Una delle tendenze moda più intramontabili, una di quelle che torna ad intervalli regolari, è sicuramente legata alla tradizione giapponese del kimono, indumento tra i più affascinanti e complessi della cultura del Sol Levante. Chiamarlo ‘kimono’ è riduttivo e basta leggere le pagine di questo libro per capirlo: una veste indossata principalmente dalle geishe, a sottolinearne la femminilità e la leggiadria; l’Occidente, invece, ha lasciato da parte le valenze simboliche più profonde, per trasformarlo in un indumento altrettanto affascinante ma disimpegnato, che assume di volta in volta l’aspetto di soprabito, veste da camera, vestaglia e quant’altro. L’ultimo ‘avvistamento’ del kimono è legato alla nuovissima campagna stampa con cui Louis Vuitton presenta la sua linea di gioielleria, caratterizzata da linee severe, ispirate, in qualche modo, all’arte orientale. Dopo l’ennesimo remake di stilemi orientali ad opera di Cartier (con il profumo ‘Le Baiser du Dragon’ e la linea di gioielli omonima) e di Yves Saint Laurent (nella collezione a/i 2004/05), anche Vuitton sembra voler rendere il suo personalissimo tributo alla stilizzazione e al grafismo, inserendo bracciali ed anelli in una cornice per molti versi simile a quella presente nella campagna stampa di abbigliamento ed accessori. Gli artefici sono Inez Van Lamsweerde and Vinoodh Matadin, che ambientano le immagini in una cornice atemporale, scandita solo dalla presenza di alcuni cuscini bicromi e di kimono, fatti indossare a modelle dai capelli lunghi decorati da nastri di raso o velluto, ‘bambole’ dalle labbra lucide a metà strada tra Oriente ed Occidente. Quel che rende particolari le immagini è la modalità con cui il kimono è indossato, non in maniera tradizionale ma mollemente aperto sul petto, sottolineando così il lato malizioso e da ‘boudoir’ di capi delicatamente decorati da tralci di fiori.
Un uso ancora più spregiudicato del kimono era stato fatto da Tom Ford, quando, presentando la collezione Gucci p/e 2003, decise di mandare in passerella modelle per lo più semivestite, con addosso però strepitosi kimono in seta colorati, portati aperti sul seno nudo, una versione glam & glamorous delle più pudiche vesti da camera.
Che piaccia o meno, il kimono – e il suo lato più tradizionale – è stato più volte scardinato e ricomposto da artisti giapponesi ed occidentali, a dimostrazione della sua versatilità: non solo più appannaggio di geishe ed esponenti della casa reale, ma magnifico portatore di esotico mistero.
Nonostante l’indigestione di panettoni e parentame vario, siete pronti per una nuova, scoppiettante puntata di ‘Cosa Si Nasconde nel Mio Armadio?’, il fashion reality show di questo blog? Adesso che sono a casa in ferie, le occasioni di vita sociale aumentano esponenzialmente, di conseguenza aumentano anche le mie sortite negli angoli più bui ed inquietanti del mio guardaroba. Una cosa del genere è successa durante la sera di vigilia, quando io e mio marito siamo andati a cena da una coppia di zii dell'ingegnere; dovendo scegliere una mise festosa ma non eccessiva – per non turbare i due cugini adolescenti – ho deciso di riportare all’antico splendore una camicetta che sfido chiunque a portare con spirito contemporaneo. Questo l’insieme.
La camicetta è uno straordinario pezzo vintage di sartoria anni ’80 (un po’ come la famosa gonna plissè marrone): realizzata in seta moirè color verde muschio (giusto perché siamo in periodo natalizio!), è caratterizzata da un imponente collo ad anello, molto ampio e sottolineato da deliziose ruches, ed è chiusa dietro. Io ho deciso di accostarla al tutto nero (pantaloni ampi e dolcevita a maniche lunghe) per sdrammatizzarla, per non morire di freddo e per non turbare i commensali con il mio inesistente decolletè!
Ai piedi svetta un paio di scarpine a cui sono particolarmente legata, uno dei ricordi più belli dei miei nonni materni, ormai anziani e pieni di acciacchi. Mio nonno è fatto da sempre il calzolaio (pure adesso, ad oltre novant’anni, conserva con cura i ‘ferri del mestiere’ in soffitta) e qualche anno fa ha realizzato queste scarpe per me, partendo da un paio di mia nonna, mai messe. Le scarpe originali erano 36 e lui le ha letteralmente ‘smontate’ e ridotte ad un 35 per la sottoscritta, un gesto di maestria artigiana e di affetto che non dimenticherò mai. Ancora adesso, la scatola in cui le tengo porta fuori la scritta ‘scarpe nere di nonna’, perché comunque sono prima appartenute a lei, anche se le ha portate solo una volta! Sono in pelle nera morbidissima, hanno il cinturino, il tacco piccolo, bellissime fascette laterali e assomigliano un po’ alle scarpe che portano le ballerine di danza moderna.
Per concludere degnamente la puntata, vi lascio qualche dettaglio del make-up, realizzato con i prodotti Lancôme vinti con il concorso di ‘Cosmopolitan’.
Non ne avete abbastanza delle sorprese che riserva il mio closet? Rimanete in attesa della puntata speciale di Capodanno, ho già in serbo una mise che non deluderà nessuno, promesso!
E’ finito. Ieri sera, su La7, sono andate in onda le ultime puntate di ‘Sex & the City’, serial tv prodotto dalla HBO ed impostosi sulla scena televisiva internazionale, vincendo diversi premi e lanciando le sue protagoniste (in verità, più Sarah Jessica Parker che le altre) nell’immaginario collettivo. I motivi di tanto successo? Il più evidente è il punto di vista tutto femminile con cui vengono trattati temi quali il sesso, il piacere sessuale, l’indipendenza, la famiglia, il divorzio, la malattia, un punto di vista solitamente leggero, scanzonato, che però nasconde sempre un fondo comune, rappresentato dall’amicizia che lega le quattro protagoniste. Parte essenziale (se non fondamentale) del serial è inoltre il look che sfoggiano Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda: ognuna di loro è caratterizzata da dettami ben precisi (vintage e fantasia per Carrie, bon ton newyorkese per Charlotte, colori accesi e accessori sopra le righe per Samantha, outfit da donna in carriera-ma-mamma per Miranda), ma tutte sono accomunate dalla fortuna di poter indossare i capi e gli accessori più desiderati da tutte le donne del mondo. Alzi la mano chi di voi donne non ha mai immaginato di poter indossare (e acquistare) con assoluta nonchalance le Manolo Blahnik più costose e stravaganti o l’ultimo modello di Gucci! Questo aspetto chiaramente salta all’occhio più allenato, ma ad ogni modo il serial rimane godibilissimo e moderno. Un altro motivo, infine, per cui mi è piaciuto così tanto è la sua ‘distanza’ – spaziale ma non solo – rispetto al mondo in cui vivo: New York, le sue luci e il fascino contro Paderno e la fascia pedemontana del Grappa, Manolo Blahnik contro le Converse All Star customized, abiti di Oscar de la Renta contro il bieco riciclaggio in cui sono impegnata da qualche anno; voglio dire: è bello immaginare di vivere in un altro continente, di avere una vita avventurosa, di passare da una festa all’altra e via dicendo, anche se poi ci si ritrova immerse nella vita di sempre!
Ora, orfana di ‘Sex & the City’, non mi rimane che tornare qui, per riguardare con calma le mise più riuscite e magari prenderne spunto! Certo, ci sarebbero anche i cofanetti, ma visto che in casa abbiamo investito un capitale in questialtri, è meglio aspettare qualche anno prima di compiere il passo. Ultimo spunto: l’immancabile quiz!
Quando arriva il mercoledì, mio giorno libero dagli impegni scolastici, mi do alla pazza gioia e faccio tutto quello che non mi è possibile fare durante la settimana. Per iniziare, stamattina sono stata a letto fino alle nove passate, godendomi il calduccio della trapunta e l’intreccio appassionante del libro che sto leggendo (‘The Da Vinci Code’); ho fatto due lavatrici, ho passato la cera alle credenze e al cassettone in camera, ho preparato una bella cenetta per stasera (compreso il budino all’amaretto in tazza), ho pulito il lavello della cucina con l’anticalcare (adesso è tutto bello scintillante), ma soprattutto mi sono fatta una doccia rilassante ascoltando a tutto volume questo disco e cantandolo a squarciagola, senza timore che piombi in bagno mio marito, noto uomo vecchio stampo che ascolta Leonard Cohen e odia il punk-rock, dicendomi di abbassare il volume. Ho anche approfittato per provare una tecnica per asciugare i capelli ricci (avvolgendo le ciocche su se stesse e fermandole con becchi d’oca), notata in un programma sullo stile delle star andato in onda lunedì sera non mi ricordo su che canale satellitare. Alla fine della giornata sono arrivata ad una considerazione: ogni tanto è bello avere un po’ di tempo tutto per sé, è piacevole stare da soli per oziare, sperimentare nuove tecniche di styling per capelli o altro, senza nessuno che ti dica cosa fare e come farlo. E voi? Cosa fate quando avete un ritaglio di tempo tutto vostro e soprattutto quando il marito/compagno/fidanzato/famiglia in genere non è tra i piedi (‘tra i piedi’ in senso bonario, ovvio)?
Dopo un periodo di assenza, torna ‘Cosa Si Nasconde nel Mio Armadio?’, il reality show
di questo blog, che ha raccolto consensi da più parti. Ansiosi di sapere cosa ha prodotto il buco nero nascosto nel mio armadio? Eccovi accontentati! Ieri sera io e mio marito siamo andati a cena con dei suoi colleghi di lavoro; io, come sempre, ho approfittato dell’occasione per dare il meglio di me stessa e per riesumare qualche capo dimenticato ed insolito; quando l'ingegnere mi ha vista, è scattata la domanda di rito (‘Ma ti sembra il caso di uscire conciata così?’), a cui ho risposto con nonchalance (‘Certo che sì!’). Prima di tutto, ecco una visione d’insieme.
La foto, scattata vicino al nostro presepe, mi ritrae seduta, perché ieri la mia fotogenia ha raggiunto i minimi storici (non riuscivo a stare ferma e a non fare smorfie, quindi mi sono messa buona e seduta sulle scale che portano in mansarda).
I punti forti sono rappresentati dalla gonna, dalla giacca in velluto e dagli stivali, ma andiamo con ordine. La gonna non è semplice da portare - ha un modello vecchiotto (è un capo ‘Pennyblack’ anni ’80), a pieghe (che non sfilano la figura, anzi) e con un’ingombrante baschina in similpelle in vita – ma questo non rappresenta certo un impedimento per la sottoscritta, la quale invece considera questa ‘gonna da ottantenne’ come uno dei pezzi forti del proprio guardaroba. Un discorso diverso va fatto per la giacchina di velluto blu, a due bottoni e con bordi stondati; originariamente apparteneva a mia madre (risale all’inizio degli anni ’70), non so come si è salvata dalla smania di disfarsi delle cose vecchie che ogni tanto coglie la genitrice, fatto sta che la conservo come una reliquia; è comoda, morbidissima e sta bene con tutto, dai jeans ad una gonna a tubo un po’ elegante! Ho scelto di portarla con un fiore di stoffa bianco appuntato ad un rever, così, un po’ bohemienne. Passiamo poi agli stivali in pelle nera, chiusi da una zip a lato, con tacchi sottili da 10 cm; non so se c’entrino effettivamente qualcosa con il resto ma li ho indossati per l’aria – come dire – da gothic tiny (perché sono numero 35) pin-up che mi danno. L’ultimo accessorio sono gli orecchini di strass di Almaplena, acquistati la scorsa settimana: li adoro perché sono barocchi quanto basta e danno una luce straordinaria al volto, sono tutti luccicanti ma palesemente finti, per cui completano alla perfezione una mise che non so ben definire. A proposito, voi come la descrivereste? Con questo dubbio, vi do appuntamento alla prossima puntata!
Sto trascorrendo il poco tempo libero che riesco a ritagliarmi in una giornata impegnandomi in due attività principali: leggere ‘The Da Vinci Code’ di Dan Brown ed ascoltando fino allo sfinimento questo disco.
Per quanto concerne il libro, ho deciso di leggerlo dopo che entrambi i miei genitori e il mio maestro di Tai Chi me ne hanno parlato in termini più che lusinghieri; non ero convinta, visto che certi best-seller mi sanno di fregatura, ma sono bastate le prime pagine (diciamo pure dal ritrovamento di Saunière in poi) per appassionarmi ad una vicenda ben costruita, intrigante ed emozionante al punto giusto. Le mie perplessità erano poi legate anche al fatto che non ho mai amato particolarmente l’arte – forse troppo complessa – di Da Vinci, anche se sto completando un puzzle che ritrae questo capolavoro. La riproduzione di opere d’arte per scopi non prettamente artistici sarà anche un’innegabile ‘mercificazione dell’arte’ (come tuonò l’anno scorso il mio prof di Didattica della Letteratura alla SSIS), ma avere sotto gli occhi un quadro come il suddetto, seppur in riproduzione, non può che fare bene allo spirito e al proprio senso estetico.
Un discorso a parte va fatto, invece, per il disco: grazie al provvidenziale intervento di Niki (l’amico responsabile di questo), ho potuto finalmente scoprire un disco composito, solo apparentemente leggero, contenente melodie notevoli (‘In the Sun’, ‘A Shark in Jet’s Clothing’ e ‘Kung-Fu Girls’ sono esempi più che eloquenti) e una straordinaria interprete, nonché icona di stile come poche altre. E dire che li conoscevo solo per ‘Heart of Glass’ e per il tema portante della colonna sonora di ‘American Gigolò’!
Infine, un aggiornamento: ho provato il fondotinta, il lucidalabbra e l’ombretto di Lancôme (vedi post qui sotto). Il fondotinta ha una texture piacevole, si applica con facilità e rimane confortevole sulla pelle, anche dopo diverse ore; il lucidalabbra non è nulla di particolare, ha un bel colore acceso ma non dura particolarmente, l’ombretto invece è strepitoso: è un bel marrone caldo con pagliuzze leggermente iridescenti ed è molto durevole sulle palpebre, non lascia – per intenderci – quelle fastidiosissime ed antiestetiche ‘righe’!
Sono arrivata quasi in fondo a due giorni campali, iniziati ieri pomeriggio con un pesantissimo collegio docenti (si è parlato del nulla), conclusosi alle sette e mezza di sera, continuati con una mattinata di lezione e un pomeriggio incasinato. Il punto fondamentale è che stanotte ho dormito dai miei (sapevo che la riunione sarebbe terminata tardi, stamattina dovevo essere a scuola alle otto meno un quarto, quindi mi sono evitata una levataccia alle sei e un quarto e un’ora di macchina) quindi, una volta tornata all’ovile oggi pomeriggio, ho dovuto fare un po’ di pulizie, imbastire la cena, fare una lavatrice e iniziare le ‘operazioni di voto’ (si avvicina la consegna delle pagelline del primo trimestre). In questo vortice di eventi, una piacevolissima sorpresa: qualche tempo fa avevo appreso di aver vinto un concorso indetto dal mensile ‘Cosmopolitan’, il cui premio consisteva in un make-up completo di Lancôme. Beh, stavo passando l’aspirapolvere quando hanno suonato al citofono: il messo della DHL mi ha consegnato questo ben di dio.
Il kit comprende un fondotinta (03, Beige Diaphane), un gloss (051, Hot Framboise), una matita-kajal (Black/Blue), una cipria (01, Poudre Boheme), un mascara (01, Noir Hypnotic), un fard (02, Rose Sable) e un ombretto (245, Marron Givré). Pur tentatissima, non ho ancora provato nessuno dei suddetti prodotti (intendo colmare al più presto la lacuna), ma posso dire che sono bellissimi dal punto di vista estetico, con un packaging nero lucido con tocchi dorati davvero raffinatissimo! Commossa da tanta abbondanza gratis (non mi è mai passato per la testa di comprare così tanti prodotti Lancôme, visto quanto costano), mi sono ripromessa che domani, giorno di festa, lo passerò in casa ma truccata alla perfezione, come non ho mai fatto prima. Prevedo già scene tipo questa, ma la vanità è femmina, no?
Tutto procede bene. A scuola sto attraversando un periodo di assestamento: ho già iniziato ad interrogare i miei alunni e ad assegnare compiti in classe; il fatto è che la prossima settimana si conclude il primo trimestre, quindi sto per essere sommersa di compiti da correggere, schede di valutazione da compilare per ciascun alunno e soprattutto riunioni-fiume (tra collegi docenti e consigli di classe – una media di tre incontri alla settimana - sarà da morire), ma non mi lamento, anzi. Il mio calvario ortodontico va avanti nonostante le mie deboli rimostranze: due settimane fa, il dentista mi ha applicato i primi fili in titanio, che hanno iniziato a tirare i denti nel vero senso della parola, con il risultato che per una settimana non sono riuscita a mangiare granché. Venerdì scorso mi è stato applicato un altro filo, quelli esistenti sono stati ancora tirati ma il risultato è stato più confortante del precedente, almeno adesso riesco a mangiare quasi tutto. In questo marasma ho fatto entrare anche gli acquisti per Natale: ho approfittato del mio giorno libero per andare ad Asolo e comprare i regali per mia madre (un piatto di latta decorato a mano, visto che lei li colleziona), per mia sorella (due ciotole in bambù e carta riciclata) e per me (una collana marocchina con la tradizionale ‘croce del Sud’ in argento, splendida e a buon mercato, la vedete qui sotto).
Ieri pomeriggio mi sono tappata il naso e mi sono immersa nella confusione di Bassano per completare gli acquisti (un profumo per mio padre e qualcosina di scintillante - un paio di orecchini pendenti - per me…So che sono un po’ scema, ma in questo periodo ho bisogno di gratificazioni!). Rimangono fuori i miei nipotini (Vittoria detta ‘Pagnottella’ – figlia di mia sorella, Nadia ed Ivan detto ‘Ciambella’ – figli della sorella di mio marito) e mio marito, ma ho già pensato a cosa comprare. Altre nuove: sono alle prese con un raffreddore/influenza potentissimo, che mi costringe a fare l’aerosol due volte al giorno e mi ha lasciata senza voce per qualche giorno (per la felicità dei miei alunni); io e mio marito abbiamo sperimentato l’effetto di una scossetta di terremoto stando in mansarda (‘scusa, ma sei stato tu a spostare il divano?’) durante la visione di ‘Spiderman 2’…E la mia ansia si impenna!!