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Postato da: superqueen alle 08:39| | p.link
Martedì è il giorno peggiore della settimana.
Ieri, martedì mattina – ma è come se fosse stato ancora notte – dalla porta-finestra della mia cucina ho visto la luna velata di nuvole brillare così, sulla mia tazza fumante di infuso ai mirtilli e ginseng e sul vicinato ancora ignaro della giornata a venire.
Postato da: superqueen alle 09:18| | p.link
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Postato da: superqueen alle 09:15| | p.link
Archiviato il proficuo sodalizio artistico-commerciale con Christina Aguilera, Donatella Versace tenta di attraversare senza troppi danni il periodo nero della propria azienda (è di qualche settimana fa questa notizia, accolta con perplessità da osservatori economici e di costume) affidandosi all’amica di sempre, colei che, in passato, aveva dimostrato di essere molto legata alla maison della Medusa, ovvero Madonna. Protagonista, nel 1994, di uno progetto di campagna stampa Versace piuttosto ambizioso (un servizio fotografico ‘a quattro mani’, una parte affidata a Mario Testino ed una a Steven Meisel – qui sotto le immagini), torna ad incarnare il ruolo di spokeswoman di una casa di mode che stenta a distaccarsi dall’eredità lasciata da Gianni e che è tantomeno incapace di guardare al futuro in maniera originale ed anticonformista.
Basta guardare le immagini della campagna stampa per la collezione p/e 2005 per capirlo: tornano le camicie stampate, i sandali con zeppa e strisce dorate, gli abiti drapè incrociati sul davanti, tornano ovvero stilemi già sperimentati e resi famosi negli anni ‘80/’90, privi di quel tocco magico che allora li rendeva così speciali.
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L’ambientazione delle immagini non fa che sottolineare la mancanza di creatività, di verve, di idee che sembra permeare le ultime collezioni: trasformare Madonna in una donna d’affari e ritrarla in un’ambientazione completamente bianca e per questo asettica è quanto di più scontato e fuori dal tempo si sia visto ultimamente sulle riviste di moda. Perché non optare per qualcosa sopra le righe? Perché ritrarre questa donna dai lineamenti più che mai tirati e i capelli color pannocchia mentre è intenta a rispondere al telefono o mentre incolla il bordo di una lettera? Il confronto con la sontuosità e la freschezza delle immagini di un decennio sottolinea ulteriormente il senso di lenta decadenza, ma il punto non è questo e non è nemmeno la scelta della testimonial: Madonna è e rimarrà sempre un’icona di stile, ma intristirla in modo così evidente non sembra una scelta felice né tantomeno lungimirante.
Postato da: superqueen alle 19:16| | p.link
Seppur con qualche giorno di ritardo rispetto alle previsioni, ecco una nuova puntata del fashionable reality show di questo blog. Come noterete, la ‘sigla di apertura’ è tutta nuova: mi sono disfatta delle foglie autunnali e un po’ malinconiche che campeggiavano precedentemente sul rosa intenso, sostituendole con due stelline e con un rosa cipria molto più bello! Ma veniamo a noi: un indumento non propriamente comodo è il poncho, reminescenza di infanzia per la sottoscritta (ne avevo uno rosa e bianco con le frange a cui ero molto affezionata), ma anche di esotismo (basti pensare al Mexican mood e, in generale, alla passione per l’etnico che si è vista su molte passerelle per la prossima stagione estiva). La sua caratteristica principale è di essere molto scenografico – ti risolve una mise praticamente da solo – ma deve essere portato con gli accessori giusti, altrimenti ci si trasforma in una maschera fantozziana – se solo penso a chi osa portare il poncho con una borsa a spalla o, peggio, a tracolla. Questo l’insieme con cui mi sono presentata, due settimane fa, al battesimo del mio nipotino Ivan (detto ‘Ciambella’).
Due le immagini: una a figura intera con capelli sciolti (scattata a casa dei miei genitori) e una a mezzo busto con capelli raccolti (qui si vede bene il poncho). Ho deciso di portare il mantellone di lana grossa con una gonna in tweed bianco e nero, un twin-set grigio scuro, calze e scarpe nere. Perdonate il tocco di marrone della clutch bag, ma il desiderio di portarla era troppa, quindi me ne sono fregata come sempre delle regole di abbinamento. Un punto di colore vivace non sarebbe guastato, ma ho preferito optare per un total look sui toni scuri. Nell’immagine successiva, vediamo da vicino il poncho – collo alto, linea a triangolo, realizzato in lana bella grossa, che lo rende morbido e caldissimo – e un altro punto focale, ovvero le scarpe. Come noterete, sono quanto più di lontano si possa immaginare rispetto alla moda attuale, ovvero punta tonda e tacco massiccio (8 centimetri però); sono in pelle lucida, hanno il loro bel cinturino alla caviglia e sono un ricordo di adolescenza: nel lontano 1989, erano molto in voga e io e la mia migliore amica decidemmo di comprarle insieme, io nere, lei rosa confetto. Penso che lei non le porti da circa un decennio, forse non le possiede nemmeno più; io, come sempre, le ho tenute e ogni tanto le indosso: sono comode e vagamente demodé, quindi sono perfette per me.
Postato da: superqueen alle 09:09| | p.link
Postato da: superqueen alle 15:19| | p.link
Non sono scomparsa. La scuola mi ha sequestrata per qualche giorno, tra correzione dei compiti delle vacanze, collegi docenti di più di tre ore, riunioni con i colleghi di inglese, preparazione di attività da far svolgere ai miei alunni e quant’altro. In compenso, ieri pomeriggio, per la prima volta, mi sono spinta fino a Montebelluna in macchina da sola, giusto per conoscere una nuova cittadina (mai stata prima) e per fare un giretto per negozi (non ho trovato nulla di interessante, ma l’importante non è il risultato, quanto il processo che sottende all’andare per negozi, ovvero un processo di rilassamento mentale, almeno per quanto mi riguarda). Tornerò presto con una nuova puntata del fashion reality show di questo blog, con un look sfoggiato domenica scorsa, tra il bon ton e l’hippy, ma voglio avere un’oretta tutta per me, in modo da raccogliere le idee e presentarle nella maniera migliore. Infine, a corto di parole, lascio un’altra delle mie ‘immagini da letto’, con un’espressione che riflette perfettamente come mi sento stasera (stanca? Annoiata? Assonnata? Un po’ tutto insieme!).
Postato da: superqueen alle 21:43| | p.link
The Chainsaw as a Symbol of Virility Non pensate che sia impazzita, ma sono arrivata a questa conclusione dopo aver trascorso delle vacanze natalizie incentrate sulle attività contadine di mio marito, sull’acquisto di un trattore (da parte dello stesso) e soprattutto sull’acquisto di una motosega, strumento più che mai necessario in questo periodo, quando si va per boschi a tagliare la legna da usare durante il prossimo inverno. In casa esisteva già una motosega, acquistata qualche anno fa in comune con un parente, ma si sa come vanno queste cose: il parente nicchiava ogni volta che doveva prestare la motosega all'ingegnere, il quale ha preso in mano la situazione e ha deciso di comprarne un’altra tutta per se. La scelta è caduta su questo modello (la 55), ho assistito anch’io all’atto dell’acquisto e posso dire che mi si è svelato un mondo sconosciuto, esclusivamente virile, fatto di catene, di miscela, di non so che tipo di olio, di cilindrate e quant’altro. Nei giorni successivi all’acquisto, mio marito si è scatenato nel suo bosco, tagliando legna e sentendosi pienamente immerso nel suo habitat naturale, una sorta di Walt Whitman del terzo millennio. La cosa che mi ha lasciata perplessa non è stata la sua mutazione – da ingegnere a uomo dei boschi, che tanto me lo aspettavo – quanto la simbologia esplicita che la motosega porta con se; l'ingegnere ha incontrato i suoi amici contadini per mostrare con orgoglio il nuovo oggetto e tutti si sono affrettati a paragonarlo con il proprio – e quant’è potente, e quanto consuma, e quanta legna taglia prima di affilare la catena. La conclusione è ovvia: qui la motosega è incontestabilmente un simbolo di virilità; il ruolo che altrove ricopre l’automobile (basta pensare al legame equivoco, quasi paragonabile a quello tra amanti, descritto da King in ‘Christine’), qui è assunto da un oggetto a mio parere violento (forse penso a questo), ma utile e in qualche modo legato ad un mondo sempre più ai margini (quante persone, tra i vostri conoscenti, vanno ancora per boschi a procurarsi la legna per l’inverno?).
Postato da: superqueen alle 19:11| | p.link
Piegata impietosamente in due da un forte attacco di colite, trascorro gli ultimi giorni di vacanza tra gocce antispasmiche e pastiglie per la gola (mi sono presa anche una specie di influenza, sì). E pensare che avevo convinto mio marito, impegnato con il taglio della legna per l’anno prossimo, ad andare a Treviso a fare un giretto in occasione dei saldi! Sarà ben contento di non aver perso una giornata di lavoro per occuparsi delle manie da shopping della moglie. A proposito di saldi: non so voi, ma io penso che quest’anno passerò gentilmente la mano. Ieri, prima che arrivasse il peggio del mal di stomaco e della pancia effetto ‘pallone aerostatico’, mi sono avventurata a Bassano, giusto per capire se in giro c’era qualche occasione ghiotta; il risultato? Niente di interessante, dico sul serio: biancheria intima trascurabile, maglioni in serie, realizzati in lana inguardabile, gonne e pantaloni senza forma, i giacconi e le scarpe non le ho nemmeno guardate, tanto non ne ho bisogno. L’idea generale che mi sono fatta è davvero desolante, ovvero prezzi alti per merce brutta e senza personalità. Forse nelle grandi città la situazione è migliore, ma sono comunque dell’opinione che bisogna stare attenti a queste svendite stagionali – ho sempre la sensazione che la fregatura sia dietro l’angolo, anche perché noi donne, prese dall’ansia dello sconto, siamo capacissime di portarci a casa cose che non useremo mai, giusto per lo sfizio di ‘comprarle in saldo’. L’unica spesa che mi sono sentita di fare è stata questa
Una borsa ormai caduta in disuso, la pochette o clutch (all’inglese): soppiantata da quelle borse minuscole con tracollina che tanto si vedono appese alle spalle di donne di tutte le età, effettivamente non è granché comoda (bisogna tenerla in mano, al massimo sotto braccio), ma per me conserva una magia d’altri tempi. Quella che ho comprato ieri, in pelle marrone morbida, farà il paio con due oggetti a cui sono legata molto: una pochette da sera degli anni ‘60, in satin nero, fermaglio in strass e specchio interno, appartenuta alla zia di un’amica di famiglia (è arrivata a me non ho ancora capito bene perché) e una pochette degli anni ’70 in camoscio rosa antico e fermaglio rotondo in metallo, appartenuta a mia madre, che ha ben pensato di conservarla per la sottoscritta, invece di buttarla insieme alle cose vecchie. Non so voi, ma penso che le ‘cose vecchie’ abbiano un’anima e una storia da raccontare, poiché portano con se l’immagine di un’epoca passata e la storia della persona che le ha possedute prima di arrivare a noi: per questo amo così tanto le ‘vecchiumerie’ (come le definiscono mia madre e mia sorella), che preferisco di gran lunga rispetto agli abiti e agli accessori contemporanei, di moda magari ma irrimediabilmente tutti senz’anima.
Postato da: superqueen alle 17:56| | p.link
Come promesso, torna puntuale ‘Cosa si Nasconde nel Mio Armadio’, il reality show di questo blog, con una nona, scoppiettante puntata, tutta dedicata al look messo a punto per la sera di San Silvestro. Sapendo che io e mio marito avremmo festeggiato il passaggio al 2005 in famiglia - cena a casa dei suoi genitori, presenti anche i miei genitori (entrambi amiamo poco la confusione e il ‘divertimento a tutti i costi’), mi sono potuta sbizzarrire, sapendo che sarei rimasta al calduccio. Pronti? Ecco come si presentava la mia mise:
Le immagini sono due: una ‘ufficiale’ (davanti) e una ‘ufficiosa’ (dietro). Stavolta mi sono lanciata, non tanto nel colore (ho optato per il classico ‘all black’), quanto nelle forme: spacchi nella gonna in lanetta e, soprattutto, scollature a gogò nella maglia morbida in jersey. Come di consueto, ho mescolato allegramente nuovo e riciclato (nuova la maglia, acquistata per 20 euro, e riciclata/rimaneggiata la gonna, che prima apparteneva a mia sorella). L’acquisto della maglia è stato fatto praticamente ad occhi chiusi: appena provata, mi sono detta che era fatta per me, un po’ per la morbidezza del jersey, un po’ per la sua linea vagamente anni ’80 (mi ricorda gli abiti sfarzosi e un po’ pacchiani che portavano loro).
Per non appiattire la figura con il ‘tutto nero’, ho aggiunto alcuni tocchi di bianco e di rosso. Il corsage è stato realizzato dalla sottoscritta, cucendo una dalia in stoffa su un paio di nastri di raso. Che dire? Il risultato, secondo me, è notevole! Ok, forse si tratta di un accessorio un po’ impegnativo, ma quanto a decoratività niente da dire. Il corsage appropriato può diventare addirittura accessorio unico, perché abbellisce l’insieme senza appesantirlo.
I tocchi di rosso, invece, li troviamo nelle scarpe (punta tonda e cinturino alla caviglia, acquistate nel 1999 in occasione della mia laurea) e nello smalto (uno strepitoso rosso ciliegia lucido).
Tocchi scarlatti anche nel make-up, come potete osservare dall’immagine qui sotto.
Come base, non ho utilizzato fondotinta per non creare antiestetici contrasti cromatici tra il viso/il collo e il resto del decolleté/schiena, ma ho usato una cipria rosata iridescente, giusto per uniformare l’incarnato. Ho lasciato le labbra ‘nude’ (lucidandole con un gloss trasparente), mentre ho caricato il trucco degli occhi: sulla parte mobile della palpebra ho applicato un ombretto porpora in crema (attenzione a sfumarlo alla perfezione, per evitare l’effetto ‘ho appena finito di piangere’), ho illuminato la parte vicina alle sopracciglia con un lighter color ghiaccio, sempre in crema, e ho sottolineato il tutto con il solito terzetto eyeliner/matita/mascara. Mio marito, mai prodigo di complimenti, si è ‘sbottonato’ dicendo che stavo benissimo, e questo complimento inaspettato, credetemi, è stato il modo migliore per iniziare l’anno*. Concludo questa puntata augurando a tutti voi lettori ed estimatori di questa rubrica un 2005 pieno di soddisfazioni, ma soprattutto di serenità e di buona salute (perché, come diceva mia nonna, se c’è la salute, c’è tutto). * Una volta tornati a casa, mio marito si è catapultato a letto, mentre la mia nottata si è conclusa attorno alle 3.30, ora in cui ho terminato di godermi l’ennesima visione di questo film (non molto natalizio ma impedibile), andato in onda su una rete locale.
Postato da: superqueen alle 12:13| | p.link
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