Il reality show di questo blog, 'What Is In My Bag?', dopo la recente riapertura, torna con una nuova puntata: oggi è la volta di Stefania, blogger romana, dispensatrice di arguti consigli settimanali, inguaribile amante delle borse di culto (passione che chiaramente condividiamo), come si può ben capire dalla sua borsa.
Cosa vedono i miei occhi stanchi? Uno splendido esemplare di Balenciaga 'Motorcycle First' [1] (detto anche 'Le Dix'), nella tonalità 'Bleu Roi' (un blu intenso). Qui ci troviamo davanti ad una borsa che non è semplicemente un accessorio, bensì una vera e propria opera d'arte: la sua costruzione, la linea, il pellame in cui è realizzata, tutto contribuisce a renderla un oggetto di design, impassibile alle mode. E' noto come io nutra una passione insana per la maison Balenciaga e per la sua mente, il bel tenebroso Nicolas Ghesquière, quindi perdonate il mio panegirico.
Passiamo ora a scandagliare quel che cela l'involucro di cui abbiamo appena tessuto le lodi:
- iPod Nano
- portafoglio nero e fucsia 'Roberto Cavalli Soul'
- chiavi di casa con portachiavi a forma di cuore tempestato di strass
- telefono cellulare Samsung con charm a forma di fox terrier
- pochette decorata dai personaggi di 'South Park' contenente cipria Chanel, trousse Dior, kajal Bottega Verde e un 'Juicy Tube' di Lancome [2] (non vorrei sbagliarmi, ma si potrebbe trattare della tonalità 'Pamplemousse').
La personalità di Stefania emerge con prepotenza dalla sua borsa e da quel che contiene: la scelta della borsa stessa denota l'amore per le tendenze di moda (innegabile come la 'First' sia prediletta da celebrities di tutte le latitudini), ma anche un gusto deciso e poco influenzabile (non è un caso che sia stato scelto un colore non usuale). Al tempo stesso, emergono una femminilità moderna (il cellulare, oggetto tecnologico, è scelto con guscio rosa) ma non leziosa, come dimostrano i sarcastici personaggi di 'South Park' che decorano la pochette per il trucco. Gli oggetti da portare con sè sono scelti con cura, sia in base all'uso, che in base alle caratteristiche estetiche, rappresentando quindi la felice unione tra utile e dilettevole.
[1] Chi volesse ripassare la storia delle borse Balenciaga, qui un sunto.
[2] E' ufficiale: il 'Juicy Tube' è il gloss che ricorre in moltissime borsefinora visionate, tanto da poter essere eletto il gloss ufficiale di questa rubrica!
Dopo un lunghissimo silenzio, torna il primo, vero ed unico reality show di questo blog, ovvero 'Cosa Si Nasconde Nel Mio Armadio?'. Avete mai desiderato frugare in un armadio a undici ante, dove non esiste divisione tra estate ed inverno, tra colori caldi e freddi, dove domina un'ordinata anarchia e dove vige il multiculturalismo stilistico? Accomodatevi pure, questo è il posto che fa per voi!
Introduciamo la diciannovesima puntata con una piccola premessa: ad ogni inizio stagione, le riviste di moda si prodigano in pagine e pagine di servizi in cui illustrano le cosidette 'tendenze'. Noi, donne comuni, a volte rimaniamo un po' perplesse di fronte a certe mode proposte dalle alte sfere, ne veniamo però affascinate e quello è l'inizio della fine. Quante volte vi è stata proposta, con dovizia di particolari, il trend 'sposa di Dracula', in cui il tutto nero si allarga su ogni superficie vestibile? E quante di voi si sono lasciate tentare? Io, notoriamente senza ritegno nè vergogna quando si parla di esperimenti di moda, ho voluto piegare la tendenza alle mie esigenze, quindi ecco come sono uscita di casa ieri, giusto per andare al cinema a vedere questo (bel) film.
Non male come colpo d'occhio, vero? Il nero, oltre ad assolvere il compito di dare 'carisma e sintomatico mistero', ha altre indubbie doti, non ultima quella di slanciare i miei 158 cm, caricati di 54 chili mal distribuiti. La mise è composta da un abito di Zara (qui si vede un po' meglio), con profonda scollatura frontale, colletto in raso e minuscole borchie sul giro-manica; sotto ho indossato un dolcevita senza maniche, giusto per non mettere in risalto un decollète quasi inesistente. L'abito, lungo oltre il ginocchio, starebbe decisamente meglio ad una persona più alta, ma io me lo sento bene addosso per la sua linea fluida (va giù dritto, senza pannelli o arricciature abbondanti al punto-vita) e per il tessuto in cui è realizzato (il jersey, tessuto-simbolo degli anni '80).
Vediamo ora qualche dettaglio. Dopo una mattinata trascorsa a scuola (il sabato insegno dalle 8 alle 13), non avevo proprio voglia di truccarmi un'altra volta: sono quindi uscita solo con una passata di cipria e di rossetto rosso, il mio colore preferito. Il risultato è piuttosto minimale, giusto quello desiderato, per non mettere in ombra la sobrietà dell'abito. Ho scelto poi un paio di Mary-Janes in pelle lucida con tacco spesso (sono le prime scarpe con il tacco alto che abbia mai comprato in vita mia; resistono come nuove dai primissimi anni '90) e una spilla/pendente con cristalli. La spilla ha una delicata forma di bouquet, è decorata da cristalli bianchi (per il cestino) e da altri colorati (per i fiori); è stata acquistata in un negozio di bijoux senza pretese, eppure la uso molto, sia come spilla (appuntata su una giacca, su una spallina o su un foulard) che come pendente (sul retro ha un gancetto che permette di appenderla ad una catenina). Essendo poi la spilla - assieme ai guanti - oggetto 'che sa di vecchio' per antonomasia, ben si capisce perchè mi piaccia così tanto.
Delusi? Inorriditi? La dose di inestetismo quotidiano vi è stata oggi servita su un piatto d'argento, quindi rimanete in 'ascolto', in attesa della prossima puntata.
'Life Imitates Art More Than Art Imitates Life': con questo aforisma, il caustico Oscar Wilde diceva la sua su un argomento da secoli dibattuto tra artisti di ogni livello. E' l'arte che trova la sua prima ed ultima ispirazione nella vita e nel mondo reale, o sono piuttosto questi ultimi che tentano di elevarsi rifacendosi all'arte? Wilde non aveva dubbi: secondo lui, era vera la seconda ipotesi, divenuta, con il passare degli anni, un dato di fatto. Osservando alcune fotografie - molto diverse tra loro, eppure unite da un filo comune - mi si è riproposto questo interrogativo, portato naturalmente in una dimensione più contemporanea.
Partiamo con 'Sparkle and Shine', editoriale realizzato dall'algido Miles Aldridge per 'Vogue U.S.': il pretesto è quello di presentare le ultime novità di accessori (borse e scarpe realizzate in pelle lucida colorata, da cui il titolo), ma che in realtà aggiunge un altro tassello ad una vera e propria rilettura della figura materna, già avanzata dal fotografo britannico con 'From Here to Maternity'. Il rapporto asettico tra una madre bellissima, perfettamente abbigliata ed accessoriata, che viene messa in relazione ai propri figli come una regina che si concede ai propri sudditi, viene qui riproposto, seppur con dettagli nuovi e più inquietanti.
Capelli di un caldo biondo, perfetta manicure, camicia grigio perla e gonna nera, base neutra interrotta dall'accento rosso dell'alta cintura in vita (rosso che viene richiamato dalla sedia e dal vassoio): queste le caratteristiche di una madre moderna, che torna in forma appena dopo il parto (gli esempi dalla vita reale non mancano), ma che - da figlia di questa società - nutre il proprio biondissimo pargolo a suon di patatine fritte. Il grigio e il rosso compongono un contrasto cromatico presente anche nella seconda immagine, dove la mamma è impegnata a spingere un passeggino e qualche shopping bag.
Di nuovo i protagonisti della storia appaiono insieme: nella foto a sinistra, della madre vediamo solo le belle gambe abbronzate, le altissime zeppe, la chioma fluente e l'impermeabile di vinile, mentre il bimbo, appoggiato alla spalla, sorride a piena bocca. Lo stesso bambino, nella foto a destra, diventa lui stesso accessorio, addormentato nel porte enfant e bilanciato con una borsa nera.
Altri scenari, ma niente in realtà è mutato: rimane evidente come sia voluta la scelta di non mostrare il volto della madre, opzione che aumenta la tensione insita in queste immagini. Quale sia il messaggio che il fotografo vuole lanciare può diventare oggetto di discussione, ma è chiaro come l'iconografia legata alla maternità sia completamente cambiata negli ultimi anni, influenzata dal comportamento delle ubiquee celebrità. E' in questo senso che l'arte imita la vita: il fotografo vuole solo riprodurre l'esistenza di questo essere mitologico, the star mommy, colei che ingrassa impercettibilmente durante la gravidanza, che partecipa indefessamente ad eventi e premiére, che esibisce la propria prole come un inestimabile accessorio. L'esempio da imitare è pronto da additare come l'obiettivo da raggiungere, e qui sta la pericolosità del messaggio, semplicemente perchè le donne comuni hanno una vita che non è quella di Heidi Klum o di Angelina Jolie. Ma continuiamo con altri esempi: sempre Aldridge ha rivoluzionato un'immagine complementare a quella materna, ovvero la casalinga [1].
'First Impression', servizio realizzato per 'Vogue Nippon', vedeva due casalinghe (o manichini, verrebbe da dire) impegnate nella spesa quotidiana, vestite all'ultima moda, i volti attoniti e senza emozioni ombreggiati da eleganti cappelli a tesa larga, intente a spingere carrelli pieni dello stesso prodotto. La casalinga non è più l'angelo del focolare, bensì una sorta di 'donna perfetta' programmata allo shopping e all'ordine.
Michelangelo Di Battista si è evidentemente ispirato ad Aldridge per la campagna-stampa p/e 2006 di Moschino: le casalinghe in questo caso sono meno inquietanti rispetto alle precedenti, eppure anche loro non rinunciano a passeggiare tra gli scaffali del supermercato indossando abiti da sera e portando con loro un incongruo orsetto di peluche e bacchette 'magiche' con puntali a forma di stella.
Troviamo però l'apoteosi di questo concetto in 'It's My Life', servizio realizzato da Alex Lubomirski (lo stesso che ha ritratto Britney Spears incinta in deshabillè), in cui la protagonista è Denise Richards, esempio di star mommy dalla vita sentimentale piuttosto turbolenta [2]. L'attrice viene ritratta come una sorta di pin-up, vestita di un provocante costume da bagno, intenta a rifornire l'auto di benzina, tra figli (sempre biondi) che giocano e si affacciano dai finestrini, ma anche come una casalinga che va a fare la spesa in abito da sera ben scollato sulla schiena.
Abito da sera anche per accompagnare i giochi dei bambini ai giardinetti e gonna lunga per assistere al loro pranzo in un diner. Al di là del fatto che in questo servizio fotografico non si ravvisano elementi di innovazione, ma solo un preciso obiettivo pubblicitario, viene ormai dato per assodato il messaggio.
In un'epoca in cui lo scontro tra culture diventa sempre più virulento, noi donne occidentali dovremmo riflettere sulle sfaccettature che compongono l'universo femminile del nuovo millennio. E' questo il punto d'arrivo del femminismo, delle pari opportunità, del distacco dalla società patriarcale, dell'opposizione alla segregazione dietro un velo? Abbiamo tanto pestato i piedi per poi venire ritratte come madri algide o casalinghe chic? Non è un caso che gli autori di queste immagini siano uomini, eppure le donne che vorrebbero assomigliare a questi modelli esistono, segno che i semi lanciati dal mondo dei media hanno attecchito.
[1] Innegabile la funzione altrettanto dirompente avuta dal serial tv 'Desperate Housewives' nel processo di rendere più moderna e composita la figura della casalinga.
[2] Non è un caso che 'It's My Life' sia il titolo di una canzone dei Bon Jovi, gruppo a cui appartiene Richie Sambora, attuale compagno della Richards.
Terminata ormai l'estate, iniziato il nuovo anno scolastico, è tempo, per questo blog, di riprendere le buone abitudini, come la rubrica 'What Is In My Bag?', che ha sonnecchiato a lungo durante i mesi caldi, mentre ora torna, puntuale come sempre. Protagonista della puntata odierna è Perochan, eclettico blogger cultore del trash, nonchè raffinato cinefilo, nonchè artista a tutto tondo. La sua borsa ricorda in qualche modo gli ultimi scampoli d'estate, perchè è stata acquistata alla 63a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, appena conclusasi.
La borsa è una classica shopper in tela color corda con manici e stampa in beige, il suo contenuto è essenziale, come si conviene a chi deve fare la spola tra una sala di proiezione e l'altra e soprattutto - a quanto pare - fare la fila per poter accedere ad una proiezione. Da sinistra notiamo
- portafoglio in pelle marrone con bloc notes e penna
- lettore cd
- cd di Barbra Streisand (mi auguro non fosse questo), di Fiona Apple e di Damien Rice (stavo scrivendo 'Hirst', oddio, che lapsus, ma quelle mucche sezionate viste a Venezia insieme al possessore della borsa in questione mi sono rimaste 'vagamente' impresse)
- telefono cellulare con dangle composito (formato da personaggi di 'Tonari No Totoro' di Hayao Miyazaki)
- programmi delle proiezioni
- 'Port Mungo' di Patrick Mac Grath
- accredito per l'ingresso alla Mostra (chiaramente Pero ha sostituito alla sua foto un immagine del suo ormai fedele avatar, un Inu Yasha impegnato a divorare una ciotola di spaghetti di riso).
Quel che trovo interessante in questa borsa è la sua estrema semplicità, intesa come volontà di portare con sè quel che è strettamente necessario (in questo caso, a chi frequenta un festival cinematografico), senza dimenticare la propria personalità (basta poco per farla occhieggiare - un cd, un libro, un dangle per cellulare). Penso che alcune persone abbiano l'innata abilità di essere essenziali, di non perdersi tra mille oggetti che probabilmente non si useranno (vero: noi donne siamo le specializzate in 'lo porto comunque, perchè non si sa mai!'), ma di sapere con certezza quanto serve portarsi dietro. Pero è evidentemente tra queste.
Alla serie di 'Addicted to...', piccoli reportage dedicati alle borse-culto (iniziando da Vuitton, passando per Chanel e Gucci, e concludendo con Hermès), si aggiunge un nome a cui la sottoscritta è particolarmente legata, ovvero Yves Saint Laurent. La maison parigina, fondata nel 1962 dal geniale designer di origine algerina, negli anni '90 venne acquisita dal gruppo Gucci e il testimone passò, per qualche stagione, a Tom Ford. Ford fu il primo ad intuire l'importanza degli accessori, e specialmente delle borse, da trasformare in veri e propri oggetti del desiderio. Affinchè questo avvenga, le regole da seguire sono sempre le stesse: usare pelli pregiate, dare alla borsa un design accattivante, produrla in edizione limitata, mostrarla al braccio di celebrities, e il gioco è fatto! Ford disegnò diverse borse, che ben presto divennero il sogno di donne comuni e non; tra le più famose, i modelli 'Byzance', 'Nadja' e 'Mombasa'.
La prima, ispirata alle decorazioni dell'arte bizantina, venne realizzata in due versioni, in pelle nera (come quella indossata da Jessica Simpson) e in pelle dorata (sfoggiata da Natalia Vodianova). E' decorata da pietre dure e borchie sullo schema di una croce.
Anche 'Nadja' è una borsa da portare a tracolla: realizzata in diversi materiali e una vasta gamma-colori, è caratterizzata da una grande decorazione dalla forma floreale, tutta ruches. Qui sotto la vediamo in versione pelle scamosciata su Kate Bosworth, in pelle nera su Jessica Simpson e in pelle bianca su Christina Aguilera.
Il più noto dei modelli disegnati da Ford, però, è sicuramente 'Mombasa', borsa dalla forma a sacco, caratterizzata da manico in osso. L'ispirazione giunse a Ford dopo un viaggio in Africa (Mombasa infatti è la seconda città più importante del Kenya), riflessa nell'uso dei materiali: non solo corno per il manico, ma anche pelle di bufalo e altri pelli esotiche per la borsa. Qui sotto, Nicole Richie e Nicky Hilton ne indossano una classica, mentre ancora la Richie porta la raffinata versione 'Vincennes', dalla forma più ovale, con manico rigido intarsiato in oro. Un'altra bellissima versione di questa stessa borsa è realizzata in lino, con applicazioni floreali di pelle color cioccolato e perline.
Con il ritiro di Ford dalle passerelle, l'avvento del designer italiano Stefano Pilati al timone della maison è coinciso con una ventata di novità e uno stile sobrio, a volte rigoroso, eppure estremamente femminile. Pilati è la mente creativa dietro uno dei più grandi successi commerciali delle ultime stagioni, ovvero la 'Muse Bag', divenuta presto una delle borse più ammirate. Tre sono i formati disponibili - piccolo, medio e oversize - di una borsa caratterizzata da una forma particolare (a 'cupola'), manici in pelle (si può indossare a spalla o portarla a mano) e dettagli in metallo dorato. La gamma cromatica si espande di stagione in stagione (bronzo metallizzato, marrone cioccolato e verde oliva, rosso e color biscotto), eppure i colori più amati sono i classici bianco e nero.
Nicky Hilton, Naomi Watts e l'attrice spagnola Maria Jurado hanno scelto la versione media e piccola in pelle bianca.
Molte altre celebrità, invece, hanno scelto la versione oversize, adattandola al proprio look: Paris Hilton la indossa con abitino arancio ed accessori bianchi, Salma Hayek con un elegante soprabito candido, Kate Moss con gilet e skinny jeans, Lindsay Lohan (vera e propria fan di Yves Saint Laurent) l'ha decorata con un foulard colorato, Pamela Anderson la sfoggia con camicione e jeans, mentre Sienna Miller la usa come bagaglio a mano nei viaggi in aereo.
Altre invece hanno preferito la versione in pelle nera, come Courtney Love, Demi Moore, Madonna (che la accosta ad un look grunge-sportivo) e Jennifer Aniston.
Alcune fortunate, infine, hanno scelto delle versioni preziose: Sophie Dahl e Heidi Klum hanno optato per la pelle di struzzo color avorio, mentre Linda Evangelista ne ha sfoggiata una in pelle di coccodrillo color verde bottiglia. Per il prossimo inverno, molte sono le nuove versioni di 'Muse' disponibili, dalla 'Tuxedo Muse' (in satin nero con dettagli in metallo e cristalli Swarovski), a quelle in vernice bianca e in astrakan.
Grazie ad Alice, ecco una bella 'Muse' in pelle bianca con inserti a stampa cocco, fotografata nella vetrina della boutique YSL, in via Condotti a Roma.
Ancora 'Muse': ecco uno splendido esemplare in color bronzo, 'catturato' da Stefania sempre nella boutique di via Condotti, a Roma.
Durante la stagione estiva appena conclusasi, YSL ha lanciato un altro modello di borsa, la 'Double Bag', in pelle metallizzata reversibile, chiusura a sacchetto e doppi manici, che è stata immediatamente scelta da diverse persone famose (Gwen Stefani la usa addirittura come 'diaper bag', data la sua ampiezza e comodità).
Ancora Lindsay Lohan con una 'Double Bag' in pelle nera, Jessica Alba con una in pelle chiara e Rachel Bilson con una splendida versione in oro metallizzato. Di questa borsa sono disponibili le versioni in pelle cioccolato/dorata e nera/antracite.
Per il prossimo inverno, infine, Pilati ha disegnato alcune borse che - sicuramente - riscuoteranno grande successo, ovvero
la borsa a mano 'Anais', in pelle lucida nera, piccolo manico e fibbie dorate laterali, e la borsa con manici e tracolla 'Rive Gauche' (nome ispirato all'omonimo quartiere di Parigi, ma anche ad uno storico profumo di YSL), in pelle di agnello. Chi le sfoggerà per prima?
Steven Meisel, fotografo di punta di 'Vogue Italia', negli ultimi anni si è distinto per le idee e i concept eccentrici che stanno alla base delle proprie opere: facendo riferimento al mondo che lo circonda e alle questioni sociali più attuali, mette in scena un microcosmo parallelo in cui la moda, la bellezza e quel che sta intorno sono solo elementi di uno sfondo. Il desiderio di stupire e di scioccare è una fiamma che non si spegne mai, come ben dimostra 'State of Emergency', il servizio fotografico che apre il numero di settembre 2006. I lettori della rivista patinata, di ritorno dalla pausa estiva, si trovano davanti una serie di immagini singolari, ben lontane dal classico editoriale su quel che andrà di moda nella prossima stagione.
Posti di blocco, manganelli in primo piano, cani che abbaiano contro una donna bruna (la modella Hilary Rhoda) inginocchiata a terra con mani dietro la nuca: uno scenario che tutti conoscono, quanto di più lontano si potrebbe immaginare dal rutilante mondo della moda.
Ancora posti di blocco, passaggi al metal detector e perquisizioni di bagagli, a cui viene sottoposta una donna bionda (la modella Iselin Steiro), vestita elegantemente (il reggiseno con inserti in pizzo, l'abito Versace scollato sulla schiena). E' ormai evidente come lo 'stato di emergenza' permanente sia diventato un segno dei tempi, con cui tutti sono coinvolti - e coloro che lavorano nel mondo della moda, perennemente in viaggio, lo sono a maggior ragione.
Lo 'stato di emergenza' a cui fa riferimento Meisel non è solo quello riconducibile alla paura globale del terrorismo internazionale, quello che si muove nell'ombra, ma anche ai disordini sociali che sconvolgono le grandi metropoli e, se vediamo la questione dal punto di vista opposto, allo strapotere della polizia. Lo scenario nelle immagini di Meisel è quello di una guerriglia urbana, declinata naturalmente in chiave fashion: ecco, quindi, che le 'rivoluzionarie' sono donne bellissime, perfettamente truccate, che si fanno perquisire e caricare sulle camionette vestite di tutto punto e indossando altissimi tacchi a spillo. E' inquietante, ma al tempo stesso efficace, l'immagine che ritrae Hilary Rhoda, splendida nel suo abito rosso Valentino, che viene tenuta a terra dal piede di un poliziotto; contiene invece una forte carica erotica l'immagine di Iselin Steiro, provocante nel suo abito luccicante firmato Gucci, appoggiata a forza sulla fiancata di un'automobile della polizia.
La moda, in certi periodi storici difficili dal punto di vista politico e sociale (basti pensare agli anni '60 e '70), ha avuto una forza rivoluzionaria inimmaginabile, ma qui sembra che il processo si sia come interrotto, perchè non è questo che interessa a Meisel [1]. Le protagoniste del servizio avrebbero potuto essere vestite di stracci, per quel che ne sappiamo, e l'impatto visivo non sarebbe diminuito; facendole però apparire come modelle appena scese dalla passerella, il risultato - e il contrasto - è ancora più forte ed efficace [2].
Abbiamo infine una terza ambientazione, una sorta di poligono di tiro, in cui si esercita una donna bionda (sempre Iselin Steiro), poliziotta a sua volta, o forse rivoluzionaria. Trovo che questo modo di approcciarsi alla realtà sia brillante e che faccia riflettere, seppur indirettamente, sul mondo in cui viviamo; al tempo stesso, però, ritengo che piegare gli aspetti più tristi e dolorosi dell'attualità a necessità commerciali (ricordo che il fine ultimo della fotografia di moda è quello di pubblicizzare abiti ed accessori) sia non del tutto encomiabile. E' pur vero che tutto fa vendere, che tutto fa spettacolo - per lo meno, è vero dalla prima guerra del Golfo in poi - ma un minimo di distacco tra quel che è reale e quel che è verosimile a volte non guasterebbe.
[1] Sembrerebbe incredibile, ma esistono esempi di fotografia di moda 'militante', che critica il sistema e la globalizzazione dal suo interno: basti pensare a 'Mc Donaldization', commissionato dal mensile britannico 'i-D' a Richard Bush per il numero di settembre 2001, non pubblicato a causa degli attentati dell'11 settembre. La differenza tra il sacrosanto desiderio di denuncia e l'ipocrisia è molto sottile in questo ambito, il che non fa che alimentare il dibattito tra consumismo cieco e critica consapevole della realtà.
[2] Il concetto qui applicato è molto simile a quello che utilizzava Helmut Newton (e che molti hanno utilizzato dopo di lui) nei famosi scatti ambientati in discariche o depositi di macchinari: rendere ossia interessante, se non addirittura glamourous, un ambiente sporco, decadente, pericoloso, tramite il contrasto con la bellezza.
Mentre in quel di Venezia è in pieno svolgimento la 63a Mostra del Cinema, qui si inizia a presentare quanto visto finora sul red carpet, in ordine rigorosamente cronologico. A differenza del Festival di Cannes, la Mostra del Cinema nella città lagunare si sta distinguendo per una certa sobrietà: non si sono viste delle mise stratosferiche o particolarmente glamourous, ma qualcosa di interessante è comunque emerso.
La diva della serata inaugurale è stata Scarlett Johansson, protagonista di 'Black Dahlia' di Brian De Palma. L'attrice americana ha scelto un suggestivo abito-kimono vintage in seta ricamata color giallo pallido, stretto in vita da una fascia di raso tono su tono. Understated la pettinatura - morbide onde fermate da un fermaglio a forma di farfalla tempestato di diamanti - e make-up incentrato sulle labbra rosse.
Quello che non ha osato Scarlett (lui l'ha definita 'pronta per la Prima Comunione') ha invece osato Mia Kirshner, altra protagonista del film, la quale ha indossato un bell'abito viola scuro di Versace con ampia scollatura ed alta fascia in vita. Capelli raccolti e frangetta maliziosa, occhi bistrati e splendidi orecchini in pietre multicolor di Bulgari completano il suo look.
La neosposa Sandra Bullock è giunta a Venezia per presentare 'Infamous' di Douglas Mc Grath, nel quale interpreta la parte della scrittrice Harper Lee, al fianco di Toby Jones/Truman Capote. La Bullock ha indossato un abito nero di Alberta Ferretti, sobrio ed elegante: scollatura rotonda sottolineata da un nastro con fiocchetto dorato, maniche corte, lunga gonna in pizzo, sandali dorati. Le dona molto il taglio appena sotto le orecchie ed ondulato, così come il make-up bistratissimo.
Il 1 settembre è stata la giornata di 'World Trade Center', ultima opera di Oliver Stone dedicata all'attentato contro le Torri Gemelle di New York. Tra i protagonisti giunti in Laguna c'era anche Maria Bello, che ha scelto per la premiére un abito della collezione a/i 2006/07 Dolce & Gabbana: linea Impero, corpetto fittamente ricamato in oro e lunga gonna in chiffon bianco. Anche per lei capelli raccolti e make-up incentrato sugli occhi.
Ha fatto molto parlare l'apparizione di Juliette Binoche (presente alla premiére di 'Quelques Jours en Septembre' di Santiago Amigorena, altro film che si svolge sullo sfondo dell'11 settembre): l'attrice francese ha sfoggiato una capigliatura bionda (che non le dona affatto), ma ha tentato di bilanciare il disastro tricologico con un bellissimo abito - completamente ricamato a cineserie - di Roberto Cavalli. Non molto azzeccata la scelta delle scarpe con alto plateau, ma l'attenzione è stata giustamente catturata dall'abito, quindi poco male.
Ziyi Zhang, giunta a presentare 'The Banquet' di Xiaogang Feng, rilettura di 'Amleto' in salsa orientale, non è nuova alle mise teatrali, come dimostra l'abito scelto per l'occasione, un tripudio di chiffon plissettato color scarlatto, firmato Armani Privè. La pettinatura raccolta e il make-up sobrio hanno messo in evidenza la collana di diamanti a tre fili indossata dall'attrice cinese.
Il 3 settembre al Lido erano presenti altre due attrici asiatiche, che hanno curiosamente optato per lo stesso accessorio: un paio di guanti rossi. La giapponese Riona Hazuki, protagonista del noir 'Sakebi' di Kiyoshi Kurosawa, ha indossato un paio di corti guanti di pizzo alla première del film, assieme ad un abito blu notte, mentre la cinese Xun Zhou, tra i protagonisti di 'The Banquet', ha accessoriato il suo abito verde bosco in broccato di Miu Miu con un paio di lunghi guanti scarlatti. La tendenza guanti sembra finalmente prendere piede!
Il 5 settembre, tra i vari film presentati, c'è stato anche 'La Stella che non C'è' di Gianni Amelio. Stefania Rocca, membro della giuria, ha scelto un eccentrico completo composto da gonna e camicetta di Givenchy, disegnato da Riccardo Tisci. La camicetta è realizzata in seta color panna, con inserti in raso, mentre la gonna, in raso color cipria, ha dei pannelli laterali ed è fermata in vita da un'alta cintura argentata. Color argento anche le peep-toe indossate per l'occasione. Bisogna rendere onore alla Rocca per la scelta effettuata: la collezione (p/e 2006) di cui fa parte questo completo è stata molto criticata dai giornalisti, che probabilmente non hanno colto l'intento rivoluzionario di Tisci.
Un attimo di raccoglimento, ora, per l'arrivo di Lindsay Lohan (ricordo che è il mio 'spirito guida' in fatto di borse ed accessori) a Venezia, per presentare 'Bobby' di Emilio Estevez, film sulla morte di Robert Kennedy già in odore di Oscar. La rossa celebrity è giunta in Italia con la madre Dina e il fidanzato Harry Morton, attirando il consueto sciame di paparazzi che la inseguono ovunque. Per la conferenza stampa, Lindsay ha indossato un abito verde senza maniche, completamente plissettato, assieme ad una borsa 'Medusa', disegnata dalla stylist Rachel Zoe per Judith Leiber, e a grandi occhiali da sole. E' evidente che l'attrice ha fatto una capatina da Bulgari prima dell'appuntamento con la stampa, come testimoniano i bracciali (tra cui due pezzi vintage, in oro giallo a forma di serpente) che porta al polso.
Alla première del film, invece, Lindsay ha sfoggiato un bell'abito bianco in seta firmato Marchesa, con ricamo di perline in vita e sul decollète. Diamanti a profusione attorno ai polsi e al dito (che sia il famoso anello Cartier di fidanzamento?) hanno completato un look davvero hollywoodiano, ma di classe.
Il vero abito showstopper della serata, però, è stato quello indossato da Svetlana Metkina, altra protagonista del film di Estevez, la quale ha scelto uno splendido capo di Balenciaga, appartenente alla collezione 'Edition', con cui Nicolas Ghesquiere ha rieditato con spirito moderno abiti degli archivi della maison. Questo, in particolare, riprende un modello del 1964: realizzato in satin di seta bianca a pois neri, ha una linea a colonna e un pannello-strascico. L'abito - già visto addosso a Liya Kebede al 'Costume Institute Gala 2006' - richiede una certa personalità per essere indossato senza essere scambiate per Crudelia Demon, e direi che l'attrice russa ci è riuscita alla perfezione.
Tra le protagoniste del 6 settembre c'è stata Josie Ho, attrice e cantante nata a Macao, la quale ha interpretato l'ultimo film di Johnny To, 'Fangzhu', un complesso film di spionaggio ambientato ad Hong Kong. Josie per la première ha indossato un abito con bustino aderente e scollatura a cuore, gonna ampia decorata da una nuvola di tulle a volant. Gli accessori scelti sono stati un paio di Mary Janes color crema ed oro e una bella collana in diamanti; frangetta maliziosa ed occhi bistrati anche per lei. L'effetto meringa, sempre all'agguato quando si scelgono certi abiti, è scongiurato dall'aria sbarazzina con cui Josie si è presentata sul tappeto rosso.
'Il Diavolo Veste Prada' di David Frankel, tratto dall'omonimo romanzo di Lauren Weisberger, è sicuramente uno dei film più attesi della Mostra. Il 7 settembre in Laguna sono giunti il regista e i protagonisti: Meryl Streep, Stanley Tucci e Anne Hathaway. La bella attrice americana, nota per il suo stile elegante e mai sopra le righe, si è presentata alla stampa indossando un abito a fitti pois di Oscar de la Renta (collezione 'Resort'), decorato da una fascia con pois neri su fondo bianco. Niente gioielli, poco trucco, capelli lisci pettinati con riga laterale, gran sorriso: le bellezze naturali non hanno bisogno di molto per brillare.
Per la première vera e propria, invece, Anne ha scelto un abito bianco in seta e chiffon con bustino drappeggiato e fiocco sulla spalla. Acconciatura raccolta, occhi poco bistrati, orecchini pendenti e bracciale di diamanti, pochette argentata hanno completato un look raffinato e sobrio.
Terminiamo questa passerella lunga undici giorni con colei che ha introdotto e concluso le cerimonie di inaugurazione e di chiusura, ovvero Isabella Ferrari. A differenza di quanto avvenuto il 30 agosto (la scelta di un abito Versace in raso color bronzo, molto scenografico ma non proprio adatto a lei), l'attrice ha optato per un capo, sempre firmato Versace, che invece le stava alla perfezione: realizzato in seta color cobalto, ha il corpino attraversato da fasce plissettate e ha una gonna morbida. La Ferrari ha completato una mise impeccabile con pettinatura raccolta e orecchini chandelier alle orecchie.
Qui la lista completa dei vincitori, mentre qui la fonte delle immagini.
‘Marie Antoinette’ di Sofia Coppola è sicuramente uno dei film più attesi della prossima stagione cinematografica. Presentato allo scorso Festival di Cannes ed accolto tiepidamente dalla critica, il film è, secondo l’intenzione della regista, la terza parte della trilogia che comprende i suoi due precedenti lungometraggi (‘The Virgin Suicides’ e ‘Lost in Translation’), e che è incentrata sul viaggio ideale della donna alla ricerca del proprio io. Interpretato da Kirsten Dunst e da Jason Schwartzman, ‘Marie Antoinette’ si preannuncia ricco di suggestioni visive e musicali [1], attraverso cui sono narrati i diciannove anni che la figlia di Maria Teresa d’Austria trascorse nella reggia di Versailles. Basato su un romanzo di Lady Antonia Fraser, il film è una narrazione da un punto di vista squisitamente femminile di una vicenda complessa, tragica per certi aspetti, inebriante per altri. ‘Vogue U.S.’, sempre attenta alle tendenze, ha affidato ad Annie Leibovitz il compito di introdurre questa opera cinematografica ai propri lettori e al mondo della moda tutto: il risultato è ‘Teen Queen’, una splendida serie di immagini scattate in luogo (tra la reggia di Versailles e il castello personale di Maria Antonietta, Petit Trianon), che vedono come protagonisti gli stessi attori. Il centro dell’attenzione è naturalmente Kirsten Dunst, musa di Sofia Coppola, che nelle immagini indossa capi d’alta moda, realizzati appositamente per questo servizio.
Qui Kirsten posa appoggiata alla balaustra che costeggia il Grand Canal a Versailles; indossa un abito di Chanel Haute Couture, ribattezzato 'Petit Trianon', realizzato in pizzo e decorato da rosette di tulle.
Nicolas Ghesquiere ha creato per l'occasione questo abito con linea leggermente a panier, realizzato in tessuto jacquard dipinto a mano e ricamato.
Lo scenografico abito di Alexander Mc Queen, in taffetà di seta a righe rosa e grigie, rende ancora più suggestiva questa immagine, scattata nel peristilio del Petit Trianon.
La scala di cento gradini che conduce all'Orangerie di Versailles fa da sfondo a questo bellissimo scatto, in cui Kirsten indossa un abito di Dior Couture, realizzato in organza nera plissettata coperta da lamine di alluminio.
Un tripudio di crinoline e seta dipinta a mano per l'abito di Rochas, disegnato da Olivier Theyskens; l'immagine è stata scattata in una grotta presso lo Chateau de Stores, nei pressi di Parigi, dove venivano custoditi due orsi, dono dello Zar di Russia a Luigi XVI.
Ecco i due coniugi nella finzione - Kirsten/Maria Antonietta e Jason/Luigi XVI - affacciati ad un balcone di Versailles, che si affaccia sulla Fontana di Latona.
Ecco, infine, quella che a mio parere è l'immagine più interessante dell'intero servizio: Kirsten indossa un abito in seta di Oscar de la Renta e viene ritratta in un momento di abbandono, stesa su due poltroncine. E' un'immagine, questa, che rende molto l'idea che sottende il film: l'intento è quello di narrare una storia non da un punto di vista ufficiale, bensì personale. Maria Antonietta, non dimentichiamolo, divenne regina di Francia da adolescente e dovette fronteggiare tutta una serie di difficoltà (un matrimonio infelice, per molti anni non consumato, il rigidissimo sistema gerarchico e di etichetta vigente a Versailles, le inimicizie della corte), a cui tentò di ribellarsi (cercò di disfarsi del corsetto, ad esempio), per poi richiudersi nel microcosmo dorato di Petit Trianon da cui venne strappata allo scoppio della Rivoluzione.
Sofia Coppola ha voluto rendere la figura storica di Maria Antonietta come una sorta di socialite moderna, amante della moda e del lusso, del teatro e del gioco d'azzardo, centro propulsore di una società concentrata su se stessa e non su quello che stava tragicamente avvenendo all'esterno.
[1] Basta guardare il trailer (accompagnato da ‘Age of Consent’ dei New Order) e quelle scritte punk rosa su nero del titolo per farsene un’idea.
Gli MTV Video Music Awards, tenutisi ieri presso il 'Radio City Hall' di New York, probabilmente verranno ricordati per i disastri di stile visti sul tappeto rosso e sul palco. In un panorama musicale dominato dall'estetica hip-hop, le scelte di cantanti e celebrities hanno sottolineato come sia ormai impossibile azzeccare l'abito giusto, senza cadere nel ridicolo o nel grottesco. Le brutture non sono mancate, ma probabilmente la palma per la peggio vestita va a Jennifer Lopez.
Un miniabito in lamè anni '70 firmato Biba, con maniche lunghe ed abbottonatura laterale, viene indossato con alti stivali in pelle lucida color tortora e ad un'incongrua cuffietta, sempre in lamè, chiusa da un fiocco. Ora, io non so cosa sia successo alla Lopez o alla sua stylist, non capisco quale ragionamento abbia portato a scegliere una mise del genere, ma il risultato è semplicemente patetico.
Un'altra che non brilla per raffinatezza - Beyoncè - ha rinverdito la sua fama, presentandosi con un abito bianco, fittamente ricamato in bianco, nero ed argento sul corpetto a forma triangolare; i fianchi sono appena velati e la scollatura è quadrata. Spero che l'artefice di cotanto abito sia la mamma Tina, altrimenti non oso immaginare quale stilista abbia potuto creare un insieme così deprimente, che infagotta la nostra in maniera indegna. Il disastro sul red carpet è stato solo un presagio di quanto visto sul palco, dove la nostra - esibitasi sulle note di 'Ring the Alarm' - si è presentata indossando un lungo trench, che celava una mise da dominatrix in latex nero con bustino leopardato.
Rihanna si è presentata con un abitino bianco di D&G, sottolineato in vita da una cintura in paillettes argentate, accessoriando il tutto con orecchini e bracciale a catena tempestati di diamanti. Il risultato non è del tutto trascurabile, ma certamente non esalta la bellezza della cantante.
Si può sempre contare su Paris Hilton per qualche disastro sul red carpet. La giovane ereditiera, ora anche cantante, ha indossato un abito-bustier candido di Julien Mc Donald, con ampia gonna multistrato segnata in vita da una cintura in pelle nera. Neri anche gli accessori - una borsina con tracolla a catena e fiocchetti ai polsi - mentre l'acconciatura è formata da una ridicola banana più chignon. Povera Paris, anche lei caduta nella rete della gonna a tutù.
La sorella Nicky, invece, coscienziosamente tornata ai capelli bruni, si è distinta per una scelta di gusto, indossando un abito fiorato di Roberto Cavalli, con maniche lunghe e decoro appena sotto il seno; unici accessori una collana con charms e sandali dorati a listini.
Kelis non è Jackie Kenndy in fatto di eleganza, ma stavolta la sua mise non grida vendetta, anzi, personalmente la trovo piuttosto azzeccata. La cantante texana ha indossato un miniabito bianco con maniche corte e grande oblò sulla schiena (lasciando così intravedere un complesso tatuaggio floreale), accessoriandolo con collana di perle, scarpe t-bar bianche, borsina con catenella e grandi diamanti alle orecchie. L'insieme è moderno e piacevole, forse non adatto ad una cerimonia, ma di certo non fuori luogo.
Infine, ecco la vera diva della serata, colei che ha tenuto alto il tasso di glamour: Christina Aguilera, splendida nel suo abito Versace, tempestato di cristalli e caratterizzato da spacco frontale e profonda scollatura a 'v' sul davanti. Perfetta anche la pettinatura tutta onde ed il make-up anni '40 (occhi bistrati e bocca rossa), per non parlare del collier di Lorraine Schwartz scelto per impreziosire il decollète - tre fili e broche floreale - completamente tempestato di diamanti.
Durante lo show, Christina ha presentato il prossimo singolo estratto dal suo ultimo album, la commovente ballad'Hurt', indossando un abito da sogno color granato, firmato Elie Saab Couture - corpino aderente ricamato da cristalli e paillettes tono su tono e gonna multistrato in chiffon. Tenendo conto dello standard della serata, la Aguilera è stata davvero fuori luogo, ma in senso positivo.
Alcuni momenti-clou dello show hanno previsto
- la presenza di Jack Black come presentatore eclettico: ha aperto la serata vestito da moon man, passando per Elvis e completo di lamè
- Lou Reed chitarra aggiunta ai Raconteurs
- il redivivo Axl Rose
- la strana coppia Nick Lachey-Nicole Richie, che ha consegnato a Pink il premio per 'Best Pop Video' (il video in questione è, ironia della sorte, 'Stupid Girls')
- Shakira vestita da indiana durante l'esecuzione di 'Hips Don't Lie'
- l'ex galeotta Lil Kim, prima con tutone da carcerata, poi in nero e bustino dorato
Per chi si fosse perso la diretta della scorsa notte, potrà rivedere lo spettacolo stasera alle 19.30 o lunedì alle 21, sempre su MTV.