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mercoledì, agosto 30, 2006
L'estate è ufficialmente finita, e meno male: non mi piace stare a casa per troppo tempo, perchè va a finire che mi concentro sulle cose sbagliate, i giorni passano e io alla fin fine non combino nulla. Non che un'insegnante in estate debba fare chissà cosa, ma io sono una donna d'azione, quindi ben venga l'inizio di settembre, con tutto quel che ne consegue [1].
Nelle ultime settimane, però, come da copione, in casa 'Superqueen & Ingegnere' ci si è dedicati alle consuete sessioni di cucina per 'fare provviste per l'inverno'. Quest'anno non abbiamo preparato la giardiniera sott'olio, l'aglio sott'olio o marmellate varie, ma ci siamo concentrati sulla passata di pomodoro (ok, si è concentrato l'ingegnere, non io) e sulla parmigiana di melanzane. Il raccolto sull'orto è stato molto ricco di peperoni (preparati prevalentemente alla turca) e di melanzane, preparare quindi la parmigiana è stato quasi obbligatorio.
Solitamente la preparavo con le melanzane grigliate, ma stavolta l'ingegnere ha voluto esagerare e ha fritto tutte le melanzane, che io ho 'assemblato' nelle apposite tegliette di alluminio, utilizzando inoltre passata di pomodoro, parmigiano grattugiato, fontina e mozzarella. Non abbiamo ancora assaggiato il frutto del nostro lavoro, ma sono sicura che quest'inverno saremo contenti di aver 'sgobbato' per qualche oretta in estate.



Qualche pomeriggio fa, poi, mi sono dedicata a due delle mie passioni culinarie: il cioccolato e la pasticceria anglo-americana. Tempo fa avevo già preparato i brownies, ma ora ho voluto provare qualcosa di diverso. Ho preparato dei muffins al cioccolato con gocce di cioccolato (qui sotto li vediamo sistemati su un'alzatina in ceramica bianca, altra mia nuova passione)



e del fudge al cioccolato, giusto per rimanere in tema. I risultati sono stati eccellenti, sia per il gusto che per l'estetica; io ne ho provato qualcuno, ma non ho esagerato, perchè il cioccolato, se mangiato in grandi quantità, mi fa molto male, l'ingegnere però è andato in brodo di giuggiole!



Tenevo particolarmente a preparare un buon fudge: è un dolce che mi piace moltissimo, ha una consistenza particolare (quello al cioccolato assomiglia al ripieno dei cioccolatini Lindor, per intenderci) e mi ricorda i bei tempi andati. La prossima volta voglio provare la versione alla vaniglia, un po' più complessa, ma la costanza e la pazienza sono doti di cui non sono avara.

[1] Da oggi sono la titolare di una cattedra con supplenza annuale, finalmente! Mi dovrò dividere tra tre scuole (un istituto tecnico-industriale e due istituti professionali), con tutte le difficoltà che potranno esserci, ma almeno non dovrò sospirare vicino al telefono, in attesa di una telefonata da qualche scuola, che potrebbe non arrivare.
Postato da: superqueen alle 17:43| commenti (47) | p.link

martedì, agosto 22, 2006


'Caro, siamo tornate...': suona come una minaccia il ritorno delle due arcinemiche per antonomasia, ovvero Alexis e Krystle, le signore di 'Dynasty', sceneggiato creato negli anni '80 dai coniugi Esther e Richard Shapiro che narrava le intricate vicende delle famiglie Colby e Carrington, tra petrolio, lusso, rivalità, gelosie e colpi di scena a non finire. Le due attrici che interpretavano il telefilm, l'inglese Joan Collins (anno 1933; ebbene sì, la signora ha la bellezza di 73 anni) e l'americana Linda Evans (anno 1942, 64 anni portati con dignità, passando attraverso bisturi e Botox) stanno per tornare in scena con 'Legends!', una pièce teatrale scritta da James Kirkwood, incentrata su una rivalità di lungo corso tra attrici, una vicenda che sembra essere stata ideata per loro. Per presentare il progetto, le due hanno posato per Terry Richardson nei locali dell'hotel 'Plaza Athénée' di New York: il risultato è un servizio, corredato da una gustosa intervista, che apparirà sulle pagine di 'Harper's Bazaar' (numero di settembre 2006).



Qui le due posano attorno ad una tavola imbandita con stoviglie Versace [1], vestite Vuitton (la collezione p/e 2006, disegnata da Marc Jacobs, rende chiaramente omaggio allo stile anni '80) e coperte di gioielli tempestati da diamanti. Vediamo come, nonostante il tempo che passa, entrambe le attrici abbiano mantenuti inalterati gli elementi-guida del proprio aspetto: capelli corvini e rossetto scarlatto per Joan Collins, meches bionde e make-up molto sfumato per Linda Evans.



In questa bella immagine le due 'nemiche per finzione' ripropongono una delle loro leggendarie catfights: stavolta l'oggetto del contendere non è un uomo, bensì un collier di diamanti firmato Graff.



Eccole, infine, circondate da valigeria Vuitton, l'una in nero Lanvin, l'altra in leopardato Yves Saint Laurent, bellissime e battagliere come vent'anni fa.
E' interessante leggere come le due attrici, nemiche in tv, siano in realtà legate da un rapporto di stima ed amicizia che continua negli anni. Diversissime sia dal punto caratteriale che fisico [2], hanno preso strade ben distinte al termine di 'Dynasty' - Linda Evans si è ritirata in una casa di campagna, dedicandosi alla meditazione, mentre Joan Collins, madre di tre figli e sposata due volte, sembra abbia raggiunto la felicità accanto al quarantenne impresario teatrale Percy Gibson - eppure fanno ancora riferimento all'esperienza del serial tv con passione, specie quando si tocca il tasto 'abiti'. Entrambe confermano di aver conservato alcuni costumi di scena, disegnati da Nolan Miller, ma di non auspicare il ritorno di certe 'brutture' di quegli anni, come le spalline, ad esempio. Eppure, pur sembrando grottesca oggi, pensiamo quanto contribuì quella particolare silhouette - spalle larghe e vita stretta, evidente calco sull'originale anni '40 - a sottolineare il cambiamento socio-culturale che il telefilm proponeva della figura femminile: non più angelo del focolare, ma donna in carriera (non per niente, il completo gonna-giacca veniva chiamato power suit), pronta ad abbandonare scrupoli e correttezza pur di perseguire i propri interessi.

[1] E' doveroso ricordare come Donatella Versace abbia reso omaggio a 'Dynasty' qualche anno fa, nella splendida campagna-stampa realizzata da Steven Meisel, con protagoniste Amber Valletta e Georgina Grenville.
[2] La diversità fisica, nel telefilm, era segno esterno di una diversità più profonda: dolce e risoluta Krystle, the ultimate white bitch Alexis (the black bitch invece era Dominique Deveraux, interpretata dall'attrice Diahann Carroll).
Postato da: superqueen alle 12:56| commenti (50) | p.link

domenica, agosto 20, 2006


Guanti, filo di perle e messinpiega: questi erano i punti-cardine nello stile delle 'donne rispettabili' di un passato non troppo lontano, gli elementi di un look rassicurante e raffinato. Certo, i tempi sono cambiati, eppure i guanti stanno tornando piano piano nei guardaroba femminili, più accessori-moda che pezzi irrinunciabili, ma nondimeno importanti. Questo mi riempie di gioia, visto che i guanti sono da sempre una delle mie più grandi passioni. Che siano 'opera gloves' o guanti senza dita, al polso o al gomito [1], fosse per me li indosserei ogni giorno, in colori neutri o a contrasto con il resto dell'abbigliamento, in raso elasticizzato o in pelle, in lana multicolore o in cotone traforato. Purtroppo, la mia mano minuscola (e la relativa difficoltà di trovare guanti della mia misura) mi impedisce di poter fare affidamento su un nutrito parco-guanti, ma forse la nuova moda permetterà una diffusione più ampia di questo accessorio. Sulle passerelle, infatti, a partire dalla stagione p/e 2006, è stato tutto un proliferare di 'abiti per le mani': Miuccia Prada, per prima, ha rispolverato questa moda inserendola nella collezione Miu Miu, alti guanti in jersey dai colori accesi.



Trovo sia esteticamente perfetto il modo in cui il jersey colorato copre la mano e l'avambraccio, cadendo su se stesso in pieghe pressochè perfette.
La tendenza si è poi consolidata nelle collezioni a/i 2006/07, dove designer come Marc Jacobs, Marni, Karl Lagerfeld per Chanel o Veronique Braquinho hanno fatto indossare alle modelle guanti quasi ad ogni uscita, come vediamo nelle immagini qui sotto, dove sia Gemma Ward (sulla passerella di Marni), sia Irina Lazareanu (su quella di Jacobs) indossano guanti candidi, lunghi oltre il gomito o portati morbidi sul polso.



Ma veniamo alla parte più interessante di tutta la questione, ovvero l'impatto sociologico e culturale che una moda del genere può portare con se. Non è un caso che i guanti fossero molto di moda negli anni '80, quando Michael Jackson (e non c'è bisogno che sottolinei io il ruolo di trend-setter che il cantante ebbe all'epoca) ne indossava uno scintillante ad ogni uscita pubblica; oggi si potrebbe ripetere la stessa cosa, visto che i punti di riferimento non mancano: sia Paris Hilton che Lindsay Lohan (che piaccia o meno, sono loro oggi tra le celebrities che dettano moda) indossano guanti senza dita. In entrambi i casi si tratta di accessori Chanel: Paris ha scelto un paio in pelle bianca e nera, mentre Lindsay un altro in pelle e rete di cotone, chiusi da un bottoncino al polso (io li ho comprati un paio in versione nera, tutti in pelle).



L'origine del revival, probabilmente, va fatto risalire al genio di Patricia Field, che li ha fatti indossare a Carrie Bradshaw nella quarta serie di 'Sex and the City' (guanti senza dita, in pelle bianca, chiusi da bottoncino al polso) e a Kelly Ripa (in versione coloratissima) nella seconda serie di 'Hope & Faith'.



Anche nell'ambito musicale qualcosa sembra essersi smosso a proposito: Jennifer Lopez indossava un paio di singolari guanti neri nel video 'Play' (2001), mentre Beyoncè, nel suo recente 'Deja Vu', ne indossa diversi, tra cui un paio in rete color crema, con alto polsino smerlato.



Se diversi indizi fanno una prova, direi che ci troviamo di fronte al deciso ritorno dei guanti; in caso contrario, sarà stato bello sognare di indossarne un paio in pelle bianca per andare a fare la spesa!

[1] Qui un'interessante disamina delle diverse lunghezze.
Postato da: superqueen alle 17:16| commenti (23) | p.link

giovedì, agosto 17, 2006
Non ho mai nascosto la mia passione per la fotografia 'verista', quella che si pone come principale obiettivo quello di ritrarre la realtà così come è, senza abbellimenti o fronzoli che potrebbero falsarla. Potrebbe suonare strano, ma anche nella moda, il mondo dell'effimero per antonomasia, esiste una corrente d'immagine che porta avanti proprio lo stesso obiettivo. Tra i maestri riconosciuti di quest'arte c'è il tedesco Juergen Teller (di cui molte volte si è scritto), il quale ha realizzato per il numero di settembre del mensile 'W' [1] un servizio che mi ha molto colpita, per il suo assoluto rifiuto di proporre immagini canonicamente belle e piacevoli. 'Cover Girls' è una sorta di ritorno al passato, un bilancio di come gli anni che passano lasciano impietosi segni anche sulle donne più belle. Per certi versi, si tratta di un'operazione simile a 'XXX', ritratti di alcune pornostar per opera di Timothy Greenfield-Sanders, in cui immagini nude e vestite vengono giustapposte con il fine di rendere evidente l'essenza umana di ciascuna persona. Nel caso del servizio di Teller, la messa a nudo avviene tramite la mancanza quasi totale di make-up, una delle 'infrastrutture' a cui pochissime donne sanno rinunciare.
Partendo dall'immagine qui sotto, scattata nel 1996 da Herb Ritts, ossia nel periodo di massimo splendore delle top-model (sono ritratte, da sinistra, Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Christy Turlington, Tatjana Patitz e Naomi Campbell), vediamo come appaiono ora le stesse bellezze (diventate quasi tutte mamme), esattamente 20 anni dopo.





Aggressività e sensualità per Stephanie Seymour, che qualche anno ha realizzato con Teller un libro fotografico molto suggestivo. Gli abiti e le calze sexy sono completamente nere, appena rischiarati da una cintura con borchie in vita e da gioielli in oro giallo.



Nonostante il fisico invidiabile e un look molto aggressivo, la luce impietosa mette a nudo le imperfezioni naturali sul viso di Cindy Crawford, tra le modelle più famose negli anni '90.



Look tutto nero - su cui domina il tulle e il vinile - per Christy Turlington, i cui tratti sembrano quasi evanescenti alla luce abbacinante che la illumina; su tutto spiccano i suoi splendidi occhi verdi, che conservano il fascino di un tempo.



Qualche borsa sotto gli occhi per Tatjana Patitz, splendida modella di origine tedesca, i cui capelli biondi ed occhi azzurri sono rimasti magnetici ed enigmatici.



Naomi, la Pantera, una vita sulle passerelle, punteggiata da scandali ed eccessi. Una diva bizzosa e capricciosa come lei, però, non si è sottratta all'obiettivo impietoso di Teller, mostrandosi senza make-up e senza filtri, come appare chiaramente nell'immagine a destra (anche lei ha le 'collane di Venere' al collo, evidentemente non ancora toccato dal chirurgo estetico).



Tra le ex modelle ritratte nel servizio, c'è anche Paulina Porizkova, che ebbe negli anni '80 il momento di maggior successo (non solo è stata a lungo testimonial per Estèe Lauder, ma ha anche interpretato qualche film ed ha sposato Rick Ocasek, front-man bruttino dei 'Cars'). Anche per lei è stato scelto un look aggressivo (miniabiti fascianti e decolletè con stiletto); unico segno di colore sul volto è il rossetto scarlatto.



Concludiamo con altre due modelle-simbolo degli anni '80, entrambe biondissime ed entrambe ex-mogli di cantanti famosi: a sinistra c'è Rachel Hunter, ex di Rod Stewart, e a destra c'è Christy Brinkley, ex di Billy Joel, la 'Uptown Girl' dell'omonimo video. Nonostante gli abiti lustrinati e strizzatissimi e nonostante qualche ritocco chirurgico, le due modelle non nascondono i segni dell'età, che le rendono probabilmente più belle perchè oneste di fronte all'obiettivo.
Ci si chiede, in ultima analisi, il motivo di tale revival: il desiderio di prendere le distanze da un mondo dorato sempre più industria, dove mancano i volti carismatici ed immediatamente riconoscibili, oppure il semplice cullarsi in un passato lontano, in cui le donne sognavano di essere come Cindy Crawford (a volte bastava disegnarsi un neo finto ad un angolo della bocca per vivere l'illusione)?

[1] Non è un caso che 'Vogue', nel numero di agosto, abbia messo Linda Evangelista in copertina, nell'ottica di un rilancio delle 'vecchie glorie'.
Postato da: superqueen alle 22:45| commenti (20) | p.link

sabato, agosto 05, 2006





E' arrivato, di nuovo, il tempo dei saluti. Lunedì partirò alla volta della Calabria: tornerò, come di consueto, al paesello natio (dove sono nati i miei genitori) a salutare nonni e parentame tutto, e starò via una settimana. Il trolley è praticamente già pronto: abbigliamento ridotto ai minimi termini, foulard e occhialoni d'ordinanza, due libri, iPod ben carico, sandaletti comodi e una quantità industriale di gloss. L'ingegnere rimarrà a casa e si dedicherà a tempo pieno agli orti e alle molte colture che stanno dando i frutti proprio in questo periodo. Un saluto e un augurio di buone vacanze a tutti i lettori del blog.
Postato da: superqueen alle 17:45| commenti (26) | p.link

giovedì, agosto 03, 2006
Ho ceduto anch'io al fascino della lucite e dei pendenti kittosi, che non crediate. Non è stato però amore duraturo e questo mi ha fatto riflettere. Non potrei mai diventare una seguace dello stile kidult perchè c'è un'altra passione - diamentralmente opposta al suddetto stile - che mi trascina sempre più con se e io non posso fare altro che seguirla, docilmente. Tutto iniziò ai tempi del liceo, quando, ad ogni fine anno scolastico, mi recavo con il portafoglio gonfio di miseri risparmi in quel negozietto minuscolo, dalle vetrine colme di gioielli, pronta ad acquistare l'ennesimo anellino in argento e turchesi. Anni dopo, con l'emancipazione economica, arrivarono anche i pezzi importanti - collane dal Medio Oriente, soprattutto - e il completo e totale abbandono di qualsiasi altro tipo di gioielli.
Mi diverte leggere sulle riviste, in questo periodo, i consigli che riguardano gli accessori per l'estate: va sempre molto l'etnico, come se la stagione estiva fosse quella giusta per sfoggiare bracciali d'argento, monili con pietre dure e grandi orecchini pendenti. Io ho superato questa fase, arrivando all'estremo opposto, ovvero quello del gioiello permanente (nel mio caso si tratta di bracciali). Da anni indosso un bracciale rigido al polso destro, non lo tolgo mai, nemmeno per fare la doccia o il bagno in mare, nemmeno per scrivere o per dormire, l'ho tenuto anche il giorno del mio matrimonio, nascosto sotto l'alto polsino stringato. Mi da un senso di sicurezza indossarlo e mi fa compagnia; toglierlo e sentirlo caldo mi fa stare bene, mi dà la sensazione che sia una parte di me. Da una settimana c'è un compagno sull'altro polso: un bracciale a maglia morbida, con grande chiusura a stantuffo (l'ho visto per la prima volta su di lui, me ne sono innamorata e l'ho comprato uguale appena ne ho avuta la possibilità).



Come dicevo all'inizio, ho tentato di variare, di indossare altro, ma non ci sono riuscita. Il pensiero va sempre a quelle collane che provengono da paesi lontani - il pendente in corniola con incisa una preghiera, il pendente circolare che reca iscrizioni del Corano, il pendente con la fontana della vita, la croce di Agadez, i sonaglietti tintinnanti - ai ricordi che sono ad esse collegate e il desiderio di essere qualcun'altra evapora.
Postato da: superqueen alle 12:57| commenti (21) | p.link

martedì, agosto 01, 2006
Come testimonia 'Big Girls Don't Cry', lungo articolo di Sarah Mower apparso sul numero di agosto di 'Vogue US' (e come testimonia la copertina della rivista, dove campeggia Linda Evangelista), il mondo della moda sembra essersi stancato delle celebrities, che hanno invaso passerelle e campagne pubblicitarie per diversi anni [1]. Il primo passo verso il cambiamento, inteso come rinnovato focus sugli abiti e sulle modelle, l'ha fatto proprio Donatella Versace, fautrice di molte collaborazioni con attrici e cantanti di successo. Il legame tra la maison della Medusa e le modelle, infatti, travalica i semplici confini della moda, entrando a fare parte della storia del costume; grazie alla lungimiranza di Gianni Versace, sfilate e pubblicità divennero regno incontrastato di un drappello di bellezze sfrontate - la 'Triade' (ovvero Linda Evangelista, Christy Turlington e Naomi Campbell), seguita da Cindy Crawford, Kate Moss, Stephanie Seymour, Claudia Schiffer e diverse altre, che incarnavano a pieno il modello di eleganza e di giovinezza di quegli anni. Il ritorno di alcune di quelle modelle sulle scene da da pensare: nonostante la presenza di centinaia di giovanissime che affollano le passerelle, perchè avvalersi ancora di modelle della 'vecchia guardia'?



Ritengo che Donatella abbia fatto questa scelta perchè è ben conscia del valore aggiunto che una top-model porta con se: oltre alla professionalità, le top-model hanno un'aura di eleganza e di fascino inscalfibile, per non parlare del mood tutto particolare che alcune evocano. Lavorare con loro e farsi rappresentare da loro è una garanzia: niente inutili divismi e niente scocciature, che invece spesso emergono lavorando con attrici e cantanti.
Qui sopra vediamo un'immagine della campagna-stampa a/i 2006/07 per Versace, realizzata da Mario Testino, che vede come protagoniste Angela Lindvall, Christy Turlington, Kate Moss [2], Daria Werbowy e Carolyn Murphy (testimonial rispettivamente per Lancome ed Estèe Lauder). Molte di loro hanno già lavorato per Versace, il che rende ancora più interessante il risultato, una serie di immagini dalla semplicità disarmante, che ricordano le celeberrime composizioni degli anni '80, riprese da Steven Meisel nel 2004.



Come da tradizione, le modelle bionde sono acconciate sullo stile della Versace - in questo caso, riga centrale ed onde a gò-gò, mentre il make-up è concentrato sugli occhi, bistrati e ben messi in evidenza. Gli abiti scelti sono completamente neri, oppure color champagne (come nella prima immagine), in contrasto con calze e scarpe nere.



Una serie di splendidi miniabiti ed abiti lunghi in seta in seta dai colori freddi (verde bosco, grigio ghiaccio, viola profondo) è scelta per la sera. Da notare la raffinatissima scelta delle calzature nella seconda immagine: per non 'interrompere' la fluidità della figura con decollète nere, si è optato per un colore beige chiaro, molto simile al colore della pelle.



Daria Werbowy e Kate Moss sono state scelte per sfoggiare i nuovi modelli di occhiali, profilati in nero quelli da vista ed enormi alla Jacqueline Kennedy quelli da sole. Per l'occasione indossano abiti neri che lasciano scoperte le spalle.
Non si tratta di una campagna-pubblicitaria rivoluzionaria, anzi, si fa riferimento a canoni estetici già noti, eppure queste immagini hanno il maggior punto di forza proprio nel loro fascino familiare e consolatorio.

[1] Gli ultimi esempi sono Kim Basinger per Miu Miu, Julia Roberts per Gianfranco Ferrè, Drew Barrymore per Missoni, Gwyneth Paltrow per Damiani, Madonna, Christina Aguilera, Demi Moore e Halle Berry per Versace.
[2] Kate Moss non ha solo firmato un contratto per questa campagna-stampa, visto che sarà anche protagonista delle pubblicità Dior, Belstaff, Longchamp, David Jurman, Calvin Klein, Burberry, Louis Vuitton e Rimmel, alla faccia dello scandalo di qualche tempo fa.
Postato da: superqueen alle 13:22| commenti (27) | p.link


A volte le soddisfazioni arrivano quando meno ce lo aspettiamo. Godetevi qui un'intervista 'barbarica': la sottoscritta, seduta metaforicamente al tavolo di rame con schermo incorporato, risponde alle domande di Perochan (questionario 'pistola alla tempia' compreso!).
Postato da: superqueen alle 11:02| commenti (13) | p.link

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