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giovedì, febbraio 28, 2008
Parlando di moda, non sono mai stata obiettiva: i miei gusti sono sempre stati precisi ed evidenti, e raramente mi sono lasciata andare ad 'amori' di una stagione. Questo dicasi specialmente per il legame con la maison Versace (come si intuisce dai post più recenti), ma anche per Balenciaga. La scelta, compiuta nell'ultimo anno, di relazionare solo sulla sua collezione, tralasciando - a torto o a ragione - tutto il resto visto sulle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi, potrebbe apparire eccessiva, eppure il lavoro di Nicolas Ghesquière, mio eroe, dimostra di volta in volta che mai scelta avrebbe potuto essere più azzeccata e lungimirante.
Ripeto, non sono obiettiva, ma come esserlo di fronte ad un'apertura così strabiliante (l'abito nero di cui parleremo a breve), seguita da una serie di capi che sono la summa della speciale unione di passato e futuro? Quale altro designer sta compiendo un'opera altrettanto rivoluzionaria sulla base di una eredità di tutto rispetto?



La principale ispirazione per questa collezione a/i 2008/2009, a detta dello stesso Ghesquière, è stato il desiderio di realizzare abiti austeri, un po' come quelli indossati da Simone Signoret in 'Les Diaboliques' (classico del cinema francese diretto da Henri-Georges Clouzot), unito alla volontà di portare in passerella qualcosa di 'spagnolo' (non dimentichiamo le origini del fondatore, Cristobal Balenciaga). Bastano queste due labili tracce, unite al genio di uno stilista appena trentasettenne, per fare il resto. Personalmente ritengo che i due little black dress qui sopra davvero rappresentino l'apice dell'arte del vestire: asciutti, attraversati da spacchi rivelatori dalla grazia grafica, mossi sul punto-vita da tagli e sovrapposizioni, seducenti nelle loro scollature castigate.



Si parlava di tradizione, altra cifra delle collezioni di Ghesquière, nonostante a volte sia difficile intravedere cenni di passato in abiti che paiono provenire direttamente dal futuro, eppure la celeberrima linea 'ad uovo' (ideata da Balenciaga negli anni '60 e riproposta nella collezione a/i 2006/2007) torna e dà nuovi frutti, come possiamo vedere dal soprabito tagliato a laser dalla finitura metallizzata, ma anche dal modo in cui è stato strutturato il completo formato da top senza maniche e colletto e gonna dalla linea a tulipano (retaggio dei molti capi strutturati in raso della collezione p/e 2007).



Altra forma della couture classica - il taglio a peplo - viene rivisitata con uno spirito contemporaneo: il risultato sono una serie di casacche colorate, senza maniche, realizzate in velluto e raso che si intrecciano tra di loro, scelti in colori apparentemente stridenti (come nel caso del giallo zafferano, accostato al beige e all'azzurro polvere), fatte indossare insieme a gonne con spacco frontale, profilate di raso, o a pantaloni dalla linea aderente, lunghi alla caviglia.



Il capo che ricorre maggiormente è la giacca, presentata con proporzioni e tagli lontani dalla classicità, che pure mantengono un fascino che ricorda i vecchi tempi. Ancora linea ad uovo, ma tessuto e taglio tecnico, per la giacca abbottonata frontalmente e con baschina piatta, indossata da Kim Noorda assieme ad un paio di pantaloni bianchi e neri, mentre la giacca sui toni dell'azzurro con cenni di verde salvia, dipinta a mano, ricorda nella linea più un blouson da biker.



Il 'gran finale', come da consuetudine, non è stato affidato ad abiti da sera lunghi, ma ad una serie di vestiti corti al ginocchio, piccole opere d'arte dipinte a mano, ispirate ai motivi decorativi dei paraventi cinesi, realizzati in un tessuto che ricorda il latex e caratterizzati da corpini in colore neutro, simili a 'corazze' moderne.



Doverosa un'occhiata veloce agli accessori che hanno completato le mise viste in passerella. Stavolta niente borse (che pure, impossibile dimenticarlo, rappresentano il grosso dell'indotto della maison), ma scarpe dalla linea futurista (decollète con tacco acuminato ed inserti in latex color carne o stivaletti alla caviglia con tacco a piramide rovesciata in plexiglas e 'aletta' in tessuto semitrasparente), e gioielli a profusione (questa sì una novità per Ghesquière; ben 34 set di collane e bracciali realizzati in cristalli, pietre finte e perle, ispirati ad alcuni pezzi d'archivio).
Certamente meno d'impatto rispetto alla collezione precedente, questa proposta per il prossimo autunno/inverno conserva nondimeno una freschezza e un'audacia rare, che, sono sicura, non mancheranno di lasciare dietro di se la consueta (e ben accolta) scia di copie, incontrovertibili segnali di aver raggiunto lo spirito dei tempi.
Per concludere, una domanda (retorica): chi sfoggerà per prima sul red carpet una di queste meraviglie? Io ho già pronti due nomi (Jennifer Connelly, testimonial della campagna-stampa p/e 2008, e Charlotte Gainsbourg), ma la caccia ad eventuali altre segnalazioni è aperta!

Qui la collezione completa.
Postato da: superqueen alle 05:31| commenti (23) | p.link

lunedì, febbraio 25, 2008
Giunta alla 80a edizione, the Big Night ha illuminato il mondo del cinema e del gossip, ammaliando presenti e spettatori con il suo carico di celebrità, emozione, glamour e novità. Naturalmente tutte le presenti hanno fatto a gara per brillare sul red carpet, ma mai come in questa edizione le scelte di stile compiute sono state omogenee, riassumibili in una quaterna composta da nero, rosso, piume e strascichi.
Il nero, si sa, è il colore-non-colore più amato, in quanto si adatta perfettamente a qualsiasi donna e a qualsiasi occasione, mettendo in risalto non solo la figura ma anche l'eventuale complessità dell'abito. Il rosso, invece, è un colore più complesso: non sta bene a tutte, denota una spiccata personalità e può trasformare l'abito in un disastro (cosa che, per fortuna, non è successa alle attrici di cui parlaremo tra poco). Anche lo strascico sul tappeto rosso è un classico, a differenza delle piume, che fanno venire in mente tempi lontani, tornate prepotentemente alla ribalta grazie a stilisti come Karl Lagerfeld e il duo Chapman/Craig (le menti dietro il marchio Marchesa). Ma vediamo ora coloro che, a mio parere, hanno vinto la statuetta per le migliori mise.

The Ladies in Red



Assolutamente spettacolare l'abito Marchesa indossato da Anne Hathaway, drappeggiato sui fianchi e decorato su spalla e decollète da una complessa ghirlanda di piccole rose di tessuto. Il colore rosso intenso si sposa alla perfezione con la carnagione candida dell'attrice, la quale ha scelto semplici orecchini in diamanti di Harry Winston e un make-up leggero per completare l'insieme.



Scelta di tutt'altro genere, decisamente più flamboyant, quella di Heidi Klum, la quale ha optato per un abito di Christian Dior per calcare le scene di fronte al Kodak Theatre. Il tono di rosso è aranciato e mette in risalto la carnagione ambrata della modella di origine tedesca: il corpino aderente si apre su una gonna ampia con breve strascico, mentre il decollète è messo in risalto da una complessa scollatura. Volumi importanti anche per l'acconciatura e i gioielli indossati, tutti sui toni del rosa.



Katherine Heigl si è lasciata ispirare dall'eleganza Old Hollywood nella scelta di questo abito scarlatto firmato Escada. Il corpino è completamente drappeggiato e si raccoglie su una spalla tramite una spallina traforata, mentre la gonna si apre leggermente sul fondo e termina con breve strascico. Trovo particolarmente adatti l'acconciatura (onde anni '50) e i gioielli di diamanti scelti per l'occasione.


The Ladies in Black



Oscar de la Renta, designer di razza, è l'artefice dell'abito nero indossato da Jennifer Garner, caratterizzato da linea a sirena (altro classico sul tappeto rosso), con corpino drappeggiato e gonna formata da volant ricamati tono su tono. Magnifici i gioielli di diamanti indossati (opere di Van Cleef & Arpels), mentre la pochette rigida con fibbia in strass è firmata Roger Vivier. L'acconciatura, invece, mi ha lasciato perplessa: avrebbe potuto essere decisamente più curata.



Finalmente sta per diventare mamma Nicole Kidman, giunta sul red carpet a fianco del marito Keith Urban. Famosa per le sue mise sempre particolari, anche stavolta non ha voluto smentire la sua fama, indossando un semplicissimo abito in raso nero, realizzato per lei appositamente da Balenciaga, e lasciando al complesso collier di L'Wren Scott (ben 1.399 carati di diamanti!) il compito di impreziosirlo a dovere. Ho molto apprezzato il make-up (finalmente un po' di colore in viso) e l'acconciatura impeccabile.



Anche Hilary Swank ha scelto un abito nero, optando per questo splendido capo firmato Atelier Versace, un trionfo di tulle intrecciato sul corpino, sotto cui la gonna si apre a corolla. L'abito, sorretto da un'unica spallina, è ulteriormente impreziosito da minuscoli fiori ricamati d'argento, applicati sul decolletè. Semplici l'acconciatura raccolta e il make-up, per non distogliere l'attenzione dal già complesso abito.

Feathers



Penelope Cruz, anche lei fedele al colore nero, ha indossato un abito con linea a sirena, firmato Chanel Couture. Avrebbe potuto essere un disastro (drappeggi sul corpino e sulla gonna, vita segnata, dettagli in piume di marabou), eppure il risultato finale è piacevolmente eccentrico, senza essere pacchiano (forse proprio grazie al colore nero). Bellissimi i gioielli Chopard in diamanti e rubini che completano l'insieme.



Altra attrice in attesa di un bebè è Jessica Alba, deliziosa in un abito Marchesa dal particolare colore melanzana, riccamente panneggiato e mosso sul corpino da un inserto di piume tono su tono. Non trovo molto azzeccata la scelta di indossare gioielli in oro giallo (firmati Cartier), mentre eleggo senza dubbio la sua acconciatura raccolta la migliore della serata.

The Ladies in Light Colours



Un costante mistero delle occasioni mondane è rappresentato da Cameron Diaz, la quale ha l'abilità, più unica che rara, di rendere nonchalante anche l'abito più complesso. Sarà la sua aria da surfista californiana, sarà un'eleganza innata e sbarazzina, fatto sta che nessuna avrebbe potuto far risaltare meglio l'abito di Christian Dior da lei indossato, caratterizzato da un bellissimo color rosa cipria, mosso da pieghe sul decollète e drappeggi sui fianchi. I gioielli Bulgari, la pochette Roger Vivier e l'acconciatura morbida completano al meglio un insieme già perfetto.



Pure Marion Cotillard, l'attrice francese che ha vinto un Oscar come migliore attrice protagonista (ha interpretato Edith Piaf in 'La Vie en Rose') ha optato per un abito chiaro, indossando un originale capo firmato Jean Paul Gaultier Couture. La linea a sirena è enfatizzata dal complesso ricamo a squame che decora completamente l'abito, trasformandolo in una splendida rivisitazione del mito della sirena incantatrice.  Molto opportuni anche il make-up luminoso degli occhi e l'acconciatura, che ha lasciato i capelli castani dell'attrice morbidamente mossi.

Perfection



Non ha calcato la passerella in occasione della cerimonia di premiazione, ma ha partecipato al party organizzato da Elton John una fuoriclasse del red carpet, ovvero l'attrice cinese Ziyi Zhang, impeccabile nei suoi outfit spesso sopra le righe. Ha scelto un abito Armani Privè sui toni del blu pervinca con corpino aderente e gonna mossa da volant d'organza; semplici l'acconciatura e il make-up, mentre riprendono i toni del blu le pietre preziose che decorano gli orecchini a goccia.

Qui la lista completa dei vincitori.
Postato da: superqueen alle 13:40| commenti (23) | p.link

mercoledì, febbraio 20, 2008
In un mondo ideale, quello proposto dalla pubblicità e dalla fotografia di moda, certi capi sono creati per essere indossati solo da donne e uomini perfetti, apparentemente immuni al tempo che passa, allo stress della vita quotidiana e agli alti e bassi della sfera affettiva. La scelta che gli stilisti e i fotografi compiono è presto spiegata (la pubblicità e le foto di moda, in quanto vetrine, devono mostrare un prodotto al suo meglio), ma negli ultimi anni tale tendenza ha preso una china così assolutista da sembrare una condanna. Nelle riviste di moda, in particolare, il modello di donna proposto è sempre lo stesso, oscillante tra le forme efebiche dell'ennesima giovanissima di origine russa o su quelle, più umane, della brasiliana di turno, con le quali è molto difficile identificarsi. Ci pensano però l'arte e la cultura meno mainstream a cambiare, di tanto in tanto, le carte in tavola. Purtroppo i frutti di queste riflessioni sull'immagine e il corpo raramente divengono di pubblico dominio, eppure è confortante l'idea che qualcuno persegua una visione personale di quello che vuol dire, oggi, essere persone.
Alice Hawkins è una fotografa di origine inglese che, a soli 26 anni, si è imposta nel mondo dell'immagine grazie ad uno sguardo audace, iconoclasta e mai scontato che dirige attorno a se e - quel che è più importante - su di se. Il numero di marzo 2008 del mensile britannico 'i-D' (a mio parere, ancora uno dei migliori magazine in circolazione) contiene un suo servizio, che ho trovato molto interessante, se non addirittura geniale. Il pretesto è un'intervista a Donatella Versace, vista dal giornalista Ben Reardon come una sorta di amazzone, più rock star che stilista, i cui segni distintivi (capigliatura platinata, tacchi alti, vitino da vespa, lusso, pellicce, lip gloss, oro, champagne e abbronzatura perenne) sono ormai entrati nell'immaginario collettivo [1]. Al di là dell'intervista, quel che colpisce sono le immagini che la completano, partendo dall'immancabile ritratto di Donatella.



La Versace, ben contenta di farsi ritrarre, per una volta, da una fotografa 'sexy' (sue parole), assume la consueta posa maliarda, volgendosi di tre quarti a favore dell'obiettivo. Niente, nella sua immagine, viene lasciato al caso, dalla perfezione con cui i lunghi capelli si arricciano leggermente in fondo, al giusto dosaggio di diamanti al polso; Donatella Versace è il classico esempio di donna onestamente non attraente, che però è riuscita a crearsi un'immagine accattivante a partire dagli innegabili difetti. Quel che segue è il vero centro del servizio: la Hawkins, burlona di prima categoria, ha assunto i panni di Donatella, indossando capi della collezione Versace p/e 2008 (sostituendosi idealmente a Gisele Bundchen, testimonial della campagna-stampa della stessa collezione), ma soprattutto ritraendosi accanto ad aitanti giovanotti, circondata da marmi e colonne in perfetto stile neoclassico.



La Hawkins è una bella ragazza bionda, con le forme giuste al posto giusto e uno sguardo tra il faceto e il sarcastico (molto simile a quello malizioso di Geri Halliwell, quando per tutti era la 'Ginger Spice'), che rivolge sempre all'obiettivo con l'intenzione di flirtare o di divertire lo spettatore. La sua è l'espressione di chi si trova improvvisamente di fronte ad un uomo attraente (beh, dipende dai punti di vista) e non sa cosa fare; da questo momento di empasse e di impaccio deriva il senso comico dell'intero servizio. Un altro commento, inoltre, va fatto in relazione ai vestiti indossati: arrivano tutti dalla passerella Versace, ma provate a fare, di volta in volta, un confronto di come stanno alla modella e come stanno alla fotografa, il risultato potrebbe stupirvi.



Così come la Hawkins interpreta la parte della Versace, gli uomini che le sfilano accanto assumono il ruolo di belloni, ognuno in base alle proprie caratteristiche fisiche. Quello qui sopra, ad esempio (i curiosi sappiano si tratta dell'italo-americano Anthony Catanzaro), incarna il classico palestrato, che posa a torso nudo e con posa plastica di fronte all'obiettivo e a favore di una Alice metà divertita, metà stupita (qui lei indossa un abito in jersey con ampia scollatura e sciarpa lunghissima da annodare al collo).



Cambia l'abito (un pezzo da sera in seta color rosa intenso) e cambia anche il cavaliere: il bel tenebroso in completo blu è Enrique Palacios e posa imperturbabile vicino alla fotografa, che invece gli si abbarbica ad un braccio.



Questa immagine non ricorda le fan assatanate di Costantino Vitagliano, capostipite della ben nota e famigerata categoria dei 'tronisti'? Josh Button, il giovane dall'occhio ceruleo qui ritratto, indossa una maglietta in tulle nero, sotto cui fa capolino un rosario in metallo brunito (e qui direi che le caratteristiche essenziali del tronista ci sono tutte). Come se non bastasse, Alice gli si è aggrappata sulla schiena, e protende una mano 'artigliata' (unghie sì lunghe ma smaltate in un colore neutro) sul torace palestrato.



Al fascino dell'uomo giovane ma brizzolato (si tratta di Tom Pricone) Alice non resiste, ed ecco che si fa ritrarre al suo fianco con la consueta espressione sorniona in viso.



In questo 'campionario' maschile, non poteva mancare il fascino esotico di Oraine Barnett. I due sono fotografati mollemente stesi su un divano color crema, tra i cuscini zebrati; Alice, come sempre, mette in evidenza la sua estraneità all'ambiente, facendosi abbracciare (ed abbracciando a sua volta, come un'ammiratrice adorante) dall'aitante giovanotto.



Anche Michael Lucas pare un tronista (ma forse quel broncio ricorda più che altro la mossa 'Blue Steel' di Derek Zoolander), quindi lascia ben aperto l'accappatoio bianco sul petto nudo, mentre Alice si appoggia alle sue gambe, fasciata in un altro abito Versace da sera, in jersey di seta color verde acqua con scollatura delicatamente traforata).



Mark Ricketson è certamente il 'bravo ragazzo', aitante e dal sorriso aperto, ma senza per questo essere esibizionista dai suoi muscoli, ben celati da una polo abbottonata fino in cima. Alice indossa la stessa maglietta e tiene tra le proprie mani ingioiellate quelle del ragazzo. In questo caso, la fotografa ha smesso i panni della 'mangiatrice di uomini', assumendo un aspetto più rassicurante; la grinta però cova sotto la cenere, come fanno intuire le lunghissime unghie laccate di rosa confetto.



Il gran finale non poteva che rappresentare l'apoteosi dello stile Versace: Alice indossa un bellissimo abito arancio riccamente panneggiato, attorniata da quattro giovani muscolosi e tatuati (da sinistra, Robert Youells, Kristofer Macklin, Jasper Williams e Bryan Thomas), che indossano solo slip Versace (da notare il motivo di greca sull'elastico) bianchi e neri. L'abbigliamento minimale degli uomini e i loro corpi scolpiti ricordano senz'altro le campagne-stampa in bianco e nero realizzate negli anni '90 da Richard Avedon, ma qui l'atmosfera è decisamente più terrena e scanzonata: Alice sembra trovarsi nel paese dei balocchi, mentre gli sguardi dei ragazzi tradiscono un certo imbarazzo.
Sono convinta che Donatella Versace abbia apprezzato una lettura in chiave così ironica di se stessa e del proprio mondo, segno di come le atmosfere spesso seriose, se non addirittura tragiche, in cui vengono solitamente ritratti modelli e modelle, incarnazioni irreali di persone vere, possano essere smantellate semplicemente con un sorriso.

[1] Prova di questo è senz'altro la Barbie Versus, ma anche le imitazioni che ne hanno proposto Maya Rudolph in 'Saturday Night Live' e Gina Gershon in alcuni episodi di 'Ugly Betty'.
Postato da: superqueen alle 14:37| commenti (12) | p.link

venerdì, febbraio 15, 2008
A volte ho come la sensazione di ripetere (anzi, di scrivere) le stesse cose: è già successo che pubblicassi diversi contributi per la rubrica borsifera di questo blog a poca distanza l'uno dall'altro, ma non era mai successo (e di questo bisogna tenerne conto) che puntate tra loro vicine fossero incentrate sulla stessa idea. La mia casella di posta, come per magia, mi ha consegnato ben due borse simili tra loro, quindi, dopo lo speciale Vuitton e quello Balenciaga, ecco che mi appresto a presentarvi lo speciale dedicato alla 'Saddle Bag' di Christian Dior, grazie ai contributi di Elistardust e Bai Ling.
Andiamo però con ordine e parliamo brevemente della borsa in questione: lanciata sul mercato alla fine degli anni '90 dalla maison Dior (e resa famosa grazie ad un'apparizione in 'Sex and the City'), è diventata ben presto una borsa iconica, spesso reinventata da John Galliano. La sua forma, ispirata ad una sella, è sufficientemente semplice e riconoscibile, infatti, da poter essere l'ideale base per mille variazioni sul tema (un po' come è successo alla 'Baguette' di Fendi).
Il modello classico è realizzato in tessuto monogrammato, ha la tracolla sorretta dalle iniziali 'C' e 'D' e la stessa 'D' posta come bag charm a fronte. La versione presentata nella foto qui sotto appartiene a Elistardust (protagonista di altre due puntate di 'What Is In My Bag?') ed è un modello-base: sempre realizzato in tessuto monogrammato, ha la tracollina chiusa da un gancio, a cui si aggiunge una sorta di piccolo porta-monete con zip.



Vediamone insieme il contenuto:
- documenti;
- banconote di piccolo taglio;
- sigarette;
- carte di credito sparse;
- monetine;
- cellulare;
- specchio da borsetta Fiorucci, linea 'Baby Angel';
- gloss Dior Addict 'Rose Denim' (colore 557);
- un fazzolettino di carta.
Eli specifica che la borsa in questione viene usata di sera, ecco quindi il motivo per cui non vi inserisce molti oggetti. Trattandosi inoltre di una borsa dalle dimensioni contenute, la scelta di cosa portarvi è ancora più importante; se osserviamo il contenuto, quindi, vedremo come comprenda oggetti da usare nell'immediato (soldi, documenti, cellulare), senza per questo dimenticare uno degli cosmetici più amati dalle donne, ovvero il gloss per labbra.


Passiamo ora alla 'Saddle Bag' di Bai Ling, pseudonimo (ispirato alla controversa attrice di origine cinese) dietro cui si cela una lettrice di questo blog, blogger a sua volta, la quale descrive se stessa come lettrice accanita e viaggiatrice appassionata, amante del cinema e della moda (specie per scarpe e borse); abita tra Umbria e Marche, in una grande casa circondata da vecchie querce e boschi, assieme ad un cavallo e tre cani. Quello che mi ha colpita inizialmente delle foto inviatemi è stata la bellezza degli sfondi, specie per quanto riguarda l'affresco (o il paravento) con glicini che introduce la 'Saddle Bag'.



Questa è una 'Saddle' classica, con lettere che sorreggono la tracolla e che impreziosiscono il fronte della borsa. A differenza di quella precedente, è realizzata in un tessuto monogrammato sui toni del marrone e del beige, ripresi dai dettagli in pelle. Il secondo dettaglio che mi ha colpita è la ricorrenza del tema dell'equitazione (sport che Bai Ling pratica), non solo nella scelta della borsa stessa, ma anche in quella di usare un foulard Hèrmes decorato da cavalli a dondolo ('Raconte-Moi le Cheval') come base per esporre il contenuto


che ora analizzeremo:
- portafoglio in tela nera di Prada;
- portamonete rotondo con catenella, appartenente alla collezione 'Monogram Cerise' di Louis Vuitton, regalo del suo compagno;
- telefono cellulare (Samsung SGH-D600), a cui è appeso un laccetto, sempre di Louis Vuitton, dalla collezione 'Monogram Vernis' (colore 'Framboise', un bel rosso fragola), con pendenti smaltati. Anche questo è un regalo del suo compagno, ricevuto in occasione di un S. Valentino; 
- chiavi della macchina con portachiavi a forma di ferro di cavallo (ecco un altro dettaglio importante), regalo di compleanno di un'amica;
- chiavi di casa, il cui portachiavi è una piccola nappa di seta rosa antico, regalatale nel souk di Marrakech da un commerciante presso il quale aveva comprato delle embrasse di seta per le tende;
- fondotinta compatto Shiseido 'Pureness Matifying', nella tonalità 'Light Beige';
- rossetto 'Rouge Allure' di Chanel, nel colore 'Lover';
- gloss 'Sweet Lip Gloss' nella tonalità 'Sakura Candy' di Shu Uemura, acquistato a Strasburgo durante le ultime vacanze di Natale.
Che dire? Questa borsa e il suo contenuto sono tra i contributi più 'trasparenti' mi sia mai trovata a descrivere: a parte la bellezza e la ricercatezza di tutti gli oggetti, quel che parla in maniera incontrovertibile della proprietaria sono i dettagli (la nappa di seta, il gloss di Uemura, il laccetto di Vuitton, il portachiavi con ferro di cavallo, lo stesso foulard), legati ad un ricordo o ad una persona speciale. Quando si mette in atto questo meccanismo, ovvero quando gli oggetti che portiamo ogni giorno con noi sono parte della nostra vita, sono 'rimandi' a momenti o persone che ci fa piacere ricordare sempre, ecco che non si parla più semplicemente di 'contenuto', perchè è come portarsi dietro tanti memento a cui è impossibile rinunciare perchè sono fonte di dolcezza e di 'consolazione' [1].

[1] Intendo con 'consolazione' una 'carezza emotiva' rivolta a se stessi e alla propria autostima, ma anche ad un'emozione piacevole che scatta al ricordo di un momento particolare.
Postato da: superqueen alle 11:20| commenti (22) | p.link

venerdì, febbraio 08, 2008
Tempi duri per chi - come la sottoscritta - ama il connubio tra il mondo della moda e quello del cinema. A causa dello sciopero degli sceneggiatori statunitensi, indetto dalla 'Writers' Guild of America' (conclusosi da qualche ora, a quanto pare), il mensile 'Vanity Fair' ha deciso di annullare il suo tradizionale party post premiazione degli Oscar, a dimostrazione del proprio supporto alla causa. Quest'anno, quindi, dovremo rinunciare ad ammirare le mise di celebrities più o meno in vista, ma il mensile, per fortuna, non ci priva del suo numero speciale dedicato al cinema hollywoodiano. Dopo 'Killers Kill, Dead Men Die', realizzato da Annie Leibovitz nel 2007, ora tocca a 'Hitchcock Classics', doveroso omaggio al genio inglese del cinema moderno, che comprende fotografie di Julian Broad, Norman Jean Roy, Mark Seliger e Art Streiber.
Lo stesso Hitchcock 'introduce' lo speciale dedicato ai suoi film più famosi, reggendo un  'ciak', la tavoletta nera di ardesia inequivocabile simbolo della settima arte.



Iniziamo con 'Rear Window', film girato nel 1954, tratto da un romanzo di Cornell Woolrich ed interpretato da Grace Kelly e James Stuart (i loro ruoli sono qui ricoperti da Scarlett Johannson e Javier Bardem). I temi dell'ossessione e del voyeurismo sono stati mirabilmente inseriti in una trama in cui tutto si tinge di mistero e di pericolo: a causa di un incidente sul lavoro, il fotografo Jeff Jeffries è relegato su una sedia a rotelle e trova come unica occupazione lo 'spiare' quel che succede negli appartamenti di fronte al suo, fino a scoprire un omicidio.


Nella fotografia qui sopra è interessante notare come la Johannson indossi un abito in tulle bianco e nero molto simile a quello sfoggiato da Grace Kelly nella stessa scena (il vestito originale era opera della costumista-mito Edith Head).
Un altro classico di Hitchcock è 'To Catch a Thief' ('Caccia al Ladro'), girato nel 1955 ed ambientato sulla Costa Azzurra, con protagonisti ancora Grace Kelly e dal fascinoso Cary Grant. La parte che fu della Principessa di Monaco non poteva non essere qui ricoperta dalla sua erede, Gwyneth Paltrow, mentre il ruolo del 'Gatto', il ladro di gioielli John Robie, è stato affidato a Robert Downey Jr. Come nel caso precedente, la Paltrow entra nel ruolo anche grazie allo splendido abito drapè che ricorda quello indossato dalla Kelly nel film (sempre opera della Head).



Terzo film diretto da Hitchcock (nel 1954 e completato in soli 36 giorni!) e sempre interpretato da Grace Kelly è 'Dial M for Murder' ('Il Delitto Perfetto'). La parte di Margot Mary Wendice, la donna alle cui spalle il marito ordisce un tentato omicidio, è interpretata da Charlize Theron, qui ritratta mentre parla al telefono, inconsapevole di cosa sta avvenendo alle sue spalle. Da notare come lo scatto riprenda precisamente un fotogramma del film.



'Dial M for Murder' è solo uno dei film incentrati sul tema del delitto e del castigo, quest'ultimo da evitare in tutti i modi; anche 'Rope' ('Cocktail per un Cadavere', del 1948), infatti, è costruito attorno alle stesse tematiche. In quel caso, in particolare, viene teorizzato il delitto come atto gratuito da compiere per il solo gusto estetico.


'Rebecca', film del 1940, vincitore di ben due premi Oscar (migliore film e miglior fotografia), è tra i più famosi diretti dal regista di origine britannica. Basato sull'omonimo romanzo di Daphne du Maurier, fu il primo film girato interamente negli Stati Uniti, seppur con cast quasi completamente inglese. I protagonisti del film erano Joan Fontaine  e Laurence Olivier, impegnati in una fosca vicenda à la Edgar Allan Poe, incentrata sui temi del ricordo, della dissimulazione e della doppia identità. Il personaggio però più enigmatico è probabilmente quello di Miss Danvers, la domestica che vive nel ricordo della sua prima padrona, ora defunta. Nell'immagine qui sopra, sono Keira Knightley e Jennifer Jason Leigh a reinterpretare una delle scene in cui la seconda signora de Winter e la domestica si fronteggiano l'un l'altra.


Tra i capolavori di Hitchcock (è sicuramente il mio preferito) c'è 'Vertigo' ('La Donna che Visse Due Volte'), film del 1959, entrato di diritto nel novero dei cento migliori film americani, per volere dell'American Film Institute. Noto per le sue straordinarie innovazioni tecniche e per l'innovativa sequenza introduttiva (opera di Saul Bass), è un film incentrato su alcuni tra i temi più cari al regista, ovvero la doppia identità,  la dissimulazione e il delitto perfetto. Interpretato magistralmente da Kim Novak (tra le attrici-feticcio di Hitchcock) e da James Stewart, non poteva mancare nella carrellata proposta da 'Vanity Fair': nello scatto qui sopra, uno dei momenti topici, il suicidio di Madeleine/Judy, viene reinterpretato da un'irriconoscibile Renèe Zellweger (inizialmente l'avevo scambiata per Kathleen Turner).



I temi del delitto perfetto, della responsabilità e del doppio compaiono anche in 'Strangers on a Train' ('Delitto per Delitto'), film 'minore' del 1951, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith. I due protagonisti, Guy Haines (interpretato da Farley Granger)  e Bruno Anthony (interpretato da Robert Walker), sono due sconosciuti che si incontrano durante un viaggio in treno e decidono di mettere in atto un folle progetto di 'delitto perfetto': l'uno ucciderà la moglie dell'altro se l'altro ucciderà il padre del primo. I due attori che rimettono in scena la vicenda a favore dell'obiettivo sono rispettivamente Emile Hirsch e James Mc Avoy.



'Lifeboat' ('I Prigionieri dell'Oceano') del 1944, tratto da un racconto di John Steinbeck e nominato a tre premi Oscar, è uno dei film meno conosciuti di Hitchcock e decisamente atipici rispetto al resto del suo repertorio, trattandosi di un film d'azione ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale: una nave britannica e un U-Boot tedesco si scontrano e i sopravvissuti della prima si ritrovano su una scialuppa di salvataggio assieme ad un sopravvissuto della seconda.
La scena d'insieme viene rivisitata da un gruppo d'attori comprendente Tang Wei, Josh Brolin, Casey Affleck, Eva Marie Saint (protagonista di 'Intrigo Internazionale' di cui parleremo a breve), Ben Foster, Omar Metwally e Julie Christie.



Altra musa ispiratrice di Hitchcock è stata Tippi Hedren (madre di Melanie Griffith), la quale con il Maestro poi girò anche il thriller psicologico 'Marnie'. Il primo film che girò con Hitchcock fu 'The Birds' ('Gli Uccelli' del 1963), capolavoro incentrato sull'inquietante invasione della città di San Francisco da parte di migliaia di minacciosi uccelli. La protagonista, Melanie Daniels, è qui interpretata da Jodie Foster, ritratta in uno dei momenti più famosi del film, quello in cui Melanie viene attaccata dagli uccelli mentre si trova in una cabina telefonica. Ironicamente, la stessa Hedren fu colpita da un esaurimento nervoso durante le riprese del film, dopo essere stata accidentalmente ferita da un gabbiano.



Certamente meno pericolose ma non per questo non intense sono state le riprese di 'Marnie' (1964), film in cui tornano i temi della doppia personalità, del passato che torna per ossessionare la protagonista e una certa omofobia. Il ruolo interpretato da Tippi Hedren, che recitò nel film accanto a Sean Connery, è stato affidato dai curatori del servizio fotografico a Naomi Watts, splendida vestita di bianco ed acconciata proprio come la Hedren sul set del film originale.



Tra i film di Hitchcock a cui viene reso omaggio non poteva mancare l'opera forse più famosa, citata ed imitata, ovvero 'Psycho' (1960), che diede origine a ben tre sequel e ad un risibile rifacimento ad opera di Gus Van Sant. Tanta è la complessità del film che la vicenda - una segretaria (interpretata da Janet Leigh) fugge da Phoenix con 40.000 dollari sottratti all'agenzia immobiliare per cui lavora, per poi scomparire misteriosamente - quasi passa in secondo piano davanti alla grandezza di alcuni temi trattati (di nuovo voyeurismo e doppia personalità), così come di alcuni topoi da film horror (il 'Bates Motel' è la versione moderna della 'casa degli orrori' e del castello stregato) e di alcune scene-culto. Su tutte spicca naturalmente quella della doccia, durante la quale Marion viene accoltellata da Norman Bates (per girare i 45 secondi della scena, su uno storyboard di Saul Bass, occorsero sette giorni di lavorazione, 72 posizioni della macchina da presa ed una controfigura per Janet Leigh). L'attrice parigina Marion Cotillard è stata scelta per interpretare il ruolo che fu della Leigh.



Concludiamo la carrellata con un omaggio alla scena più famosa di 'North by Northwest' ('Intrigo Internazionale', girato nel 1959), qui rivisitata da Seth Rogen (assolutamente non all'altezza di Cary Grant, interprete del film di Hitchcock). Il film riprende il genere thriller spionistico nella storia incredibile vissuta da Roger Thornhill, agente pubblicitario scambiato per un diplomatico (e qui torna il tema del doppio) e quindi coinvolto in un complotto dello spionaggio americano.

Qui uno speciale dietro le quinte, completo di video esclusivo.
Postato da: superqueen alle 23:14| commenti (18) | p.link

sabato, febbraio 02, 2008
Ricordate la prima puntata speciale di 'What Is In My Bag?', dedicata alle borse Vuitton realizzate in 'Monogram Canvas'? Ebbene, stavolta vi propongo un altro speciale, incentrato però sulla mia vera, profonda passione 'borsifera', quella per le borse Balenciaga. Nonostante ne possegga ormai tre (ma il pezzo più desiderato non rientra nel novero), ammirarne altre, in colori o modelli diversi, è diventato un passatempo di cui non mi stanco mai.
Come nel caso precedente, mi sono ritrovata nella casella di posta ben tre contributi che avevano qualcosa in comune, quindi mi sono detta che l'occasione era troppo ghiotta per non approfittarne. Dando un'occhiata alle immagini qui sotto, capirete subito che si tratta di borse molto diverse tra loro, sia per materiali, che per colori, che per contenuti, eppure il leit motiv che le lega è inscindibile, così come lo è il legame tra le tre proprietarie, accomunate dalla passione per le borse Balenciaga.

Il primo 'reperto' ci arriva da Lattis, blogger always late (come recita il sottotitolo della sua homepage), orgogliosa proprietaria di una 'First' nera (ricordo si tratta del modello da portare a mano o a spalla più piccolo rispetto al più noto 'City'). Non si tratta della consueta borsa realizzata in pelle invecchiata, poichè è realizzata in cavallino, con dettagli in pelle. Personalmente ritengo si tratti di una borsa molto particolare e certamente non semplice da reperire: tra le celebrities è stata vista solo al braccio di Mary-Kate Olsen (versione 'Weekender') e di Nicky Hilton, il che la dice lunga sulla sua preziosità.



La borsa contiene
- mini iPod rosa con calzino coordinato
- cellulare 'Pebble' Motorola
- portafoglio in nappa di Antonio Fusco
- Moleskine rimpinzata di bigliettini, promemoria, foto varie
- porta documenti di Borbonese (sempre nero)
- burrocacao Labello al mandarino e lucidalabbra L'Oreal trasparente
- immancabili fazzolettini di carta (anche se per pudore Lattis ha lasciato dentro la borsa il fazzolettone in cotone con gli orsetti)
- mini-trousse porta tutto (pettine che si intravede, specchio, Aspirina, filo interdentale, biancheria di ricambio, bustina di fondotinta per eventuali ritocchi, Aulin, fazzolettini profumati)

Il secondo reperto invece appartiene a Silvia, 21enne studentessa universitaria di fashion design, la quale è diventata proprietaria di una Balenciaga 'City' dopo averla cercata in lungo e in largo (come la capisco!). A parte il modello particolarmente versatile, quel che colpisce è il colore, un bellissimo 'Magenta' che sicuramente non passa inosservato.



Ora passiamo al contenuto:



- una copia di 'Alice's Adventures in Wonderland' (Silvia sta cercando di imparare l'inglese e quindi ha deciso di partire dalle cose più semplici [1])
- calzino di Benetton che contiene un telefono cellulare Samsung color rosso ciliegia
- iPod Nano fucsia
- accendino e sigarette
- lima per le unghie
- caramelle alla fragola
- enormi occhiali Dior
- portafoglio Furla in pelle rossa con la chiusura in vernice a forma di fiore

Concludiamo infine con la borsa di Frau Blucher, protagonista in passato di una puntata con la sua Botkier 'Trigger Turbo'. Stavolta ci ha inviato un contributo prezioso, non solo perchè riguarda una Balenciaga 'Matelassè Grande' [2] in pelle nera, ma anche perchè viene usata dalla nostra (neomamma) come diaper bag!
La particolarità di questa borsa, a parte l'assenza di tracolla, è la lavorazione della pelle con cui è realizzata, trapuntata e molto più resistente di quella utilizzata per le altre borse. Pur appartenendo alla collezione a/i 2006/2007, Frau Blucher l'ha acquistata qualche mese fa in vista dell'utilizzo che ne avrebbe fatto. Non manca un tocco di civetteria, rappresentato dal mini-foulard in seta di Tiffany (acquistato negli Stati Uniti), annodato ad un manico.



Il contenuto della borsa è diviso in due macroaree, una neonatale e una lavorativa.



Da sinistra troviamo

- stuoietta impermeabile che funge da fasciatoio di emergenza, rubata alla diaper bag regalata da un'amica americana
- copertina in pile perché "non si sa mai"
- confezione di salviettine per la pulizia intima del neonato
- due pannolini di ricambio in busta di plastica
- pezzuola bianca, altresì detta "vomitino", per contenere i rigurgiti
- due pacchetti di fazzoletti di carta perché uno-non-basta-mai-con-un-neonato-per-le-mani

Passando al settore lavorativo invece abbiamo
- due agende Moleskine
- portatile 12'' Dell, mouse Logitech e chiavetta USB con sonaglino Hello Kitty, così da sentire quando i gatti gliela rubano
- solito portafoglio Gucci pieno zeppo di tutto tranne che di denaro
- cellulare Nokia ormai vecchiotto
- chiavi di casa con un orrido portachiavi che le è stato regalato e che tiene per ragioni affettive
- chiave della macchina e documenti della medesima
- bottiglietta d'acqua e - unico tocco residuo di femminilità - un lucidalabbra Labello.
 
Non presenti nella fotografia, ma sempre nei dintorni della borsa:
- altri 5-6 lucidalabbra Labello in gusti assortiti, sparsi nelle tasche delle giacche e negli scomparti della macchina
- occhiali da sole 'Whitney' di Tom Ford sulla testa a tenere a bada i capelli, visto che arrivare dal parrucchiere è un'utopia
- fotocamera digitale Nikon Coolpix L12, essenziale per documentare ogni vagito/espressione/singulto dell'adorata Creatura.

Come anticipato all'inizio, molte sono le differenze che caratterizzano non solo le borse, ma anche i contenuti che abbiamo appena visionato. Le prime due sono tutto sommato 'comuni', nel senso che contengono oggetti di uso quotidiano, mentre la terza è necessariamente organizzata in modo diverso (non solo oggetti che possono servire nell'immediato, ma anche quelli che potrebbero essere utili, una volta fuori casa). Tutte e tre le proprietarie, questo bisogna farlo notare, hanno dimostrato la propria personalità scegliendo modelli non comuni ed inserendo elementi rivelatori di un sentire profondo: il tutto nero (senz'altro fonte di rassicurazione) per Lattis, i colori vivaci e il libro di Carroll per Silvia, il foulard Tiffany, le Moleskine e il lucidalabbra Labello per Frau Blucher. In comune, nonostante le differenze, c'è il desiderio di rendere speciale un oggetto apparentemente banale come una borsa, eleggendo una Balenciaga a proprio bagaglio quotidiano.

[1] Non so se Silvia abbia concluso la lettura del libro, ma probabilmente confermerà che il capolavoro di Lewis Carroll è solo apparentemente un romanzo scritto in maniera semplice.
[2] Per onor di cronaca, la stessa borsa è stata 'avvistata' su Ashlee Simpson, l'ineffabile Lindsay Lohan e su Sarah Jessica Parker.
Postato da: superqueen alle 23:51| commenti (43) | p.link

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