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giovedì, luglio 24, 2008
Mi ha sempre colpita il significato filosofico di 'serendipity', termine coniato da Horace Walpole ad indicare una scoperta, inattesa ed imprevista, che avviene mentre si sta cercando altro. Ebbene, a volte capita di sperimentare questa sensazione, come è successo di recente: stavo cercando un servizio fotografico - a quanto pare introvabile su Internet [1] - che vede come protagonista Stephanie Seymour, ritratta da Juergen Teller mentre indossa straordinari abiti vintage di sua proprietà, e mi sono imbattuta, di contro, nella nuova campagna-stampa di Emilio Pucci per la stagione a/i 2008/2009, sempre realizzata dal fotografo tedesco.
Mi sono ritrovata davanti delle immagini molto suggestive, i cui elementi principali - gli abiti di Pucci, il fotografo e la modella - mi hanno quasi costretta ad approfondire l'argomento, troppo interessante per essere tralasciato. Quel che salta agli occhi, ammirando gli scatti che compongono la campagna pubblicitaria, non è semplicemente lo stile fotografico (chi conosce anche solo superficialmente Teller, non avrà difficoltà a ritrovare qui tutte le caratteristiche dei suoi lavori) o la bellezza della modella (una rediviva Maria Carla Boscono, tornata sulla cresta dell'onda dopo un periodo in cui era praticamente scomparsa), ma soprattutto l'ambientazione. Teller nutre una certa passione per i luoghi chiusi e decadenti, come la ricca camera d'albergo in cui ha ambientato il ciclo di fotografie 'Louis XV' con protagonisti Charlotte Rampling e se stesso, e come mille altre location presenti nei servizi e nelle campagne da lui realizzati: panneggi, modanature, stucchi, dorature, gessi, marmi e tappezzerie (sia alle pareti che sui mobili) costituiscono una cifra stilistica personale ed inconfondibile, che da alle immagini un senso di costrizione e fissità.



Le immagini che vedremo non deviano ovviamente da quanto messo in chiaro finora: tutto - dalle stanze di un non meglio identificato palazzo nobiliare [2] alle pose assunte da Maria Carla - contribuisce a veicolare un'atmosfera rarefatta e quasi claustrofobica, in cui non è contemplata nessuna apertura verso l'esterno.
Altra caratteristica dell'opera di Teller è il suo voler continuamente mettere in contrasto antico e moderno, colore e neutralità, per un risultato visuale raffinato ma soprattutto personale. Ecco che il miniabito indossato dalla modella, un piccolo capolavoro di cromatismi e geometrie, si staglia a contrasto contro un immenso dipinto ad olio, senz'altro antico, appeso alla parete.



L'ambientazione del servizio, così caratterizzata da elementi decorativi architettonici complessi, è una sorta di labirinto in cui si muove sinuosa la modella, i cui abiti, così inconfondibili nelle loro eccentriche fantasie multicolori, paiono labirinti essi stessi. Nell'immagine qui sopra, predominano i toni neutri del bianco, del beige e dello champagne, e le variazioni di blu, rosa e pesca dell'abito indossato rappresentano l'unico diversivo.



Busti di marmo, colonnine e statue antiche fanno da contraltare ad uno straordinario abito con maniche lunghe e collo montante, opportunamente ritratto contro uno sfondo bianco, atto a far risaltare maggiormente la fantasia geometrica che lo distingue. Maria Carla, al pari di una diva da jet set (ma non è forse questa la cliente ideale di Pucci?) indossa ancora un paio di enormi occhiali da sole dalle lenti degradè, per diventare una versione contemporanea di Jacqueline Kennedy Onassis, cliente affezionata del marchese designer.



Ora senza occhiali, la modella viene ritratta in un ambiente più ampio, quello che pare essere una sala da musica, in cui campeggia un pianoforte a coda. Lo sfondo viene reso quasi omogeneo dalla presenza di tappezzerie alle pareti, parquet, colonne di marmo e grandi porte in legno, tutti distinti da simili sfumature di marrone. La Boscono, che qui indossa un cappottino in fantasia giallo/beige con inserti bicolori su maniche e spalle, viene ritratta inerpicata su una sedia impagliata, quasi a voler troneggiare sullo strumento.



Un angolo verde [3] e un complesso tavolino con ripiano in marmo costituiscono i props di questa immagine. Il verde delle piante è in qualche modo ripreso dal lungo abito indossato, la cui fantasia è interrotta da inserti in jersey color salvia sui fianchi e sulle maniche. Verde è anche la pochette appoggiata sul tavolo.



La panchetta biposto in legno lamellare e tubi metallici su cui è seduta Maria Carla, un pezzo di design moderno, contrasta non solo con il completo indossato dalla modella - i pantaloni dal taglio classico sono appaiati ad un maglioncino a collo alto con maniche corte e ad un bel gilet di lana profilato in pelliccia - ma anche, e soprattutto, con lo sfondo. Torna infatti il tema della classicità di stampo greco-romano grazie alle due statue (due figure femminili coperte da abiti con complessi panneggi) che fanno capolino alle spalle della modella.



Close-up sul bel volto struccato di Maria Carla e sulla fantasia del foulard da lei indossato a mò di copricapo. In questa immagine appare visibile un segno caratteristico dello stile di Teller, l'illuminazione sempre 'sparata', probabilmente studiatissima in modo tale da apparire casuale. Il giocare in questo modo con la luce accomuna il fotografo tedesco con Terry Richardson, ma quanto proposto da Teller si carica di una qualità quasi livida, molto fredda, in cui mancano totalmente l'ironia e la gioia di vivere che invece emergono prepotenti dalle fotografie del collega.



Splendida questa ultima immagine, in cui Maria Carla sfoggia uno straordinario abito da sera con unica spallina. La modella viene ritratta in quella che pare una galleria di antichità, in cui campeggiano statue, busti issati su capitelli corinzi e bassorilievi inscritti in medaglioni circolari. Pare curiosa la decisione di inserire tante opere d'arte in questa campagna-stampa, ma anche questo fa parte delle caratteristiche stilistiche a cui si accennava all'inizio, tra cui spicca l'idea del contrasto. Sarebbe stato facile, ma infinitamente banale, ambientare le immagini in una location quale Ischia o Portofino, mentre inserire abiti così particolari in un'ambientazione ad essi aliena provoca nello spettatore una sensazione di straniamento e quindi una reazione salutare. Accogliamo quindi con favore l'ennesimo lavoro di un fotografo i cui lavori non sono facilmente fruibili, ma che si stagliano con decisione in un mondo - quello della fotografia di moda - facile preda di omologazioni.



Per concludere, ecco i vestiti indossati dalla Boscono nel servizio fotografico appena analizzato, così come apparsi in passerella. Williamson non si è molto discostato dal suo stile, proponendo molte pellicce, capi-spalla imbottiti e realizzati in tessuti tecnici, abiti in jersey e in seta stampati con le inconfondibili fantasie che hanno reso la casa di moda fiorentina famosa in tutto il mondo.

[1] In realtà sono riuscita a reperire solo una miserrima versione in bassissima qualità. Il servizio si intitola 'Home Alone' ed è apparso su 'W' nel dicembre 1999. Sono passati quasi dieci anni, eppure la freschezza e la seduzione che emanano quelle immagini sono rimaste pressochè intatte.
[2] Ho tentato di trovare qualche ulteriore informazione sulla location, ma ancora niente.
[3] Si tratta di spathiphyllum, piante che conosco bene perchè sono le uniche che riesco a tenere vive in casa.

Postato da: superqueen alle 09:19| | p.link

venerdì, luglio 11, 2008
Il silenzio di questi giorni - niente post nuovi, niente commenti - è stato dovuto all'assenza della sottoscritta, che ha fatto armi e bagagli alla fine di giugno e si è recata con la famigliola in Sardegna (esattamente qui), per una decina di giorni di meritato riposo. Questa vacanza è arrivata del tutto inaspettata: l'idea di andare fuori casa, quest'anno, era l'ultimo dei miei pensieri (con la bimba piccola e tutta una serie di altre motivazioni), poi però l'ing ha insistito e non me la sono sentita di dirgli di no.



Ero sicura che allontanarmi dalla vita di tutti i giorni e da casa mi sarebbe servito per riposarmi e ricaricarmi un po', ma soprattutto sapevo che sarebbe servito a Bianca. Dire che in questi ultimi giorni ha fatto molti progressi è poco: ora si mette a pancia in giù da sola (come testimonia la foto qui sopra) e si diverte un mondo a guardarsi intorno da questo nuovo punto di osservazione; è diventata più sveglia e furbetta, osserva tutto con attenzione, le piace stare in mezzo alle persone, insomma è una bimba socievole. Certo, i lati negativi non sono mancati (le ci sono voluti diversi giorni per ambientarsi alle novità, aveva il sonno un po' disturbato, era a volte nervosetta), sono stati trascurabili rispetto ai benefici che ne ha tratto. La sottoscritta, da parte sua, oltre a godersi l'aria di mare alle 8 di mattina e ad abbronzarsi come non faceva da anni, ha fatto una scorpacciata di libri (due leggerissimi, due di ultraviolenza), ha dormito senza l'ansia del tiralatte (e chissenefrega delle lenzuola sempre bagnate al risveglio), ha mangiato con gusto di tutto e di più, ma soprattutto ha potuto passare del tempo con se stessa, sola e serena (l'ing non vedeva l'ora di spupazzarsi B, dato che in tempi normali la vede pochino).
Ora che le vacanze sono finite, mi è tornata la tristezza: se solo penso al fatto che dovremo trascorrere a casa il resto di luglio e tutto agosto, la depressione arriva puntuale. Per me, abituata a passare i canonici quindici giorni in Calabria dai nonni (che purtroppo non ci sono più), questa sarà un'estate diversa dal solito, ma chissà che non giunga qualche sorpresa inaspettata a renderla meno noiosa del previsto.
Postato da: superqueen alle 00:06| | p.link

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