbiamo ricevuto il benestare per costruire una nuova canna fumaria (questo succedeva a settembre). Qualche settimana fa, lei è entrata in casa, l’abbiamo montata (ci sono volute circa tre serate) e questo fine-settimana l’abbiamo messa in funzione. Il calduccio che emana e le fiamme che si intravedono attraverso lo sportello sono deliziosi! Chiaramente io, almeno per ora, la guardo con una certa circospezione: non ho mai avuto stufe in casa, non so come accenderle e sono piuttosto malfidente. Penso ci vorrà un po’ di tempo per abituarmici, ma so che diventeremo buone amiche.
Postato da: superqueen alle 18:47| | p.link
Vi do un triste annuncio: tra qualche settimana mi capiterà quello che è successo a lei, ovvero inizierò la triste e dolorosa strada della ‘tortura ortodontica’ per eccellenza, rappresentata dal famigerato apparecchio. Questa è stata la conclusione della visita odierna dal dentista: ci sono andata per una gengivite e sono uscita con il cuore gonfio di paura e dolore (ancora prima di iniziare) ed il portafoglio, già poco pieno, ha iniziato a piangere con me, per solidarietà. Il fatto è che i miei denti, soprattutto nell’arcata inferiore, sono da sempre storti, diciamo come tessere del domino mal sistemate; fino a qualche tempo fa, non me ne fregava nulla, ma adesso mi stanno causando qualche problemino, dico, non vorrei ritrovarmi senza denti a quarant’anni, quindi apparecchio, sia sopra che sotto, fisso, sia. L’ultima resistenza: un conto è portarlo da adolescenti, un conto da trentenni. Mi vergogno già come una ragazzina e so che non sorriderò più per minimo due anni.
Postato da: superqueen alle 18:03| | p.link
Sarà capitato anche a voi, chissà quante volte: guardare un telefilm, imparare ad amarlo, imbattersi un’altra serie dello stesso e rimanerne delusi. Sì, la prima volta è sempre la migliore, perché ci si affeziona ai personaggi e in noi si stabilisce il binomio ‘tal serie del telefilm=telefilm’. Sono arrivata a questa conclusione dopo quasi un anno di matrimonio con colui che considero uno dei maggiori esperti viventi di ‘Star Trek’, ovvero mio marito. Non so esattamente quando è scattata la scintilla tra lui ed il telefilm fantascientifico ideato da Gene Roddenberry, fatto sta che è stato amore a prima vista, un amore che non accenna a subire mutamenti né ripensamenti. Io non conoscevo per niente la serie in questione, ma lui, volente o nolente, me l’ha così tanto propinata, che ora inizio anche io a districarmi nel complicato mondo dell’astronave U.S.S. Enterprise. Grazie a sette cofanetti da sette dvd ciascuno (in ogni dvd ci sono una media di quattro episodi, fatevi i conti di quanta roba è) della serie ‘The Next Generation’, mi sono appassionata alle vicende del Capitano Picard (uno strepitoso Patrick Stewart), del Comandante Riker (un Jonathan Frakes sempre marpione), dell’androide Data, della betazoide Deanna Troi, del burbero Worf, della dottoressa Crusher e di Geordi; diciamocela tutta: per me, ‘Star Trek’ vuol dire ‘The Next Generation’, punto. Mio marito, chiaramente, non la pensa così, quindi, da buon purista, si è comprato il primo cofanetto della prima serie (quella ‘classica’) e vorrebbe che guardassimo insieme gli episodi con Spock il dottor Mc Coy e il comandante Kirk, che io non sopporto. Non so come ci si metterà d’accordo durante le lunghe sere invernali che ci aspettano (‘Star Trek’ sì o no?), nel frattempo ho stilato una classifica dei miei episodi preferiti: 1- Un Mistero dal Passato (tutto l’equipaggio si trova catapultato nell’America del XIX secolo; tra i personaggi, Mark Twain e Jack London) 2 – 11001001 (Riker e Picard intrappolati in un piano bar di New Orleans nel 1958, in compagnia di Minuette, la ‘donna focosa’, secondo la definizione di mio marito)
3 – Caccia all’Uomo/Il Grande Addio (Picard nei panni dell’investigatore privato Dixon Hill, nell’America anni ’40, un omaggio al noir e alle detective stories) 4 – Elementare, Caro Data/La Nave in Bottiglia (Data nei panni di Sherlock Holmes e alle prese con il diabolico Moriarty) Come avrete capito, adoro le storie ambientate nel passato (grazie alle magie del ponte ologrammi o di qualche strana falla temporale), ma vissute con spirito tutto futurista, veri e propri viaggi nel tempo e nello spazio con risvolti comici e satirici impagabili.
Postato da: superqueen alle 16:39| | p.link
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Postato da: superqueen alle 12:04| | p.link
Puntata ‘truffaldina’ del reality show di questo blog. Stavolta niente mise sgraziatamente eclatanti e niente disprezzo delle più elementari regole di colour matching; ho infatti il piacere di annunciare che la famosa ‘gonna da ballo’, sistemata da tempo nel reparto-limbo del mio armadio, è finalmente uscita dall’oblio ed ha animato la cena con cui mio marito ed io abbiamo festeggiato il primo anno di matrimonio. Vi risparmio lo spettacolo poco edificante della mia figura intera (la mia fotogenia sta raggiungendo i minimi storici di sempre), ma questo vi dà, più o meno, idea di come fossi agghindata lunedì sera.
Nella foto più piccola, potete notare due componenti fondamentali dell’insieme, ossia le ‘scarpe da ballo’, nere in camoscio con lacci alle caviglie, e la sportina in plastica turchese, acquistata da ‘Ovvio’ alla modica cifra di 5 euro. A proposito della sportina, mi ha colpita perché mi ricorda quelle borse di plastica che mia nonna usava per andare al mercato; non c’entra nulla con la mise, ma io l’ho usata per dare al tutto un tocco di colore. Ma ora passiamo al piatto forte, ossia la gonna. Prima di tutto, definisco ‘da ballo’ tutto ciò che è svolazzante e/o vagamente retrò, il che si può dire pienamente del capo in questione: nato negli anni ’80 dalle mani di una sarta, è realizzato in crépe di lana color castagna, ha una linea leggermente ad ‘a’ (si apre verso il fondo) ed è impreziosito da sei inserti plissè. Se si prova a ruotare su se stessi indossando questa gonna, l’effetto è strepitoso: la gonna si apre a corolla e danza insieme a te. Come molti altri elementi del mio vestiario, anche questo mi è giunto dopo essere appartenuto alla mia madrina, quindi ha una sua storia, il che me lo fa apprezzare ancora di più.
Mancano all’appello fotografico altri due elementi, ovvero un paio di orecchini pendenti in argento ed ambra (si intravedono nella prima immagine) e una sciarpa in seta a fantasia cachemire, che ho portato sulle spalle prima e dopo la cena. Quest’ultima è una delle mie stole preferite, penso ci sarà modo e tempo per parlarvene estesamente in un’altra puntata.
Postato da: superqueen alle 11:08| | p.link
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