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martedì, giugno 24, 2008
Per chi, come la sottoscritta, è facile preda ad entusiasmi e tarli fissi, certe figure appartenenti al mondo dell'arte e della moda sono veri e propri inviti a nozze, non solo per le suggestioni ad essi legati, ma per l'innegabile fascino che portano con se. Su queste pagine, tempo fa, è stato citato il nome del designer americano Halston: la sua straordinaria vita, il suo genio e i vestiti da lui disegnati mi hanno fatto compagnia nei mesi scorsi, grazie alla lettura di questo libro, quindi ricreare tutto questo tramite un percorso di immagini mi è parso quanto mai opportuno.
Roy Halston Frowick, originario di Des Moines (Iowa) inizia la propria carriera come modista, dedicandosi alla creazione di quelli che negli anni '50 erano considerati accessori irrinunciabili, ovvero i cappelli. E' firmato Halston il cappellino (per l'esattezza il pillbox hat, letteralmente 'cappello a forma di portapillole') indossato da Jacqueline Kennedy alla cerimonia d'insediamento del proprio marito come presidente degli Stati Uniti, e grazie a quel cappellino il nome del designer inizia ad acquistare una certa fama presso le dame e le socialite di tutta la nazione.




Halston, elegantissimo come una star del cinema ed ambizioso, diventa ben presto richiesto negli ambienti più chic, tanto da guadagnarsi il posto di modista-capo presso il lussuoso grande magazzino newyorchese Bergdorf Goodman; non solo disegna copricapi per Sophia Loren, Virna Lisi e Barbra Streisand, ma modella per una giovane Candace Bergen la famosissima maschera da coniglio (ricoperta da pelliccia di visone) che l'attrice indosserà al 'Black & White Ball' voluto da Truman Capote nel 1966.


Il fatto di essere richiesto da star del cinema e dalle donne più in vista della nazione farà la sua fortuna: innegabilmente bello, affascinante, elegante in maniera discreta, il designer raccoglie attorno a se un entourage quanto mai vario, che lo accompagnerà nel corso della sua sfolgorante carriera. Nel momento in cui Halston decide di abbandonare la modisteria e di entrare nel vero e proprio mondo della moda, lo fa entrando dall'ingresso principale. Quando apre la sua prima boutique nel 1968, può vantare una clientela di tutto rispetto, che anima non solo l'atelier nella Sessantottesima strada ma anche la vita notturna della Grande Mela. Gli anni della contestazione determinano i primi, grandi successi per Halston; come dirà nel 1977 la socialite Lily Auchincloss, 'gli abiti di Halston sono splendidi in qualunque occasione: semplici da indossare, hanno un'eleganza understated e mettono in risalto la bellezza di ogni donna'. Non è un caso, infatti, che tra le fan dello stilista ci siano sia giovani che meno giovani, tutte ugualmente affascinate da questa moda rilassata ed impeccabile.
Halston, per molti aspetti, è stato rivoluzionario nel mondo della moda: non solo i suoi capi hanno delle caratteristiche che ritroviamo ancora oggi, non solo il suo stile, sobrio ma decadente, ha influenzato personalità come Calvin Klein e Tom Ford, ma la sua intera concezione di moda ha lasciato un segno indelebile. Prima che Gianni Versace creasse il mito delle top-model negli anni '90, grazie ad Halston nascono le 'Halstonettes', modelle provenienti da diverse parti del mondo [1], vere e proprie incarnazioni del suo stile.



Nel 1970 Halston e due tra le sue modelle più famose - Elsa Peretti e Heidi Lieberfarb - posano nel backstage di una sfilata. Possiamo notare come il designer abbia abbandonato lo stile azzimato che lo contraddistingueva da modista, per abbracciare un look più moderno e al passo con i tempi. Le modelle indossano capi da sera neri, con ampie gonne di satin che spiccano su top senza maniche, scollati o a collo alto.



A differenza di quanto avveniva in altri atelier, ogni presentazione da Halston coincide con un evento mondano e spettacolare, proprio come accade ai giorni nostri: le modelle non si limitano a mostrare i capi da loro indossati, ma sfilano a ritmo della musica (anche questo rivoluzionario), diventando vere e proprie interpreti di un concetto astratto. Il fermento culturale di quegli anni riesce così a penetrare il mondo della moda, fino a quel momento appannaggio di poche e fortunate persone.



Anjelica Houston muove i primi passi nel mondo della moda come modella di Halston, e lo stesso fanno le due sorelle Berenson, Marisa (poi diventata attrice) e Berry (fotografa di fama). Due italiane spiccano nella scuderia del designer statunitense, ovvero Marina Schiano e Elsa Peretti: la seconda, in particolare, ha indissolubilmente legato il suo nome a quello di Halston, in quanto ne è diventata fedele collaboratrice. La Peretti, oggi acclamata designer di gioielli per Tiffany, disegna i primi pezzi per lui, tanto che gli inconfondibili bracciali 'Bone' e le cinture a forma di serpente diventano il naturale completamento degli abiti Halston, come giustamente recita la splendida pubblicità qui sotto.


La Peretti poi è l'artefice della suggestiva boccetta che conterrà il profumo 'Halston', tra i maggiori successi commerciali di tutti i tempi (secondo solo a 'Chanel n°5'): la forma morbida è un inconfondibile segno dello stile Peretti, ma anche dell'eleganza che contraddistingue gli abiti di Roy.
Prima dicevamo di quanto siano state importanti le celebrities per Halston, visto che ne hanno determinato parte del successo. Anche in passato le stelle del cinema erano  vestite da grandi couturier, ma mai come in questo caso i legami erano stretti e duraturi. Vestono Halston le giovani promesse del cinema americano come Renèe Russo e Cybill Shepard: la prima viene ritratta da Bob Richardson (padre di Terry), indossando una tuta in seta, accessoriata con gioielli e una borsina rigida a forma di fagiolo di Elsa Peretti.



La Shepard invece indossa un completo formato da ampi pantaloni e da casacca con colletto alla coreana (una variante del pigiama-palazzo di Irene Galitzine) e così si fa ritrarre da Berry Berenson per 'Life Magazine' nel 1971, posando stesa su un divano nell'atelier di Halston. Anche lei indossa una cintura d'argento, opera della Peretti.



Tra le clienti più affezionate, c'è Bianca Jagger, prima moglie del front-man dei 'Rolling Stones', infaticabile animatrice delle notti newyorchesi, che introduce il designer allo sfavillante mondo dello 'Studio 54', ma anche alle premiere al Metropolitan Theatre e agli eventi mondani più esclusivi.



L'epitome però dello stile Halston rimarrà per sempre Liza Minnelli, la quale, grazie al genio dell'amico, subirà una vera e propria trasformazione, da giovane donna grassoccia e nascosta dalle ingombranti figure di madre e padre (rispettivamente Judy Garland e Vincente Minnelli), a indiscussa star internazionale. Halston diviene presto il personal stylist della Minnelli: disegna per lei capi di scena e mise da indossare tutti i giorni, è presente nel backstage dei servizi fotografici, determina in parte il ruolo di icona che l'attrice e cantante presto raggiungerà. La prima immagine a sinistra, scattata nel 1972 di fronte all'atelier di Halston, è perfetta nella sua semplicità: la Minnelli indossa un paio di pantaloni neri, una camicia bianca e un golfino rosso appoggiato sulle spalle, eppure il potenziale di star emerge con prepotenza, sottolineato dal delizioso passo di danza appena accennato. Nella seconda immagine (opera di Bill King), invece, il potenziale divistico emerge completamente, sottolineato dal bellissimo completo bianco formato da pantaloni e casacca profilata da ampi volant; la terza immagine, infine, vede Liza al 'Gershwin Theatre', mentre indossa uno strepitoso abito da sera rosso fuoco, ricamato da paillettes e canottiglie.


L'incontro, inevitabile, tra Roy Halston e Andy Warhol sfocia in una collaborazione, da cui nasce anche questa serie di scatti della Minnelli: sono passati più di trent'anni dal 1977, eppure la loro freschezza e la modernità è sconvolgente. La Minnelli, di rosso vestita, bocca scarlatta e occhi da cerbiatta, è reduce dal successo planetario di 'Cabaret' e in queste immagini posa sfoggiando il malizioso taglio di capelli di Sally Bowles.



Anche un'attrice della vecchia generazione come Liz Taylor diventa fan dello stile Halston, tanto da posare assieme al designer e alla Minnelli per la copertina di 'People' (un capolavoro tutto americano, dove spicca il collier gigante della Taylor, secondo per grandezza solo alla sua capigliatura cotonata).



Negli anni Settanta, il rutilante mondo della moda e dello spettacolo trova in Roy Halston un perfetto simbolo: mentre gli affari portano il marchio sempre più in alto, anche grazie ad una serie di licenze [2] che permettono a tutti di appropriarsi di una parte del sogno, la New York dello 'Studio 54' (il luogo in cui i desideri di potere, di sesso, di fama, di droga diventano realtà), elegge Halston a suo indiscusso rappresentante: ecco quindi che una scena come quella ritratta qui sotto diventa non solo possibile, ma addirittura all'ordine del giorno.



Oggi sarebbe molto difficile trovare riuniti attorno allo stesso tavolo personaggi così di spicco: il discografico David Geffen, l'artista Nan Kempner e Steve Rubell (fondatore dello 'Studio 54') posano accanto a Fernando Sanchez, Halston e Yves Saint Laurent. La sottoscritta avrebbe voluto essere una mosca per capitare accanto a quel tavolo nel 1978!
Moltissimo si potrebbe dire dello stile di Halston, in cui si sentono reminiscenze degli abiti couture disegnati da Mainbocher per la duchessa di Windsor, a cui si aggiungono linee pulite, al limite del minimalismo, tessuti lussuosi come il cashmere e la seta, che rendono preziosi capi semplici come i caftani, i pigiami, i twin-set, gli abiti tagliati a canottiera. Quello però che per sempre sarà il simbolo di Halston è lo chemisier realizzato in Ultrasuede, un abito che deriva la propria forma dalla classica camicia da uomo, stretto in vita da una cintura. La linea femminile, negli anni '70, si fa più sottile, anche grazie a diete e palestra, e Halston vuole sottolineare questo ritrovato desiderio di mostrare il proprio corpo con un capo semplice e potenzialmente portabile da tutte: l'Ultrasuede, materiale lavabile che riproduce la morbidezza del camoscio, e una serie di accorgimenti (l'abbottonatura frontale non inizia dal colletto ma a metà sterno) lo rendono pratico e sexy, adatto alle più svariate occasioni.


Jacqueline Kennedy-Onassis è stata una grande fan dello chemisier in Ultrasuede, e in omaggio alla First Lady lo stesso capo è stato indossato da Sarah Jessica Parker (nel ruolo di Carrie Bradshaw) in una puntata di 'Sex and the City'.
Cosa è rimasto dell'eredità lasciata da designer dopo la sua morte, avvenuta negli anni '80? Molti sono stati i tentativi di riportare il glorioso nome del premier fashion designer al vecchio splendore, ma tutti sono miseramente falliti. Recentemente però il marchio è stato acquisito dal produttore cinematografico Harvey Weinstein, che ha affidato a Tamara Mellon e a Rachel Zoe (collezionista di abiti vintage Halston [3]) il compito di creare una nuova collezione. Il designer scelto è italiano, Marco Zanini, che già si era fatto notare per il suo lavoro presso la maison Versace: i capi da lui ideati, pur essendo decisamente al passo con i tempi, conservano quel fascino tutto particolare che distingueva quanto creato da Roy.



Linee fluide, tessuti leggeri come la seta, lo chiffon, il cashmere e il jersey, colori primari come il bianco, il nero e il blu elettrico, a cui si aggiungono tocchi di marrone scuro e tortora, sono le caratteristiche di una collezione molto applaudita e decisamente riuscita. Le vendite sono state molto buone, anche grazie all'attenzione creata dalla stampa specializzata, quindi si spera che il nome di Halston possa presto tornare ad occupare il posto che gli spetta di diritto.

[1] Sotto questo punto di vista, possiamo paragonare Halston ad Yves Saint Laurent: entrambi, negli stessi anni, portarono sulle passerelle modelle asiatiche ma soprattutto di colore, un gesto al tempo coraggioso, se non addirittura rivoluzionario.
[2] Al giorno d'oggi molte case di moda sopravvivono proprio grazie alle licenze (basti pensare agli occhiali da sole o agli accessori, venduti molto di più rispetto agli abiti), ma negli anni '70 questa pratica non era molto comune. Halston, perfezionista al limite della maniacalità, non volle mai delegare la questione ad un collaboratore, disegnando personalmente ogni singolo accessorio che avrebbe recato il suo nome. L'incapacità di stare al passo con gli impegni presi, assieme a problemi di salute e ad una vita dissoluta, determinerà la fine del suo impero.
[3] Nicole Richie era evidentemente cliente della Zoe nel 2005, quando indossò uno strepitoso abito da sera Halston (quotato ben 10.000 dollari) alla festa di fidanzamento con Adam Goldstein. Ora che la Richie ha cambiato partner ed è diventata madre, ha deciso di disfarsi dell'abito, mettendolo in vendita per 'soli' 3.000 dollari presso il negozio di abiti vintage 'Fisch for the Hip' di New York.
Postato da: superqueen alle 02:11|
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