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martedì, aprile 24, 2007
Dopo qualche settimana di pausa, torna la rubrica 'borsaiola' di questo blog: 'What Is In My Bag?' si è posta, sin dall'inizio, l'obiettivo di rovistare in borse di ogni ordine e grado, al fine di scoprire cosa si nasconde al loro interno. Dopo molti contributi, sono quasi arrivata al punto di poter trarre delle linee-guida generali, sia per quando riguarda le marche e i modelli prediletti dai lettori, sia per quanto riguarda gli oggetti trasportati; per ora, però, godetevi una nuova puntata, stavolta dedicata a Laura.
Laura è una blogger, mia corregionaria e coetanea (entrambe abitiamo in Veneto, seppur in province diverse, ed entrambe abbiamo 32 anni), è sposata da tre anni e da tre anni abita in Veneto, dove si è trasferita dopo aver vissuto a Milano. Abbiamo in comune anche la professione: lei insegna inglese
prevalentemente nelle aziende e ad adulti, ed è un lavoro che le piace molto. Ama leggere, soprattutto letteratura italiana e anglo-americana; ama le borse, le scarpe, e i dolcevita. Ama viaggiare, andare al cinema e cucinare dolci; gioca a golf ma - ahimè - i risultati seri tardano ad arrivare.
La borsa che ci ha inviato è una Prada comprata 5 anni fa. Non ha nemmeno un graffio, di ottima qualità, nonostante Laura l'abbia sbattuta ovunque. E' una borsa che viene usata quotidianamente, capiente, pratica e bella.



Qui sotto vediamo la borsa, svuotata del suo contenuto, e il contenuto stesso. Come di consueto, lascio alla legittima proprietaria il compito di descrivere nel dettaglio ciascun oggetto.



Al suo interno ci sono:
- un paio di guanti in pelle nera con interno in cachemire, usatissimi anche l'inverno appena trascorso non è stato freddo
- un minuscolo astuccio comprato a Shangai con dentro numerose penne e pennarelli rossi (per correggere i compiti!!), sempre cinesi. Ho una passione insana per la cancelleria (n.d.r. ma questa sicuramente è una deformazione professionale)
- un portafoglio di Gucci che ormai non posso più vedere
- un piccolo porta carte di credito di pelle nera lucida di Prada, meraviglioso e utilissimo.
- due gloss: uno rosa pallido di Neutrogena, comprato a New York, che non riesco più a ritrovare, e un altro sempre rosa, ma più baby, di Givenchy. Burro cacao Labello mandarino e vaniglia, buono
- mazzo di chiavi di casa, con portachiavi a forma di casetta comprato a Milano da Moroni Gomma non appena ho deciso di venire a vivere qui; ça va sans dire che ho gettato quello milanese
- telefonino Nokia, non ho idea di che modello, ma mi fa anche da agenda, comodissimo
- pacchetto di fazzolettini di carta.
- occhiali Ray Ban classici a goccia con lenti fumè e porta occhiali
- chiave USB senza nessun tipo di fronzolo che poi mi annoiano
- chiavi della macchina con ancora il portachiavi della concessionaria; dopo tre anni, non sono ancora riuscita a trovarne uno che mi soddisfi
- Moleskine Feltrinelli edition tutta rossa, regalo di Natale di un amico che conosce la mia passione per questo colore. All'interno bozze di racconti e lista di libri da comprare
- iPod nano con custodia azzurra, decisamente sporca. Bisogna che la lavi.
- piccolo libro da borsetta, saggistica letteraria che può essere letta anche a spezzoni (tipo quando aspetto che inizi il film). Questo si intitola "Sul Banco dei Cattivi", edito da Donzelli: comprato perchè all'interno c'è un saggio che massacra il MIO Baricco, quello che adoro e che nessun critico mi riesce a massacrare, anche se questo, devo ammettere, ha delle ragioni da vendere sull'ultima "fatica" editoriale dell'esimio scrittore su 'Repubblica'. Saggio che consiglio fortemente.

Dopo un breve esame, direi che questa è una borsa 'trasparente', poichè parla apertamente della proprietaria, dandoci un'idea piuttosto precisa della sua personalità e delle sue passioni. Dalla scelta della borsa stessa, emerge una persona pratica, schietta, che ama gli oggetti di alta qualità, dalla fattura solida e classica, non eccentrica o piena di fronzoli. Gli oggetti contenuti, poi, sono simboli delle passioni di cui abbiamo parlato all'inizio: portarsi dietro un astuccio pieno di cancelleria è segno di un certo trasporto nei confronti del proprio lavoro (alcuni miei colleghi tengono in borsa giusto due penne, una nera e una rossa, mentre altri - tra cui io - ci portiamo dietro penne in quantità), così come tenere sempre un libro con se è segno di amore per la lettura, non intesa solo come mezzo di approfondimento culturale, ma anche - e questo, a mio parere, è tanto più importante - come passatempo. Non mancano altri oggetti più femminili (due gloss e un burro cacao profumato), gli occhiali evergreen e un tocco fashion (il portafoglio di Gucci), di uso però comune, messi in borsa perchè effettivamente usati. Da notare l'assenza di decorazioni kittose e di dangle di qualsivoglia tipo, a favore di un portachiavi che simboleggia l'amore per la propria casa e per il 'nido' familiare.
Postato da: superqueen alle 20:13| | p.link

domenica, aprile 22, 2007
'Ангел на асвальте' (ovvero 'Angelo sull'Asfalto') è l'evocativo titolo di un servizio fotografico realizzato da Michelangelo Di Battista per il numero di aprile 2007 di 'Vogue Russia', edizione della celeberrima rivista di moda che sta riscuotendo un deciso successo. Grazie all'illuminata direzione di Aliona Doletskaja, il giornale si è progressivamente allontanato dall'eccessiva influenza dell'edizione americana (così come hanno già fatto le edizioni italiana e francese), per assumere un carattere proprio, ben definito ed originale. Il target verso cui si rivolge è, ovviamente, quello rappresentato dalle emule di Anna Anisimova, reginetta del jet-set statunitense ed ereditiera di un immenso patrimonio, ma anche di Irina Abramovič, donne che vivono nel lusso e nella ricchezza, e che possono permettersi di indossare capi all'ultimissima moda, noncuranti del loro costo.



Protagonista delle immagini è la romena Diana Moldovan, modella appena diciottenne reduce da uno straordinario debutto sulle passerelle di tutto il mondo. A Diana, fisico statuario e dolce viso da bambola, è affidato il ruolo di protagonista, è lei quell'angelo sull'asfalto a cui si fa riferimento sin dal titolo. Il bianco, colore angelico per eccellenza, domina tutte le immagini, poichè candidi sono gli abiti indossati dalla modella, ma l'asfalto la circonda ovunque: l'asfalto è la controparte terrestre del grigio in cielo, che spesso si carica di tonalità plumbee, quasi nere, simbolo - forse - di una minaccia. Alcuni dettagli colpiscono sin dalla prima immagine: la modella è seduta rigida su una panchina (come una bambola), mentre una folla di giovani asiatici sorridenti la circonda. Osservando la direzione degli sguardi, notiamo come i giovani guardino verso l'obiettivo, mentre la 'bambola-angelo' rivolge lo sguardo fisso davanti a se, incurante di quanto le accade intorno. Assolutamente non casuale la scelta di far comparire nelle immagini giovani asiatici: in questo modo, il già chiaro riferimento all'estetica 'Loli-Goth' diventa ancora più palese (ironico come la bambola sia europea, mentre gli asiatici siano vestiti all'occidentale).
Il bianco però è solo un dettaglio, seppur importante, del look della bambola-angelo, la quale indossa sempre guanti, spesso lunghi e in vinile nero, altissimi sandali platform ai piedi, corsetti o reggiseni in tulle o pizzo a vista, occhiali dalle montature pesanti e stravaganti (tutti pezzi vintage di Linda Farrow) e un make-up incentrato sulla bocca dipinta di rosso scuro. Nell'immagine qui sopra, ad esempio, l'abito di Givenchy viene indossato con sopra una cintura-bustino in tulle nero e completato da alti guanti lucidi attraversati da fibbie, dettagli che sottolineano il contrasto tra la parte angelica e quella metropolitana della protagonista.



In questa immagine, Diana viene ritratta mente percorre da sola una strada di città, mentre attorno sta per scendere l'oscurità. Come già accennato, anche in questo caso, il candore dell'abito (si tratta di un trionfo di tulle firmato Roksanda Ilincic) viene spezzato da calze, scarpe e borsa neri, ma anche da un reggiseno in tulle scuro, indossato sopra e non sotto l'abito.



Di nuovo Diana viene ritratta da sola, mentre cammina lungo un viale alberato. Qui il consueto contrasto cromatico tra bianco e nero viene attraversato da un cenno di argento che lampeggia dai cinturini delle platform shoes; gli occhiali dalla montatura pesante vengono sostituiti da una leggerissima mascherina quasi trasparente. Delicato il tocco di nero, quasi pennellato, che caratterizza l'abito di Giambattista Valli, segnato in vita da una cintura in pelle nera.



L'unica immagine in cui il bianco e nero non vengono messi a contrasto, come di consueto, è questa qui sopra: il nero viene sostituito dal rosso scarlatto dell'ampia gonna di tulle, delle calze, del reggiseno e della giacchina futurista di Comme des Garçons. L'impatto cromatico viene addirittura amplificato da questa tinta così intensa e vivace, e sottolinea l'allure da ballerina classica che distingue la bambola-angelo.



Nelle quattro immagini successive, Diana viene ritratta di nuovo circondata dalla folla di giovani asiatici, che la accolgono (e la fotografano) come fosse una rockstar. Il suo atteggiamento però rimane immutato, come vediamo nell'immagine qui sopra: le braccia sono abbandonate lungo il corpo, lo sguardo è distolto dall'obiettivo, mentre i giovani che stanno dietro di lei guardano tutti verso la macchina fotografica. L'immaginario legato alla ballerina classica torna, grazie al miniabito tutto volant di Valentino, indossato sopra una casacca bianca e segnato in vita da una cintura in pelle nera.



Quella qui sopra è l'immagine che io preferisco in assoluto, particolarmente suggestiva per il peculiare incontro tra presente e passato: i giovani sono la cornice di contrasto ideale per la bambola-angelo, la quale indossa uno strepitoso abito di Alexander Mc Queen, tutto pizzo e tulle, dalle ampissime maniche sorrette da stecche di balena, a suo modo un omaggio a quello stile Vittoriano ed Edoardiano a cui si ispirano tutte le 'Gothic Lolitas' che si rispettino. Stavolta lo sguardo di Diana, incorniciato da una montatura bianca, guarda direttamente verso l'obiettivo, ma l'effetto è ugualmente straniante.



Prima si diceva dell'accoglienza da rockstar dedicata alla protagonista del servizio, e dall'immagine qui sopra il concetto emerge in tutta la sua portata. Circondata da una folla di fan adoranti, Diana viene inquadrata contemporaneamente dagli obiettivi di molti telefoni cellulari, diventando quindi un ricordo su supporto digitale da portare sempre con se. La società dei consumi e della comunicazione globale irrompe sul far della sera, in uno scenario quasi irreale; la bambola - che indossa un abito di Anna Molinari, tutto in seta goffrata - non può fare altro che posare docilmente, riservandosi però il diritto di celare lo sguardo dietro lenti fumè.



La stessa situazione di cui sopra viene riproposta, seppur con sviluppi leggermente diversi: ancora la selva di telefoni cellulari pronti a scattare circonda la modella, la quale guarda verso l'obiettivo come se fosse una bestiola in gabbia, desiderosa di fuggire ma incapace di farlo. Questa lettura viene sottolineata dalla presenza, in primo piano, di una rete che impedisce la fuga. La bambola indossa un abito-tutù di Louis Vuitton, che contrasta con l'alta cintura nera in vita, la borsa bicolore e le maniche in velluto nero.



L'ultimo scatto vede la protagonista del servizio di nuovo da sola, e libera, sebbene il pattern dell'abito (firmato Rodarte) ricordi quello di una gabbia, e quindi sottolinei il concetto di costrizione che abbiamo più volte incontrato finora. Diana, infine, indossa un paio di grandi occhiali a mascherina dalle lenti nere, forse ultimo baluardo di una privacy di cui sembra essere stata privata.
Postato da: superqueen alle 19:11| | p.link

martedì, aprile 17, 2007
Domenica scorsa, davanti ad un budino al cioccolato fatto in casa (per intenderci, non quello con il preparato in polvere, che basta aggiungere il latte ed è pronto), si discuteva con lui del passato e di quanta parte di questo passato sia ormai scomparsa. Scoprire che ha chiuso il negozio di dischi in via di Toppo, a Udine, dove ho trascorso tanti pomeriggi alla fine degli anni '90 - dizionario bilingue russo/italiano in grembo, occhi rivolti al soffitto tappezzato di manifesti di concerti e film e nelle orecchie le Cibo Matto (che Daniele mi faceva ascoltare ogni volta che entravo in negozio) - ha segnato fisicamente e per sempre la fine di una fase della mia vita. Sapere poi che è in fase di chiusura anche questo locale (per non parlare della chiusura del Cinema Ferroviario, in via Cernaia, sempre a Udine) è suonato come un memento mori che non può passare inosservato. Mentre Veneto e Friuli assistono impassibili all'azzeramento di quel circuito culturale esterno alle logiche mainstream che era stato così importante negli anni passati, mi trovo in uno stato d'animo particolare, incapace di fingere che tutto vada bene e che il presente sia migliore del passato, e poi ci si mettono i miei alunni, con le loro domande difficili e 'fuori luogo', a ricordarmi di essere, now and forever, una ragazza degli anni '90. Proprio ieri, uno di loro (alunno di seconda) mi ha chiesto quali fossero, al tempo, le mie impressioni sulla musica dei Nirvana e cosa pensassi, sempre al tempo, di Kurt Cobain. 'Non ce la faccio a risponderti', e mentre lo dicevo, mi stupivo di quello che stava uscendo dalla mia bocca. Non sono mai stata una grande fan dei Nirvana, tantomeno del loro frontman, eppure anche io, come il resto della mia generazione, li ho ascoltati e mi sono fatta investire volentieri dal messaggio di nichilismo e malessere che proveniva da Seattle. Cobain lo ricordo nel suo essere 'normale', con gli occhiali, la figlia in braccio, cardigan e donna alata con viscere visibili alle spalle, come se gli eccessi, l'abuso di farmaci e la depressione non fossero mai esistiti, come se fosse stato un padre di famiglia un po' tormentato. 'Non ce la faccio a risponderti', ho capito, si riferiva specie alla loro musica, che non ho più ascoltato da allora. Strano, io ascolto continuamente la musica di quegli anni [1], eppure loro no, come se non avesse più senso ascoltare 'In Utero' (il mio album preferito) oggi, a quasi trentatrè anni, dopo che tante cose sono cambiate da allora. Ecco perchè metto ancora la loro maglietta (datata 1996) ma non riesco più ad ascoltare le loro canzoni, quasi forse a preservare un ricordo (di me stessa?) che non riesco a togliermi dalla mente.

[1] Da Beck Hansen a PJ Harvey, passando per Jeff Buckley, Smashing Pumpkins, Stone Temple Pilots, Hole, L7, Babes in Toyland, Mad Season, R.E.M., Hole, Pearl Jam, Soundgarden, Brad, Youth Brigade, Elastica, Manic Street Preachers, Blur, ho ascoltato (e ascolto) veramente di tutto. Solo ora capisco il motivo per cui anche io, come mio padre, non riesco a non ascoltare questa musica: quello che per lui sono Claudio Villa, Mina e Adriano Celentano (i suoi cantanti preferiti) e tutta la musica italiana dagli anni '40 agli anni '70, per me sono il grunge (con la sua controparte femminile), il rock anni '90 e il britpop. Entrambi ascoltiamo poca musica recente, perchè il legame sentimentale con certe canzoni e certe atmosfere è troppo saldo e non può essere reciso.
Postato da: superqueen alle 18:56| | p.link

martedì, aprile 10, 2007
Chi segue questo blog da qualche tempo, ormai saprà della mia passione per i videoclip: sono stata bambina negli anni '80, sono cresciuta unendo sempre immagini a musica, quindi per me è inevitabile prestare particolare attenzione a quelli che mi colpiscono maggiormente. Lui sa bene di questa mia caratteristica, quindi spesso mi segnala video interessanti e/o particolari, come 'Catch You' di Sophie Ellis-Bextor, diretto da Sophie Muller e girato - nientepopodimenoche - a Venezia.
Partendo dal presupposto che il più bel video girato a Venezia rimane questo, 'Catch You' si distingue per la raffinatezza (caratteristica, questa, di molti video della Muller), per la sua attenzione per i dettagli e per i contrasti cromatici, nonchè per l'accuratezza con cui sono state scelte le diverse location. Il video rappresenta il ritorno sulle scene della Ellis-Bextor, diventata famosa grazie ad una canzone-tormentone di un dj veneziano, quindi in qualche modo un omaggio ad una parte importante della propria carriera.



La scena iniziale si svolge in interno, in quella che sembra una casa nobiliare, dominata dalle ombre, da divanetti e coperte in broccato, tendaggi pesanti alle finestre e pareti stuccate. Sophie indossa un abitino rosso scarlatto senza maniche, impreziosito da qualche volant e balze sulla gonna, ha i capelli raccolti in un grande chignon con riga al centro e le labbra accese da un rossetto rosso. Questo look la contraddistinguerà per il resto del video, incentrato sulla spasmodica ricerca dell'uomo amato, che non appare mai ma che immaginiamo nascosto da qualche parte.



L'azione si trasferisce in una cucina, di cui vediamo solo una parete piastrellata, su cui campeggiano delle presine da forno, e un tavolo, sul quale Sophie fa scivolare una tazzina da caffè bianca e marrone, in quella che sembra una versione 'casalinga' di un'ouija board, strumento mistico per rintracciare l'amato.



A questo punto, l'azione si sposta all'esterno: Sophie d'ora in poi è la 'ragazza che corre', quasi una macchia rossa che vaga per le calli di Venezia, passando di fronte a scorci suggestivi e a monumenti importanti. Nell'immagine qui sopra ad esempio, sullo sfondo c'è la Chiesa della Madonna dell'Orto, nel sestriere di Cannaregio.



La ricerca continua, ed ecco che Sophie si trova in piazza S. Marco, con la Basilica alle spalle, su un ponticello di legno, sul balcone di un palazzo che dà sul Canal Grande, e poi, sfinita, appoggiata al bancone di un'antica pasticceria.



In un video girato a Venezia non poteva mancare uno dei simboli della città, ovvero la gondola, quindi vediamo Sophie a bordo di un'imbarcazione, con il dito puntato verso una meta indistinta, ad indicare imperiosamente un luogo, un possibile punto in cui trovare l'uomo che cerca.



L'unico momento in cui Sophie cambia abbigliamento coincide con un cambiamento deciso di luogo: si abbandonano per un attimo le calli di Venezia e ci si trova davanti alla Basilica di Santa Maria Assunta (con annesso porticato), sita sull'isola di Torcello. Nemmeno in questa occasione la cantante abbandona il colore che l'ha finora contraddistinta, ma stavolta abbandona il vestito svolazzante, per indossarne uno da sera, lungo fino ai piedi, che si apre sul fondo a corolla; il rossetto scarlatto lascia il posto ad un make-up più leggero, mentre lo chignon scompare in favore dei capelli sciolti.



Le ultime immagini del video, infine, vedono una Sophie spossata, che si stende sul sagrato della Basilica di Santa Maria della Salute, la monumentale costruzione eretta sulla Punta della Dogana dopo la peste del 1630. Qui si conclude la sua ricerca infruttuosa, che però ha permesso noi spettatori di ammirare alcuni dei luoghi più suggestivi della città lagunare.



Infine, una curiosità: da buona veneta, non ho potuto non notare come Sophie, in diversi momenti del video, sfogli una copia del 'Gazzettino', il quotidiano stampato a Mestre che viene letto in tutto il Nord-Est.
Qui sotto una novità per la rubrica 'Video Killed the Radio Stars': finora non avevo mai postato  filmati, ma la tecnologia avanza, quindi di seguito potete vedere il video in questione, 'pescato' su You Tube.



Un doveroso ringraziamento va ancora a Pero, il quale mi ha anche aiutato a dare un nome ai monumenti che compaiono nel video.
Postato da: superqueen alle 17:30| | p.link

sabato, aprile 07, 2007



Come da tradizione, ho trascorso il pomeriggio del Sabato Santo a preparare la pastiera, dolce a base di pastafrolla, ricotta, canditi, cannella, grano, zucchero e acqua di fiori d'arancio, di cui sono una cultrice, nonchè appassionata consumatrice (e l'ing ovviamente non è da meno). Con l'occasione di mostrare il frutto della mia fatica, auguro a tutti i lettori di 'Dallo Spazio' una serena Pasqua.
Postato da: superqueen alle 19:56| | p.link

martedì, aprile 03, 2007
Continuano le 'monografie' che la sottoscritta dedica alle borse pià famose e desiderate. Dopo aver passato in rassegna Chloè, Gucci, Chanel, Balenciaga, Fendi, Vuitton, Hermés e Yves Saint Laurent, oggi è la volta di Miu Miu, la linea lanciata da Miuccia Prada nel 1992, caratterizzata da prezzi più contenuti rispetto a Prada, da linee spesso semplici ma non per questo meno ricercate, da un'atmosfera bohemienne (sottolineata da diverse campagne-stampa, di cui sono state protagoniste anche Maggie Gyllenhaal, Ludivine Seigner e Drew Barrymore). Il punto forte della linea sono sempre stati gli accessori, ma è relativamente recente il boom vero e proprio: all'inizio fu il cerchietto glitter con fiocco in gros grain (per il quale si scatenò ovunque una ricerca forsennata), a cui seguirono i sandali luccicanti, indossati da Kim Basinger nella campagna-stampa p/e 2006, e le Mary-Jane in vernice con doppio cinturino di Lindsay Lohan, fino ad arrivare all'ormai celeberrima 'Coffer Bag', di cui parleremo estesamente tra poco.
E' ormai risaputo che la maggior parte delle celebrities non lanciano realmente delle mode, ma si limitano a seguirle nella maniera più pedissequa possibile, giusto per dire 'ci sono anch'io'. Nonostante le apparenze, una che invece ha sempre scelto i propri accessori secondo un gusto particolare è Jessica Simpson, tra le prime a portare borse Miu Miu.



Nella foto a destra (risalente a qualche tempo fa, quando era ancora sposata con Nick Lachey e bionda) porta un modello 'Military Sport', in pelle color cuoio, con manico rigido e taschine frontali, mentre in quella a sinistra (mora e non più coniugata) porta un'ampia bisaccia gialla in pelle di bufalo, appartenente alla collezione p/e 2007.
Dopo questo 'assaggio' veniamo alla questione centrale: la 'Coffer Bag', caratterizzata da forme ampie e tondeggianti, da tracolla e manico in pelle intrecciata, da pieghe fitte e da una particolare chiusura metallica a scatto. Inserita, per la prima volta, nella collezione a/i 2006/2007, ha riscosso subito un enorme successo, nonostante sia stata molte volte chiamata 'shar pei bag', per le molte pieghe che la distinguono. Nella splendida campagna-stampa di quella stagione, era stato affidato all'attrice cinese Zhou Xun il compito di mostrare al pubblico e alle possibili acquirenti il modello in questione, realizzato in pelle marrone con dettagli in metallo dorato.



Visto il successo riscosso, Miuccia Prada ha deciso di riproporlo anche per la collezione p/e 2007: stavolta è stato compito di Lindsay Lohan (ritratta da Alas & Piggott) mostrare la versione in pelle lucida bianca, con dettagli in metallo argentato.
Vediamo ora quali celebrities hanno reso la 'Coffer' famosa e desiderabile, iniziando con la coppia Sienna Miller - Mischa Barton: le due attrici inglesi portano la borsa a spalla senza tracolla, la prima ha scelto la versione in bianco, la seconda quella classica in marrone.



Altre due attrici, ovvero Jessica Alba e Kate Bosworth, hanno invece optato per la versione in pelle scamosciata marrone, decisamente più delicata di quella in pelle semplice, ma infinitamente più d'effetto (il gioco di pieghe risulta meno artificiale, più morbido e suggestivo). Anche loro la indossano a spalla, senza tracolla.



Maggie Gyllenhaal, attrice di film indipendenti e coraggiosi, ha reso famosa la 'Coffer' (in pelle scamosciata marrone) durante la gravidanza, conclusasi recentemente con la nascita di Ramona. Portata prevalentemente a tracolla, la borsa di Miu Miu si è rivelata molto versatile e pratica, anche per la vita di tutti i giorni (e per le esigenze di una donna in dolce attesa).



Ma veniamo ora a lei, l'attrice dalle capacità recitative non eccelse e dalla vita personale tumultuosa, che però è stata eletta dalla sottoscritta vera e unica guru in fatto di borse. Grazie al fatto di essere stata scelta come testimonial, Lindsay Lohan non ha perso occasione per sfoggiare la sua 'Coffer' in versione candida. Stendiamo un velo pietoso sul resto del look, per non parlare dei terribili gambaletti indossati a vista con gli stivali neri.



In questa altra immagine, Lindsay sfoggia un modello in pelle scamosciata marrone con sfumature rosse, portata a tracolla, a completamento di un look piuttosto discutibile. Trovo questa borsa bellissima, resa particolare dalle sfumature tie-dye e dal contrasto cromatico tra marrone e rosso.



Anche la borsa che Lindsay porta nell'immagine sotto appartiene alla linea tie-dye: questo modello, in particolare, è realizzato in pelle rosa attraversata da delicatissime sfumature bianche, ottenute con la tecnica di tintura di origine giapponese resa famosa dagli hippie negli anni '70. Stavolta il resto del look è piuttosto azzeccato; mi piace in particolare la cappa color sabbia con profili in pelliccia, indossata con semplici jeans leggermente scampanati in fondo.



Un'altra attrice inglese che ha scelto ultimamente le borse Miu Miu è Keira Knightley: a sinistra porta la 'Coffer' in pelle marrone, mentre a destra porta una borsa patchwork in pelle metallizzata oro e argento, con doppi manici e lunga tracolla. Keira ha uno stile piuttosto grunge, che ben si sposa con le borse in questione; nella foto a destra, in particolare, indossa un lungo cardigan nero e skinny jeans zippati in fondo, da cui fa capolino un paio di Converse All Stars rosa.



Concludiamo con alcune belle immagini che arrivano direttamente dalle vetrine della neonata boutique Miu Miu a Roma: qui sotto, una borsa della collezione in pelle scamosciata tie-dye: i manici sono interrotti da minuscole fibbie in metallo dorato, mentre ampie pieghe caratterizzano la parte centrale, aprendosi sulle sfumature concentriche, secondo cui si procede dal color mattone, al rosa chiaro al viola centrale. Trovo che questa borsa sia di una bellezza commovente; sarà che sono da sempre appassionata di tie-dye, sarà che le sfumature sono delicate, fatto sta che questa, per la sottoscritta, è senz'altro una it bag.



Non potevo poi tralasciare alcuni modelli particolarmente notevoli di scarpe: iniziamo con sandali peep toe in vernice bianca, con alto plateau frontale e tacchi a spillo, chiusi alla caviglia da cinturini. Il primo paio accosta il nero al rosso, mentre il secondo il bianco al nero.



Qui sotto invece vediamo due modelli Mary Jane: il primo è realizzato in raso rosa tenue, con punta viola intenso e alto plateau frontale, mentre il secondo è in vernice azzurra con doppio cinturino, reso celeberrimo dalla campagna-stampa con Lindsay Lohan.



Infine, non c'è bisogno di spiegare come anche io sia caduta nella rete tesa da Miuccia Prada: il mio primo acquisto è stato un delizioso fazzoletto in seta colorata, scovato su eBay a 19 euro, a cui spero fortissimamente di far seguire la 'Coffer' o una borsa della linea tie-dye, che spero di accaparrarmi durante i prossimi saldi estivi.
Postato da: superqueen alle 18:24| | p.link

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