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giovedì, luglio 27, 2006
Vi ricordate la proprietà transitiva algebrica, quella secondo la quale 'se un elemento di A è in relazione ad un secondo elemento ed il secondo con il terzo, allora il primo è in relazione con il terzo'? Con qualche licenza, tale proprietà può perfettamente essere applicata a Jessica Simpson, la bionda cantante texana protagonista di gossip a tutto campo. Prima una carriera da bubble gum pop star, poi il matrimonio da favola con il bellone Nick Lachey, il successo planetario con il reality 'Newlyweds', infine il crollo del sogno: il divorzio, i ritocchini maldestri, l'accompagnatore parrucchiere e una sorella sempre più ingombrante. Al di là dei pettegolezzi legati alla crisi matrimoniale, infatti, quel che più stupisce dell'attuale carriera della Simpson è la piega che sta prendendo la sorella, sempre più - e lo diciamo con una forte inquietudine - simile a lei. Se tua sorella si sta trasformando in un tuo clone, tu che fai? Decidi di 'prendere ispirazione' (oggi non voglio essere maligna ed usare il verbo 'copiare') da qualcun altro!
In occasione dell'uscita del suo nuovo album, 'A Public Affair', Jessica va sul sicuro: assegna al regista Brett Ratner [1] il compito di girare il video omonimo, raccoglie attorno a se un drappello di celebrities, aggiunge un'ambientazione ormai classica (rollerskating rink, anyone?) e il gioco è fatto.



Ecco le quattro protagoniste del video: a parte Jessica, troviamo la desperate housewife Eva Longoria (scelta perchè è una delle sue migliori amiche), l'attrice Christina Applegate e la collega Christina Milian. Le quattro, nella migliore tradizione americana [2], si ritrovano in una limousine [3] (lo chaffeur è l'attore e conduttore Ryan Seacrest), che le porta in una pista di pattinaggio/discoteca [4].



La trama del video si può facilmente riassumere in queste quattro immagini: viaggio in limousine, ingresso alla pista (inseguite dai paparazzi), separietto comico al banco del noleggio pattini (dietro il bancone c'è Andy Dick, protagonista di uno dei reality show più irritanti mai realizzati) e pattinata collettiva in allegria. Naturalmente non mancano i momenti tragicomici, collegati ad una sorta di sogno ad occhi aperti vissuto da Andy Dick, da un bellone che flirta con Jessica e dalla gelosissima fidanzata di quest'ultimo (interpretata da Maria Menounos): il primo sogna di essere l'oggetto di attenzioni da parte di Jessica e Christina Milian (le due inoltre sembra amoreggino tra di loro, realizzando così una delle fantasie erotiche ricorrenti negli uomini), il secondo sogna di assistere ad un'avida sessione di icecream eating, la terza infine sogna di 'fare lo scalpo' alla sua rivale.




Il risultato è senz'altro piacevole e ben confezionato, anche se manca quasi completamente di originalità; d'altronde, in uno scenario piuttosto desolante (più brutti che mai i nuovissimi video di Janet Jackson e Justin Timberlake), anche Jessica di spugnetta vestita che pattina in cerchio non è così malvagia.



[1] Ratner, già regista del dimenticabile 'These Boots are Made for Walkin'', ha girato anche 'Heartbreaker', uno dei più riusciti video di Mariah Carey. La zuffa tra donne che troviamo in 'A Public Affair' non è niente rispetto alla furiosa catfight ingaggiata da Mariah con la sua odiosissima controparte bruna, Bianca, in quel video.
[2] Mi sento di addurre a 'Sex and the City' il merito di aver creato nell'immaginario collettivo l'idea del gruppo di amiche indipendenti, belle e sexy, che escono insieme, parlando di tutto senza filtri (nel caso del video della Simpson, parlano di successo e di fama). Ricordiamo come anche 'Girl', ultimo video delle Destiny's Child, fosse ispirato al telefilm della HBO.
[3] Primo 'grazie' a Madonna.
[4] Secondo 'grazie' a Madonna, a cui aggiungiamo Olivia Newton-John e il suo 'Xanadu', padre di tutti i film/video ambientati in una discoteca per pattinatori.
Postato da: superqueen alle 10:48| commenti (36) | p.link

lunedì, luglio 24, 2006


La seconda metà dell'estate (da luglio in poi) coincide, nel mondo dell'immagine e della moda, con l'inizio della stagione invernale, basta sfogliare una qualsiasi rivista del settore per capirlo: dossier dedicati alle passerelle a/i 2006/2007 e agli accessori proliferano praticamente ovunque. La rivista statunitense 'W' non si è fatta cogliere impreparata e ha affidato alla coppia formata da Mert Alas e Marcus Piggott il compito di ritrarre gli accessori che probabilmente diventeranno oggetti di culto da qui a qualche mese; il risultato, intitolato 'City Slickers', è una serie di scatti molto interessanti, dove la fotografia di moda degli anni '80 viene riportata in auge. Mentre Steven Meisel si concentra sull'estetica del 'perfect body', così caratteristica del decennio in questione, i due fotografi rendono omaggio a Guy Bourdin, un maestro dell'immagine, la cui produzione, all'avanguardia per l'epoca, continua ad ispirare artisti di ogni genere, in maniera più o meno diretta.



Colori accesi, linee semplici e tondeggiandi, forme pulite caratterizzano queste due immagini, in cui la modella (si tratta in entrambi i casi di Gemma Ward) viene ritratta su un neutro sfondo blu notte. Nel primo caso, indossa un abito in angora scarlatta di Anna Molinari, con grande scollatura ad oblò sul decollète, mentre nel secondo indossa un cappotto di piume firmato Lanvin, mentre tra le mani tiene una borsina da sera di Giorgio Armani in satin di seta e manico intrecciato. Bocca e occhi vengono messi in evidenza da un make-up scintillante, gli zigomi sono truccati da flash di fard rosa, esattamente come si usava negli anni '80.



In queste altre due immagini, invece, Du Juan presenta un leit-motiv dell'intero servizio: le calze in latex colorato di House of Harlot, indossate da sole o con giarrettiera coordinata, sorta di lampo cromatico che attraversa la narrazione: calze azzurre per vestire le gambe calzate con un paio di scarpe in pelle lucida di Louis Vuitton, strette alla caviglia da un fiocco in raso, calze gialle invece in contrasto con la borsa in visone monogrammata, sempre Vuitton.



Close-up sulle scarpe (una dei soggetti preferiti da Bourdin): semplici decolletè in pelle lucida rossa con punta tonda di Anna Molinari (indossate con le consuete calze in latex, tono su tono) ed elaborate decolletè candide di Marc Jacobs dalla punta all'insù e tacco design.



Deciso omaggio anni '80 l'immagine qui sopra, in cui Raquel Zimmermann, appoggiata ad un grande elemento nautico in metallo giallo, appare sorprendentemente simile a Jerry Hall, tra le modelle-simbolo di quegli anni. La modella indossa un miniabito in faille di seta di Oscar de la Renta, assieme ad un paio di calze in latex candide e slingbacks verde menta di Miu Miu.



Chi conosce la storia della sfortunata Gia Carangi, altra modella-simbolo anni '80, coglierà l'omaggio contenuto in questa foto: la rete metallica su cui si appoggiano Jessica Stam e Du Juan è la stessa 'impalcatura' che ha fatto da sfondo ad uno dei più famosi photoshoot di sempre, quello ovvero con protagonista la modella di origine italiana, nel pieno del suo splendore quando venne ritratta da Chris Von Wagenheim nel 1978. Le due modelle qui indossano rispettivamente un abito in jersey di Versace e uno di Christian Lacroix, fermato in vita da una cintura scarlatta.



Veniamo infine all'omaggio diretto a Bourdin: nello scatto qui sopra, Raquel Zimmermann, stesa a terra, appoggia le lunghissime gambe (di nuovo fasciate nel latex bianco) alla parete, esattamente come fanno le tre modelle protagoniste di 'Fox Fur' del fotografo francese.



Qui sopra vediamo inoltre una delle più famose immagini di Bourdin, quella donna con costume rosso ritratta di lato, il cui volto si riflette in uno specchio rotondo, ripresa anche da Madonna nel video
'Hollywood' di Madonna, diretto da Jean-Baptiste Mondino, tacciato di plagio proprio per essersi sfacciatamente ispirato ad alcune opere di Bourdin. Il microcosmo creato da quest'ultimo, colorato a tinte accese, abitato da donne-amazzoni affascinanti ed altere, viene ripreso da Alas e Piggott, che evidenziano queste caratteristiche con inquadrature piuttosto ardite, spesso dal basso verso l'alto, quasi a voler sottolineare la superiorità femminile sul mondo esterno.
Postato da: superqueen alle 20:23| commenti (28) | p.link

domenica, luglio 23, 2006




Avrei voluto postare questa foto dalla villeggiatura, ma così non è, purtroppo. Sono rientrata a casa ieri, dopo una levataccia alle 3.45, sei ore di viaggio in macchina e altrettante di motonave. Sono ancora un po' disorientata e penso mi ci vorrà una settimana per ambientarmi nuovamente. Passare dai 12°C notturni che abbiamo trovato in provincia di Nuoro (a 700 metri sul livello del mare, sia chiaro) ai 37°C di qui non è facile, così come non è facile rinunciare al mare, all'aria di montagna dal potere leggermente narcotico, alla rilassatezza, alla cucina, ai dolcini, ma tant'è.
Qualche dettaglio: dopo sette anni, ho deciso di espormi seriamente al sole, pianificando con attenzione tempi di esposizione e applicazione di creme solari dall'opportuno fattore di protezione (25, per la cronaca); evidentemente qualcosa è andato storto, visto che mi sono beccata una strana forma di eritema (poco o niente prurito, macchie rosse come punture di zanzara), che mi ha impedito di abbronzarmi come avrei voluto. La foto qui sopra mi ritrae in spiaggia sotto l'ombrellone, ben impaludata con occhialoni e foulard, mise che non ho abbandonato mai, nemmeno quando mi sono dovuta mettere in canottiera per schermare ulteriormente il sole dalla pelle. In spiaggia ho lavorato alacremente all'uncinetto, attirando l'attenzione di diverse bagnanti (età media: 60 anni) che chiedevano lumi su quanto stavo realizzando, ovvero un altro scialle. Ho conosciuto meglio la zona dell'Ogliastra, la sua natura pressochè incontaminata, il suo stato selvaggio e la sua rete stradale da brivido, caldamente sconsigliata a chi, come me, mal sopporta le curve. Inoltre, ho letto 'Lipstick Jungle' (fiacco, ma sono sicura sarà trasposto in un telefilm di successo), ho acquistato un'alzatina di ceramica bianca e un paio di piatti con dipinto il tradizionale galletto, ho fatto scorpacciate di pesce e di pistoccu, ho ascoltato allo sfinimento questo album e ho lasciato un pezzetto di cuore tra quell'acqua e quel cielo.
Postato da: superqueen alle 18:49| commenti (34) | p.link

martedì, luglio 11, 2006




Valigie pronte: due costumi, abiti fiorati, jeans e canottiere, un foulard e occhialoni, infradito e Converse rosse per me, camicie a quadretti da nerd, due costumi, pantaloni in cotone, innumerevoli magliette inneggianti a Linux per l'ingegnere. Libri stipati. Gomitoli e uncinetto impacchettati. Carte d'imbarco fatte. Borse (una di pelle, una di stoffa) quasi pronte. Giovedì si parte alla volta di Golfo Aranci e poi da lì nell'entroterra nuorese, dove si starà fino alla penultima settimana del mese. Un saluto e buone vacanze a tutti i lettori di questo blog!
Postato da: superqueen alle 17:39| commenti (48) | p.link

lunedì, luglio 10, 2006




'Match Point', l'ultimo film diretto da Woody Allen, oltre a riscuotere un deciso successo di pubblico, ha influenzato anche il mondo della moda. Molte spettatrici, dopo aver ammirato la borsa in cuoio con cinghie indossata da Scarlett Johansson durante tutto il film, abbinandola a diverse mise, si sono chieste chi avesse realizzato quella borsa. Jill Taylor, fashion editor del film, aveva scelto una borsa Mulberry (modello 'Roxanne') per l'attrice americana, dimostrando grande lungimiranza e portando grande fortuna all'azienda di abbigliamento britannica.
Fondata negli anni '70 da Roger Saul,  Mulberry è da tempo un sinonimo di tradizione, di materiali classici come il cuoio invecchiato, ma anche di rinnovamento e di contemporaneità. La campagna-stampa per la stagione primavera/estate 2006 ha visto come protagoniste Lily Donaldson e Irina Lazareanu, modelle-simbolo di un approccio intrigante e complesso nei confronti dell'immagine e della moda stessa.




Tutta questa forse inutile introduzione per presentare la mia ultima conquista: una borsa Mulberry, modello 'Rosemary', acquistata in uno store on-line (Mulberry non ha punti-vendita in Italia). 'Sorella minore' del modello 'Roxanne', è realizzata in pelle 'Darwin' in colore naturale, è chiusa da tre false fibbie (in realtà hanno delle calamite sotto), si può portare a mano (con i due piccoli manici) o a spalla (con la tracolla regolabile, che è fondamentalmente il motivo per cui mi piace così tanto). Le dimensioni sono medie, diciamo che equivale ad una Speedy 25 di Vuitton, con il vantaggio che può essere portata a spalla.


 
Non è deliziosa? Compatta ma spaziosa, forme  e colore passe-partout, pelle morbidissima (ha un odore caratteristico di pelle 'vera', non so come spiegare).



La cosa più importante, al di là della borsa in se, è che questo acquisto segna in maniera definitiva il mio addio al mondo dello shopping 'borsifero'. Devo infatti tenere fede, da qui a qualche tempo (diciamo che siamo nell'ordine degli anni, più che dei mesi), ad una promessa fatta all'ingegnere, promessa ossia di tenermi lontana dall'acquisto di un qualsiasi tipo di borsa. Facendo quattro conti veloci, direi che posso starmene buona per molto tempo: difetterò pure di molte cose, ma certamente non di borse!
Postato da: superqueen alle 13:17| commenti (29) | p.link

sabato, luglio 08, 2006


Giunge l'estate e la mia smania di 'uncinettare' è impossibile da arginare: dopo aver completato il centrotavola composto da piastrelle ‘fiocco di neve’, ecco la mia penultima fatica, uno scialle in cotone beige. Lo schema riproduce una rosa centrale, io ho aggiunto una bordura con cuori e le frange, in modo da renderlo più movimentato. Fonte di ispirazione è stata, come spesso mi accade, una mise sfoggiata da Sarah Jessica Parker in ‘Sex and the City’, per la precisione nell’episodio ‘My Motherboard, My Self’ (serie 4), in cui indossa uno splendido scialle beige con frange. Lo schema, in quel caso, era molto più elaborato; non essendo riuscita a reperire niente del genere, sono andata sul sicuro, optando per un motivo semplice e romantico – la rosa singola.


Come filato ho usato un Grignasco Marina color 808 (cotone lanato molto morbido; è la prima volta che lavoro un filato non bianco, ma per uno scialle estivo ho voluto cambiare), lavorato con un uncinetto da 3 mm. E' stato un lavoro piuttosto elaborato: prima di tutto ho realizzato lo scialle, solo che veniva troppo piccolo per i miei gusti, quindi ho deciso di aggiungere una bordura; inizialmente avevo iniziato una bordura a punte, che però si è rivelata troppo 'pesante' sullo scialle, quindi ho sfilato tutto e ho optato per una tripla fila di cuori, l'apoteosi del romanticismo. Con il filato rimasto, poi, ho realizzato una sciarpina skinny con il mio nickname in cifre inglesi, chiaramente non visibile una volta indossata:

Perdonate la brutta luce di questa immagine, ma con il flash non si distingueva bene la scritta; qui sotto eccola indossata con un paio di jeans e una maglietta con la stampa classica dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Anche la sciarpetta, come lo scialle, è completato da una fila di frange. Da notare il copriletto, altro inarrivabile capolavoro realizzato da mia nonna, non so quante strisce di rosoni all'uncinetto cucite insieme. Non contenta di quanto realizzato finora, oggi pomeriggio ho comprato sei gomitoli di cotone egiziano perlato bianco 'Sudan' (Coats Cucirini), costati una fortuna, da lavorare con il minuscolo 0.75: l'opera da realizzare sarà questo splendido scialle con rose e bordura a motivi di ragnatela.

UPDATE: grazie a Raffyy ho scoperto 'Craftivism', un sito che promuove qualsiasi forma di artigianato inteso come attivismo, ovvero come modo per 'gioire, passare il tempo, meditare, dominare il potere costituito, condividere e tenere in circolo le forze creative'. Purtroppo, in Italia attività come il lavorare a maglia o all'uncinetto e ricamare sono sempre meno praticate; probabilmente non vedremo mai un 'Revolutionary Knitting Circle', ne tantomeno un evento come il 'Massive Knit in Action', ma è comunque confortante sperare di cambiare qualcosa con in mano un uncinetto.

Postato da: superqueen alle 18:36| commenti (28) | p.link

venerdì, luglio 07, 2006
Non abbiate timore: non mi appresto a presentarvi un post su Mondo Marcio, eppure la sua canzone mi è subito venuta in mente visionando 'Effetti Speciali', servizio fotografico realizzato dal britannico Tesh per 'Flair' ed apparso nel numero di maggio 2006 della rivista. Una scatola, enorme, in plexiglas, infatti, è la protagonista delle immagini che vedremo di seguito, una sorta di 'prigione migrante' che isola Heather Marks dal resto del mondo, in questo caso New York.
La modella canadese, esponente della generazione di doll-like models, assume proprio le posizioni di una bambola dentro la sua scatola di plastica trasparente, abbigliata in maniera sobria eppure romantica, tra il timore dell'esterno e il desiderio di conoscerlo, e quindi di infrangere le pareti che la separano dall'inconoscibile.

Una bambola vivente approda a Times Square, luccicante di neon colorati, i marciapiedi ancora bagnati di pioggia. Le luci artificiali si posano anche sulla scatola, donando a colei che vi è rinchiusa un'aura di mistero. In questa immagine, l'idea della bambola viene sottolineata dal bell'abito a palloncino color fucsia di Enrico Coveri, indossato dalla modella.



Ancora Times Square, ma qui cambia l'atteggiamento della modella: ritratta con addosso un abito a colonna in raso, con la gonna formata da pannelli diagonali sovrapposti e corpetto con maniche a palloncino, tiene le mani al petto, come a volersi proteggere dalle minacce di quel che c'è fuori dalla scatola.

Qui cambiano luogo e momento della giornata: esterno giorno, in un parco cittadino. Cambia anche la posizione della bambola-modella: non più in piedi, bensì seduta sul fondo della scatola. Qui Heather indossa un abito in voile di seta con ruches sugli orli e cintura in vernice con grande fibbia di Fendi.

Primo degli scatti ambientati a Central Park, ritratto in tutto il suo splendore. La bambola, di nuovo in piedi, viene ritratta in atteggiamento pensoso (rivolge lo sguardo a terra), indossando un delizioso abito di Chanel in seta grezza con grandi magnolie applicate sul corpetto e sul fondo, assieme ad un paio di sandali-calzari, sempre di Chanel.

Gli splendidi colori caldi della New York autunnale fanno da sfondo a quest'altro scatto ambientato a Central Park (sembra di assistere ad una scena di questo film): la bambola, di nero YSL vestita, viene ritratta per la prima volta nell'atto di voler uscire dalla scatola. A questo proposito, segnalo una suggestiva immagine di David La Chapelle, che fa uscire Christina Ricci da una grande scatola bianca, e 'Fighter', lo splendido video girato da Floria Sigismondi per Christina Aguilera, in cui la cantante, chiusa in una scatola di vetro, se ne libera a pugni.

La bambola è di nuovo seduta: sullo sfondo un parco giochi per bambini vuoto, la pioggia ancora per terra. Qui Heather indossa un miniabito in seta stampata di Roberto Cavalli con monospalla e fiocco.

Ecco infine l'ultimo scatto, in cui l'ingombrante abito plissettato di Zac Posen (omaggio a Roberto Capucci?) viene a stento costretto dentro la scatola (particolare, questo, che ci riporta al video della Aguilera): la bambola, forse spinta dalla vicinanza all'oceano, appoggia una mano alla superficie trasparente, quasi a voler chiedere aiuto per essere liberata dalla prigione in cui è costretta.
Personalmente ritengo che non fosse obiettivo primario del servizio quello di criticare l'asfissiante mondo della moda - con le sue fisime, i diktat, le nevrosi e le magnificenze, eppure anche questa può essere una chiave di lettura con cui ammirare le immagini indubbiamente suggestive di cui sopra.
Postato da: superqueen alle 15:35| commenti (13) | p.link

giovedì, luglio 06, 2006
Ormai non ci speravo più, quando invece, stamane, l'ingegnere mi telefona tutto garrulo annunciandomi che la nuova linea ADSL è stata attivata. Eccomi qua, quindi, a scrivere quello che avrei voluto scrivere in queste settimane di connessioni lentissime e a singhiozzo, iniziando con una nuova puntata di 'What Is In My Bag', il reality show curioso di questo blog. E' con estremo piacere che ospito su queste pagine, per la seconda volta, una borsa di Garnant, che ha inaugurato questa rubrica con il suo fido zainetto Eastpack.
Con l'avvento della stagione estiva, anche Garnant, come altre lettrici, ha messo da parte il bagaglio usato in inverno, optando per una pratica e coloratissima borsa in tessuto, verde prato all'esterno, millerighe all'interno e sulla tracolla. La borsa in questione è stata realizzata a mano da Ebe, la talentuosa proprietaria di 'Bee', una 'bottega' di Modena dove crea abiti, borse ed oggetti vari, uno più bello ed originale dell'altro. Sulla borsa Garnant ha applicato tre pin: una degli Offlaga Disco Pax, una con il logo di 'Bee' (lo slip azzurro su fondo rosa) e una degli anni '80, che ritrae Snoopy pattinatore (il pattinaggio, infatti, è una delle passioni della nostra amica).



Vediamo un po' cosa si nasconde in questa borsa fresca come un ghiacciolo alla menta:
- consueto cellulare Nokia vintage con dangle di Eeyore, amico di Winnie the Pooh
- Moleskine con due penne ad inchiostro colorato, una lilla e una verde
- portafogli in pelle con bordo impunturato in pelle
- custodia con occhiali da sole Ray Ban
- chiavi della macchina con portachiavi in peluche
- specchietto chiudibile verde bottiglia
- burrocacao
- tubetto di gloss 'Full Lips' di Helena Rubinstein ed applicatore

E' interessante notare come cambino le nostre abitudini a seconda della stagione e del bagaglio che scegliamo: notate come Garnant, con il cambio di borsa, abbia in qualche modo 'sfrondato' il contenuto, indirizzandosi verso la scelta di oggetti di uso comune ed effettivamente utili. Un conto è, infatti, portarsi dietro un bel po' di cose in inverno, un conto è farlo in estate quando - e parlo per esperienza personale - anche fare una fatica in più costa, e non poco.
Postato da: superqueen alle 16:11| commenti (32) | p.link

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