Qualcosa di mio.
(Chi indovina da dove arriva il titolo del mio racconto, vince una cena a casa mia. Tranquilli, cucina l'ingegnere!).
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Qualcosa di mio. (Chi indovina da dove arriva il titolo del mio racconto, vince una cena a casa mia. Tranquilli, cucina l'ingegnere!).
Postato da: superqueen alle 18:53| | p.link
Dopo ‘Eternal Sunshine of the Spotless Mind’ e ‘The Village’, si aggiunge un’altra, inquietante tessera al puzzle cinematografico che ritrae con precisione la frammentazione e la complessità dell’animo umano e del mondo che ci circonda. ‘Donnie Darko’, girato dall’esordiente Richard Kelly nel 2000, è un oscuro affresco dell’America anni ’80, ma è soprattutto, a mio avviso, una straordinaria vicenda di morte, predestinazione, destino e vita. Molto è stato detto a proposito di questo film, qui non si intende smentire né confermare nulla, quanto collegare questa narrazione filmica ad un autore statunitense che, forse più di altri, ha saputo ‘cantare’ e raccontare il suo paese, ovvero Stephen King [1]. ‘It’, uno dei romanzi più famosi di King, appare nella scena iniziale del film, tra le mani della mamma di Donnie, intenta a leggerlo stando comodamente seduta in giardino; l’omaggio che Kelly offre a King chiaramente non è casuale, perché molti sono i punti di contatto tra quanto narrato dal regista e quanto proposto dall’autore nella sua monumentale produzione letteraria. Partiamo dalla figura, complessa e frammentata, del protagonista, in qualche modo estraneo alla società per la sua straordinaria intelligenza e per i disturbi che lo opprimono (sonnambulismo e schizofrenia); non capiamo esattamente se Donnie sia un esp (come Carrie White o come la firestarter dell’omonimo romanzo), ma sappiamo che lui, come Danny Torrance in The Shining, ha un amico segreto che ‘gli mostra delle cose e gli fa fare delle cose’ (visioni, allucinazioni, premonizioni, come vogliamo chiamarle). Il mondo che circonda Donnie è apparentemente lineare, perbene ed ottimista, ma, come ci insegna giustamente lui, la realtà non è come appare: tra ipocrisia, censura e dominazione dell’immagine (notevole l’esibizione delle ragazzine – che rimandano in qualche modo alla sua tragedia – sulle note di ‘Notorius’ dei Duran Duran), la società nasconde il marcio. Sotto quest’ottica, importanza fondamentale ricoprono due topoi dell’horror – la casa stregata e la notte di Halloween. La diabolica Marsten House o, ancora peggio, la Casa del Buio, presentate da King come simulacri del male, qui diventano la casa di Nonna Morte (con il segreto celato dalla porta della cantina) e la mansion del ‘predicatore della positività’, che nasconde una prigione per bambini e una propensione alla pedofilia. Halloween, dal canto suo, è così importante perché permette a chiunque di diventare, per una notte, altro da sé, cercando, per mezzo del travestimento, di attraversare indenne il passaggio tra una stagione e l’altra; d’altro canto, già Carpenter aveva investito la notte del 31 ottobre di una luce tutta particolare, indicandola come ‘the night He came home’ (‘He’, Michael Myers, è il male insopprimibile che turba la provincia americana). Seguendo, infine, Donnie nel labirinto delle sue visioni, capiamo la rilevanza che queste assumono per il processo di autocoscienza che si deve compiere nel passaggio tra adolescenza ed età adulta, non solo attraverso la scoperta dell’amore ma soprattutto della solitudine dell’uomo. Così come suggerisce Nonna Morte, ‘ognuno è solo quando muore’, una verità amara da cui nessuno può fuggire, nemmeno fuggendo in un tempo e in una dimensione diversi. [1] Chi volesse provare l’ebbrezza di leggere lo studio che ho dedicato a due romanzi di King (‘The Shining’ e ‘The Dark Half’), può andare qui.
Postato da: superqueen alle 19:00| | p.link
Postato da: superqueen alle 09:16| | p.link
Con la mia solita calma, ecco la cronaca degli MTV European Music Awards, svoltisi a Roma lo scorso 19 novembre. Ieri pomeriggio, mentre stiravo, mi sono guardata in pace la videoregistrazione dell’evento, quindi ora posso finalmente dire la mia su quello che mi è/non mi è piaciuto della premiazione. Come da tradizione, non si è trattato di nulla di particolarmente originale: tutto si è svolto secondo lo stile MTV, quindi palco faraonico e passerella lucida che si snodava in mezzo al pubblico, megaschermi disseminati un po’ ovunque, una specie di tunnel attraverso cui passavano presentatori e premiati. Ma passiamo appunto a quel che è avvenuto durante la cerimonia, prima il positivo, poi il negativo: - Xzibit, host della serata, mi è piaciuto oltre misura, sarà perché lo considero uno di casa (grazie al suo programma Pimp My Ride, che uso come materiale didattico). Ha portato un po’ di sano spirito West Coast ad un evento tutto incentrato sul fascino di Roma - il delizioso accento british e la mise fasciante in raso di Sharon Osbourne, il consueto motto del marito Ozzy (rock ‘n roll!!!!) - la strana coppia di presentatori formata da Amy Lee e Brian Molko, bistrati e di nero vestiti - le biciclette dei Beastie Boys - il completo gilet rosso/calzettoni rossi/pantaloni alla zuava indossato da un compassatissimo Andrè 3000 - l’esibizione di Gwen ‘Alice in Wonderland’ Stefani, definita shimmering da Robert Smith - l’orologio tutto tempestato di diamanti sfoggiato da Nelly - Sarah Michelle Gellar che chiede un tiramisù in trattoria - le riletture in chiave lirica delle canzoni candidate al premio ‘best song’ (notevole ‘Toxic’ di Britney Spears, quasi meglio dell’originale) - A chi è venuta la brillante idea di affidare ad Enrico Silvestrin il ruolo di voce fuori campo? - i teschi sulla giacca di Nick Rhodes - lo stage-diving ‘ruffiano’ di uno dei Black Eyed Peas (con addosso una giacca da tuta azzurra con tanto di scudetto tricolore) - il trench plasticoso/pitonato di Alicia Keys, la preferivo quando vestiva Yves Saint Laurent - Britney Spears che ringrazia in differita per il premio ricevuto…Chi è il suo colorista? A cosa stava pensando mentre le faceva quel terribile color castagna? - il premio ‘Free Your Mind’, un’inquietante sezione cerebrale Vedremo un po’ che succederà alla prossima edizione!
Postato da: superqueen alle 08:36| | p.link
Maggio 1921: Gabrielle Chanel ha appena qualche secondo di esitazione davanti alle fragranze presentatele da Ernest Beaux, creatore di profumi. Sceglierà la quinta, che diventerà il n°5 di Chanel. Novembre 2004: ieri pomeriggio, per la prima volta, sono riuscita ad ammirare il nuovo spot ideato da Baz Luhrmann per celebrare l’ideale femminino di bellezza, raffinatezza, romanticismo e glamour incarnato dal Profumo per eccellenza, ovvero Chanel n°5. Grazie ai link presenti qui e qui, ho convinto il mio computer a scaricare la versione ‘light’ di suddetto spot (beh, non tanto leggera – 3.86 MB), ormai la so praticamente a memoria. I punti forti di questo film? Moltissimi, partendo naturalmente dalla coppia formata da ‘the world’s most famous woman’ (Nicole Kidman) e da uno scrittore (il modello brasiliano Rodrigo Santoro), protagonisti di una storia d’amore che ha molto a che spartire con ‘Moulin Rouge’ (i due amanti divisi dal destino, la scena sulla terrazza che dà sulle luci della città). Impossibile poi non menzionare gli abiti indossati dalla Kidman, veri e propri capolavori creati appositamente per l’attrice australiana per merito di Karl Lagerfeld: basti pensare alla nuvola di piume, tulle e perline (interamente realizzata a mano) che impreziosisce lo strascico dell’abito da sera indossato dalla Kidman all’inizio del film, oppure al collier d’oro bianco e diamanti che campeggia sulla schiena dell’attrice nella scena finale. Diversi i riferimenti al profumo celebrato, ma tutti ‘camuffati’ nell’onda emozionale che investe lo spettatore: la città brulica di insegne ed affiches luminose in cui appaiono le celeberrime C incrociate (emblema dell’atelier in rue Chambon) e la scritta ‘Chanel n°5’ (che torna nel collier) ma il profumo in sé non viene mai nominato, se non in maniera indiretta, nell’ultima scena (quando lo scrittore dice che non dimenticherà mai ‘her kiss, her smile, her perfume’). Questo desiderio di esprimere un messaggio attraverso il simbolo, il riferimento, l’immaginario, ritengo sia il maggior pregio di questo film, una vera e propria sinfonia di emozioni.
Postato da: superqueen alle 16:17| | p.link
Procede inesorabilmente il movimento dei miei denti verso postazioni più corrette. Oggi l'ortodontista mi ha applicato un filo metallico in bocca, incastrandolo negli appositi spazi degli attacchi, inserendo inoltre dei fili di titanio ('materiale dell'ultima generazione', a sua detta), i quali avranno il compito di 'tirare' i denti. Per ora non mi lamento, mi sembra che tutto proceda a dovere. Oggi, un mio alunno di II A mi ha chiesto se porto l'apparecchio. 'Sì, certo. Porto l'apparecchio'. La sua risposta: 'Anch'io lo porto, solo che il mio è mobile, non fisso come il suo'. Gli ho sorriso e sono passata ad altro. Che cari i ragazzini di 12 anni, vero?
Postato da: superqueen alle 20:16| | p.link
Avete presente la regola del 'tutto o niente'? Ossia periodi in cui non succede niente (ma proprio niente) e le situazioni stagnano, altri invece in cui non si riesce a stare dietro agli eventi, tanto veloce è la loro metamorfosi. Ecco, a me sta succedendo proprio questo. Non ho fatto in tempo ad accettare una supplenza in una scuola media (14 ore di insegnamento fino a febbraio, ma forse prorogabili fino a giugno), che stamattina mi arriva una telefonata da un Liceo Classico di Vicenza per un'altra supplenza (18 ore, ma solo fino a Natale e non prorogabili). Ovviamente, ho dovuto declinare la seconda proposta ma tutto ciò non è semplicemente straordinario, segno che la ruota ha ripreso a girare anche per me? Ad ogni modo, oggi inizia questa mia nuova avventura. Avrò meno tempo per seguire il mio blog, ma prometto di tenervi aggiornati su ulteriori sviluppi della vicenda...Quando la ruota gira, non puoi mica fermarla!
Postato da: superqueen alle 08:13| | p.link
Vi ricordate la mia passione per le teiere? Eccone un’altra, uno dei pezzi forti della mia collezione.
Si tratta di una teiera giapponese originale in ghisa, del tipo ‘Oigen’. La forma è molto particolare: rotonda e schiacciata verso il basso, ha il ‘corpo’ attraversato da fasce intrecciate, e un beccuccio è piccolo; altra caratteristica è il manico, che la distingue dalle teiere occidentali: non si trova infatti su un lato, ma collega un lato e l’altro, ‘attraversando’ così l’intera teiera (io lo chiamo ‘manico sopraelevato’, neanche fosse un ponte!). Mio marito ed io l’abbiamo acquistata in una drogheria di Bassano qualche anno fa, quando eravamo ancora ‘morosetti’; il costo di questa tipologia di teiere è solitamente elevato, poiché si tratta di oggetti di importazione, ma vi posso assicurare che la spesa è ben ripagata. Chi ama il tè sa benissimo quanto sia importante il materiale in cui è realizzata la teiera: se non è il materiale appropriato (porcellana o ceramica non porosa, ghisa o vetro sono i migliori), può capitare addirittura che il gusto del tè risulti alterato. La ghisa, a questo proposito, è perfetta: mantiene in maniera straordinaria il calore, è eterna (ma attenzione agli urti o agli spigoli, perché potrebbe scheggiarsi o – peggio – rompersi in mille pezzi) ed ha un colore bellissimo. Le regole di manutenzione della teiera sono rigorose: non lavarla mai con detersivi ma sciacquarla con acqua fresca (la stessa cosa vale per la caffettiera, tra l’altro), asciugarla perfettamente sia dentro che fuori, assicurandosi che non rimangano residui d’acqua all’interno, riporla in un luogo asciutto, lontano da sale ed olio (che potrebbero rovinarla). Non è esattamente una teiera da usare tutti i giorni, ma avvalersene ogni tanto è un piacere assoluto!
Postato da: superqueen alle 18:16| | p.link
Seguendo il criterio secondo cui l’unione fa la forza, Christina Aguilera torna sulle scene con una collaborazione eccellente, quella con il rapper Nelly [1]: il risultato è il brano ‘Tilt Ya Head Back’ e il relativo video, ispirato all’esibizione che i due tennero all’edizione 2004 degli MTV Music Awards a Miami. L’artefice di questo video è Little X, già regista del notevole ‘Gangsta Lovin’’ di Eve (feat. Alicia Keys), di ‘The Thong Song’ di Sisqo (feat. Foxy Brown), di ‘Gimme the Light’ e ‘Get Busy’ di Sean Paul, abituato quindi a lavorare con artisti dell’ambiente r&b e rap. Ambientato in un passato riconoscibilissimo (i ‘Roaring Twenties’ del Proibizionismo, dei gangster e delle flapper), il video – si basa su un impianto narrativo semplicissimo, per non dire esile, ma trae forza dall’accuratezza con cui sono ricreati topoi caratteristici dell’epoca – il grande albergo in stile Art Noveau, con imponente facciata e monumentale scalinata interna, il nascondiglio dei gangster, il boduoir della bella di turno – e dal fascino che deriva da certe suggestioni cinematografiche, ispirate ai tanti film ambientati proprio in questo periodo. Nonostante il brano sia di Nelly (appare nel suo ‘Sweat’), punto focale dell’azione è la minuscola miss Aguilera: abbandonata definitivamente la chioma corvina, appare qui sempre più platinata e boccolosa, aggiungendo un tocco di moderna verve ad un look che fa parte dell’immaginario collettivo – il pensiero va naturalmente a Marilyn Monroe, ma anche a Madonna nella versione ‘Blonde Ambition’. Piume, abiti svolazzanti e luccicanti di lustrini, brevi trench di zibellino, parure di diamanti, cappelli con veletta e biancheria di raso: questi i tradizionalissimi capisaldi del rinnovato aspetto con cui la Aguilera si presenta al pubblico, dimostrando per l’ennesima volta la sua capacità di rinnovarsi con acume ed ironia.
[1] Entrambi hanno collaborato spesso con altri artisti – la Aguilera con Ricky Martin, con Pink/Mya/Missy Elliott/Lil’ Kim, con il gruppone all star di ‘What’s Going On’ e con Redman, Nelly con Justin Timberlake e Kelly Rowland, giusto per citarne alcuni.
Postato da: superqueen alle 11:32| | p.link
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Postato da: superqueen alle 09:03| | p.link
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