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martedì, ottobre 31, 2006
Il preludio a questa nuova puntata di 'Cosa Si Nasconde nel Mio Armadio' non può che svolgersi all'insegna dell'arancio, che troviamo nelle zucche che ho intagliato in occasione di Halloween. La prima, piccoletta e nata nell'orto dell'ingegnere, è stata intagliata appositamente per la mia nipotina, che stasera, finalmente, potrà esporla sul davanzale di casa.



La seconda zucca, nata anche questa nell'orto dell'ingegnere, è molto più grande: prima di svuotarla, pesava circa cinque chili; ho impiegato parecchio tempo a svuotarla di tutti i semi (continuavo a scavare con il cucchiaio e continuavo a tirar fuori polpa spugnosa piena di semi) e ad intagliarla, ma alla fine la soddisfazione è stata enorme. Qui sotto la si vede in versione indoor



mentre qui eccola in tutto il suo notturno splendore, esposta al freddo che scende dal Grappa, pronta a spaventare con il suo ghigno grandi e piccini.



Non ha alcuna apparente connessione con quel che si nasconde nell'armadio o con Halloween la torta che si vede qui sotto: trattasi di una 'Mississippi Mud Cake' (giusto per rimanere nel campo delle sperimentazioni di pasticceria americana a base di cioccolato), base al cioccolato con glassa di copertura al cioccolato, che ho preparato in occasione del compleanno di mio padre, il 30 Ottobre. Quella che la mia nipotina ha prontamente definito 'torta di fango' (questa cosa le è rimasta in mente dopo che ho tradotto a mia madre il nome originale della delizia) ha in fretta raggiunto la sua variante con farcitura alla panna (la 'Devil's Food Cake' che ho preparato per il mio compleanno) nell'olimpo delle torte peccaminose per antonomasia.



Dopo questa digressione gastronomica, torniamo sui nostri passi e vediamo un po' cosa si nascondeva nel mio armadio fino ad oggi pomeriggio: si tratta di un capo molto speciale, di cui racconterò un po' la storia. Ho come la sensazione che una mise del genere non potrebbe mai finire segnalata sulle pagine di siti come questo (potrei invece meritarmi una menzione speciale qui, volendo), ma ci vuole ben altro per fermarmi [1]. Tale mise è stata sfoggiata in occasione della proiezione 'privata' (ero l'unica presente in sala allo spettacolo delle 16.40) di 'Babel', intenso film di Alejandro Gonzalez Inarritu.



La base 'neutra', formata da jeans leggermente scoloriti ed ampi sul fondo, dolcevita in cotone elasticizzato bianca e Converse All Stars rosse altrettanto scolorite, ha accolto un capo a cui sono affezionata in maniera indicibile, una sorta di 'grembiule' o abito da casa, come dir si voglia, appartenuto a mia madre e da lei indossato negli anni '70. Non so come sia stato risparmiato dalla scellerata furia che ogni tanto prende la suddetta genitrice e che la spinge a disfarsi di veri e propri gioielli, fatto sta che lo conservo con molta cura ed amore. Realizzato in cotone rosso fragola, è stampato a fiorellini bianchi, viola e verdi, ha una scollatura quadrata sorretta da due spalline, è chiuso sotto le ascelle da due nastrini ed ha una linea Impero, con corpino a fascia piuttosto aderente.



Nell'immagine qui sopra vediamo come l'ho impreziosito appuntando sulla base di una spallina la spilla floreale già vista qui. Ammetto di avere una certa predilezione nell'indossare abiti sopra i pantaloni, ma questo abito per me è un vero e proprio feticcio: lo indosso spesso in estate come abito da casa, ma soprattutto ad esso sono legati i primi ricordi che ho di mia madre, lei che allora era così simile a me oggi (riguardando le sue foto di allora, è come trovarsi davanti ad uno specchio, intrappolati in una mise en abîme destabilizzante). Non è l'unico suo capo vintage che conservo e che a volte metto  (possiedo, ad esempio, l'abito Pucci che ha indossato per la sua laurea), ma questo abito-grembiule mi restituisce una sua immagine più vicina, più propriamente materna, perchè parla di estate, di caldo, di cucina, di musica e di amore.



Per concludere, ecco un close-up sul trucco: sorvolando elegantemente sulla mia indecente pettinatura (i ricci sono tornati e hanno preso pieno possesso della mia scarmigliata capigliatura), spicca il consueto ombretto rosso fuoco, mentre sul viso ho steso semplicemente un velo di cipria compatta; sulle labbra una passata di 'Juicy Tube', tonalità 'Raisin', una passata di mascara nero sulle ciglia e via.

[1] Da antologia la domanda dell'ing: 'scusa, ma esci con la traversa (termine dialettale per 'grembiule') addosso?'. Di tutta risposta, l'ho incenerito con uno sguardo.
Postato da: superqueen alle 21:40| commenti (42) | p.link

domenica, ottobre 29, 2006


Negli ultimi post si è trattato estesamente un tema - quello legato alla letteratura e alla cultura russa - che in qualche modo sembra essere il filo conduttore di questo fine Ottobre. Da parte mia, ho ripreso in mano la temibile grammatica di lingua russa (quella redatta dalla coppia Pul’kina/Zachava-Nekrasova), che ha accompagnato in interminabili giornate di studio durante l'università, giusto per non dimenticare del tutto quel che ho faticosamente appreso.
Ma torniamo a noi, e a quei germi di cultura russa che sembrano aver attecchito con particolare tenacia nell'immaginario collettivo europeo, tanto che Carine Roitfeld, direttrice di 'Vogue France', ha dedicato il numero di Ottobre della sua rivista alle sei modelle russe più famose del momento, mettendo in copertina colei che ha precorso i tempi, ovvero Natalia Vodianova.
'Poupées Russes' è un servizio fotografico di impianto classico (girato in interni, sfondo neutro, pose plastiche, uso di wind machine), opera di Mario Testino, che ha ritratto le modelle caricandole di forti valenze simboliche. L'immagine di apertura mette bene in chiaro quella sorta di cortocircuito culturale che verrà sviluppato nel corso dello shooting: quattro modelle, vestite di nero e di grigio (due indossano body da ginnastica artistica, due piccoli abiti dalla gonna gonfia), hanno gli occhi celati da una mascherina di trucco pesante [1], alcune indossano berretti militari (una fa pure il saluto), altre sfoggiano la tradizionale pettinatura delle contadine russe [2], i capelli raccolti in una treccia che incornicia il capo come un cerchietto. Tutte portano ai piedi gli altissimi calzari a listini, ideati da Karl Lagerfeld per la collezione Chanel Resort 2006/2007, che ricordano più le assolate isole greche che non le lande ghiacciate dell'Ex Unione Sovietica.



I riferimenti alla storia del paese a cui appartengono le modelle torna anche nelle loro pose: abbigliate all'ultima moda e truccate soprattutto sugli occhi, si fanno ritrarre mentre sono impegnate nel passo dell'oca, che ricorda parate militari e adunate di stampo dittatoriale.



Una trojka di modelle (Natasha Poly, Vlada Roslyakova e Sasha Pivovarova) ripropone il passo dell'oca: indossano alti calzari a listini e sono vestite in bianco e nero; Vlada, in particolare, porta un foulard che da una parte ricorda i fazzolettoni indossati dalle babushke, dall'altra il tradizionale copricapo dei sacerdoti ortodossi.




Giusto per citare il titolo del servizio, ecco Anna Mariya Urazhevskaja e Tanya Dziahileva truccate da poupées russes, ovvero da matrioske, souvenir russo per eccellenza, rappresentazione in legno che ripropone il meccanismo delle scatole cinesi, simbolo della figura materna e, per estensione, della fertilità della terra: le guance sono truccate di rosso, mentre gli occhi si tingono di nero e di oro.




La copertina del numero di Ottobre di 'Vogue France', come si diceva, vede protagonista una raggiante Natalia Vodianova, che indossa un abito Dolce & Gabbana e tiene in braccio Neva, la sua seconda figlia, nata dall'unione con il nobile inglese Justin Portman.  E' questa la prima immagine del servizio 'Tsarines', realizzato sempre da Mario Testino, che vede di nuovo protagoniste le modelle apparse in 'Poupées Russes'.



L'ambientazione è completamente diversa dalle immagini precedenti: intanto il colore dominante è il bianco neve, poi lo sfondo fa riferimento ad una qualche fabbrica in disuso (pareti di cemento attraversate da tubi), che crea un bel contrasto con gli abiti candidi e da gran sera indossati dalle modelle.



Tanya Dziahileva ha 16 anni e arriva da Minsk: volto scavato, occhi penetranti e lunghi capelli biondi, indossa un abito in organza con volant applicati a spirale di Alexander Mc Queen; Snejana Onopka ha 19 anni e viene da Kiev: occhi dolci ed azzurri, lunghi capelli biondi, incedere da principessa, indossa uno strepitoso abito in pizzo dentelle di Alexander Mc Queen.




Sasha Pivovarova ha 19 anni e viene da Kiev: anche lei magrissima e bionda, indossa un abito in lana e volant di pizzo dentelle con cappa in pendant di Tao Comme des Garçons; Natasha Poly invece ha 21 anni e arriva da Perm: capelli e occhi scuri, indossa un completo formato da giacca e gonna gonfia in seta matelassè jacquard con maniche in organza di Balenciaga.




Vlada Roslyakova ha 19 anni ed moscovita: viso da bambola di porcellana e occhi azzurri, indossa un completo formato da giacca con collo ad anello e gonna in seta matelassè jacquard con applicazioni di strass di Balenciaga; anche Anna Mariya Urazhevskaja ha 19 anni e arriva da Mosca: lunghi capelli scuri e sguardo enigmatico, indossa un abito in cotone con linea Impero di DSquared2 e un diadema in diamanti di Chaumet, 'Kokochnike', riedizione di un modello disegnato nel 1910, in piena epoca Romanov.
E' possibile che in piena epoca multiculturale, dove anzi lo scontro tra culture assume spesso toni virulenti, il mondo della moda rimanga così affascinato dalla bellezza 'vecchio stile' delle ragazze provenienti dall'ex Unione Sovietica? Il trittico altezza svettante, magrezza sin troppo evidente e viso da poupée incarna ancora l'ideale estetico che gli stilisti vogliono proporre, o si tratta dell'ennesimo ciclo di corsi e ricorsi storici?

[1] Chiaro riferimento alla replicante Pris (interpretata da Daryl Hannah), tra le protagoniste di 'Blade Runner'.
[2] Non a caso, questa pettinatura è sfoggiata da Yulia Timoshenko, volto della rivoluzione arancione che ha attraversato l'Ucraina nel 2004.
Postato da: superqueen alle 12:31| commenti (19) | p.link

martedì, ottobre 24, 2006


Cinema e moda sono unite l'uno all'altra da un legame inscindibile, basti pensare a quanti elementi riconducibili alla moda e lanciati da film (i Rayban Waifarer dei Blues Brothers, il prendisole bianco plissè di Marilyn Monroe, le ruby slippers indossate da Judy Garland in 'The Wizard of Oz', la giacca in pelle di pitone di Nicolas Cage in 'Wild at Heart' di David Linch, giusto per citarne alcuni) siano diventati simboli riconoscibili di uno stile. L'abito però che più di tutti ha catalizzato lo spirito di un'epoca, la maestria del suo creatore e il fascino di colei che l'ha indossato è uno solo.



'Sono le 6 di mattina in Fifth Avenue - e Audrey Hepburn sta camminando lungo la via, nei panni di Holly Golightly. Bicchiere di carta pieno di caffè e croissant in mano, Miss Golightly spera in giorni migliori. La prima cosa che colpisce è la sua bellezza. Ha dei segreti, è gentile, è una donna di mondo, sogna l'amore. Vestita di un abito nero semplice come una linea, indossa bijoux mentre contempla i gioielli veri esposti in vetrina. Osserva un mondo più pacifico, più ordinato, più luccicante del suo - mentre fa colazione davanti a Tiffany'. Questa è la bella descrizione, scritta da Pamela Clark Keogh, della prima scena del film 'Breakfast at Tiffany's', girato nel 1961 da Blake Edwards e basato sull'omonimo romanzo di Truman Capote (che avrebbe voluto la Monroe nei panni della protagonista).



L'abito che l'attrice americana indossa nelle prime immagini del film è considerato all'unanimità l'epitome della raffinatezza, un capo apparentemente semplice che ha ispirato, tra gli altri, anche Riccardo Tisci, attuale designer della maison Givenchy: sensuale e severo, davanti è molto accollato, mentre dietro rivela una scollatura interessante, etnica (con quei tagli arrotondati) e assolutamente parigina allo stesso tempo. Indossato con un paio di lunghi guanti neri, ballerine ai piedi, occhialoni da sole, perle e diamanti, è ben presto diventato the little black dress, elemento irrinunciabile nei guardaroba di tutte le donne del mondo, insensibile al passare delle mode.



Tre sono gli esemplari esistenti dell'abito: uno è conservato presso il Museo del Costume di Madrid, uno negli archivi della maison Givenchy a Parigi e uno appartiene a Hubert de Givenchy, il quale ha recentemente disposto la sua messa all'asta (l'evento è previsto per il prossimo 5 dicembre). Il ricavato andrà in beneficenza, a favore della 'Città della Gioia', associazione fondata dallo scrittore francese Domique Lapierre, che si occupa di aiutare le popolazioni indiane. L'anziano designer, ricordando il grandissimo impegno dimostrato da Audrey Hepburn nell'aiuto delle popolazioni più povere, ha ritenuto fosse questo il modo migliore per ricordarla. Prima del grande evento, il mensile 'Harper's Bazaar' ha voluto omaggiare il mito (e lo straordinario sodalizio artistico tra il couturier e l'attrice), facendo indossare l'abito a Natalie Portman.



L'attrice di origine israeliana ha quindi avuto l'onore di posare per una serie di raffinati scatti, indossando un abito che emana un fascino tutto particolare. Nonostante il timore di non riuscire ad indossarlo (Audrey Hepburn era esilissima quando girò il film di Edwards), la Portman ripropone con semplicità e rispetto uno dei momenti stilistici più indimenticabili della storia del cinema.



La Portman ha deciso di accettare l'offerta della rivista statunitense e di indossare l'abito della Hepburn soprattutto perchè affascinata dalle motivazioni che hanno spinto Givenchy a 'disfarsene': 'un pezzo di stoffa indossato da una donna meravigliosa come Audrey darà gioia e offrirà una possibilità - acqua, cibo, un tetto. Così continuiamo ad agire seguendo lo spirito di Audrey, perchè per me lei è ancora qui, e questo è un modo per comunicare e continuare la storia di amicizia e di affetto che ci ha legato'.
Postato da: superqueen alle 14:47| commenti (54) | p.link

lunedì, ottobre 23, 2006


Postato da: superqueen alle 18:08| commenti (44) | p.link

giovedì, ottobre 19, 2006

Quel che colpisce di Natalia è la sua abilità di cambiare immagine a seconda dello stile e dell'atmosfera imposte dai servizi fotografici, pur mantenendo una propria personalità; è questo il motivo per cui ho deciso di analizzare due photoshoot pressochè antitetici, ovvero 'The Splendid Allure' di Ellen Von Unwerth (apparso sulle pagine di 'Vogue Italia') e 'Bubbilicious' di Craig Mc Dean (apparso invece nel numero di settembre 2006 di 'W').
Il primo - che è piaciuto tanto a lui - è una serie di immagini romantiche ambientate in una dimora antica, abitata da una malinconica 'regina delle nevi'. La neve invade ogni angolo della casa, appoggiandosi anche sui vetri, sugli specchi, sugli scaffali della libreria, cingendo di ghiaccio, forse, anche il cuore della protagonista.

 

E' ormai lontana l'epoca in cui le top-model spadroneggiavano su riviste di moda e di gossip: il loro ruolo è stato sostituito da celebrities di fama più o meno fondata e da socialites il cui unico obiettivo è quello di mettersi in mostra. Le generazioni di modelle si susseguono con ritmo vertiginoso, sempre più raramente qualcuna emerge e rimane nell'immaginario collettivo. Tra le poche che sono riuscite a lasciare un segno c'è Natalia Vodianova, classe 1982, nativa di Nizhni Novgorod (la ex Gorky), viso da bambola, occhi azzurri e corpo da adolescente, la quale incarna in maniera mirabile la favola di Cenerentola: dopo aver lavorato per anni al mercato ortofrutticolo della sua città, contribuendo al sostentamento della famiglia, è stata scoperta da un agente francese e da lì ha iniziato la sua lenta scalata al successo, culminato con molte campagne-stampa per Calvin Klein e un matrimonio da favola (officiato a S. Pietroburgo) con il nobile inglese Justin Trevor Berkeley Portman, dal quale ha già avuto due bambini.



Natalia qui assume il ruolo di un'eroina della letteratura russa, triste come Anna Karenina ed appassionata come la Lara del 'Dottor Zivago'; nell'immagine a destra, impegnata nella stesura di una lettera, riporta alla memoria uno dei momenti più vibranti dell''Evgenji Onegin' di Aleksandr Puskin, quando Tatjana scrive una vibrante lettera d'amore a colui che ama. Nell'immagine a sinistra, invece, gli abiti scuri fanno risaltare ancora di più lo sguardo magnetico della modella, il cui volto è incorniciato dalla neve che si è appoggiata alla finestra.


Abiti haute couture, ricchi di panneggi e strascichi, e complesse acconciature, fanno da cornice a due immagini in cui domina il bianco della neve, amplificato dal candore dell'abito a destra, impreziosito da bolero e colbacco in pelliccia, ed interrotto dal blu notte del tailleur nell'immagine a sinistra.



Le scale sono il leit-motiv di queste due immagini, entrambe molto suggestive: una spessa coltre di neve ingombra la scalinata che la novella Tatjana sale, mentre la complessa decorazione di ferro battuto della ringhiera lascia la propria ombra sull'alta parete di mattoni a vista; più piccola, invece, la scala su cui la modella sale per avere accesso alla libreria, anch'essa ingombra di neve, che viene soffiata via come se fosse polvere.



Meravigliosa, infine, questa ultima immagine, che ritrae la nostra eroina, abbigliata con un sontuoso cappotto con strascico in velluto, intenta ad attizzare la fiamma in un antico caminetto. Le fiamme rosseggianti sono l'unica fonte di luce e di calore presente nell'intero servizio, dominato, come in questo caso, dai toni freddi del bianco e del blu, e da un'illuminazione altrettanto fredda.
Natalia, però, ha una doppia anima: così come ha interpretato alla perfezione una dama dell'800, altrettanto bene interpreta una donna del futuro, che indossa calze in lattice [2] e sfoggia capelli rosa fucsia, una versione glamour di Leeloo, il personaggio interpretato da Milla Jovovich ne 'Il Quinto Elemento'. Completamente diversa l'ambientazione: qui ci troviamo in un esterno dominato da complesse strutture tubolari che si intrecciano e da palloncini vaganti (da cui il titolo del servizio).




L'abito in voile stampato a fiori di Chloè, indossato con calze in lattice bianco e alte zeppe con fiocco di Louis Vuitton, mette in evidenza il colore vivace della chioma , ripreso - nell'immagine a destra - dal colore dei tubi sopraelevati.



Intensissimo il perfetto profilo di Natalia, reso ancora più moderno (e dolce allo stesso tempo) dal rosa del caschetto; calze in lattice rosa vengono accostate all'abito di Balenciaga in broccato, con gonna molto arricciata e gonfia in vita.



Il tema delle bolle torna nelle linee pouffant dell'abito nero firmato Chanel, ma anche nella decorazione dell'abito di Yves Saint Laurent, una miriade di rosette di tulle sormontate da un'alta fascia nera sul corpetto. Dalle immagini, Natalia emerge come un'eroina del futuro, viso d'angelo e stile da vendere, in netto contrasto con il mood sognante del precedente servizio, ma altrettanto affascinante.

[1] Che stiano diventando una moda?

Postato da: superqueen alle 15:54| commenti (34) | p.link

domenica, ottobre 15, 2006


Se pensate di trovarvi a leggere una delle consuete puntate di 'What Is In My Bag', il reality show pacifico ed impiccione di questo blog, vi sbagliate. La puntata di oggi non è usuale, come potete chiaramente intuire dalla sigla, romantica e soffice come un batuffolo di marabù (perdonate il tono stucchevole, ma in questo periodo va così). Non ho ricevuto via mail una foto della borsa di Lindsay Lohan o di Sarah Jessica Parker, niente di tutto questo, ma molto molto molto di più. Una lettrice di 'Dallo Spazio' ha fatto alla sottoscritta un dono notevole: ha aperto il reparto borse del suo armadio e mi ha permesso di ammirare la sua collezione, che definire al di fuori del comune non rende l'idea.
Lucia ha 26 anni, è laureata in Economia (ambito nel quale lavora) e vive in provincia di Rimini. Non ha un blog ma molte passioni, tra cui la lettura, il cinema, i viaggi e - come capirete a breve - la moda, borse e scarpe in particolare. Le borse che vedremo fotografate contengono pochi oggetti ma sono quelli che Lucia porta solitamente con se: lavorando vicino casa, non ha infatti necessità di avere in borsa molte cose.



Iniziamo con la parte della collezione dedicata alla linea 'Motorcycle' di Balenciaga: qui sopra vediamo una splendida 'City' nel colore 'Rouge Vif', un rosso acceso che rende ancora più particolare la pelle in cui è realizzata la borsa. Ad un anello metallico è appeso un bag candy di Tarina Tarantino, mentre appoggiati troviamo gli oggetti contenuti, ovvero un vasetto di crema Clinique, un 'Juicy Tube' di Lancome nella tonalità 'Groseille', un cellulare Razr Motorola, un gianduiotto e un'altra piccola meraviglia: il 'Mini Purse' Balenciaga in nero.



Rimanendo in tema 'City', eccone un'altra nella tonalità 'Calcaire', un bianco molto raffinato, che assume delle sfumature rosa o panna a seconda della luce. Il portamonete nero è stato sostituito da un altro, di colore uguale alla borsa.



Bianco ottico invece per il modello 'Work', decisamente più grande del 'City'. Il portamonete è sempre quello 'Calcaire', mentre la borsa contiene il cellulare Motorola, il vasetto di crema con tappo verde acqua, un gloss Chanel nella tonalità 'Ice' e un mascara dall'astuccio dorato Yves Saint Laurent.



Veniamo ora ad un modello molto particolare, che personalmente non ho mai visto in negozio o addosso a
celebrities varie: si tratta del modello 'Oval', nel colore 'Ink', un blu acceso, una sorta di pochette dalla forma ovale, senza manici, completata da specchietto cosmetico e tassels.



Per concludere la sezione 'Balenciaga', ecco altre due borse notevoli, specialmente la prima. La seconda è riconoscibilissima, ovvero una 'City' in nero, mentre la prima è un altro modello ben poco visto, ovvero una 'Mini Bowling', dalla forma rettangolare, nel colore 'Greige' (grigio perla). Quest'ultima borsa, oltre al cellulare e al porta monete nero, contiene un 'Juicy Tube' nella tonalità 'Pamplemousse' (che abbiamo già visto nella borsa di Stefania).



Pensavate fosse finita qui!? Eccoci arrivati alla sezione dedicata alle borse Chloè, altri oggetti-culto degli ultimi anni. Qui sopra vediamo la celeberrima 'Paddington', nella tonalità 'Dark Gray' (grigio scuro), e un modello poco conosciuto, una 'Paddington Zippy', nella tonalità 'Mousse' (grigio chiaro), caratterizzata da una forma rettangolare e doppio fondo, chiuso da zip.



Un altro bellissimo modello poco noto è 'Paddington Loaf', qui nel colore 'Tan' (un bel cuoio naturale), caratterizzata dai consueti dettagli della linea (il lucchetto, la chiavetta, le cinghie laterali) e da una pattina chiusa con zip.



Questa qui sopra è la mia foto preferita, perchè accanto alla 'Edith' (prodotta sempre da Chloè, lanciata durante la scorsa stagione invernale) c'è la deliziosa cagnolina pinscher di Lucia, che si è fatta immortalare durante un momento di curiosità. La 'Edith' (modello molto classico, dalla forma a 'cartella', con due taschine frontali chiuse da fibbiette) è impreziosita da un foulard Pucci, mentre a terra vediamo un libro ('Il Cacciatore di Aquiloni', scritto dall'afgano
Khaled Hosseini), il portamonete chiaro, un gloss di Lancome e una trousse Chanel.



Concludiamo questa carrellata mozzafiato con un giovane classico, la 'Muse' di Yves Saint Laurent in nero, di cui abbiamo parlato estesamente poco tempo fa. Al suo interno, barattolino di crema, mascara, gloss, fondotinta e portamonete nero.

Quel che mi ha lasciata stupefatta, al di là della concentrazione di borse favolose, è il gusto con cui sono state scelte. Questa non è la collezione - seppur notevole - di una persona che compra borse come comprerebbe cartoline, bensì fa trasparire un bel senso dello stile, la passione per il dettaglio (il foulard annodato ad un manico della borsa, il porta monete spesso in pendant con la borsa) e una predilezione per il gloss ufficiale di questa rubrica, i 'Juicy Tube' Lancome (come ti capisco, cara Lucia!). La scelta di modelli ricercati, inoltre, è segno evidente dell'interesse per quel che sta al di là del mero 'oggetto borsa', come possono essere il design, la storia della borsa stessa, il colore magari stagionale (e quindi ancora più prezioso), il che è una qualità più unica che rara nelle fabulous bag addicts, le quali spesso preferiscono seguire esclusivamente la facile onda della moda.
Postato da: superqueen alle 20:56| commenti (118) | p.link

giovedì, ottobre 12, 2006


Il giorno libero, per un insegnante, è un momento irrinunciabile, il giorno in cui è possibile fare tutto quello che durante la settimana bisogna necessariamente rimandare. Per la sottoscritta  le cose non vanno diversamente: il giovedì è uno dei giorni più belli della settimana, in cui tutto è potenzialmente realizzabile - dallo stiro di cumuli di panni, al sonnetto sul divano, alla preparazione di dolci e quant'altro. Il giovedì però corrisponde anche ad una pausa di riflessione: io, a casa, da sola con me stessa, penso al passato (quasi sempre) e a quello che mi aspetta nei due giorni successivi. Oggi questa riflessione è nata grazie ad un post di AmicaCarmilla, in cui si parla di libri. I libri sono il mio pane quotidiano, quasi un'estensione del mio lavoro, ma non sono ai libri di scuola che ho rivolto i miei pensieri nel momento in cui ho deciso di proseguire il filo del discorso iniziato dalla blogger residente a Londra. Ai libri sono collegati i primi ricordi d'infanzia - quelli di Richard Scarry con i suoi animaletti buffi ed intelligenti, quelli con cui lavoravano i miei genitori, entrambi insegnanti, quelli di narrativa che mia madre non sapeva più dove mettere (ricordo che sotto il letto dei miei stazionavano fisse un paio di scatole piene di libri, essendo scaffali e librerie in casa completamente ingombre) - ma anche alle diverse tappe della mia formazione culturale. Ricordo perfettamente i primi libri acquistati con il rimborso-spese delle mie trasferte come arbitro di pallavolo, ma anche quelli regalati per amore o per amicizia; a volte penso che la mia vita potrebbe essere interpretata attraverso i libri acquistati o letti, perchè tutti riflettono in qualche modo un momento, un avvenimento, un amore o una delusione. Intanto ecco alcuni spunti a partire dal test proposto da Carmilla:
1 - Il libro che ha cambiato la tua vita: 'Cuori in Atlantide' e 'IT' di Stephen King, 'Il Popolo dell'Autunno' di Ray Bradbury, 'Evgenij Onegin' di Aleksandr Pu
škin, 'Il Nocchiero' di Paola Capriolo. Reputo i primi due i più bei libri scritti da King, mio autore preferito, il terzo è una stupenda parabola sull'adolescenza, il quarto è uno dei componimenti più romantici che siano mai stati scritti, il quinto infine è un libro su un'ossessione d'amore, letto da ragazzina e mai più dimenticato.
2 - Il libro che hai letto più di una volta: non ho mai letto un libro due volte, preferisco leggere sempre qualcosa di nuovo; rileggo spesso però dei passi di 'Evgenij Onegin' in lingua originale, ogni volta è un'emozione fortissima
3 - Il libro che porteresti su un'isola deserta: 'L'Ombra dello Scorpione' di Stephen King e 'Dune' di Frank Herbert. Entrambi sono ambientati in un mondo post-atomico, sarebbero un'ottima lettura da fare in un luogo isolato.
4 - Il libro che ti ha fatto ridere: 'Il Circolo Pickwick' di Charles Dickens, 'Il Conto dell'Ultima Cena' di Andrea Pinketts, 'Fate a New York' di Martin Millar, 'Il Maestro e Margherita' di Michail Bulgakov
5 - Il libro che ti ha fatto piangere: 'Lieto Evento' di Eliette Abécassis, 'The Stone Angel' di Margaret Laurence, 'The Shining' di Stephen King
6 - Il libro che vorresti aver scritto: 'Ritornati dalla Polvere' di Ray Bradbury (perchè è una saga familiare gotica estremamente affascinante), 'Luce d'Agosto' di William Faulkner (la storia tragica di Joe Christmas, the white negro, è stata una mia ossessione ai tempi dell'università), 'The Blithedale Romance' di Nathaniel Hawthorne (la lussureggiante Zenobia, gli esperimenti di mesmerismo, l'utopia socialista, la misoginia di Hollingsworth), 'Carrie' di Stephen King (perchè l'eterna lotta tra bene e male, Cenerentola e le Sorellastre, qui assume contorni inquietanti)
7 - Il libro che vorresti non fosse mai stato scritto: 'American Psycho' di Bret Easton Ellis (l'unico libro che non sono mai riuscita a leggere per intero), 'Mucchio d'Ossa' di Stephen King (tra i suoi libri peggiori), 'Ricerca di una Terra Felice' di Andrej Platonov (angosciante)
8 - Il libro che stai leggendo attualmente: 'Con le Peggiori Intenzioni' di Alessandro Piperno (una delusione)
9 - Il libro che ti sei ripromessa di leggere (ma che ancora non hai letto): 'Le Streghe di Smirne' di Mara Meimaridi, 'L'Accademia dei Sogni' di William Gibson, 'Alla Ricerca del Tempo Perduto' di Marcel Proust

Non passo il testimone a nessuno, ma mi piacerebbe che ciascuno di voi lasciasse un consiglio di lettura nei commenti, a cui attingere quando avrò terminato i libri che aspettano sul comodino.
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venerdì, ottobre 06, 2006
Ecco finalmente il post che volevo scrivere da qualche tempo. Tutto è iniziato un paio di mesi fa quando, spulciando tra servizi di moda pubblicati in tutto il mondo, mi sono imbattuta nelle opere del giapponese Izima Kaoru, 'Landscapes with a Corpse'. Un paio di settimane fa, poi, lei mi ha segnalato le opere di Melanie Pullen, 'High Fashion Crime Scenes', e l'intenzione di chiarire il parallelo che esiste tra i due artisti è scattato immediato. Chiariamo intanto di che si tratta: modelle ed attrici, abbigliate all'ultima moda, vengono ritratte in ambienti tra i più diversi (Kaoru predilige grandi spazi aperti, mentre la Pullen preferisce location più sordide), come se fossero morte.
L'antesignano è Kaoru, che ha iniziato il suo progetto nel 1993. Le sue fotografie sono costruite con attenzione maniacale per i dettagli (non solo degli abiti ed accessori indossati dalla 'vittima', ma anche degli ambienti), tanto da poter essere paragonate a 'cortometraggi per immagini' (a questo proposito, qui alcune sequenze complete). Il meccanismo è sempre lo stesso: si parte da una visione aerea della 'scena del crimine', per passare ad inquadrature sempre più ravvicinate, fino ad arrivare al piano americano o addirittura primo piano. E' come se lo spettatore fosse accompagnato attraverso la scoperta del delitto, pur costretto a rimanere per sempre all'oscuro della verità nascosta dietro l'atto di violenza ritratto.



Kyoko Hasegawa, abbigliata in rosso Yves Saint Laurent, viene ritratta in un vicolo su cui si affacciano alcuni ristoranti, accanto ad un cumulo di immondizia, mentre Koike Ai e Nakashima Mika, gothic dolls vestite in nero Westwood (il riferimento può andare a questo manga), sono stese su un letto coperto di pelliccia, immerse in un'ambientazione completamente candida [1].



Altra ambientazione - prettamente giapponese, stavolta - per Koike Eiko: il suo corpo, con addosso un abito Versace, giace su un fianco, tra le mille palline riversate da uno dei tanti pachinko che affollano la grande sala dal pavimento bianco. Il fucsia dei vassoietti e il rosso delle poltroncine creano un bel contrasto cromatico con il bianco del pavimento e l'azzurro dell'abito in voile. Altro splendido contrasto cromatico nella foto che vede protagonista Ua: inizialmente la donna è identificata come un puntino rosso in mezzo al verde del prato, poi la vediamo riversa sull'erba, con addosso un abito Toga.



La modella Ai Tominaga, vestita Prada, viene ritratta in un aeroporto (anche qui fondamentale il contrasto tra il giallo delle poltroncine e il blu acceso del cappottino), mentre Haruka Higawa è stesa sul ciglio di una strada [2] (visibile inizialmente da un ponte), vestita Dolce & Gabbana.
Altre motivazioni stanno alla base del lavoro di Melanie Pullen, newyorkese residente a Los Angeles, rimasta affascinata dallo sterminato archivio fotografico conservato presso il Dipartimento di Polizia della città californiana. Prendendo spunto da 'Evidence' di Luc Sante (raccolta di immagini d'epoca scattate su diverse scene di crimini), la Pullen ricostruisce meticolosamente i luoghi in cui sono stati consumati suicidi o delitti, inserendo una vittima - di nuovo - vestita all'ultima moda. La matrice fortemente cinematografica che caratterizzava le fotografie di Kaoru qui è sostituita dal recupero di una tradizione (fino agli anni '40 e '50, infatti, i fotografi delle scene di crimini erano anche illustratori per romanzi pulp e noir, veri e propri artisti che prestavano la loro opera al servizio della Polizia). L'importanza data alla moda, nel caso della Pullen, è forse addirittura maggiore rispetto a Kaoru, tanto che molte delle foto prendono il nome dalla griffe dell'abito o dell'accessorio ritratto.



'Caovilla' è uno scatto del 2004: della 'vittima' vediamo solo il corpo, non la testa. Stesa su un tappeto di foglie, indossa un abito candido e preziosi sandali Caovilla (con fiocchetto di strass alla caviglia) ai piedi.



'Nina' è uno dei molti scatti che ritraggono impiccagioni: in questo caso, la scena del crimine è un vicolo cieco ingombro di sporcizia (si noti, a sinistra, una pila di mattoni), ma la nostra attenzione è focalizzata sulle scarpe rosse della 'vittima' (altro leit motiv nella produzione della Pullen). 'Taxi', invece, appartiene ad una serie di immagini scattate all'interno di una vettura gialla; in questo caso, la modella ha le mani legate dietro la schiena.



'Hugo's Camera', scattata in ambientazione urbana, è quasi un omaggio ai fotografi che hanno lavorato nel passato per la Polizia americana.



'Miyake', infine, appartiene alla serie 'Metro', immagini scattate nelle gallerie di metropolitane e sulle scale di accesso ai binari. In questo caso, l'illuminazione fioca della scena non permette di distinguere i tratti della modella, e questo aumenta la tensione intrinseca dell'insieme.
A questo punto, una breve riflessione in merito: queste immagini possono avere diverse chiavi di lettura. Critica feroce del mondo della moda e rappresentazione del suo stato agonizzando (da cui il titolo 'La Moda è Morta'), o piuttosto macabra messa in scena di delitti realmente avvenuti, resa più attraente dall'ultimo modello di scarpe Prada? Viene naturale porsi inoltre un altro interrogativo: fino a che punto è accettabile che si spinga l'arte della fotografia?

[1] Riferimento ad uno dei famigerati 'suicidi collettivi' che a volte avvengono in Giappone?
[2] Non sembra questa una citazione da 'Twin Peaks', ovvero il ritorno a casa della sopravvissuta Ronette Pulaski?
Postato da: superqueen alle 16:26| commenti (47) | p.link

giovedì, ottobre 05, 2006
Da giorni mi ronza in testa un post (che leggerete mi auguro presto), una serie di circostanze però non mi hanno ancora permesso di concretizzare un paio di idee; di conseguenza ecco a voi una nuova, scoppiettante puntata del reality show di questo blog, 'What Is In My Bag?', tornato ai suoi antichi splendori dopo un lungo periodo di silenzio. Protagonista di oggi è Elistardust, sagace ed ironica blogger veneziana, la quale ci presenta la sua borsa e quel che contiene.



Due parole sulla borsa: si tratta di una Speedy 30 Louis Vuitton nel raffinato 'Damier Canvas' (scacchi marroni e neri, con interno rosso), una versione meno vista e più ricercata del celeberrimo modello Vuitton. La scelta stessa di una borsa del genere indica una personalità non comune, che non si accontenta di cult-objects facilmente riconoscibili, ma predilige oggetti più singolari. Vediamo ora cosa porta Eli nella sua bella borsa (la proprietaria specifica che il contenuto è variabile e dipendente da quel che prevede la sua giornata lavorativa):
- telefono cellulare Nokia 7260 (appena sostituito con un altro, causa rottura)
- crema idratante all'aloe comprata in viaggio
- rain hat Burberry
- fazzolettini di carta
- penna e pennarello
- quello che viene descritto da Eli come un 'orrido portapenne Pucca', ricevuto in omaggio al Mc Donald's
- chewing gum
- Labello al gusto 'White Melon'
- versione small della Smemoranda
- elastico e pinza per capelli ('per i momenti di sciatteria')
- Ray Ban a goccia con custodia
- portachiavi Furla
- portafogli fucsia Prada

Trovo che questa borsa sia molto interessante, non solo per l'involucro, oggettivamente bello, ma anche - e soprattutto - per quel che contiene: apparentemente si tratta di un 'bagaglio' ridotto all'osso, eppure rappresenta tutto quello di cui una donna ha bisogno per una giornata lavorativa. Togliendo sapientemente di mezzo bustine per il make-up (di cui io, ad esempio, sono schiava) o altri paraphernalia, che personalmente porto con me più per abitudine che per uso effettivo, rimane lo stretto necessario, niente di superfluo ma con un occhio alla civetteria (il burrocacao profumato alla frutta, il portafogli fucsia, i classici occhiali a goccia). Dalla borsa emerge una persona pragmatica e pratica, che non si carica di fardelli poco utili, puntando tutto sull'essenzialità, dimostrando così una capacità di sintesi più unica che rara.

UPDATE: questa rubrica si è attirata le ire dell'ennesimo 'fustigatore di blog'. Finalmente una 'citazione' di cui vantarmi!
Postato da: superqueen alle 18:17| commenti (17) | p.link

mercoledì, ottobre 04, 2006


Allora io stesi su di te il lembo del mio mantello
e ricopersi la tua nudità:
poi mi impegnai con giuramento,
entrai in alleanza con te, dice il Signore,
e tu diventasti mia.


Un altro 4 Ottobre.
Postato da: superqueen alle 16:50| commenti (26) | p.link

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