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Per ogni cosa c'è una prima volta e stanotte è arrivato il momento di dare a questo post il titolo più lungo mai apparso nella storia del presente blog. Il titolo è costruito attorno ai due poli di 'stanchezza' e 'sorriso', lungo i quali si sta svolgendo la mia vita ultimamente. La stanchezza ha superato il livello di guardia, ossia esiste ma io non la sento più, tanto che sono tornata ai ritmi che tenevo ai tempi dell'università (a letto tardissimo, mai prima dell'una, e sveglia attorno alle otto di mattina). Sono sempre stata amante delle lunghe dormite, ma ora stare sveglia fino a tardi è l'unico modo che ho per fare quello che durante il giorno mi è difficile concludere, ovvero leggere, stirare, scrivere e fare cruciverba, tutte attività estremamente rilassanti e consolatorie. Avere per casa una frugoletta (oddio, qui si è arrivati oltre i 4,5 chili, quindi tanto piccoletta ormai non è) è totalizzante, sotto tutti i punti di vista, sia in senso positivo che in senso negativo: lei occupa tutto il tempo diurno (tra poppate, giochi, passeggiate, cambi di pannolini e via dicendo), ma almeno una parte della notte voglio tenerla per me. Confrontarsi con la maternità e con alcuni concetti ad essa legati non è semplice ed è forse questa una delle maggiori difficoltà che sto incontrando; il senso di colpa, assurdo e infondato, viene fuori in relazione a praticamente ogni aspetto della vita quotidiana, e tutto perchè siamo cresciute con l'idea della maternità = martirio. La pupa non tira 170 grammi di latte a poppata? Ecco, è colpa mia, adesso mi andrà via il latte e le dovrò dare quello artificiale (io stessa sono cresciuta col latte artificiale e non ho avuto traumi di alcun tipo, figurarsi). Spendo soldi in cosmetici ed altre amenità vanesie? Vergogna, dovrei solo pensare a questioni più concrete e alla bambina. Sto alzata fino a notte fonda? Male, dovrei andare a letto prima per riposare ed essere in perfetta forma durante il giorno. Insomma, non mi dilungo oltre, altrimenti mi faccio venire l'angoscia da sola, ma questi sono solo esempi di come lavora la mia testa in questo periodo. Ah, e non mi si venga a dire che si tratta di stupidaggini, perchè lo so benissimo, ma il senso di inadeguatezza, di non essere mai sufficientemente presenti, di non fare il massimo, mi sta dando qualche grattacapo.
![]() ![]() Le giornate passano velocemente: tra due giorni Bianca compirà due mesi, io mi troverò con le meches irrimediabilmente bianche ('grazie' all'allattamento non mi sono potuta precipitare dalla parrucchiera dopo aver partorito, per un quanto mai urgente intervento di colorazione), la maglietta sempre bagnata di latte (ho qualche difficoltà a gestire la produzione, a volte troppo, a volte troppo poco) e spesso un diavolo per capello (ahhh, come mi viene spontaneo prendermela con chiunque mi capiti a tiro, a volte, magari perchè non sono riuscita a fare quello che mi ero proposta), eppure tutto, e sottolineo tutto, passa in secondo piano, anzi, non esiste se penso a quello che lei mi sta dando. Sembra un'apoteosi di melassa, forse lo è, ma ricevere uno di quei sorrisoni a bocca spalancata è attualmente uno dei principali obiettivi della mia esistenza, e tanto mi basta per mandare il resto (la troppa rigidità che ho nei miei confronti e la sindrome da wonder woman in primis) abbondantemente al diavolo, senso di colpa permettendo.
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