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giovedì, gennaio 29, 2009
E' diventato sempre più difficile, al giorno d'oggi, pensare alla moda in termini di arte: le rivoluzioni occorse nell'ambito sociale e culturale negli ultimi decenni, insieme alla definitiva trasformazione della moda in un'industria, hanno reso raro, se non impossibile, poter ammirare una collezione e leggerla a vari livelli. Chi, pur essendo da tempo assurto nell'Olimpo dei migliori, continua indefessamente a intendere la moda come espressione artistica e ad inserirvi precisi riferimenti culturali, è Alexander McQueen. Sin dalle primissime collezioni, ha infatti dimostrato di non seguire le tendenze dei colleghi ma soprattutto di attingere al proprio background (familiare e personale), rielaborando a più riprese grandi temi. Tra questi ci sono la fascinazione per l'occulto, l'ossessione per le leggende scozzesi, la nostalgia per l'impero coloniale e per il periodo Vittoriano. Quest'ultimo emerge prepotentemente dalla collezione pre-fall 2009, molto complessa, da leggere alla luce dell'altrettanto stupefacente collezione uomo a/i 2009. Da entrambe emerge il desiderio di rivisitare l'eleganza del passato con spirito moderno, indomito e soprattutto dissacratorio.



Tutti i capi sono concepiti e realizzati con spirito sartoriale, procedendo lungo due binari diversi: non solo spirito vittoriano, ma anche aria di campagna, quella campagna idealizzata, nobiliare ed estremamente chic che ha animato altre realizzazioni di McQueen. I due completi qui sopra, formati da gonne a tubo e giacche, sono indossati con calze argyle e stivaletti stringati, con tacco leggermente a rocchetto. Le ampie maniche si aprono sul fondo come fossero una mantellina, e una ricca stola di pelliccia color miele decora la giacca a destra.


Decisamente avant-garde la struttura della marsina color verde bosco, con inserti di seta stampata in rosso scuro: è corta sul davanti, mentre dietro è tagliata asimmetricamente; sul davanti poi presenta un inserto di tessuto bianco a volant, quasi un simbolo degli indumenti intimi leziosi indossati dalle donne all'epoca della regina Vittoria. Torna il tema della mantella nel completo grigio chiaro, dove la giacca da uomo ha due tagli a sopresa in cui infilare le braccia, mentre la gonna scampanata è rifinita in vita da due pattine che paiono un colletto.


Non potevano mancare due abiti 'fluidi', realizzati in tessuti cascanti come il raso, la maglina e il jersey di seta. Splendida, tra Art Deco, arte pre-raffaellita e le vetrate colorate dell'arte gotica, la stampa dell'abito sulla sinistra, con ampie maniche a campana e collo alto. Termina con uno strascico, da appoggiare con nonchalance al braccio, l'abito color amaranto sulla destra, indossato con una giacchina asimmetrica.



Ci addentriamo ora nel territorio vittoriano, dove i volumi si fanno più complessi e i tessuti più preziosi. Il collo alto e il colore nero, seppur illuminato da qualche stampa colorata, distingue entrambi i capi che vediamo qui sopra: quello a sinistra ha le maniche deliziosamente gonfie e un taglio appena accennato sul decollète, mentre quello a destra si compone di una gonna a trapezio e una corta giacchina con vita avvitata e collo sciallato.



Il nero nuovamente domina queste due uscite. Maniche a tre quarti, baschina sagomata e ampio collo caratterizzano la giacca indossata con gonna a tubo; il velluto è stato usato per realizzare l'abito a destra, con maniche arricciate al polso e piccolo collo montante. Da notare i mezzi guanti in pelle indossati in entrambi i casi.



Ci immergiamo in un mondo di sogno, tra Vittorianesimo ed echi goth, con questi altri due abiti, in cui assumono particolare importanza i volumi (splendida la gonna di quello a sinistra, gonfia e arricciata come un tutù) e le decorazioni preziose (l'inserto in tulle ricamato a onde, che illumina il fourreau con scollatura grafica). Quest'ultimo, nella sua semplicità, ricorda i tubini spesso indossati dalle eroine dei film di Alfred Hitchcock, altra fonte di ispirazione che ricorre in McQueen.



In una collezione quasi praticamente monocroma, spunta come un fiore esotico il superbo abito in taffetà rosso fuoco, dal corpino fittamente drappeggiato, che si apre sul fondo in una corolla pieghettata; lo stesso concetto viene applicato  all'abito nero (versione in lungo di quello visto appena prima), ma l'effetto è meno pouffant. L'uso del rosso con valenza teatrale è un'altra caratteristica di McQueen: come dimenticare, infatti, il mantello scarlatto da principessa orientale della stagione a/i 2008?
Molte, dicevamo, le possibili fonti di ispirazione a cui il designer britannico può aver attinto per questa collezione: senz'altro l'hanno aiutato le atmosfere di disperazione e di critica alla rivoluzione industriale dei romanzi di Charles Dickens, così come la fumosa e tetra Londra descritta da Robert Louis Stevenson in 'The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde', ma ci piace altresì pensare che possa essere implicato anche il geniale Alan Moore, che ha splendidamente ritratto il mistero di Jack lo Squartatore nella graphic novel 'From Hell'. Nel novero sono stati inseriti anche Anthony Burgess e Stanley Kubrick, rispettivamente autore del romanzo distopico 'A Clockwork Orange' (Arancia Meccanica) e regista del film omonimo, e il motivo a breve verrà spiegato.



La collezione di McQueen, secondo la critica, possiede 'a Dickensian opium den feeling', ovvero richiama le atmosfere decadenti che si respiravano nei fumatoi di oppio alla fine dell'Ottocento, ben ritratte nel film ispirato all'opera di Moore e diretto da Allen e Albert Hughes. Lì il detective chiaroveggente Frederick Abberline (interpretato da Johnny Depp) era uso frequentare quei locali e stordirsi di assenzio per dimenticare la morte della moglie. La duplicità, il contrasto apparenza/sostanza e il mistero caratterizzano anche i molti film tratti dal romanzo di Stevenson; dal punto di vista iconografico, come possiamo notare dalle immagini qui sotto, ricorre il top hat, cappello a cilindro in feltro, spesso ricoperto in raso, indossato dall'alta borghesia e dalla nobiltà dell'epoca.




Con il cappello a cilindro introduciamo quindi un piccolo approfondimento sull'accessorio della collezione che più ha colpito la nostra immaginazione, ovvero il copricapo indossato dalle modelle, assieme ad una cagoule che copre completamente la testa. Incuriosisce la forma, a metà tra il tricorno, il cappello a cilindro (specie la forma della tesa) e la bombetta, altro cappello che in qualche modo definisce un modo di essere inglese. Con spirito iconoclasta indossavano la bombetta (o bowler hat) Alex DeLarge e i suoi droogs [2], giovani londinesi protagonisti di 'Clockwork Orange' di Stanley Kubrick. Il film, che prefigura una società votata all'ultraviolenza e al condizionamento del pensiero, vede i suoi protagonisti che piegano l'ordine prestabilito indossando il cappello formale maschile per eccellenza.


Concludiamo questa incursione nel mondo dei copricapi, facendo notare come la bombetta sia ultimamente tornata di moda: proprio in questi giorni la si è vista addosso a Mischa Barton, e spesso compare sulla testa di celebrità giovani. Chi meglio dei principi William e Henry Windsor può dimostrare come la bombetta eserciti ancora il suo fascino d'altri tempi? Non è un caso, infatti, che la sia sia fatta comparire, in mano a Keira Knightley, nella campagna-stampa per il profumo 'Coco' di Chanel.



L'eco del passato, che si fa sentire nel presente, sia quindi un campanello che riscuota le coscienze: tirate fuori dall'armadio i vostri abiti neri, guanti di pizzo o di pelle fino al gomito, stivaletti stringati e collane di giaietto; leggete i classici letterari dell'epoca, spolverate il più bel servizio da tè e preparate una Victorian sponge cake: riscoprirete uno stile e un'atmosfera dalla bellezza perenne ed innegabile.

[1] Nel ricchissimo archivio di Style.com è possibile ammirare i video dei suoi defilè, sempre intesi quasi come rappresentazioni teatrali. Degne di nota le sfilate a/i 2008 (costruita attorno ad un albero al centro della passerella ed accompagnata dalle note di 'Come as You Are' dei Nirvana, eseguita da un quartetto d'archi), quella a/i 2006 (una visione l'ologramma finale di Kate Moss, che sembra emergere dal nulla come una spirale di fumo) e quella p/e 2006 (una sorta di gara da ballo).
[2] Sarebbe fuori luogo spiegare l'influsso che la divisa di Alex e compagni ha avuto sull'immaginario collettivo; basti però sapere che un'insospettabile come Christina Aguilera ha presenziato alla sua ultima festa di compleanno vestita come il protagonista del film di Kubrick, con tanto di bombetta, bastone e stivaletti (firmati, ovviamente, Alexander McQueen).
Postato da: superqueen alle 00:37| | p.link

giovedì, gennaio 22, 2009
Molte sono le circostanze che rendono difficile, se non impossibile, dimenticare il passato. Non si tratta necessariamente di ricordi spiacevoli o tragici, ma di un attaccamento a quello che non c'è più e che non si vuole lasciare andare. Rivolgendo questa riflessione al mondo - fatuo solo in apparenza - della moda, molte sono le conclusioni da trarre, specie se riferite a quella generazione di giovani designer  [1] (di cui moltissimo si è parlato), chiamata a riportare in vita le più grandi maison parigine. Un atteggiamento che ha contraddistinto la maggior parte di loro è stato - soprattutto nelle prime collezioni - l'omaggio reso ai predecessori, la proposta - spesso dissacrante - di linee, volumi, modelli [2] elaborati per lo più attorno agli anni '50/'70. L'unico che ha rappresentato sin dalla prima collezione un fortissimo desiderio di rottura definitiva con il passato è stato Riccardo Tisci, chiamato da Givenchy nel 2005 a disegnare le linee Pret a Porter (uomo e donna) e Haute Couture. A differenza dei suoi colleghi, il designer di origine pugliese si è trovato a dover gestire non soltanto la propria visione stilistica, ma anche un immaginario granitico, legato al fondatore della casa di moda e alla sua straordinaria opera. Per la maggior parte delle persone, infatti, il nome di Hubert de Givenchy rimarrà per sempre legato a quello della sua più cara amica e musa ispiratrice [3], Audrey Hepburn, e per quell'abito nero senza tempo, perfetto nella sua grafica semplicità, indossato dall'attrice nella scena iniziale di 'Breakfast at Tiffany's'.
Forse per non doversi misurare con un'ingombrante eredità, Tisci ha portato avanti con tenacia la propria idea di moda, scontrandosi con gli addetti ai lavori, perplessi specie di fronte alla collezione p/e 2006, definita da Sarah Mower addirittura 'dolorosa'. Da allora, molti si sono dovuti ricredere, convinti dell'indubbio talento di Tisci e dal complesso mondo di riferimenti che inserisce nelle sue creazioni: affascinato dall'estetica gotica e dal minimalismo spaziale anni '60, ha spesso giocato con le suggestioni mitologiche legate alla città di Taranto (soprattutto per quanto riguarda il legame tra sirene e marinai) e con riferimenti a culture esotiche e tribali. Il percorso ha portato Tisci a diventare in pochi anni uno dei designer più richiesti e la cartina tornasole di questo successo è, come sempre, rappresentata dalle numerosissime celebrities che scelgono capi e accessori [4] Givenchy.
I primi segnali di successo commerciale sono giunti da una borsa, il modello 'Nightingale' [5], molto capiente, caratterizzato da due corti manici (su cui è impresso il logo Givenchy) e da una tracolla più lunga. Un modello non particolarmente eccentrico o originale, eppure decisamente amato.



Nicole Richie, Ashley Olsen e Sienna Miller hanno più volte usato questa borsa e, pur sfoggiando stili molto diversi, hanno trovato nella 'Nightingale' l'accessorio perfetto, che si adatta all'abito Pucci della Richie, al blouson noir della Olsen (più stivali in gomma Hunter ai piedi) e al bolero rosso fuoco Moschino della Miller.



La più sperimentale delle Olsen, Mary-Kate, ha recentemente inserito ben due accessori Givenchy in un outfit post grunge, formato da camicia a quadri e shorts in jeans, più immancabile chioma arruffata sul volto. La Olsen ha scelto dei sandali stivaletti, chiusi da fibbie laterali, e una borsa tutta borchiata, con manici e tracolla, che ricorda vagamente la 'Nightingale', seppur caratterizzata da uno stile più aggressivo.



Altre due sorelle, Jessica e Ashlee Simpson, sono state avvistate sfoggiando una borsa Givenchy, ma in questo caso si tratta di un pezzo davvero eccezionale, ossia il contenuto della 'Black Box' del 2006. Ogni anno, infatti, la maison produce un accessorio in edizione limitatissima, messo in vendita racchiuso in una bella scatola nera laccata. Nel 2006, la scatola nera conteneva una pochette da sera, ricamata da catenine di oro rosa e foderata di satin color avorio. Le Simpson, non note per la loro classe, inseriscono la borsina d'oro in mise senza personalità, la prima portandola addirittura con i jeans.



La Black Box della stagione 2008/2009 contiene, a differenza del 2006, una collana in oro, un rosario che termina con due pendenti, una croce e un cuore/ex-voto, simboli della collezione invernale. Nella stessa collezione, infatti, gli abiti e i completi, quasi tutti neri, erano rischiarati da collane e catene, decorate da pendenti a ispirazione religiosa. Questo trend delle tante collane portate tutte assieme è economico (bastano le collane per risolvere un outfit) e teatrale quanto basta per non passare inosservato; è per questo che un peso massimo dello show-biz come Madonna l'ha fatto proprio in diverse occasioni.


La cantante ha sfoggiato questo accessorio partecipando ad un talk show negli Stati Uniti, nel video 'Give It 2 Me' e nell'ultima occasione mondana in cui è apparsa con l'adesso ex marito Guy Richie, ossia alla festa per il suo cinquantesimo compleanno. Dopo Madonna, come prevedibile, altre hanno deciso di indossare lo stesso accessorio, con risultati non sempre interessanti (il rischio infatti è quello di assomigliare a Mr T).



Rihanna, ad esempio, indossa le collane con legging effetto pelle, sandali Yves Saint Laurent, sciarpa e top nero, ma il risultato finale è abbastanza banale, e la situazione è peggiorata dal terribile taglio di capelli. Cassie, invece, new sensation del panorama r'n'b, porta le stesse collane con un miniabito rosa fucsia e scarpe iridescenti di Pierre Hardy; anche nel suo caso, forse l'insieme sarebbe stato migliore senza così tanti ornamenti. Punta sulle gambe Jennifer Lopez, che indossa un corto abito nero e sandali dorati, lasciando alle collane il compito di ravvivare il tutto.



Cassie è una grande fan di Givenchy, visto che ha scelto degli splendidi stivali bianchi effetto 'bondage' per la scena d'apertura del video 'Official Girl'. Queste calzature, dall'altissimo tasso di feticismo, sono tra gli accessori di punta della collezione primavera/estate 2008 e hanno riscosso un grande successo, come è accaduto ad altre scarpe della stessa collezione. Rihanna e Mary-Kate Olsen hanno però preceduto la cantante americana, portando prima di lei la versione nera dello stesso modello.



La Olsen li ha indossati con un corto trench, durante un recente viaggio a Parigi, mentre Rihanna li ha indossati durante un concerto. Anche Nicole
Scherzinger delle Pussycat Dolls non ha ceduto al prorompente fascino di questi stivali e li ha portati posando per la copertina del singolo 'Whatcha Think About That'.



Sembra proprio che le calzature Givenchy esercitino un gran fascino sulle cantanti r'n'b: Tionne 'T Boz' Watkins, tra i membri delle TLC (trio femminile di successo negli anni '90), ha scelto di indossare questi stivaletti peep-toe dai tacchi altissimi ai BET Awards 2008. Heidi Montag, tra le protagoniste del reality 'The Hills', invece ha scelto lo stesso modello, ma in oro, per partecipare al 'Late Show with David Letterman', portandolo con un abito Blumarine profilato di pizzo.



Hanno un certo mood fetish anche i sandali-stivaletti indossati da Kim Kardashian e, prima di lei, da Vanessa Hudgens, stella di 'High School Musical'. Chiusi dietro, hanno la tomaia formata di listini che si incrociano a formare una vera e propria gabbia.



La stessa Hudgens già in passato aveva portato altri sandali Givenchy, un paio di classici gladiators con tacco alto, portandoli - ahimè - con pantaloni molto lunghi; il risultato non è il massimo del glamour, visto che il cinturino alla caviglia è stato allacciato sui pantaloni. Ashley Olsen invece dimostra di avere un certo stile understated, portando i sandali a listini con un semplice blazer, top grigio e minigonna.



Uno dei modelli di scarpe Givenchy più famosi sono questi 'Cut-Out', sandali peep-toe chiusi da cinturino laterale. Le prime a sfoggiarli sono state Katie Holmes e Nicole Richie, che li hanno perfettamente adeguati al loro stile personale: quasi maschile quello di Katie, vestita Hèrmes (in mano porta una deliziosa borsa 'Bombay'), decisamente boho quello di Nicole, nascosta dietro un paio di occhiali Tom Ford. Entrambe hanno scelto scarpe Givenchy in altre occasioni, suggellando così la loro predilezione per questo marchio.



La Richie, durante la gravidanza, è stata fotografata con questi sandali borchiati ai piedi, un modello originale e d'effetto. L'aggressività delle borchie è smorzata dalla 'Birkin' Hèrmes nera, portata al braccio, e dalla camicia a quadri bianchi e neri, indossata assieme a legging sempre neri.
Katie Holmes, invece, ha portato un bellissimo e particolare paio di sandali in pizzo alla premiere londinese di 'Valkyrie', tenutasi giusto ieri.



Nonostante la temperatura rigida, la Holmes si è presentata sul red carpet senza soprabito, mostrando in tutta la sua bellezza l'abito Escada completamente ricamato, ma non se l'è sentita di non indossare le calze. Questo particolare purtroppo non permette di mettere in risalto la complessità dei sandali, ma perdoniamo all'attrice la mancanza.



Victoria Beckham, trend setter della prima ora, ha indossato più volte questo elegante modello di peep-toe Givenchy, realizzato in pelle lucida, con un lato che lascia il piede praticamente nudo e decorato da alcuni 'buchi'. Lo stesso modello è stato visto anche sulle giovani Hilary Duff e Hayden Panettiere, che lo hanno sfoggiato con abiti molto diversi tra loro (decisamente più bello quello in raso giallo della Panettiere).



Anche Lily Allen non ha perso l'occasione di accaparrarsi un accessorio Givenchy e ne ha scelto uno dall'ultimissima collezione. Nei giorni scorsi, infatti, ha indossato una giacca Chanel a righe rosse e bianche, un enorme cappello con pelliccia e jeans modello 'boyfriend', accessoriando l'insieme con una bella 'Sacca Chain Handle', una borsa in pelle chiara, con due manici decorati da una catena dorata.



Poche sono le elette che possono sfoggiare un abito Givenchy nella vita reale, ma anche sul red carpet poche celebrities sono state in grado di indossare vestiti disegnati da Tisci, che non si adattano a tutte e richiedono una certa personalità.




Degno di nota lo splendido abito bianco indossato da Natalie Portman all'ultimo Festival di Cannes e quello nero, lungo, con scollatura sagomata, indossato da Cate Blanchett al Festival di Berlino. Altrettanto notevoli le collane (eccole di nuovo) portate da Natalia Vodianova, le borchie dorate sulla giacca in pelle portata da Mary-Kate Olsen, gli stivali-bondage scelti da Roisin Murphy (ex-frontwoman dei Moloko) e lo splendido little black dress di Jennifer Connelly.



Come ogni artista che si rispetti, anche Tisci ha la sua musa ispiratrice, la modella di origine romana Mariacarla Boscono [6], da sempre protagonista delle sue sfilate e delle campagne-stampa Givenchy. La Boscono non avrà la levatura intellettuale della Hepburn, e probabilmente non avrà il suo influsso sul mondo della cultura, ma non si può negare di come sia il perfetto simbolo dello stile Tisci, così drammatico e intenso.

[1] Mi riferisco a Stefano Pilati da Yves Saint Laurent, Alber Elbaz da Lanvin, Nicolas Ghesquière da Balenciaga, Cristophe Decarnin da Balmain, Olivier Theyskens prima da Nina Ricci, poi da Rochas.
[2] Basti pensare alle collezioni 'Edition' di Balenciaga, riedizioni di modelli storici.

[3] Per la Hepburn non furono creati appositamente splendidi modelli, ma anche un profumo, 'L'Interdit'.
[4] Non ci stancheremo mai di sottolineare l'importanza degli accessori per il bilancio di queste maison. Attualmente sono solo 29 le clienti Givenchy che acquistano capi Haute Couture, mentre decisamente maggiore è il numero di coloro - celebrità e donne comuni - che possono permettersi una borsa, un accessorio o un paio di scarpe.

[5] Sarebbe interessante sapere se il nome della borsa si riferisce all'omonimo volatile ('nightingale' in inglese vuol dire usignolo) o alla celeberrima 'signora con la lampada' Florence Nightingale.
[6] La Boscono, oltre ad essere una top model di fama mondiale, si è fatta apprezzare come fotografa: nel backstage della sfilata di presentazione della collezione Haute Couture 2009, ha infatti scattato alcune bellissime fotografie, tra cui diversi autoscatti.
Postato da: superqueen alle 16:35| | p.link

giovedì, gennaio 08, 2009
In una società in continua evoluzione, in cui i rapporti umani sono sempre più complessi, ha ancora senso parlare di 'mito del matrimonio'? Fino a qualche decennio fa, la maggior parte delle donne cresceva in funzione del matrimonio; ora non è più così, per una serie di motivazioni sociali, economiche ma soprattutto culturali, che hanno tolto la donna dal microcosmo casalingo, per permetterle di raggiungere le proprie aspirazioni finalmente fuori casa.
Il matrimonio non è più visto come un rito di passaggio verso l'età adulta, eppure da più parti viene ancora concepito come l'evento più importante nella vita di una donna, basti pensare ad una commedia brillante come 'Bride Wars', attualmente sugli schermi negli Stati Uniti, per capirlo. Anche dal film tratto da un serial a suo modo rivoluzionario, 'Sex and the City', il messaggio che viene dato non è altro che un inno al matrimonio, inteso come sfoggio di ricchezza, festa, momento conviviale durante il quale dare il meglio di se [1]. Come per magia, certi nomi  (Vera Wang [2], ad esempio) e certe ambientazioni (l'Hotel Plaza [3] di New York, per dirne una)
diventano familiari e rievocano sogni di matrimoni raffinati e faraonici. Non è un caso, quindi, che molte case di moda [4] si siano ultimamente affrettate a produrre linee dedicate alle spose, nel tentativo - in tempo di crisi - di accaparrarsi clienti disposte potenzialmente a tutto, pur di primeggiare sulle altre.
Uno che sicuramente non ha seguito questa direttiva è Giambattista Valli, designer di origine romana, diventato negli ultimi anni una delle firme più apprezzate nel panorama internazionale. Forte di uno stile sospeso tra gli anni '50 e il presente, si è distinto non solo nel pret-à-porter, ma anche nel campo delle pellicce e in quello dei capi-spalla (grazie alla collaborazione con Moncler per la linea 'Gamme Rouge'). La sua linea di abiti da sposa è un eccellente esempio di semplicità, eccentricità mai esagerata, il risultato di un attento studio su forme e volumi che molte spose dovrebbero tenere presente prima di varcare la soglia della chiesa.




Valli ama rendere omaggio agli anni '50 nelle sue collezioni, e a quegli anni riporta la linea degli abiti che vediamo qui sopra: aderenti al corpo, si aprono posteriormente in  brevi strascichi, mentre i corpini sono decorati da una serie di volant in chiffon o da una fitta plissettatura. Particolari anche le scollature: a sinistra bretelline scese, a destra ampio scollo rotondo e maniche appena accennate.



La stropicciatura e la plissettatura (due tecniche che, seppur diverse, hanno come obiettivo l'infondere movimento all'abito) caratterizzano i vestiti qui sopra. Del primo non vediamo il corpino, coperto come è da una corta cappa di tulle arricciato (quasi a ricordare l'abito-cocoon in maglia di Yves Saint Laurent), mentre del secondo ci colpisce la vita leggermente alta e l'elegante scollatura a 'v'.



L'abito prima coperto dalla mantellina è ora visibile a destra, splendido nella sua estrema semplicità. L'altro vestito, invece, riprende altri elementi distintivi dello stile di Valli, ossia la vita bassa, le arricciature, il fiocchetto, le maniche 'a ortensia', formate da microruches.



Torna la mantella, stavolta realizzata in velo, profilata da ruches e da piume, a coprire un abito a tubino, così come torna la decorazione pseudo-floreale di tulle nel secondo abito. Quasi un'architettura, poi, il suggestivo fiocco stilizzato che campeggia su un fianco del terzo vestito, segnato in vita da un complesso gioco di pieghe.



La collezione si chiude in un trionfo di volant di tulle, che ricoprono completamente il bell'abito senza spalline, con la vita chiusa dal consueto fiocchetto in raso. E' invece estremamente lineare l'abito a destra, con una scollatura a cuore, corpino aderente e fianchi arrotondati, quasi a voler presentare nuovamente la forma del cuore.
Personalmente non sono mai stata una che ha sognato il proprio matrimonio per lungo tempo (da bambina addirittura sostenevo di non volermi sposare), quindi non capisco la passione che molte mettono nella preparazione del gran giorno. Mi sono sposata indossando un abito fatto su misura e sulla base di un mio disegno, un abito che mia madre prontamente definì 'da prima comunione', tanto era semplice e senza fronzoli, quasi monacale direi (collo alto e maniche lunghe). Guardando però la collezione di Giambattista Valli, non nego di aver sentito un fremito: l'idea di indossare una di questa meraviglie mi farebbe voglia di tornare indietro e sposarmi di nuovo.

[1] Questa concezione del matrimonio la dice lunga sul significato che ha per certuni. Sposarsi per fare una festa faraonica, ricevere regali e soldi, sfoggiare il vestito dei propri sogni è - pare incredibile - la molla che spinge molte persone a sposarsi.
[2] La Wang è forse la stilista di abiti da sposa più famosa d'America. Nel suo atelier si sono svolte alcune scene di 'Sex and the City' (terza stagione), poichè Charlotte - una delle protagoniste del serial - ha indossato una sua creazione durante il matrimonio con Trey. La Wang è poi apparsa in un cameo nel corso di una puntata di 'Ugly Betty' (seconda stagione).
[3] All'Hotel Plaza si svolge la festa di fidanzamento di Big e Natasha, nel corso della seconda stagione di 'Sex and the City', e nello stesso luogo è ambientato parte di 'Shopaholic Ties the Knot' di Sophie Kinsella.

[4] Degna di nota è la bridal collection di Lanvin, disegnata da Alber Elbaz.
Postato da: superqueen alle 00:55| | p.link

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