Per concludere degnamente questo 2006, ritengo non ci siano immagini migliori di quelle che vedete qui di seguito. Si tratta di 'Berlin's New Wave', servizio realizzato nel 2004 da Inez van Lamsweerde e Vinhood Matadin per il mensile statunitense 'Harper's Bazaar'. Protagonista è Kate Moss, colei che nel bene e nel male è stata senza ombra di dubbio la modella-simbolo dell'anno che sta per concludersi. Moderna fenice che rinasce dalla propria distruzione, Kate Moss è un po' la controparte umana della capitale tedesca, rinata letteralmente dalle proprie ceneri e da un passato fatto di divisioni fisiche ed ideologiche. Il titolo del servizio, inoltre, non si riferisce soltanto alla 'nuova onda' culturale/urbanistica che ha rapidamente trasformato il volto della Berlino post-1989, ma anche allo stile new wave anni '80 che viene echeggiato dalle mise, dal make-up e dalle acconciature sfoggiate da Kate.
Come non aprire il servizio con un'immagine scattata sullo sfondo di un Sony Center ancora in costruzione, segno di un'avanguardia che ha praticamente cancellato il passato di Potsdamer Platz? I grattacieli di acciaio e vetro si stagliano alle spalle della Moss, vestita di nero, corti capelli color platino, occhi bistrati, sguardo direttamente in camera.
Altri due simboli berlinesi a cui sono particolarmente legata - i magazzini Kaufhof (ex-magazzini del popolo, dalla caratteristica facciata a nido d'ape) in Alexanderplatz e la porta di Brandeburgo - sono ritratti nelle immagini qui sopra: nel primo caso, Kate Moss è vestita completamente di nero, e l'unica nota di colore-non-colore (la clutch bag bianca borchiata) riprende in qualche modo il pattern della facciata Kaufhof. Nel secondo caso, invece, Kate indossa un cappotto destrutturato con abbottonatura laterale ed è appoggiata ad una struttura di tubi metallici. La posa scattata sullo sfondo di uno dei simboli della città si carica di una certa verve aggressiva, basti notare il ciuffo quasi punk che la modella sfoggia.
Entrambe le immagini qui sopra sono scattate con una prospettiva che va dal basso verso l'alto: Kate Moss, novella Venus in Furs, posa dietro una distesa di vetro ed acciaio, mentre nell'immagine a destra è abbarbicata a 'Balloon Flower', un'opera di Jeff Koons esposta in Marlene-Dietrich Platz, di fronte all'Imax Theatre.
Una delle espressioni artistiche più distintive di Berlino - i graffiti, specie quelli che hanno animato per anni il Muro - caratterizzano i due scatti qui sopra: la modella è come una statua assisa su un piedistallo (il sasso dipinto), in un museo all'aria aperta, concetto che viene ripreso in parte anche dall'altra immagine, dove però i graffiti appaiono solo in parte. Da notare come le mise sfoggiate da Kate Moss siano modernissime, pur rievocando trend che vengono dal passato.
Due scatti in bianco e nero in interno sono tra i più belli dell'intero servizio e rappresentano una sorta di omaggio che i due fotografi rendono all'artista berlinese forse più famoso nell'ambito fotografico, ovvero Helmut Newton. Queste immagini, infatti, rievocano una serie realizzata da Newton poco prima del crollo del Muro, verso la fine degli anni '80: le ragazze berlinesi erano spesso ritratte in interni arredati con un gusto conservatore, esattamente come possiamo osservare qui sopra. Kate Moss, vestita di Pucci (nell'immagine a sinistra) e con addosso solo un reggiseno di pizzo (a destra), si trova in una stanza di cui vediamo il muro coperto da carta da parati, si appoggia su un tavolo dal piano di marmo, dietro di lei intravediamo una stampa antica e un vaso cinese, segni di una vita borghese in qualche modo legata al passato.
L'immagine che chiude il servizio (non per niente, è l'unica con didascalia rivelatrice) può essere intesa come un ulteriore omaggio al Maestro: la Moss è ritratta in notturna, vestita di pizzo, le spalle coperte da un mantello, davanti al Reichstag, la sede del Parlamento tedesco, caratterizzata dalla cupola di vetro voluta dall'architetto Norman Foster in ricordo della cupola originariamente eretta a fine '800. Chi conosce l'opera di Newton, non potrà non collegare questa immagine ad un'altra, scattata davanti alla porta di Brandeburgo nel 1987, nella parte occidentale della città (anche in quel caso, la modella era vestita di pizzo), così come al celeberrimo scatto di bellezza olimpica (eco dell'arte di Leni Riefenstahl?) realizzato proprio davanti al colonnato del Reichstag. E' così, quindi, con un omaggio diretto che si chiude questo 'ciclo berlinese' di estrema bellezza e modernità.
Lentamente ci si sta avvicinando al termine di questo 2006, che spero sia stato per voi lettori pieno di sorprese e di soddisfazioni così come lo è stato, in parte, per me. Mi auguro che questa rubrica del blog vi abbia tenuto compagnia e vi abbia incuriosito (sembra di sì, a giudicare dai molti contributi che arrivano alla mia casella di posta). Per concludere in bellezza l'anno di 'What is in My Bag?', dedichiamo la puntata odierna a Rose, una delle mie blogger preferite (consiglio vivamente di leggere con attenzione il suo blog, sempre raffinato, curioso e mai banale), con la quale condivido molte passioni - per i guanti particolari (lei infatti è stata colei che gentilmente ha acquistato questi per me), per i jeans scampanati, per lo smalto nero, per i giardini e i gatti. Rose mi ha inviato immagini di quella che è attualmente la sua borsa preferita, acquistata da 'Miss Ghinting' a Milano, lo stesso negozio di abbigliamento ed accessori in cui ha reperito i bellissimi guanti color ghiaccio che entrambe possediamo. A sua detta, la borsa non è comodissima, come tutte le borse a mano, ma si può usare quotidianamente perchè è capace e robusta, tanto da aver 'spodestato' la borsa usata solitamente d'inverno, una nera di Francesco Biasia.
Si tratta di un modello anni '70, dalla forma triangolare, con doppi manici rotondi e decorazioni a forma di doppio cerchio. Vediamo ora qui sotto il contenuto (lascio la descrizione a Rose):
Il contenuto è quello del 14 dicembre, prima di uscire per andare (in ritardo) al lavoro: più che una borsa sembra una farmacia, ma comprende gli indispensabili generi di conforto (guanti frivoli, l'iPod nella tua bustina! [1] a volte porto un libro, ma in tram faccio un tragitto troppo breve per leggere granché) e restauro (cipria Chanel + bustina cinese del mercato, con rossetto e quant'altro, compresa recente passione smodata per un giacimento di 'Diorific Plastic Shine' trovato con lo sconto in una profumeria davanti alla stazione).
Agendina, penne e taccuino stanno in un altro astuccio all'uncinetto: mi è arrivato dal Messico, quindi un po' mi fa sognare. Si combina stranamente con la spilletta berlinese.
Il resto è routine:
- portafogli da due lire di H&M (credo), poco ingombrante;
- busta degli occhiali da vista (per riporli la sera prima di andare a yoga); niente occhiali da sole perché è dicembre, ma poi mi pento di non averli con me;
- telefono con cui ho poca familiarità, perché fino all'altroieri avevo un vetusto Sony con l'antenna masticata dal gatto.
Mancano le chiavi di casa, in un portachiavi di pelle che mi regalò mio padre più di 10 anni fa, perché le prendo al momento di uscire.
Questa è una delle borse più interessanti di cui ho parlato nella rubrica in questione (che Rose giustamente definisce 'ignobile confessionale delle bag addict'), a partire dalla borsa stessa, forma inconsueta e passato 'misterioso' (come ogni oggetto vintage che si rispetti), che ricorda gli anni addietro ma ben si adatta ad uno stile contemporaneo. Passando poi al contenuto, ci sono sì oggetti di uso comune (il cellulare, l'iPod, occhiali, agendina e penne), ma caratterizzati o contenuti da/in qualcosa di particolare, che 'parla' d'altro: i guanti sono frivoli, in pelle rossa punteggiata da pois, l'iPod e l'agendina sono sistemati in bustine lavorate all'uncinetto e rievocano mondi e luoghi lontani, persino la bustina cinese acquistata al mercato è affascinante, colorata di verde brillante ed illuminata da una fantasia floreale. Ritengo che questa borsa sia un'ottimo esempio di vera classe, non quella farlocca da rotocalco, ma quella innata, misurata, mai eccessiva eppure insopprimibile, tramite cui si possono comunicare mille suggestioni e un complesso insieme di riferimenti culturali a partire da pochi, semplici oggetti.
[1] La bustina all'uncinetto a righe colorate, in cui Rose custodisce il suo iPod, è stata realizzata dalla sottoscritta!
In questo periodo di vacanze natalizie, sto cercando di riposarmi e di leggere libri e fumetti che finora avevo acquistato ma non effettivamente letto. Proprio stamattina mi sono imbattuta in 'Harlequin', ovvero l'albo n°81 di 'Dampyr': la tradizione tutta britannica delle pantomime in periodo natalizio - congiuntamente a questo post, a dire il vero - ha riportato alla memoria 'Cuentos', un servizio fotografico apparso sull'edizione spagnola di 'Vogue', realizzato da Eugenio Recuenco.
Recuenco, fotografo eclettico, dallo stile onirico, a tratti decadente, fortementecinematografico, ama riproporre con spirito dissacrante favole e romanzi famosi. In 'Cuentos' il punto di partenza sono appunto favole note in tutto il mondo, basate su tradizioni orali antichissime, trasportate nel codice scritto e sistematizzate per lo più dai fratelli Grimm, da Hans Christian Andersen e da Charles Perrault. Quel che è notevole nella presente lettura è l'ambientazione, sempre uguale (stanze dagli altissimi soffitti, porte intarsiate e pareti riccamente decorate da stucchi), in cui viene inserito un elemento il quale, di volta in volta, conduce lo spettatore verso un mondo parallelo, dove la fiaba regna sovrana.
La prima immagine fa chiaramente riferimento a 'Cenerentola', fiaba dalle origini addirittura cinesi, narrata poi in tutto il mondo. La crudele schiavitù domestica a cui è costretta la bella orfana è simboleggiata, nella versione di Recuenco, da un immenso cumulo di foglie secche, che la povera Cenerentola (qui ritratta con un abito bianco tutto lacero) deve raccogliere per mezzo di una scopa di saggina.
Recuenco ripropone la celeberrima favola di 'Cappuccetto Rosso' utilizzandone due elementi fondamentali, ovvero il mantello scarlatto (fatto indossare sul tutto bianco dell'abito arricciato) e la presenza minacciosa del lupo, simbolo dell'ignoto e del pericolo, inserito in una vicenda dalla struttura antitetica tradizionalmente medioevale. A questo proposito, ricordiamo come Luc Besson abbia dato la rilettura forse più originale, nello spot realizzato per Chanel negli anni '90: anche in quel caso, il colore rosso e il lupo erano gli elementi che rievocavano, come per magia, la nota fiaba.
'Il Pifferaio Magico' (il cui titolo originale è 'Il Pifferaio di Hamelin') è una favola tradizionale tedesca e sembra essere ispirata ad un evento tragico realmente accaduto nel XIII secolo nella Bassa Sassonia. Il potere ipnotico e diabolico della musica del pifferaio, capace di incantare i topi come i bambini, fonte di ispirazione anche per Robert Browning, è rievocato da Recuenco tramite un'immagine collettiva: il pifferaio, con addosso una giacchina marrone e una camicetta con grande jabot, è intento a suonare il piffero, con il quale incanta tre giovani donne di bianco vestito (simbolo dei topi o dei bambini ammaliati dal musicista?).
L'astuzia del 'Gatto con gli Stivali', nato dalla penna di Perrault, viene rievocata in questa immagine scarna, dove la vicenda è semplicemente simboleggiata da una maschera felina e da un paio di stivali, indossati dalla modella. Notiamo come, anche in questo caso, l'ambientazione sullo sfondo è la medesima di quella già vista nelle immagini precedenti; stavolta, troviamo diverse finestre sullo sfondo e un letto in ferro battuto, che funge da elemento scenografico e niente più.
Bastano dei rami intricati, una bara di vetro, un nastro rosso tra i capelli, una mela e un nano, e la favola è subito pronta: 'Biancaneve e i Sette Nani', scritta dai fratelli Grimm, è forse tra i racconti più famosi, densa come è di simbologia e di implicazioni psicologiche, e viene resa dal fotografo spagnolo con semplicità ed efficacia.
'Il Ritratto di Dorian Gray' di Oscar Wilde, romanzo-manifesto dell'Estetismo, sembra essere la fonte di ispirazione di questa immagine, splendidamente costruita attorno all'inquietante ritratto che campeggia sullo sfondo, su cui gli effetti dell'edonismo (inteso come la ricerca del piacere ad ogni costo) si tramutano in segni impietosi. L'orrore riflesso dal ritratto fa da contraltare alla bellezza classica della modella, stesa su un canapè in una posa plastica, mentre l'azzurro è il colore che domina, a partire dal divanetto e dall'abito, per finire nel ricco panneggio della tenda di velluto che sembra invadere la scena.
L'ultima immagine, infine, non può che rievocare 'La Principessa sul Pisello' di H. C. Andersen, che narra la ricerca di una vera principessa di sangue blu, l'unica degna compagna di un principe, l'unica capace di trascorrere una notte insonne perchè - stratagemma - un minuscolo pisello era stato sistemato sotto venti materassi e venti piumini. La catasta di materassi viene qui riproposta, mentre la principessa viene ritratta su una scala a pioli, vestita di bianco e con una grande massa di capelli in testa.
Infine, una precisazione: Recuenco è solo l'ennesimo artista che si è interessato alla trasposizione di fiabe in immagini; suoi illustri predecessori, tra gli altri, sono stati Mert Alas e Marcus Piggott, che negli anni '90 hanno realizzato una splendida campagna pubblicitaria per Vuitton, ispirata a 'Biancaneve', 'Cenerentola' e 'Alice nel Paese delle Meraviglie' (nel caso specifico della linea disegnata da Julie Verhoeven).
Recentemente ci si è occupati di come l'iconografia legata alla figura materna sia cambiata nella fotografia di moda, grazie al fondamentale apporto di Miles Aldridge, fotografo di origine inglese che piùvolte ha tentato di dare una lettura personale di come essere madri sia cambiato negli ultimissimi anni. In 'Silver-screen Dreams', apparso sul numero di dicembre di 'Vogue US', viene messa in scena una situazione piuttosto comune - una madre che porta al cinema il proprio pargolo, presentata però in maniera anticonformista. Al di là dei dettagli fashion (ricordiamo che si tratta pur sempre di un servizio di moda), diversi elementi interessanti saltano agli occhi, a partire dai protagonisti delle immagini, ovvero Angela Lindvall, top-model della vecchia generazione, e il figlio Dakota. Non ci troviamo di fronte ad una coppia madre-figlio fittizia, quindi, e già questo è degno di nota; passiamo ad analizzare l'immagine di apertura, da cui si dipanano altri elementi.
Mamma e figlio sono fermi di fronte alla biglietteria del cinema, caratterizzata da una foggia anni '50 (il bancone in vetro e metallo dalla linea curva, la targhetta laterale su cui è apposto il titolo del film che verrà proiettato), che contrasta con la borsa iper-moderna, tutta decorata di Swarovski (si tratta di un accessorio Marc Jacobs), sfoggiata da Angela. Il film che la coppia si appresta a vedere, poi, permette l'accesso ad un microcosmo, i cui riflessi si rifrangono nel resto del servizio fotografico. 'The Wizard of Oz', girato da Victor Fleming alla fine degli anni '30, oltre ad aver ispirato forme artistiche di ogni genere (ultimo, ma non ultimo, il servizio fotografico di Annie Leibovitz apparso sulle pagine di 'Vogue Us' nel dicembre 2005), rimane uno dei film musicali più famosi della storia del cinema: parabola apparentemente lineare di ricerca e redenzione, nasconde un sistema allegorico complesso, che affonda le proprie radici nella realtà sociale, economica e politica statunitense di fine '800.
Dopo aver fatto tappa in biglietteria, mamma e bimbo vengono ritratti sulle scale mobili, mentre si dirigono verso la sala di proiezione. Di Angela vengono mostrate solo le gambe, stratagemma utilizzato per mettere in evidenza i sandali con tacco a gabbia di Salvatore Ferragamo (ispirati al modello 'Calipso' del 1955); il bambino, invece, vestito da ometto, con quella che sembra quasi una divisa scolastica, tiene in mano un grande bicchiere di Coca Cola.
Inizia la proiezione: i due, intenti a mangiare il pop-corn contenuto in un'enorme confezione, vengono ritratti di tre-quarti, mentre rivolgono la propria attenzione verso lo schermo. L'abbigliamento e gli accessori di Angela (indossa un abito ricamato da paillettes colorate di Proenza Schouler e porta ai piedi un paio di 'Clichy' firmate Louboutin) contrastano con il suo atteggiamento informale, con i pop-corn caduti a terra e con il simpatico sorriso sdentato del proprio figlio. Da notare come il colore dominante nella sala sia il rosso, tra i colori-simbolo del film interpretato da Judy Garland.
A proposito del film in questione, non c'è bisogno di ricordare come le ruby slippers che Dorothy indossa nel suo viaggio verso la città di Smeraldo, siano tra i simboli più riconoscibili ed affascinanti dell'intero lungometraggio. Nell'immagine qui sopra, le scarpette scarlatte campeggiano sul grande schermo, mentre la modella, vestita da gran sera (al polso pende la preziosa borsina 'Princess' di Judith Leiber), si volta verso l'obiettivo della macchina fotografica.
Altro momento di visione, in cui madre e figlio sono assorti nella visione delle vicende narrate. L'abito di Angela (un capo Ralph Lauren), realizzato in tessuto argentato e ricamato tono su tono, rievoca quella magica luce color argento che illumina ogni schermo cinematografico. Anche in questo caso, come già notato, la posizione assunta dalla mamma è piuttosto informale, potremmo addirittura azzardare che sta stesa sulla poltroncina come una ragazzina, ma quella mano appoggiata sul piede del proprio figlio (un gesto tenero) non mente.
Ecco la degna conclusione del servizio fotografico di Aldridge, un altro momento di tenerezza tra madre e figlio. Il bambino, esausto e senza giacca, viene portato via dalla mamma, di rosso Givenchy vestita, sullo sfondo di muri e porta altrettanto rossi. Angela, in questo caso, indossa una versione contemporanea delle ruby slippers, ovvero un paio di sandali peep toe in velluto con tacco tempestato di cristalli, firmati Prada.
E' consolatorio vedere come anche un esteta rigido come Aldridge abbia voluto realizzare immagini tutto sommato quotidiane come quelle che compongono 'Silver-screen Dreams': al di là del contorno elegante e alla moda, Angela emerge come una figura materna moderna ma non algida, bella ma non impossibile, distante anni-luce dalla disturbante virago che presiedeva i giochi sulla spiaggia dei propri figli. Questo in qualche modo restituisce alla maternità stessa una dimensione più comune e meno irraggiungibile, in netto contrasto con quanto il mondo dei media continua a proporre, in senso positivo (una raggiante Gwen Stefani che sfoggia Kingston ad ognioccasione mondana) o negativo (la solita Britney Spears che lascia a casa i pargoli e va in giro a folleggiare, più o meno vestita).
Questo mese di dicembre sembra essere ormai dedicato alla rubrica 'impicciona' di questo blog, ovvero 'What is in My Bag': la protagonista di oggi è Chiara, a cui avevamo già dedicato una puntata. Chiara, eclettica blogger, stavolta ci propone una borsa molto classica, una shopper in tessuto vela firmata Prada, che può essere abbinata con tutto ed utilizzata per le occasioni più svariate.
La borsa è stata personalizzata con un bag candy con catenella e faccetta di Hello Kitty tutta decorata con strass bianchi, rossi e neri. Qui sotto invece vediamo cosa contiene la borsa:
Nell'immagine in alto, troviamo il contenuto vero e proprio della borsa, ovvero
- portafogli 'Koala' e portachiavi in Monogram Canvas di Louis Vuitton
- sigarette con accendino contenuto in una custodia fatta da Chiara stessa
- telefono cellulare Motorola a cui sono appesi vari pendenti di Hello Kitty
- un libro ('A Sud del Confine, a Ovest del Sole' di Haruki Murakami) per i viaggi in metro di andata e ritorno dal lavoro
- quaderno di Hello Kitty usato come agendina
- bustina rosa di HK Charmmy Kitty usata come custodia per macchina fotografica digitale
- cappello antipioggia Burberry
- occhiali da sole Gucci con custodia
- bustina nera portatutto con Hello Kitty, opera di Dafne79
All'interno di questa bustina troviamo quello che Chiara chiama 'survivor kit', ovvero
- specchietto con mini pos-it con Hello Kitty
- un tubetto di lip gloss Elizabeth Arden (in 'Crystal Clear')
- rossetto 'Pure Color Crystal' di Estèe Lauder
- burrocacao curativo Labello
- bustine di Aulin
- kit 'S.O.S. Mani' di Sephora, per lavarsi le mani senza acqua e sapone
- fazzolettini di carta
- pastiglie di Metforal
- chewing-gum di Hello Kitty
- fermaglio per capelli in lana cotta a forma di fiori (comprata alla 'Fiera dell'Artigianato' a Milano)
- penna impreziosita da un mosaico di specchietti, regalo del papà, oggetto da cui Chiara non si separa mai
La borsa di Chiara e quel che contiene denotano un gusto per gli oggetti pratici ma raffinati (la borsa e il portafoglio sono realizzati in materiali basici e praticamente indistruttibili), e una personalità giocosa, che si esprime attraverso scelte cromatiche precise (il nero e il blu, con tocchi di rosa). La selezione di oggetti da portare con se tutti i giorni è attenta e pragmatica, senza però trascurare l'amore per la lettura e una contenuta concessione all'ambito make-up, così come la 'gestione degli imprevisti', come denota la presenza di medicine. Non manca infine un oggetto non prezioso in senso soggettivo ma di grande valore affettivo per Chiara, cioè la penna decorata da specchietti, un legame con gli affetti più cari che è stabilmente parte della vita di tutti i giorni.
Come già avvenuto nel 2005, l'avvicinarsi della fine dell'anno coincide con un tirare le somme dei video musicali che mi sono piaciuti di più, che mi hanno colpita per la loro originalità o semplicemente per il concetto sui quali sono stati costruiti. A differenza di quanto fatto precedentemente, stavolta la classifica verrà stilata con ordine, dal numero 11 al numero 1. Cliccando sulle immagini potrete godervi i video. Buona visione!
numero 11: 'Call Me When You're Sober' - Evanescence (dir. Marc Webb)
numero 10: 'Nth Degree' - Morningwood (dir. Wormseye)
numero 9: 'Listen Up!' - The Gossip (dir. Morgan Dye)
numero 8: 'I Want You So Hard' - Eagles of Death Metal (dir. Akiva Schaffer)
numero 7: 'Dani California' - Red Hot Chili Peppers (dir. Tony Kaye)
numero 6: 'Sorry' - Madonna (dir. Jamie King)
numero 5: 'U+Ur Hand' - Pink (dir. David Meyers)
numero 4: 'You Only Live Once' - The Strokes (dir. Samuel Bayer)
numero 3: 'Bossy' - Kelis (dir. Marc Klasfeld)
numero 2: 'Country Girl' - Primal Scream (dir. Jonas Akerlund)
numero 1: 'Cheated Hearts' - Yeah Yeah Yeahs (un video praticamente fatto in casa)
Ultimamente mi trovo spesso a riflettere sull'autopercezione, sul modo in cui concepisco e considero me stessa, messo in relazione invece all'immagine di me che gli altri hanno. Riguardando lo scatto qui a lato, per la prima volta mi sono detta che è esattamente così che mi vedo ed è esattamente così che percepisco me stessa: occhi rossi e neri, sempre intenti ad osservare qualcosa altro, capelli scarmigliati, mani vicine alla bocca pronte per essere martoriate nei momenti di tensione, sciarpa avvolta a più giri attorno al collo (non per niente sono nata sotto il segno del Toro). Spesso, riguardando fotografie anche recenti, quella che rimanda all'esterno il proprio sguardo non sembro nemmeno io, perchè scatta sempre quel meccanismo per cui l'immagine viene considerata una realtà 'altra' rispetto al se; in questo caso, il meccanismo non si è applicato, anzi, mi sono stupita di come l'autoscatto - quindi la casualità - sia riuscito a cogliere parte della mia vera essenza. In questo scorcio dicembrino, inoltre, l'introspezione sta raggiungendo vette inusitate, forse perchè mi rintano nella riflessione per non sentire la stanchezza di settimane che si susseguono a ritmo massacrante, e in uno dei tanti viaggi mentali sono tornata a pensare all'autopercezione, ai simboli interni ed esterni della mia personalità. Ieri, infine, mi sono imbattuta in questo post in cui Scott Schuman, fotografo che sta dietro 'The Sartorialist', chiedeva ai propri lettori di esplicitare cosa abbia ispirato il proprio stile; uno spunto del genere mi ha dato l'opportunità di riflettere sul cammino che il mio aspetto ha svolto nel corso degli anni, fino ad arrivare a quello attuale. Penso che il mio stile sia stato influenzato dalle mie più grandi passioni (il cinema, la moda e la musica), viste attraverso una lente critica e a volte ironica; quel che maggiormente ha lasciato una traccia su di me è il periodo grunge, lo stile vittoriano-edoardiano e gli anni '70. Negli anni '90 ho iniziato seriamente a sperimentare con abbigliamento, capelli (ricordo il 'periodo blu') e make-up, creando lentamente un'immagine personale: molti strati, gioielli e sciarpe medio-orientali, Converse All Stars, abiti vintage in jersey (ne conservo ancora uno rosso con gonna decorata da ampio panneggio), magliette di band metal (la mia preferita è 'Follow the Reaper' dei Children of Bodom), qualche corsetto indossato su t-shirt, occhi truccati di nero e unghie rosse. A volte indosso gli abiti che mia madre indossava quando aveva la mia età - l'abito di Pucci, una giacca di velluto a righe, il grembiule a fiori, un completo giacca e pantaloni in gessato blu, una clutch bag in suede rosa cipria, mentre altre prendo ispirazione dall'epoca vittoriana, indossando camicette con colletti alti e polsini imponenti, e guanti in pelle. Ecco quindi che il discorso sull'autopercezione assume contorni più distinti e meno generici, sostanziandosi in simboli precisi (occhi truccati di scuro, Converse alte, smalto rosso, profumo di rosa e di violetta), che parlano direttamente di me. Rivolgendovi la stessa domanda posta da Schuman, chiedo: come percepite voi stessi e quali sono i segni esterni maggiormente rilevanti del vostro stile?
Sarà l'avvicinarsi delle vacanze natalizie, sarà stato il Ponte dell'Immacolata, fatto sta che stanno arrivando alla mia casella di posta molti contributi per 'What is in My Bag', il vero reality show di questo blog, dove lo spettacolo lo fate voi e le vostre borse (disse urlando al vento nella miglior tradizione di Simona Ventura). Non poniamo quindi indugi ed eccovi la puntata odierna, la cui protagonista è Ozilane, blogger appassionata di musica ed informatica, ma soprattutto di anni '80 (consiglio di dare una letta al suo blog, un vero e proprio vaso di Pandora - o una Madeleine, punti di vista - per coloro che sono nati negli anni '70 e che quindi hanno vissuto a pieno il decennio successivo). Lascio alla legittima proprietaria il compito di descrivere quel che contiene la sua borsa:
Trattasi di una borsa firmata United Colors of Benetton, parte della collezione autunno/inverno 2006 e realizzata in lana spigata viola e bianca; è stata acquistata durante un soggiorno a Roma per assistere alla festa degli Azzurri al circo Massimo nel luglio scorso.
E qui di seguito l’indispensabile contenuto (seguite i numerini sulla foto):
1. un libro, assolutamente sempre in borsa, per colmare le interminabili attese di mezzi pubblici e gli epici viaggi per percorrere qualche manciata di chilometri. In questo periodo, 'Anima Mini Tour', un dizionarietto dei nostrani anni ’70 (“da Alfasud a Rischiatutto passando per Emmanuelle”, recita il sottotitolo) scritto all’indomani del successo di 'Anima Mia', trasmissione di successo di fine anni ’90 condotta da Fazio insieme a Claudione-EroCotonato-Baglioni. Per nostalgici di qualcosa che paradossalmente non hanno vissuto.
2. libretto universitario, per non dimenticarsi che il tempo stringe e gli esami languono.
3. Winston Blu, poiché non si vive di sola virtù.
4. accendino rosa, evidentemente irrinunciabile.
5. piccola dinamo, per ovviare a batterie di cellulare scariche nei momenti clou della tua vita. La attacchi al telefonino, giri una manovella per due-tre minuti come se stessi montando la maionese e poi hai 5 minuti di autonomia del telefono. Prima che la neuro, chiamata dai passanti, arrivi a sirene spiegate.
6. portafoglio con mucca comprato da Pimkie. Perchè avrei voluto il Koala Vuitton, ma questo costava solo 4 euro e allora…
7. telefono presidenziale usato per conversazioni melliflue con la dolce metà.
8. telefono attempato e claudicante per conversazioni scomode, telefonate di parenti e messaggini in ufficio con scusanti per assenze assortite. Entrambi Nokia, modelli non pervenuti.
9. penna Walt Disney con inserto in struzzo verde e pupazzetto di Pippo, che si illumina di rosso mentre scrivi. Per mostrare la propria indole kitsch anche quando riempi un bollettino di conto corrente alla posta.
10. chiavetta USB da 1 Gb per trasportare lavoro a casa (ma solo per liberarsi la coscienza) e amenità varie. Fonte di salvezza per chi ha la connessione Internet solo in ufficio. E prepara il proprio blog a casa.
11. occhiali da sole Armani comprati su eBay l’anno scorso per meno di 30 euro, il cui prezzo (insieme al peso) è lievitato in modo abnorme dopo montaggio di lenti graduate. Un po’ Holly Golightly, un po’ Sandra Mondaini.
12. fazzoletti.Che ve lo dico a fare.
13. chiavi dell’Ufficio con bambolina Ozilane-morfa.
14. spazzolina Wella con specchietto. Per ammansire i polpi che porto sulla testa.
15. Fard Naturale effetto vellutato n.06 (Mahogany) di Deborah. Per colorare un po’ la mia pelle, fototipo 'Salma Luminosa'.
16. Ombretto Mono n.02 (Deep Brown) di Deborah.
17. Kajal Maybelline New York.
18. Labello Pearl & Shine, da mettere convulsamente ogni cinque minuti.
19. Lucidalabbra Sweet Jelly n.160 (Candy Floss) di Rimmel London. Consigliato in caso di bora o maestrale: riesce a farti restare attaccato sulle labbra di tutto, dai capelli alle micropolveri inquinanti. Meglio del Bostick, ma più glamour.
In questo caso, come in pochi altri già visti nella rubrica, il contenuto della borsa è l'esatta emanazione della personalità della proprietaria. Gli oggetti selezionati sono di uso comune, è vero, ma tutti, in qualche modo, parlano di colei che li possiede, della sua vita e delle sue passioni: la lettura (il libro viene descritto come un oggetto irrinunciabile) e il vintage (reperibile sia nella forma e nel materiale che caratterizzano la borsa stessa, sia nella foggia degli occhiali da sole). Il resto è un'esplosione di vitalità, dai toni caldi del make-up alla 'dinamo' per il telefono cellulare, passando per la bambolina appesa al portachiavi e per il portafoglio con la mucca, tutti segni di una personalità curiosa e ludica.
In periodo pre-natalizio eccoci con una nuova puntata di 'What is in My Bag?', il reality show vagamente guardone di questo blog, tramite cui tutti i volontari, lettori e lettrici o semplici passanti, possono esporre le proprie borse e il loro contenuto al vaglio della sottoscritta. Oggi è la volta di Margoot, blogger romana appassionata di cinema, teatro e cucina, la quale ci ha inviato le immagini del suo bagaglio giornaliero. Sullo sfondo di una bella parete rosa, ecco la sua Speedy Vuitton nel tradizionale Monogram Canvas, a cui è attaccata, tramite una catenella con moschettone, la 'Mini Pochette Accessoires', sempre in Monogram Canvas.
Veniamo ora al contenuto di borsa e pochette (lascio a Margoot il compito di descriverlo):
In senso orario e a spirale:
- agenda e penna Mont Blanc
- lettore mp3 Creative ZEN Neeon
- pochette Vuitton in Monogram Canvas
- crema mani Nivea 'Aqua Touch'
- bustina decorata con il musetto di Marie degli 'Aristocats' che contiene tutto il necessario per le lenti a contatto
- portachiavi Vuitton in Monogram Vernis per le chiavi di casa
- chiavi negozio con portachiavi a forma di stella di Benetton
- chiavi macchina con portachiavi a forma di pulcino di Coccinelle
- portafogli - di cui sono innamorata - del mio stilista preferito, Paul Smith
- cellulare personale
- cellulare per il lavoro
- altra pochette, stavolta recante la scritta 'Lip Gloss Bitch'
Nella pochette 1 troviamo:
- salviettine imbevute
- fazzoletti
- smalto trasparente Pupa (piccolino e quindi comodo da portare in borsa)
- reparto medico: OKI, antidolorifico per i terribili mal di testa da cervicale che però evito di prendere a meno che non mi stia letteralmente per scoppiare la testa + pastiglie di Magnesia Bisurata per lo stomaco
- gomme
- bustina di zucchero di canna (lo porto sempre con me perchè a volte, in alcuni bar, non ce l'hanno oppure quando ti servono al tavolo e non lo portano...mi scoccia chiederlo e farli tornare :P)
- salviettina intima
- elastici capelli che finalmente ho trovato di un colore che si mimetizza coi capelli :D di varie misure (per coda o treccine Heidi), alcuni sbrilluccicosi, altri semplici
Nell'emergency 2 invece ci sono:
- gloss Zara alla banana
- burrocacao Sephora
- Labello CareGloss & Shine trasparente
- Labello CareGloss & Shine colorato
- campioncino di profumo 'Love in Paris' di Nina Ricci, buonissimo e poi si avvicina molto a 'J'Adore' di Dior che è il profumo che porto di solito, così, se lo rimetto durante la giornata non si mischiano fragranze troppo diverse (aiuto, sono matta!)
- mini-mini-mini-mini scatolina in latta di crema Nivea per le mani, la uso quando non porto con me il tubo grande, magari nelle borse più piccole
Dopo aver letteralmente passato al setaccio il contenuto della borsa, mi sento di dire un paio di cosette. Intanto sono rimasta piacevolmente stupita dall'ordine e dall'organizzazione che vigono in questa Speedy: tutti gli oggetti che Margoot sceglie di portare con se ogni giorno sono attentamente selezionati e divisi in bustine separate, a seconda dell'uso che se ne farà. Trovo che questa sia un'ottima soluzione per razionalizzare lo spazio di una borsa ampia e senza scomparti (se escludiamo la minuscola tasca interna), che evita inutili perdite di tempo e di energie alla ricerca delle chiavi della macchina o del portafoglio. Ritengo che questo sia un segno evidente del carattere di Margoot, che ama circondarsi di cose belle, di oggetti di uso comune però particolari e di piccole frivolezze (finalmente un'altra 'lip gloss bitch'!), senza dimenticare le medicine di prima necessità per tutte le evenienze. La selezione del contenuto della borsa, quindi, denota una personalità ricca di sfaccettature, pragmatica e razionale, in cui trovano spazio anche una femminilità complessa e un salutare tocco di fantasia.