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martedì, febbraio 27, 2007
'The Big Night', la grande notte degli Oscar è passata, portando con se il proprio carico di vittorie, di sconfitte, di conferme e di novità, e soprattutto è trascorsa all'insegna del red carpet, il momento atteso e temuto dalle celebrità di ogni ordine e grado, le quali passano letteralmente al vaglio di curiosi e giornalisti di tutto il mondo. Qui, nel nostro piccolo, abbiamo guardato a quel tappeto rosso con estremo interesse ed ecco cosa ci ha maggiormente colpito in senso positivo.



La palma per la presenza più magnetica va sicuramente ad Eva Green, attrice francese che ha debuttato nel controverso 'The Dreamers' di Bernardo Bertolucci e che ha recentemente interpretato la fascinosa Vesper Lynd nell'ultimo capitolo della saga di James Bond. Eva ha dei tratti particolari e una bellezza enigmatica, un po' gotica (esaltata spesso da abiti di Alexander Mc Queen), per sottolineare la quale ha scelto uno splendido abito di Givenchy, disegnato da Riccardo Tisci ed inserito nella collezione alta moda p/e 2007. Tutto realizzato in tulle e in chiffon in una tonalità delicatissima, tra il grigio perla e il rosa cipria, ha il corpino aderente, la gonna con strascico ed applicazioni di perline sulle spalle e sul decollète. Unici accessori sono dei gioielli di diamanti firmati Montblanc, che mettono in risalto la sua carnagione.



Penelope Cruz (nominata come migliore attrice protagonista per 'Volver' di Pedro Almodovar) ha indossato quello che è stato sicuramente l'abito showstopper per eccellenza: firmato Atelier Versace e realizzato in raso e tulle color rosa cipria, è un po' la versione Versace del celeberrimo abito disegnato da Karl Lagerfeld per lo spot di Chanel n°5, diretto da Baz Lurhmann ed interpretato da Nicole Kidman. Qui il punto forte è il corpino aderente, formato da fasce plissettate di raso che si intersecano tra di loro; si apre a corolla la gonna importante, tutta formata da microvolant in tulle. Gli accessori scelti sono stati un paio di orecchini e un bracciale in diamanti di Chopard e una clutch bag in raso plissè; i capelli sono stati raccolti in uno chignon ornato da una treccia.



Jennifer Lopez si è sempre distinta sul red carpet per le scelte originali (a volte anche azzardate): recentemente ha abbandonato uno stile sopra le righe, optando per outfit più raffinati, ma non per questo meno notevoli. Per la notte degli Oscar si è nuovamente affidata a Marchesa: Georgina Chapman e Keren Craig hanno realizzato per lei un abito in chiffon rosa cipria, con decollète decorato da un plastron di cristalli e linea Impero; ha completato il tutto con orecchini pendenti e anello in diamanti di Lorraine Schwartz e una clutch bag ovale di Daniel Swarovski. Trovo sia stata particolarmente felice la scelta della pettinatura (morbide onde e riga laterale) e del make-up, incentrato sugli occhi, truccati in toni naturali.



Jennifer Hudson, dopo aver vinto il Golden Globe e il SAAG Award come miglior attrice non protagonista (ricordiamo la sua intensissima interpretazione in 'Dreamgirls' nei panni di Effie White), ha meritatamente agguantato anche un Oscar, dimostrando come il talento e la voglia di raggiungere uno scopo a volte superino la fama pregressa, quella nella fattispecie della sua 'rivale' Beyoncè, che è rimasta a bocca asciutta, nonostante le speranze tanto sbandierate all'uscita del film. La Hudson ha calcato il red carpet con un informe abito marrone di Oscar de la Renta, saggiamente sostituito con un bell'abito di Roberto Cavalli in raso color champagne, completamente ricamato in paillettes, con piccolo strascico e scollatura abissale. La Hudson ha optato per una pettinatura con riga laterale e un make-up luminoso sugli occhi, e ha scelto anello, orecchini pendenti e bracciale tempestati di diamanti.



Tra le grandi deluse di questa edizione degli Oscar, c'era anche Kirsten Dunst: la sua interpretazione di Maria Antonietta nell'omonimo film di Sofia Coppola non ha ricevuto nemmeno una nomination (ma Milena Canonero ha giustamente vinto il premio per i costumi dello stesso film). Delusione a parte, la Dunst non ha perso la sua vivacità e il suo malizioso sorriso, messi in luce dall'abito di Chanel Haute Couture scelto per questa importante occasione. Parte della deludente collezione p/e 2007, è realizzato in chiffon azzurro, è fittamente ricamato a perline fino ai fianchi e si apre sul fondo, decorato da minuscole piume di marabù tono su tono; i gioielli di diamanti e rubini indossati sono di Bulgari, mentre la pochette dorata è firmata Roger Vivier. La pettinatura raccolta, con frangetta sbarazzina, e il rossetto rosso vivo completano il look.



La presenza di Cate Blanchett (nominata come migliore attrice non protagonista per 'Notes on a Scandal') è sempre sinonimo di eleganza ed originalità, come confermato dalla mise scelta per la cerimonia degli Oscar. Cate ha indossato un abito lungo di Armani Privè, sorretto da un'unica spallina, realizzato in maglia di metallo grigio scuro con applicazioni nere sul fondo, semplicissimo e raffinato. I capelli sono stati raccolti in un'acconciatura ad onde, mentre unici gioielli indossati sono stati un paio di orecchini in diamanti bianchi e neri di Lorraine Schwartz.



Vincitrice dell'Oscar 2006 come miglior attrice per la sua interpretazione di June Carter Cash in 'Walk the Line' e reduce dalla recente separazione dal marito Ryan Philippe, Reese Witherspoon ha abbandonato lo stile da signorina di buona famiglia che l'aveva finora contraddistinta, per uno stile più raffinato e contemporaneo. Grazie al provvidenziale influsso di Olivier Theyskens, designer di Nina Ricci, la Witherspoon si è presentata a recenti eventi mondani sfoggiando un look tutto nuovo, molto femminile e delicato; in questo caso, ha indossato uno splendido abito-bustier viola scuro con gonna a petali asimmetrici degradè sul fondo. I capelli biondissimi sono stati lasciati sciolti, mentre il trucco è stato realizzato in tinte naturali; unico accessorio un bracciale in diamanti (pezzo storico del 1937) di Van Cleef & Arpels.



Eleganza old Hollywood per Rachel Weisz, la quale ha scelto di indossare un vestito in raso di Vera Wang: il bustino leggermente drappeggiato è impreziosito di un fiocco tempestato di cristalli, mentre la gonna lineare si apre in un piccolo strascico, arricchito da volant in tulle e raso. L'abito molto semplice è ravvivato da uno straordinario pendente floreale vintage di Cartier, mentre la pettinatura ad onde e il make-up intenso sugli occhi rievocano atmosfere anni '30.



Ultima, ma certamente non ultima, la nostra beniamina Rinko Kikuchi, nominata come miglior attrice non protagonista per 'Babel' di
Alejandro González Iñárritu. Per un'occasione così importante, Rinko ha abbandonato lo stile un po' punk che ha sfoggiato molte volte, per trasformarsi in una perfetta vamp: ha scelto un capo ovviamente firmato Chanel, un abito aderente con linea a sirena, realizzato in pizzo nero ricamato. Il naturale completamento di una mise così chic sono stati gioielli in diamanti (orecchini e bracciale a fascia dal poetico nome 'Dentelle de Camelia'), sempre firmati Chanel, e una micro-pochette rossa; il make-up è incentrato sugli occhi bistrati, mentre i capelli sono stati raccolti in un elaborato ed elegantissimo chignon.

Come di consueto, la lunga notte hollywoodiana ha visto molte altre celebrità presenziare alle feste post-premiazione: a quella organizzata da Elton John sono intervenuti, tra gli altri, Dita Von Teese ed Eve, Naomi Campbell, Sharon Stone, la famiglia Osbourne al gran completo e Victoria Beckham, mentre a quella voluta dal settimanale 'Vanity Fair' sono arrivati anche Mary J. Blige e Oprah Winfrey, la neo-mamma Linda Evangelista, Tom Cruise e Katie Holmes (splendida nel suo abito Armani Privè ed acconciatura impreziosita da broche in pietre dure), Gwen Stefani (in Chanel Haute Couture) e Gavin Rossdale, Zooey Deschanel e Chloe Sevigny (in Thierry Mugler).

Qui la lista completa dei nominati e premiati.
Postato da: superqueen alle 15:29| | p.link

giovedì, febbraio 22, 2007
In attesa della 'grande notte', quella in cui Los Angeles brillerà di luce propria durante all'assegnazione degli Oscar, il settimanale statunitense 'Vanity Fair', grazie alla lungimiranza del suo fashion editor Michael Roberts e alla maestria della fotografa Annie Leibovitz, ha offerto ai suoi lettori uno straordinario servizio fotografico, 'Killers Kill, Dead Men Die'. Definirlo 'servizio fotografico' è certamente riduttivo, visto che ci troviamo di fronte ad una sorta di produzione cinematografica vera e propria, con tanto di script, diversi set, innumerevoli protagonisti e comparse (tutti naturalmente famosi, tra loro molti candidati agli Oscar), per un risultato strabiliante, coinvolgente e di enorme impatto visivo. Partendo da un classico intreccio di film noir, ambientato a Los Angeles [1] tra detective privati, boxeur corruttibili, grandi famiglie capitaliste e segreti in quantità [2], la storia narrata tramite le immagini si dipana con logica e fluidità. Pronti? Il film sta per iniziare!


West L. A. – Ufficio del detective Oscar Slade - interno notte
Come qualsiasi detective privato che sa il fatto suo, Oscar Slade (Bruce Willis) non è un uomo socievole, specialmente quando è in compagnia del collega Dan O’ Bannion (Ben Affleck), e del loro protetto, Jimmy (Tobey Mc Guire). Ma stanotte è diverso: Oscar ha qualcosa in mente.
Oscar: ci sono solo due categorie di persone in questa città: gli assassini e le vittime. Se non sei assassino, finisci per diventare vittima.
Jimmy: e le donne, capo? A quale categoria appartengono?
Oscar: hai visto le donne in questa città? Calde sotto le lenzuola, bollenti sotto i vestiti, e fredde come il ghiaccio sotto la pelle. Questo mi ricorda che ho un appuntamento. Non aspettatemi, ragazzi, potrei metterci un po’.


Tra Sunset e Verdugo – esterno notte – pioggia
Sul duro e freddo asfalto di Los Angeles, Oscar si è addormentato per sempre. Sogni d’oro, detective. Qualcuno ha pensato di avvertire Sam Brady (James Mc Avoy), già giornalista del 'Sun', che ora lavora per il 'Confidential'. La bambola con la .44 in mano (Kirsten Dunst) è Laura Lydeker, ereditiera il cui padre possiede metà degli agrumeti della California e la cui madre possiede l’altra metà. Laura non sa come quella pistola sia finita tra le sue mani. “Non mi sono mai piaciute le pistole. Fanno un orribile frastuono”. Lei inoltre non è sicura di essere Laura Lykeder. Sembra che soffra di un leggero trauma cranico. L’unica cosa di cui è sicura è che le piacerebbe buttare giù qualcosa di secco – tipo un Martini Gin, con un tocco di Benzedrina. Strano, ma le pallottole nella sua pistola non coincidono con i ricordini di piombo nella schiena di Oscar.



Hollywood
Memorial Park Cemetery
– esterno giorno
Ci sono tre tipi di funerali: celebrativi, tristi e penosi. Il funerale del detective privato rientra nell’ultima categoria. Tamiko Ohira (Rinko Kikuchi), regina della mafia di Japantown, vuole assicurarsi che Oscar rimanga sottoterra, mentre il predicatore Abelard (Bill Nighy), che ha conosciuto il morto durante la giovinezza, non può dire che non se lo aspettava. L’orfana (Abigail Breslin) è l’unica capace di produrre qualcosa che assomigli alle lacrime sincere. Il lutto dona all’incantevole usignolo Dona Perfecta (Penelope Cruz), ma se è così che si veste per un funerale, immaginate cosa possa indossare all’ultimo spettacolo (e cosa possa togliersi all’ultimissimo spettacolo). O’Bannion controlla tutto. Le belle ragazze hanno bisogno di protezione in questa città. E O’ Bannion ha un occhio attento.




Snyder’s Restaurant – toilette – interno notte

La socialite Eve Greeley-Waddington trova divertente, ma non sorprendente, che il nome dei Lykeder sia emerso in relazione all’uccisione di un detective di bassa lega. “I limoni crescono sugli alberi”, dice riferendosi agli affari della famiglia Lykeder. “Le buone reputazioni, evidentemente, no”. Estelle Willisford (Sharon Stone), del grande magazzino Willisford, non potrebbe essere più d’accordo. E se Ethel Barringsley (Diane Lane) sembra meno interessata all’argomento, probabilmente ha le sue ragioni, dannatamente valide, per sembrarlo.




Penitenziario di Hollywood – interno notte

Il detective James Archer (Alec Baldwin), della squadra omicidi, ascolta la deposizione dell’informatrice Muriel Slade (Jennifer Connelly), sorella gemella del morto. La sua storia regge bene, forse troppo. Il poliziotto di pattuglia Mack Shaughnessy tiene impugnato il manganello, nel caso in cui la sua storia inizi ad avere ancora più significato.

Archer: un omicidio è un brutto affare, Miss Slade.

Muriel: e che tipo di affari preferisce, Detective?

Archer: sono fatti miei, miss Slade.

Muriel: affari vostri, eh? Nessuna possibilità di farvi compagnia?

Archer: signora, il vostro compagno è l’omicidio, ed è un compagno silenzioso.

Shaughnessy (pensando): se è silenzioso, perché chiudete il becco, piccioncini? Qua non siamo all’Havana.




El Havana – interno notte

Chi dice che il denaro fa la felicità? Rende certamente la vita migliore. La cantante June Holliday (Jennifer Hudson) scalda l’atmosfera cantando ‘My Man (Is No Longer Around)’ per un gruppo di Toluca Lake (Jessica Biel, Patrick Wilson, Kerry Washington, Adam Beach, Amy Adams e Derek Luke): nessuno di loro ha un movente per l’uccisione di Blade, il che li rende tutti sospetti. L’unico che sembra non divertirsi è il fotografo del 'Confidential', Sam Brady, che è perso nei suoi pensieri tetri. La ragazza delle sigarette (Evan Rachel Wood) è davvero una ragazza delle sigarette? Le sue intenzioni sono scure come quei cioccolatini?

Brady: Quei cioccolatini sono dolci come il tuo sguardo?

Ragazza: mi dispiace, signore, ma sono caramelle.




El Havana – camerino – interno notte

Il Cubano (Pedro Almodovar) gestisce un locale pulito, non vuole guai. Eppure, ha ascoltato delle cose. Che genere di cose? Cose, ecco tutto. Cose che fanno sussurrare ‘omicidio’ di notte. Il suo usignolo n°1, Dona Perfecta, che chiuderà lo spettacolo di stasera con il suo consueto medley, dice di aver saputo che Oscar, la notte in cui fu ucciso, aveva piazzato una puntata su un incontro di boxe. L’incontro si dovrebbe tenere quella stessa notte al Forum.




The Forum – interno notte

L'ex campione, ora allenatore, Mike ‘Tiny’ Galento (Sylvester Stallone), ha insegnato a Sugar Foot Robinson (
Djimon Hounsou) il vero significato della boxe: quando ti dicono di sbattere fuori l’avversario nel quarto round, lo sbatti fuori al quarto, capito? Il falsario, ora allenatore, Magic Pete (Forest Whitaker) ha dato le stesse istruzioni al suo pugile, School Boy Simmons (Robert Downey Jr), dicendogli che l’unica cosa bella della boxe sono i rotoli di banconote che ti allungano dopo l’incontro. Il premio in palio stasera è speciale: alla donna in rosso (Jessica Biel) non dispiacerà farti fare un giro, sempre che tu le tenga il collo coperto di cincillà. Il detective privato Jimmy ha assistito alla scena perché sa che Oscar aveva fatto una scommessa su questo incontro. E sa anche che i morti non riscuotono le vincite.



San Fernando Valley – stalle O’Hanlon – interno notte
Quando uno scommettitore come Oscar Blade muore (e non paga i debiti di gioco), uno scommettitore in carne ed ossa come James O’Hanlon (Peter O’Toole) si insospettisce. E quando O’Hanlon si insospettisce, il primo nome che gli viene in mente è quello dei Lydeker, famiglia nota non solo per i suoi agrumeti, ma anche per le bellissime discendenti. O’Hanlon trema al solo pensiero di cosa potrebbe fare se si trovasse vicino una di quelle ragazze. Fortunatamente, Rebecca Lydeker (Naomi Watts), sorella maggiore di Laura, ha imparato a rimanere nascosta nell’ombra, zitta e ferma, senza nemmeno respirare. Non appena O’Hanlon se ne va, lei può tornare al suo misfatto senza essere più interrotta. Se non troverà la cosa che sta cercando, la chiave di tutto, qualsiasi cosa potrebbe accadere!



Mulholland Drive – interno/esterno notte

Tilda Lydeker (Helen Mirren), zia di Rebecca e Laura, amante dei tre/quarti di Beverly Hills attorno al 1929, e mente dietro il terzo più grande patrimonio della città, deve guidare, e velocemente. Sa quanta limonata viene fatta in città, sa che Oscar aveva imparato sin troppo bene i trucchi del mestiere, e sa che tutto è andato in malora. Oscar era solo un detective privato e a volte i suoi pugni erano troppo veloci, ma una donna ha bisogno di un uomo che le ricordi di essere una donna. Assieme a lei c’è la sorellastra, Alma (Judi Dench), frutto dell’amore di gioventù del loro padre con la giovane figlia di un raccoglitore di agrumi. Dicono che Alma sia ‘lenta’ ma, come la sorellastra, quando c’è pericolo, è pronta a fuggire.




Hotel La Brea – interno notte

Fingendosi innamorati, i due agenti Sloan (Edward Norton) e Minsky (Kate Winslet) sono all’hotel La Brea dopo aver ricevuto una soffiata. Il posto è una topaia, ma sono lì per quello, per catturare topi. Il proprietario, il cieco Marlon Doppel (Robert De Niro), sa chi ha ucciso Oscar, ma non lo dice. E non lo dirà nemmeno Muriel Slate, che ha ingannato la legge per salvare se stessa. La languida signora nell’angolo (Julianne Moore) non vuole sapere troppo del gentiluomo che le permetterà di vestirsi ancora di seta. Tilda Lydeker è alla ricerca di risposte.


Casa Lydeker, Beverly Hills – interno alba
Per gran parte di Los Angeles è mattina, ma per alcuni questa sarà per sempre l’ultima notte. Jimmy sta cercando di dare un senso alla melodia che sta suonando. La più giovane delle Lydeker, Lydia (Jessica Alba), vorrebbe aiutarlo, mentre Ethel Barringsley sente senza ascoltare nemmeno una nota. Non è più la stessa da quando Oscar è morto e suo marito, Robert Barringsley (James Franco), nemmeno. Dietro la libreria di papà, Laura si è ormai quasi ripresa dall’amnesia, ma spera di dimenticare tutto quello che ha visto. School Boy Simmons, ormai ricco ex pugile, l’ha aiutata a superare i momenti peggiori. A proposito, cosa è successo la scorsa notte?



Hotel La Brea – uscita anti-incendio – esterno notte

Questo è un flashback o il protezionista ha confuso le bobine? Anche il regista non ne è sicuro. Di ritorno all’hotel La Brea, dove l’agente in incognito Minsky vorrebbe scambiare due parole con Tilda, ma in caso contrario farà parlare la sua pistola. E quando la pistola inizia a parlare, beh, come molte donne, è difficile da fermare. Una volta che le cartucce sono state svuotate, troviamo le due signore immerse nella notte di Los Angeles, una notte che non sarà tormentata dal segreto che Tilda vuole portare con sé. Una notte che non sarà disturbata dal volto dell’uomo che Tilda ha assoldato per uccidere Oscar, un volto di un pazzo, con le sopracciglia più diaboliche. E’ il volto di…




Da qualche parte a Los Angeles – esterno alba

…un uomo (Jack Nicholson) che uccide per amore, per soldi o per entrambi. Ogni volta che la gente tenta di fare qualcosa di onesto o di buono, ogni volta che un uomo tenta di segnare un ultimo punto, ogni volta che una donna vuole cedere ad un uomo, lui è lì. In una città dove la legge è uccidere o essere ucciso, morire o morire più tardi, lui è sempre all’erta, in attesa del suo momento, rivelandosi solo nell’ultima bobina, con la città dei cosiddetti angeli sullo sfondo, come una macchia di sangue ancora calda.
Dimenticatelo, Oscar. E’…da qualche parte.


Al di là dell'indiscutibile valore artistico di questa storia narrata per immagini e al di là della precisione maniacale con cui sono curati i dettagli (molti degli abiti e dei props sono originali degli anni '40), quel che colpisce è l'attenzione estrema con cui sono stati scelti gli interpreti, inseriti in contesti a volte molto familiari: Bruce Willis, il protagonista della vicenda (anche se muore praticamente subito), non è nuovo a ruoli derivanti dal genere hard boiled, basti pensare al ruolo di Hartigan interpretato in 'Sin City'. Lo stesso vale per Sylvester Stallone (chi altri avrebbe potuto ricoprire il ruolo dell'allenatore di boxe, ex campione?) e per Jennifer Hudson, cantante dal nome che evoca quello di Billie Holiday. Un discorso a parte va fatto per Jack Nicholson: la decisione di fargli interpretare la parte più ambigua di tutta la vicenda è quasi un dettaglio metacinematografico, tenendo conto che nel lontano 1974 interpretò uno dei film più noti del genere noir, ovvero 'Chinatown' di Roman Polanski.


[1] Secondo la finzione, la vicenda è ambientata a Los Angeles, ma in realtà parte del set è stato allestito a New York. Ad esempio, 'Last Rites' è stata scattata al 'Trinity Church Cemetery', sulla Upper West Side a New York, 'Lobby of the Damned' è stata scattata nello storico 'Hotel Algonquin', sempre a New York. 'The Big Reveal', invece, è stata scattata lungo Mulholland Drive (tra le più famose location di Los Angeles), vicino alla casa dello stesso Nicholson.
[2] La Leibovitz ha dichiarato che si è avvalsa della consulenza del cineasta Vilmos Zsigmond per l'elaborazione della trama, ma è chiaro che il punto di riferimento sono i pilastri del genere noir in ambito letterario (da Dashiell Hammett a James Ellroy) e cinematografico.

Qui un gustoso portfolio con immagini scattate dietro le quinte.
Postato da: superqueen alle 00:21| | p.link

lunedì, febbraio 19, 2007
Ispirata dall'aria festiva di questi giorni (sono a casa da scuola fino a mercoledì, grazie Carnevale!), mi accingo a presentarvi un'altra puntata di 'What Is In My Bag', il reality show di questo blog; a differenza dei suoi illustri predecessori, questo format sembra non conoscere crisi, a giudicare dai contributi elargiti dai lettori.
Questa volta tocca a Frau Blucher (il nick è tutto una citazione), mia conterranea residente a Firenze, dove vive con il marito ingegnere e tre gatti, e dove lavora nell'ambito universitario ed editoriale. Ama i jeans e le borse, i profumi freschi e Neil Gaiman, i libri di Haruki Murakami e la musica post-dark, con qualche incursione nel pop; ha
un delicato (si fa per dire) tatuaggino 25x15 di una farfalla in mezzo alla schiena e altri sparsi un po' ovunque, a cui si aggiungono diversi piercing, ormai preistorici, solo alle orecchie. Una persona così eclettica non poteva non avere una borsa altrettanto particolare:



Trattasi di una Botkier, modello 'Trigger Turbo', color 'Metallic Twilight', blu metallizzato. È una borsa piena di anfratti nascosti, per esempio le due zip sul davanti sono utilissime per farci passare ombrello o poster o roba lunga di altro genere. Come si vede dall'immagine qui sotto, ha tre scomparti, due che si chiudono con un magnete e quello centrale, più ampio, con la zip. E' una borsa solidissima, fatta di pelle italiana, piuttosto pesante come costruzione ma resistente a ogni strapazzo (la borsa in questione ha ormai due anni e non li dimostra affatto). 



Passiamo ora alla disamina del contenuto, descritto direttamente dalla proprietaria:
- occhiali da sole Vivienne Westwood con custodia
- iPod Nano con custodia verde e cuffie Sennheiser, tutto regalo di mio marito. Le altre cuffiette non mi entrano nelle orecchie, le ho troppo piccole!
- Moleskine 'Day', con una pagina per giorno.
- portafoglio Gucci, vecchiotto ma sempre funzionale
- rassegna di lucidalabbra e affini. Sono una maniaca, se non ne ho 5000 in borsa mi sento a disagio! Si distinguono vari Labello, tre lucidalabbra giapponesi comprati su Onatoko, uno trasparente Shiseido e tre Juicy Tubes (tonalità 'Fraise', 'Cerise' e 'Melon'), comprati a Natale al duty free dell'aeroporto di Venezia.
- cellulare Nokia (sempre avuto Nokia nella mia vita! Devo dire che sono abbastanza techie e li cambio una volta all'anno...)
- mascara e cipria della Origins, la mia marca preferita di cosmesi.
- prezioso tubetto di balsamo di tigre versione crema, che non unge, comprato a Singapore e ideale per cervicali ed emicranie, prima di arrivare alle pilloline blu immediatamente dietro, che sono degli Aleve
- pacchetto di fazzoletti di carta e penne
- bottiglietta d'acqua
- due fiale di profumi a rotazione, al momento 'Iris Nobile' di Acqua di Parma e 'Chanel n°5', anche se di norma sono più da 'Chanel 19' o 'Cristalle'. Ma erano le fialette più decenti tra tutte le puzze di cui mi hanno omaggiato ultimamente in profumeria
- chiavetta USB con ciondolino campanellato di Hello Kitty. Almeno, quando i miei gatti me la fregano, li sento!

Che dire di un contenuto così composito? Intanto ci troviamo chiaramente di fronte ad una gloss addicted (tutta la mia solidarietà a Frau Blucher), ma è bene notare come il tocco di frivolezza si ferma praticamente qui. Il resto degli oggetti sono di uso comune, eppure sono stati scelti con cura, secondo un gusto affatto mainstream: un esempio più che eloquente sono gli occhiali da sole di Vivienne Westwood, i cui accessori (pur bellissimi) non sono particolarmente diffusi o conosciuti; lo stesso dicasi per l'iPod, protetto da una custodia verde e conservato da un bell'astuccio bianco. Non mancano penne ed agendina (un po' i ferri del mestiere) e una mini-sezione dedicata alla salute, con due prodotti di prima necessità (un po' come lei). Quel che mi ha maggiormente colpita di questo contributo è l'atmosfera che evoca: la borsa è poco nota qua in Italia, ma a chi conosce la moda ricorda atmosfere californiane e celebrities; il suo essere it bag, però, contrasta con il contenuto essenziale e decisamente personale, ed è da questo 'scontro' di suggestioni che deriva il suo fascino.
Postato da: superqueen alle 16:59| | p.link

venerdì, febbraio 16, 2007
Chi mi conosce bene sa che, sin da ragazzina, nutro un'unica, totalizzante passione per tutto quello che riguarda la maison Versace. La prova più evidente è una collezione di pubblicità, che ormai ha raggiunto dimensioni mostruose: partendo dalle splendide campagne-stampa degli anni '80, con Paulina Porizkova e Linda Evangelista che assumevano pose plastiche per Richard Avedon, passando per le narrazioni mitologiche di Steven Meisel e per le testimonial famose (Madonna, Courtney Love, Halle Berry, Christina Aguilera e Demi Moore). Al di là dell'aspetto iconografico, che ho sempre trovato innovativo, se non addirittura rivoluzionario, dopo la morte di Gianni, ho seguito con rinnovato interesse le vicende dei Versace, perchè volevo capire le scelte che avrebbe fatto Donatella, la sorella fragile ed eccentrica. Dopo anni di difficoltà personali ed economiche, e dopo collezioni poco riuscite, pallidi ricordi della vitalità di Gianni, Donatella si è lentamente risollevata e il mercato le ha dato ragione, come dimostra anche la collezione p/e 2007, molto apprezzata sia dagli addetti al settore che dalle celebrities, come vedremo più avanti. Dal punto di vista dell'immagine, continua il lungo sodalizio con Mario Testino, a cui è stato ancora affidato il compito di scattare la campagna-stampa per la nuova stagione; così come era già avvenuto nell'a/i 2006/2007, le protagoniste sono sempre alcune top-model del passato, ovvero Carmen Kass, l'onnipresente Kate Moss, Carolyn Murphy (volto anche di Estèe Lauder) e Angela Lindvall.



Le modelle sono inserite in un setting semplicissimo quanto raffinato, tutto incentrato sui toni del bianco (le modanature di legno alle pareti e le alte porte), del tortora (le pareti) e del beige (il pavimento), per un risultato neutro ma originale. Pochi gli elementi di arredamento che compaiono nelle immagini, limitati ad un tavolinetto nello stile neoclassico tanto amato da Gianni, con il ripiano in marmo e decorazioni a forma di frecce, una lampada con paralume bianco, una specchiera al muro, una lampada con base in cristallo e un vaso bianco e dorato. L'attenzione è tutta concentrata sulle modelle [1] e soprattutto sugli abiti, scelti in colori decisi e puri. Nell'immagine qui sopra, domina il bianco con accenni di oro di argento, che riverberano dalle scarpe con altissimo plateau e dalla borsa portata a mano da Kate Moss.



Le stampe dal sapore optical sono una delle caratteristiche principali della collezione p/e 2007, come si evince dall'immagine qui sopra, dove il miniabito indossato da Carolyn Murphy e l'abito lungo indossato da Angela Lindvall sono attraversati da grandi spirali in bianco e grigio sul nero e marrone; il contrasto cromatico per eccellenza distingue anche il completo top-shorts indossato da Carmen Kass.



Oro e bianco è un'abbinata particolarmente adatta per essere sfoggiata nella stagione estiva, ed è questa la scelta effettuata per questa immagine; risaltano i tessuti laminati e la particolarissima lavorazione dell'abito indossato da Kate Moss, mosso da maxi paillettes dorate e da applicazioni di metallo sul decollète disegnato a bustino.



Toni neutri anche per gli outfit con linea leggermente ad uovo, ritratti nell'immagine qui sopra, in cui però il centro è occupato dalla borsa con profili argentati e catenella, sorretta da Kate Moss. La modella britannica è l'unica protagonista dello scatto seguente, ancora incentrato attorno ad una borsa, stavolta caratterizzata da una lavorazione geometrica; Kate indossa un abito in jersey drappeggiato, di cui parleremo anche più avanti.



I colori accesi sono una costante dello stile Versace, e Donatella non ha giustamente voluto sconfessare questa caratteristica, come vediamo dalle immagini qui sotto. Nella prima, domina il giallo quasi acido, che rende intrigante l'abitino bon-ton, grintosa la giacchetta indossata sugli shorts bianchi e impetuoso l'abito da gran sera con corpetto segnato da fasce dorate.



Stampe optical, stavolta sui toni del rosa antico, bianco e nero, caratterizzano i due abiti aderenti (l'uno corto e l'altro lungo), mentre il rosa assume bagliori siderali nell'abito lungo con corsetto in raso impunturato e gonna in chiffon.



Il rosa più intenso infine rende ancora più vibranti l'abitino sexy con scollatura quadrata, il cappottino senza collo e lo splendido abito con corpetto a fasce incrociate e gonna in chiffon multistrato.



Gli abiti di questa collezione sono in vendita da pochissimo, che già molte celebrities ne hanno indossati diversi modelli, ad alcune recenti occasioni mondane: la cantante Cassie ha sfoggiato l'abitino in jersey, visto prima addosso a Kate Moss, agli '2007 NRJ Music Awards', tenutisi a Cannes nel mese di gennaio; la deliziosa Mischa Barton, invece, ha scelto di indossare una nuvola di tulle giallo pastello al 'Rodeo Drive Walk of Fame', tenutosi a Los Angeles proprio in onore di Gianni e Donatella. Ellen Pompeo, infine, ha scelto un abito bianco con tagli ad oblò sui fianchi per presenziare all'ultima edizione dei 'Golden Globes'.



Se è vero, come dicono, che la pubblicità è l'anima del commercio, quale migliore pubblicità, per la maison Versace, di alcune star del mondo dello spettacolo che appaiono in pubblico con gli abiti più belli della collezione recente? Speriamo che questo rappresenti un ulteriore passo verso la definitiva rinascita della casa della Medusa.

[1] Ritengo splendido l'effetto di verve dato alle immagini dalle chiome in movimento delle modelle, che a volte seguono quasi amplificare l'ondeggiare delle gonne multistrato.
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lunedì, febbraio 12, 2007
Ormai è noto: la stagione invernale coincide con un impressionante numero di premiazioni in ambito musicale e cinematografico, culminante nella magica notte degli Oscar. Dopo i Golden Globes e i SAG Awards, il testimone passa ai Grammy Awards, giunti alla loro 49° edizione. La cerimonia si è svolta presso lo ‘Staples Center’ di Los Angeles, un’occasione che ha chiamato a raccolta nominati e celebrities di ogni ordine e grado. Ad onor del vero, sul red carpet non sono apparse delle mise vergognose (vabbè, a parte Brooke Hogan che ha tentato di fare il verso a Christina Aguilera, a parte il vestito a brandelli indossato da Nelly Furtado e quello, detto anche ‘pacchetto di raso’, indossato all’arrivo da Beyoncè), ma ben poche star hanno brillato per eleganza. Eccone qualcuna:


Iniziamo con Christina Aguilera: ha vinto il premio per la miglior performance pop femminile con la canzone ‘Ain’t No Other Man’ e si è esibita durante lo show con una cover di ‘It’s a Man’s, Man’s, Man’s World’ di James Brown. Sul red carpet ha indossato un abito vintage di Emanuel Ungaro in chiffon e pizzo color rosa cipria, con bustino doppiato in raso blu e cintura-fascia in chiffon marrone. La Aguilera, da vera diva, ha completato il suo look con diversi anelli di diamanti, orecchini a cerchio e braccialetti in diamanti e in smalto rosa. L’insieme è molto gradevole, peccato per la carnagione, tendente ormai all’arancio, e per i capelli, troppo boccolosi ed ‘immobili’.

 

Fergie, front-woman dei Black Eyed Peas e da poco cantante solista, si è sempre distinta sul red carpet per le sue mise improponibili, al limite del trash, ma stavolta il suo stylist ha fatto un buon lavoro: ha scelto per lei un luccicantissimo bubble dress di Badgley Mischia, con ampia scollatura e fasce fittamente ricamate sotto il seno e sull’orlo inferiore. Gli accessori scelti sono stati un paio di sandali argento, importanti orecchini chandelier e una clutch bag, sempre argentata.

 

Anche Pink non ha mai brillato per eleganza e raffinatezza, invece ai Grammy Awards si è presentata con una mise impeccabile: ha scelto un bellissimo abito vintage di Hervè Leger, completamente ricamato, con keyhole frontale e schiena scoperta, che faceva da contrasto ai suoi molteplici tatuaggi e alla pettinatura punk. Anche per lei braccialetti di diamanti a profusione e orecchini chandelier con perline nere.

 

Ciara, giovane new sensation della scena R&B, ha approfittato della sua perfetta forma fisica per indossare un delizioso abito di Roberto Cavalli, realizzato in chiffon bianco, con scollatura all’americana e complesso ricamo dorato sul davanti. Ha tenuto i capelli sciolti e lisci, e ha scelto come unici accessori una clutch bag dorata e sandali gioiello.

 

Rihanna, altra giovane star della musica statunitense, è apparsa in splendida forma, con un nuovo taglio di capelli (che le dona particolarmente) e un look molto aggressivo: ha scelto un abito in chiffon verde intenso, fittamente plissettato, con una straordinaria scollatura sulla schiena, accessoriandolo con bracciali e cocktail ring in quantità. Su di lei stava d’incanto, ma questo è il classico abito ‘pericoloso’, che può trasformarsi in un disastro se indossato dalla persona sbagliata.

 

Jennifer Hudson, la talentuosa protagonista di ‘Dreamgirls’ (per il ruolo di Effie White ha già vinto un ‘Golden Globe’ e un ‘SAG Award’), ha calcato il tappeto rosso indossato un bell’abito scarlatto di Roberto Cavalli, scollato davanti e con il corpino decorato da una semplice spilla dorata a forma di serpente. Gli accessori scelti per l’occasione sono stati diversi braccialetti d’oro e orecchini a cerchio.

 

Durante lo show, Mary J. Blige, vincitrice per la migliore performance R&B femminile (con il brano ‘Be Without You’, che ha vinto anche la categoria di miglior canzone R&B) e per il miglior album R&B, si è esibita indossando uno splendido abito firmato Armani Privè, appartenente alla collezione da poco presentata a Parigi. Realizzato in raso color avorio, ha il corpino sorretto da un’unica spallina e completamente ricamato, e lascia nuda una porzione di fianco, per un insieme molto elegante. Mary J. L’ha indossato con particolare grazia, accessoriandolo con braccialetti in diamanti e la sua pettinatura preferita, una treccia raccolta sul capo.

 

Concludiamo questa carrellata con Beyoncè, la grande sconfitta dalla stagione delle premiazioni cinematografiche (finora non ha ricevuto nessun premio per la sua interpretazione in ‘Dreamgirls’ nel ruolo di Deena Jones), ma vincitrice di un premio per miglior album R&B contemporaneo: si è esibita con ‘Listen’, parte della colonna sonora di ‘Dreamgirls’, e ha indossato un abito di Roberto Cavalli in tulle marrone, tutto ricamato a motivi astratti. La splendida mise è stata completata da un tocco retrò, dato dalle gardenie appuntate sui capelli ondulati, un sentito omaggio a Billie Holiday, straordinaria quanto sfortunata cantante di blues, a cui tutte le star della musica nera non possono non ispirarsi.

Qui la lista completa delle nomination e delle premiazioni.

 

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giovedì, febbraio 08, 2007
Questa giornata invernale e nebbiosa sembra ideale per una nuova puntata di 'What Is In My Bag', il reality show di questo blog che sta continuando a raccogliere contributi anche dall'estero: dopo le due puntate dedicate ad AmicaCarmilla, residente a Londra, oggi è la volta di Sokiara, blogger italiana ma residente anche lei in terra d'Albione, precisamente a Bristol, dove sta frequentando l'Accademia d'Arte. Sokiara, però, è una vera e propria globe trotter: prima di giungere in Gran Bretagna, ha vissuto molti mesi ad Hong Kong, come dimostra lo splendido scialle giallo sole su cui ha appoggiato la sua borsa. Trattasi di una borsa in panno spesso, con lunghi manici, grande quanto un foglio formato A3, come giustamente indica l'etichetta applicata su un lato. E' una borsa lineare, pratica, ampia quanto basta, da utilizzare tutti i giorni.



Vediamo ora, nelle due immagini qui sotto, cosa contiene la borsa di Sokiara:



Partendo dalla foto in alto, troviamo

- portafoglio rosso Eastpak, compagno di mille avventure e quindi un po' malandato
- portamonete/tessere varie 'Nightmare Before Xmas'
- cellulare Nokia con un phone charm che fa inorridire i piu': si tratta di una voodoo doll che ho comprato in Thailandia un anno fa (dice Sokiara: "a me e' sembrata tenera, a tanti sembra macabra e basta")
- Moleskine piccola
- occhiali da sole Armani con custodia rossa
- svariati volantini, che raccolgo indistintamente nello spirito di "non si sa mai che torni utile per Arte"
- scatola di latta decorata a spirali, usata come beauty case: contiene un ombretto nero Lancome, un kajal nero L'Oreal, uno specchietto tondo a pois, un accendino rosso, una limetta per unghie di cartone, un elastico per capelli, oil blotting tissues (foglietti antilucido) ed una penna, messa lì per non dover rovistare in tutta la borsa quando serve.
Questa volta, invece di partire dall'analisi del contenuto della borsa, vorrei partire dall'osservazione delle foto che la nostra amica ci ha inviato: appoggiare la borsa su uno scialle così bello, colorato e particolare, parla chiaro, esprime il desiderio di asserire con forza la propria appartenenza culturale, il proprio legame con una dimensione (quella vissuta in Estremo Oriente) che fa ancora parte del quotidiano. Lo scialle non è solo l'ideale sfondo per delle foto, ma diventa esso stesso protagonista, dalla valenza importante. Per quanto concerne invece borsa e contenuto, entrambi esprimono un'indole pratica e sobria, nient'affatto leziosa: la borsa è un raro esempio di essenzialità, mentre gli oggetti in essa contenuti sono pochi e scelti con cura. Tutti esplicano in qualche modo una parte della personalità di Sokiara, rappresentano un ricordo (come la bambolina voodoo appesa al cellulare) o una passione (per Tim Burton e per i pois), e questo li rende ancora più significativi. L'amore per l'arte come mezzo espressivo emerge altrettanto chiaramente, così come i tratti salienti del suo make-up, ridotto a ombretto e matita nera, strumenti fondamentali per ottenere smokey eyes, il massimo dell'effetto con il minimo sforzo.
Postato da: superqueen alle 12:31| | p.link

lunedì, febbraio 05, 2007
Su queste pagine si è spesso parlato di it bags o di accessori considerati classici intramontabili, oggetti che sono immediatamente riconoscibili e in qualche modo parlano di colui/colei che li indossa più di quanto potrebbero fare mille parole. Ci sono degli accessori, inoltre, che portano con se un valore aggiunto, una fitta rete di rimandi e di suggestioni risalenti ad un passato nemmeno troppo lontano; è questo che li fa diventare vere e proprie icone, che acquistano 'potere' attraverso il loro uso come oggetti di culto. Date un'occhiata alle immagini qui sotto e ditemi se qualche ricordo dal passato non torna a farvi visita.



Il belloccio di 'Miami Vice' (Don Johnson nei panni dell'agente Sonny Crockett), l'inarrestabile coppia formata dai fratelli Blues, in missione per conto di Dio (Dan Aykroyd e John Belushi) e l'intraprendente Joel Goodson (un giovanissimo Tom Cruise, nella foto assieme a Rebecca de Mornay) sono solo tre simboli del cinema degli anni '80, che hanno contribuito a far diventare i 'Wayfarer' Ray Ban quello che sono ancora oggi. Il modello, nato nel 1952, è presto diventato molto famoso, tanto da essere uno dei più venduti al mondo; fu però negli anni '80 che indossare i Ray Ban divenne sinonimo di uno stile understated ma deciso, personale ma allo stesso tempo immediatamente riconoscibile. Da parte mia posso dire di avere acquistato il primo paio di 'Wayfarer' (con montatura color tartaruga e lenti verdi, la variante 902) nel 1989, il primo paio di occhiali da sole mai comprato in vita mia. Abituata a vedere mia madre con i suoi fidati 'Aviator', per me è stato naturale volere indossare un paio di Ray Ban, perchè avevo la percezione che quelli fossero GLI occhiali da sole. In realtà, esistevano altri occhiali altrettanto alla moda, ma i miei punti di riferimento culturali all'epoca propendevano verso i 'Wayfarer': li portava Madonna nel video (datato 1984; provate a guardarlo e dite se il suo post atomic look non è assolutamente contemporaneo) e sulla copertina di 'Lucky Star'; li portava, molti anni prima, Audrey Hepburn in 'Breakfast at Tiffany's', quindi direi che i modelli a cui ispirarsi erano di tutto rispetto e non trascurabili.



Dopo quel momento di celebrità, il susseguirsi delle mode relegò i 'Wayfarer' al ruolo di simbolo di una generazione, un simbolo però che ora si rinnova: lo scorso Novembre, infatti, Luxottica (che ne frattempo ha acquisito l'azienda americana) ha rilanciato in grande stile il modello di occhiali, rieditandolo nei minimi particolari, nella versione con montatura nera (lucida o opaca) e in quella color tartaruga.
Le celebrities di oggi, giovanissime nate negli anni '80, rappresentano le fan di seconda generazione del celeberrimo modello Ray Ban: non avendo subito in prima persona il fascino dei 'Wayfarer', non si sono fatte scappare l'occasione di sfoggiarne un paio, appena sono tornati disponibili sul mercato. Kirsten Dunst è la fan n°1, visto che li porta già da diversi anni, mentre Rachel Bilson, Mary-Kate Olsen, Mischa Barton, Sienna Miller e Nicole Richie (che solitamente predilige modelli più Seventies) li hanno scelti giusto perchè si tratta di un accessorio tornato di moda.



Riconducendo il discorso alla sottoscritta, ad un certo punto, dopo anni di glorioso servizio, i 'Wayfarer' mi mollarono, nel senso che se ne appropriò mia sorella e da quel momento se ne persero le tracce: li portò lei per molti anni, ma ormai non glieli vedo addosso da tanto, troppo tempo.



Quando mi sono messa alla loro ricerca, a casa dei miei, con la vana speranza che mia sorella li avesse lasciati lì, da qualche parte, ho trovato solo la custodia, vuota, il che mi è parso un evidente segno di quel che avrei dovuto fare: acquistarne un secondo paio, a distanza di ben 18 anni dal primo. Ancora intristita dallo smarrimento dei primi, ho deciso di non prenderli nuovamente color tartaruga, ma di osare il classico nero, così ora cantare 'Lucky Star' e scuotere i capelli come la Madonna di allora assume tutto un altro gusto.
Postato da: superqueen alle 22:03| | p.link

giovedì, febbraio 01, 2007
Torna una nuova puntata di 'What Is In My Bag', il reality show di questo blog che, a quanto pare, ha molti ammiratori sparsi ovunque, che inviano con frequenza settimanale i loro interessanti contributi alla sottoscritta. Oggi è la volta di Chiara, trentadueenne di Torino, laureata in farmacia e specializzanda in farmacia ospedaliera; è sposata da tre anni: il marito tollera abbastanza la sua passione per le borse firmate soprattutto perchè è convinto che sia sua madre a regalarmele (uhm, questa sì che è un'idea interessante, dovrei provarci anch'io, ndr). Quello che mi ha colpito della mail di Chiara, a parte la borsa, è la sua concezione delle borse: per ciascuna conserva un ricordo (un esame superato, un periodo triste, una fissazione da saziare, un matrimonio) quindi, più che spese oculate, si tratta di istantanee di momenti indimenticabili.
Chiara ha una collezione piuttosto nutrita di borse importanti, tra cui quella che vediamo ritratta nella foto qui sotto, ovvero una Speedy 25 di Louis Vuitton, nella variante 'Cuir Epi' in nero. Si tratta di un regalo di Natale del marito ed è la borsa che sta usando in questo periodo.



Vediamo ora cosa contiene la Speedy:
- portafoglio 'Zippy Wallet di Louis Vuitton in 'Monogram Vernis' (tonalità 'Framboise', un rosa fragola acceso)
- agendina
- guanti in pelle e cotone
- penna di Hello Kitty Hiroshima, regalo di una cugina di mio marito dopo un viaggio in Giappone
- cellulare e auricolare
- penna USB

- mini-iPod azzurro metallizzato con custodia anti-graffio verde
- Juicy Tube di Lancome nella tonalità 'Cerise'
- Ultra-Gloss Dior Addict n° 483 (tonalità 'A Taste of Strawberry')
- burro cacao PL3 della Kelemata, favoloso
- pacchetto di sigarette Fortuna morbide provenienti d Madrid
- sciarpa in lana a righe colorate
Un'altra cosa che mi ha colpita particolarmente nella mail di Chiara è la sua lettura 'sociologica' del fenomeno it bags e della mania che abbiamo in tante di collezionare borse: questo è un modo molto anni 2000 di esprimere il proprio stile e il proprio gusto nel vestire. Alla borsa, come ripetuto spesso in questa rubrica, viene dato un valore che supera l'aspetto puramente economico, in quanto diventa non semplicemente un accessorio, ma quello che viene definito fashion statement, una sorta di dichiarazione d'intenti che fa le veci di mille parole. Se leggiamo questa borsa nell'ottica di cui sopra, emerge chiaramente come la nostra protagonista sia una persona dinamica, che non rinuncia alla femminilità (i gloss, il bag candy a forma di orsetto e perle) ed ad un moderato tocco di estetica kidult (qui troviamo solo una penna di Hello Kitty). Al di là dell'indiscutibile amore per le cose belle e classiche, Chiara dimostra di essere una persona moderna, amante dei colori accesi, che porta con sè oggetti non solo utili ma anche significativi in senso emotivo (sia che si tratti di souvenir, che di oggetti di uso comune).
Postato da: superqueen alle 22:10| | p.link

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